Adunanze sindacali nella Marsica e soppressione della sottoprefettura di Avezzano (gennaio-marzo 1928)



Condividi su facebook
Condividi su whatsapp
Condividi su telegram
Condividi su linkedin
Condividi su email
Condividi su print

La tessera della confederazione nazionale dei sindacati fascisti
La tessera della confederazione nazionale dei sindacati fascisti

Nei primi mesi del 1928 la rivalutazione dell’«idea di Patria» rappresentava una possibilità anche per molti cittadini marsicani, come principale condizione di speranza: «che fosse finalmente possibile portare a compimento il processo nazionale italiano [] Solo in questo nuovo clima, infatti, si venne realizzando quella sorta d’identificazione di massa (alla quale non sarebbe col tempo sfuggita neppure una parte del proletariato) nel Regime con la Patria che fu una delle peculiarità dell’Italia» (1).

Così, convinta di questo nuovo spirito innovativo e di rinascita, la popolazione del comprensorio stava trovando un’identificazione. Nulla di strano, dunque, se il telegramma inviato da Domenico Amicucci (podestà di Tagliacozzo e fratello del deputato Ermanno) a Mussolini, lo dimostrò chiaramente proprio nel gennaio 1928: «Popolazione Comune Tagliacozzo, volontariamente, entusiasticamente, con puro spirito fascista, ha compiuto acquedotto capoluogo, acquedotto Tremonti, sistemazione cimitero e strada, accesso frazione Poggetello e opere minori, senza portare minimo aggravio allo stremato bilancio comunale, contribuendo per parecchie centinaia di migliaia di lire risolvendo problemi urgenti elementari, necessità invano reclamate alle passate Amministrazioni per oltre trent’anni. Compimento lavori celebrato austeramente senza cerimonie, popolazione soddisfatta di aver compiuto opera fascista, lieta veder finalmente risolti fascisticamente alcuni suoi vitali problemi, inneggia al Duce. Devoti ossequi». Il capo del governo, con pronta risposta al messaggio, lodò lo spontaneo contributo della popolazione e affidò incarico al prefetto dell’Aquila «di esprimere il suo vivo plauso al Podestà e alla cittadinanza» (2).

Altri rilievi possono essere letti con sfumature diverse, nell’ambito della legge di riforma varata lo stesso anno secondo le direttive fasciste: un altro passo avanti verso le restrizioni dell’ordinamento corporativo. Seppur per Edmondo Rossoni (che aveva fondato la confederazione generale dell’industria italiana già dal 1926), le corporazioni sindacali dovevano diventare il perno dello Stato fascista, con lo «sbloccamento» dei vecchi decreti, anche se in seguito la «Confederazione» perse il suo peso e fu divisa in sei autonome sezioni nazionali. 

In proposito (21 gennaio), il paese di Villavallelonga celebrò «la sua sagra sindacale in occasione del nuovo tesseramento dei lavoratori ai Sindacati». Le autorità fasciste, appoggiate da tutta la popolazione, organizzarono: «un’imponente dimostrazione di attaccamento al Sindacalismo fascista, inneggiando al Duce e ripetendo Evviva all’on. Rossoni». Grandi acclamazioni furono esternate all’indirizzo di Domenico Maitilasso (segretario provinciale), che raggiunse il piccolo centro della Marsica sud-orientale, accompagnato da Rocco Tarquini. All’ingresso del borgo furono ricevuti: dal podestà Romolo Retico, da Francesco Giancursio (comandante della milizia e Centurione), Angelo Ferrari (fiduciario dei sindacati), Cesare Coletta (notaio di Trasacco), Alberto Stoduto (medico condotto), Ildebrando Luconi (segretario comunale), Antonio Bianchi (ufficiale postale) e, inoltre, dagli insegnanti Giuseppe Palozzi (capo milizia) e Cesare Lellio, dall’abate don Domenico Giancursio, dall’avvocato Michelangelo Grande, tutti affiancati da camice nere munite di gagliardetto, dagli avanguardisti e dai balilla «e la quasi totalità degli abitanti del paese». Dalla terrazza della casa «del Camerata De Cristofaris, il Podestà ha presentato il Segretario Generale, non senza esaltare il sindacalismo come spirito nuovo che forma la coscienza dei lavoratori. Indi Maitilasso ha pronunciato un discorso che è stato ripetutamente applaudito dalla popolazione convenuta». Questo fu il resoconto del corrispondente di turno e quando il segretario generale inneggiò al fascismo, che con le attuali norme sollevava il popolo a nuova dignità, la popolazione acclamò al duce, mentre i gagliardetti venivano abbassati in segno di rispetto e devozione. Il passo più importante del discorso riguardò: «quello attinente alla spiritualità dell’organizzazione, intesa come scuola formativa della coscienza patriottica e politica e come fattore di progresso sociale». Tra l’altro, l’insigne oratore passò in rassegna: «le provvidenze del Governo Fascista a favore delle classi lavoratrici per concludere che se queste seguiranno la disciplinata ed operosa via tracciata dalle organizzazioni, il loro sarà un avvenire di grande civiltà». 

Nel pomeriggio, nell’aula consiliare del comune, alla presenza del podestà, del notaio Coletta, del fiduciario dei sindacati e altre note personalità, il segretario generale partecipò a un’altra importante riunione dei lavoratori, finalizzata alla costituzione di un consorzio per la difesa della piccola proprietà. Poi, Maitilasso e il suo seguito si recarono a Trasacco, dove conferì lungamente con il fiduciario e podestà Tullio Di Pietro (avvocato). Nell’importante colloquio fu esaminata la situazione sindacale, tracciando alcune linee principali per l’attività del nuovo anno: «Anche il contratto di affittanza del Fucino è stato tema di esame, con riferimento alle riaffermate necessità dei fittavoli e dell’Ecc.ma Casa Torlonia». Alla fine della proficua giornata, il segretario generale, tornò ad Avezzano, dove insediò il nuovo rappresentante Aldo Aureli: «Con tale assegnazione l’Ufficio di Avezzano assumeva stabile fisionomia ed era in grado di intraprendere un’azione efficace, specialmente per ciò che riguardava l’applicazione dei patti di lavoro, mentre il passaggio del Segretario Tarquini alla zona di S.Demetrio dava il modo all’Ufficio Provinciale di avvalersi più da vicino dell’opera di quest’ultimo». Prima di ripartire alla volta dell’Aquila, il Maitilasso rinviò altri appuntamenti per i paesi di Balsorano, Pero dei Santi e Canistro, convocando in seguito nella sede di Avezzano tutti i fiduciari «dei Comuni ripuari del Fucino per discutere in merito all’imminente revisione del patto di affittanza del Fucino e di quello delle bietole» (3).

Adunanze sindacali nella Marsica e soppressione della sottoprefettura di Avezzano (gennaio-marzo 1928)
Il nuovo municipio di Avezzano all’arrivo del segretario generale dei sindacati fascisti

Tra gli avvenimenti innovativi dell’amministrazione pubblica, non poche lagnanze furono esternate all’inizio dell’anno 1928, quando la città di Avezzano perse definitivamente la storica sede di sottoprefettura, nell’ambito del riordinamento delle circoscrizioni territoriali. Infatti, con il regio decreto numero uno del 2 gennaio 1927, il regime aveva deciso di rafforzare il ruolo centralizzatore dello Stato, sopprimendo tutti i circondari e i mandamenti. Lo scopo era di restringere i poteri dei governi locali, riducendoli a due: la provincia, con a capo il prefetto e il comune, governato da un podestà di nomina regia, che avrebbe occupato il posto del sindaco. Con dispiacere, ma obbedienti alle direttive fasciste, l’intera comunità avezzanese dei notabili espresse il suo diniego: «Dopo che l’abolizione della Sottoprefettura ha privato Avezzano di un ufficio così importante, obbligando Podestà, Segretari comunali e privati a frequenti viaggi ad Aquila, dobbiamo registrare la soppressione del Commissariato di P.S. Corre voce che sarà ridotto il personale dell’Ufficio del Genio Civile e quella della Società Edilizia Laziale. Così, di questo passo, alle ali della risorta Fenice non rimarrà alcuna penna e non potrà risollevarsi in alto, verso la gloria del sole. Noi confidiamo però nel Governo Nazionale affinché possa compensare in altro modo la nostra Avezzano, che mai come in questo momento si sente fascista nell’anima e nel Fascismo scorge profilarsi netti precisi gli sviluppi e i contorni d’un più radioso avvenire» (4). 

Il 13 gennaio (ore 18,30), convocata dal segretario politico, si riunì a Luco dei Marsi la sezione fascista, con l’intervento di numerosi iscritti al partito. Paolo Ciocci (podestà), dopo l’appello nominale dei convenuti, prese la parola con termini efficaci ma coincisi, parlando dei successi: «grandiosi che hanno coronato gli sforzi titanici compiuti dal Partito nell’anno Quinto, sotto la guida luminosa del Duce. Affermò che anche nell’anno Sesto per le coscienze titubanti non vi era posto nei ranghi di questo grande esercito che marciava con passo sicuro verso la meta segnata dalla volontà del Capo del Governo. La formazione di un’Italia nuova, del tutto irriconoscibile dagli Italiani di ieri, forte, rispettata e temuta nel mondo. Si compiacque nel ricordare i grandi meriti che il Fascio di Luco ebbe nell’opera di debellamento del bolscevismo dilagante, per venire alla conclusione che ora che il ritorno alla perfetta legalità era un fatto innegabile, i fascisti di Luco sapranno continuare il loro dovere rimanendo vigili al loro posto e seguendo disciplinatamente le nuove direttive, col legittimo orgoglio delle loro benemerenze passate». In seguito alla proposta del dottor Giovanni Candeloro e dell’avvocatessa Lucia Alfidi, fu stabilito che ai fascisti poveri, riconosciuti tali a giudizio insindacabile e segreto del direttorio: «venga data gratuitamente la tessera del Partito 1928». Poi fu approvato il rendiconto di cassa e altri esponenti del partito discussero sull’organizzazione sindacale e amministrativa. Oltretutto, parlando di scuola, la necessità di sdoppiamento della prima classe elementare (risultava troppo numerosa), con la conseguente nomina di un altro insegnante, fu messa subito all’ordine del giorno. Infine, il segretario politico, dopo aver promesso «un vivo interessamento per le questioni prospettate, fra scroscianti applausi ed Evviva al Duce», sciolse l’assemblea (5).

NOTE

  1. R.De Felice, Mussolini il fascista, II. L’organizzazione dello Stato fascista 1925-1929, Giulio Einaudi editore, Torino 2019, pp.374-375. 
  2. Il Risorgimento d’Abruzzo e Molise, Anno X – Num.762 – Roma, 5-8 Gennaio 1928, Le Opere Pubbliche di Tagliacozzo compiute fascisticamente dalla popolazione.
  3. Ivi, Anno X – Num.766 – Roma, 22 Gennaio 1928, p.2, Propaganda Sindacale a Villavallelonga, a Trasacco; Insediamento del Capo Zona di Avezzano; Convegno dei Fiduciari della Marsica. Per la sua opera come segretario provinciale, Domenico Maitilasso fu insignito degli ordini cavallereschi della corona d’Italia (11 Marzo 1931).
  4. Ivi, Anno X – Num.776 – Roma, 4 Marzo 1928, p.2, Corriere di Avezzano. Esodo di funzionari.
  5. Ivi, Anno X – Num.766 – Roma, 22 gennaio 1928, p.2, Corriere di Luco ne’ Marsi, Assemblea della Sezione del P.N.F. Nella stessa pagina si trova una cronaca dettagliata de: Il primo ballo in maschera al Circolo del Littorio di Carsoli.