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Acqua Santa Croce, la seconda parte dell’intervista a Camillo Colella che vuole ripartire con la produzione

A seguire, la seconda parte dell’intervista all’ing. Camillo Colella

Che succederà a settembre ottobre.

«Se mi daranno questa concessione definitiva ci rimetteremo a lavorare e basta. Noi siamo imprenditori, guardiamo agli utili, al tornaconto, guardiamo avanti. Per quanto riguarda i lavoratori certamente abbiamo prioritariamente bisogno di prendere quelli di Canistro. Sono lavoratori capaci, bravi e in più, stanno sul posto. Oggi alcuni di loro vengono a lavorare in Molise con una, due macchine. Per noi sono anche costi.»

Metterà una pietra sul passato?

«Noi resteremo a Canistro per lavorare, poi se qualcuno ci vorrà dare fastidio, se ne prenderà le conseguenze. Oggi per fortuna non è più come prima. È cambiata la Regione, sono cambiati i dirigenti e i funzionari. Ognuno di noi ha pagato il proprio conto, o lo sta ancora pagando. Diversi dirigenti regionali hanno avuto denunce, chi ci ha ostacolato è finito sotto processo e noi ci siamo costituiti parte civile.»

E se al posto suo ci fosse stato un altro?

«Onestamente, pure se ci fosse stato un altro imprenditore, supponiamo ci fosse stata la Norda, qualcuno pensava forse di poter comandare al posto di Norda? O al posto della San Benedetto? Nessun imprenditore si fa comandare.»

Mi pare evidente che lei non si sia fatto comandare da nessuno.

«Quando siamo arrivati noi nel 2008 abbiamo dovuto tagliare. Ma non abbiamo mai tagliato sulla manodopera, abbiamo dato degli incentivi, riconosciuto le assemblee ai sindacati, abbiamo usato la cassa integrazione, la rotazione del personale, abbiamo fatto di tutto. Molti sono andati via perché hanno trovato lavori migliori, altri hanno preso l’incentivo all’uscita e se ne sono andati volontariamente.»

Quanti dipendenti aveva la Santa Croce quando fu rilevata da lei?

«Diciamo 120, anzi 119 per l’esattezza. Ma per un’azienda del genere non c’è nessuno in Italia che abbia tutti questi dipendenti. Con la produzione che esprimeva allora lo stabilimento, ne bastavano una cinquantina.»

Come mai questa sproporzione fra numero degli addetti e capacità produttiva?

«Bisognerebbe chiederlo a chi faceva politica. Poi però il bilancio chiudeva male e ogni anno che passava l’azienda si indebitava sempre di più. Come le ho detto, ho rilevato l’azienda da Faroni con 80/90 milioni di debiti che nel corso di questi anni, abbiamo dimezzato.»

Comprando la Santa Croce, lei, ha fatto un affare oppure no?

«Possiamo dire che nessuno ha fatto l’affare. Perché quando compri i debiti, poi li devi pure pagare, anche se li spalmi nel tempo. Nell’atto di compravendita ovviamente abbiamo pagato di meno perché c’era il debito. Ma al di là dei debiti abbiamo rilevato una situazione gestionale incredibile. Non c’era controllo sulle quantità. A quei tempi uscivano autotreni senza tante attenzioni, senza tanti controlli. Risultavano manutenzioni fatte due, tre volte. Tanto è vero che abbiamo fatto un sacco di transazioni con clienti e fornitori perché abbiamo dimostrato che c’erano degli errori, chiamiamoli così, nelle fatture e nei conteggi precedenti.»

Mi sta dicendo che il nuovo controllo di gestione è stato molto serrato?

«I dati sulle forniture non tornavano. Poi, quando è arrivato il nostro controllo, abbiamo tolto le persone che stavano là e abbiamo messo gente di nostra fiducia. C’erano troppe cose che andavano a danno dell’azienda, ma io sarei diventato il cattivo. Io che tutelavo i miei interessi ed ero attento. Io che controllavo, che ho messo la pesa, il disco orario, ho disposto le verifiche su chi entrava e usciva. Qui c’era gente che timbrava e poi andava a giocare a pallone. Ha capito come stavamo messi?»

Una situazione molto ingarbugliata

«Questa però ormai è storia, andiamo avanti. Che la Regione faccia presto e bene il proprio lavoro, e che tutto quanto ricominci, sperando che i guai che tutti noi abbiamo passato, abbiamo lasciato qualcosa di insegnamento. In fondo, da tutto questo, nessuno ha guadagnato nulla. Chi in grande, chi in piccolo, ci siamo fatti male tutti.»

Lei ci torna a Canistro ogni tanto?

«Certo, anche se adesso lavorando solo con la Fiuggino ne ho meno motivo. Poi fra il lockdown e il fatto che stiamo seguendo lo stabilimento in Molise non ho molto tempo, ma sono continuamente informato sullo stabilimento di Canistro. Poi c’è anche mio figlio che lo segue, ma nell’attesa, siamo concentrati sullo stabilimento molisano per non perdere i clienti.»

Beh, certo i clienti sono l’asset più importante.

«Una sospensione così duratura della concessione, fra l’altro, ha fatto perdere molti soldi anche alla Regione Abruzzo. Ci sono tanti di quei danni erariali che spero la Corte dei Conti li faccia pagare a chi li ha creati. Non è normale che tu fai un bando e lo sbagli 2 – 3 volte. Il giudice poi te lo annulla, tu lo rifai, e lo risbagli e il giudice te lo annulla di nuovo… Stemm’à fà e ppazzielle!»

In effetti non è normale

«La stessa cosa è successa a Popoli. Pure lì due volte lo hanno sbagliato e annullato, sulla scorta dei miei ricorsi, perché non andava bene. Forse i vecchi funzionari regionali dovrebbero cambiare mestiere, per quelli nuovi aspettiamo e vediamo. Ora in Regione è cambiato molto. A quei tempi c’era Lolli, che ora, meno male, non c’è più.»

Ha detto che in quel periodo Canistro aveva un Assessore Regionale.

«Certo! Dalle delibere ho letto che in quel periodo fu nominata la Flacco. Canistro aveva un assessore importante e mi meraviglio, perché si poteva fare molto di più per il paese. Si potevano fare strade, acquedotti, tante opere pubbliche per incentivare gli investimenti. Oltre a me, un imprenditore che volesse venire da fuori a investire, non ha nessun tipo di agevolazione che lo attragga.»

Dal punto di vista logistico quanto era concreta l’idea di creare uno scalo ferroviario per trasportare l’acqua su rotaia?

«Questa era una vecchia idea che risale ai tempi di Faroni, però non è mai stata veramente presa sul serio. Si tratta di grandi opere che deve fare lo Stato con la Regione. Giustamente un imprenditore, non può che vederle di buon occhio certe idee che impattano positivamente sugli aspetti logistici dell’attività. Però c’è un buon collegamento autostradale. Geograficamente non siamo messi male.»

Bene ingegnere, appena sarà a Canistro magari organizziamo un’altra intervista.

«Certo, ma aspettiamo l’assegnazione della concessione»

Secondo lei è stato trattato male dalla stampa, ma la stampa è tenuta a raccontare quello che vede.

«in generale quando l’informazione non è neutrale si crea confusione e la confusione fa sempre comodo a chi vuole creare problemi e difficoltà. E alla fine chi ha pagato più di tutti, sono stati i lavoratori che sono stati illusi, hanno avuto fiducia nelle promesse fatte. Sono stati fomentati scioperi che non avevano ragione di essere. Se tu lavori io ti pago. Fine della storia. Qui invece è stato fatto credere che io avrei venduto tutto e sarei andato via, e poi sarebbe venuto un altro imprenditore. Allora mi sono detto. Va bene, io chiudo ma la mia azienda non l’affitto e non la vendo.»

Era diventata una questione di principio, di orgoglio?

«Certo! Poi però abbiamo sviluppato lo stabilimento molisano e abbiamo assunto tanta gente e ovviamente ne ha beneficiato la Regione Molise. E siamo andati avanti col marchio che è pure il nostro.»

Come lo vede l’epilogo di questa storia

«Siamo rimasti tutti col cerino in mano. La verità è che sono stati creati danni enormi, con questi cinque anni di fermo, ma certe persone, tutto questo non lo vogliono riconoscere. Oggi i fatti dicono che chi lavorava alla Santa Croce, e non è riuscito a ricollocarsi, ha perso 5 anni di stipendi. Chi li ripaga questi lavoratori di tutto questo, il comune di Canistro? Anche il comune di Canistro ha perso perché loro prendevano l’Ici, e poi c’era tutto il movimento sui ristoranti e gli alberghi.»

Però parrebbe che le grandi aziende insediate nel territorio comunale di Canistro, compresa la sua, queste imposte non è che le pagassero tanto!

«Noi abbiamo avuto quattro cause per un contenzioso, ha ragione, ma per altre pendenze vecchie, abbiamo fatto un piano e lo stiamo rispettando. Il punto è che col vecchio proprietario della Santa Croce certe imposte venivano lasciate appese, poi sono arrivato io e sono partiti gli atti ingiuntivi. Per anni questi hanno giocato sull’ignoranza delle persone.»

C’è anche da dire però, che forse, per molti, il lavoro è una necessità imprescindibile.

«Ecco, a tal proposito, ascolti i lavoratori e chiedete loro come vedono oggi le cose. Se uno oggi va da un lavoratore e gli chiede se rifarebbe tutto ciò che ha fatto, cosa risponderebbe? Perché è successo tutto questo? Si poteva evitare? Colella, ve lo pagava lo stipendio a fine mese, oppure una volta lo pagava e una volta no? Allora cosa volete fare, la politica o il vostro lavoro? La verità è che i dipendenti sono stati strumentalizzati per altri obiettivi. Oggi sarebbe utile sentire gli operai su questo. Comunque a maggio si vota, vedremo.»

Secondo lei cosa accadrà alle prossime elezioni comunali?

«La gente del paese dovrà decidere se gli è piaciuta questa amministrazione e questo Sindaco. In tal caso lo rivotasse. Tanto loro fanno a turno. Vedremo, certe famiglie sono molto affezionate all’amministrazione. Lo fanno da 30 anni e probabilmente lo vorranno fare per i prossimi 20 – 30.»

Ci avvisa appena verrà ufficializzato l’affidamento della concessione?

«Appena avremo la concessione convocheremo una conferenza stampa e poi penseremo solo a lavorare. Abbiamo la migliore acqua d’Italia come ha riconosciuto Altroconsumo. Dalle analisi fatte, la natura di questa acqua ha una miscelazione naturale ed equilibrata di minerali che favoriscono il benessere e la salute. Quindi la cosa importante è bere acqua Santa Croce. Spero veramente che da tutto questo, ognuno tragga insegnamento, compresi noi, perché anche noi abbiamo fatto i nostri errori. Ma gli errori, io li faccio con i soldi miei. Buona giornata e arrivederci.»

 

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