Addio a Duilio De Vincentis “la penna della memoria” di San Benedetto dei Marsi



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San Benedetto dei Marsi – Si è spento all’età di 92 anni Duilio De Vincentis storico scrittore del territorio, detto Duiglje.
Nato nel 1927 era un appassionato cultore del proprio dialetto e noto anche per la sua appassionata militanza politica in un partito. E’ rimasto sempre legato alla sua terra del Fucino e le sue poesie in dialetto sono la prova del suo amore per la terra, il paese, le tradizioni e il dialetto .
I funerali si terranno oggi alle 15:30 nella chiesa Parrocchiale di Piazza Risorgimento a San Benedetto dei Marsi.

Duilio De Vincentis (detto Duiglje), nato a San Benedetto dei Marsi (AQ) il 16 agosto 1927 in una modesta famiglia contadina.
È sempre rimasto legato alla sua Marsica, alla sua terra del Fucino. Ex dipendente dell’E.R.S.A. (già Ente Fucino; oggi A.R.S.S.A.), non avendo seguito corsi regolari di studio, è un autodidatta.
Nel primo periodo degli anni cinquanta fu corrispondente, da S. Benedetto, del giornale “IL FUCINO” quindicinale di vita e di problemi marsicani; dal 1967 al 1995 corrispondente del “TEMPO”. Appassionato cultore del proprio dialetto, nel dicembre del 1991 ha pubblicato “ZITTE ZITTE CA MO TE RACCONTE”; nel 1993 è stato dato alla stampa “SAMBENEDITTE PRIME IMMO “; poemetto di oltre mille versi endecasillabi in rima sciolta; pubblicato nell’agosto 1998 “GLOSSARJE SAMBENEDITTESE” (spijgate pulite) con oltre dodicimila vocaboli e la coniugazione di 25 verbi. e nel gennaio 1999 “LA STORJE DE FUCENE (cumme me l’ha raccuntate tatone).
Di Duilio De Vincentis (semplicemente Duiglje, a S. Benedetto e per i molti che lo conoscono) è noto ai più soprattutto per la sua appassionata militanza politica in un partito… di maggioranza relativa, che gli ha procurato stima, rispetto e… anche altro da parte di amici e avversari. Ex dipendente dell’E.R.S.A. (già Ente Fucino!), è rimasto sempre legato alla sua terra del Fucino e ai suoi problemi, non disdegnando ancora qualche “affacciata” in campagna, nella quale da giovane lavora duramente come quasi tutti, all’epoca!
Le sue poesie in dialetto sono al tempo stesso la prova del suo amore per la terra, il paese, le tradizioni, il dialetto e il frutto, finalmente dell'”otium” pensionistico che gli ha permesso di riordinare e scegliere fra il vasto meteriale che in tanti anni di militanza poetica ha accumulato, e a non pochi già noto, perchè alcune di esse sono state pubblicate su giornali locali a sul Parnaso d’Abruzzo (Ed. dell’Urbe, 1980) curato dal Prof. V. Esposito.

LA VITA

Noi trascorriam la vita come il fiume
Che corre sempre dritto verso il mare,
perché i cor non sono tra le brume,
ma sotto il sole che ci fa focare.

Quel sole che a noi Lui ci diede,
quel sole che mai più si spegnerà,
quel sole di Colui che tutto vede,
quel sole della santa Verità.