7 Settembre 1913: «Requiescat in pace! E’ morta la Marsica di male sottile»



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Nella prima metà del Novecento iniziò a consolidarsi nella Marsica quell’ondata di rinnovamenti che ebbero principio con la rivoluzione industriale, promossa da Alessandro Torlonia (principe del Fucino), proseguita dai suoi figli e pronipoti: Anna Maria, Carlo, Giulio, Guido, Stanislao, Giovanni.

Afferma lo studioso Costantino Felice: «Il Fucino è stato anche terreno fecondo per la germinazione di forme della socialità e della politica. Intorno alla sua secolare vicenda sono andati consolidandosi interessi e aspettative, si sono aggregati ceti e costruite corporazioni, è cresciuto un associazionismo contadino e padronale dai tratti talora originali, oltre che insolitamente vigoroso e continuo nel tempo». Effettivamente, la questione del Fucino è stata sempre al centro di accesi dibattiti e contrasti che, nei momenti di maggior tensione, hanno fatto smuovere coscienze realizzando movimenti di notevole portata, evidenziati dai giornali d’epoca: «Lo scontro di classe, la contesa tra capitale e lavoro, tanto nelle forme del suo svolgimento che nella soggettività dei protagonisti, vi ha assunto spesso profili molto marcati, toccando punte di asprezza e di esemplarità che in alcune fasi sono state di riferimento, se non addirittura modello, per il complesso delle forze e degli schieramenti in campo a livello nazionale» (1).

Nel nucleo delle infuocate polemiche, si posero sempre importanti personalità, protagoniste nel bene e nel male dell’intensa vita politica, a favore o contro «l’Eccellentissima Casa Torlonia». Valutazioni morali, politiche tecniche e ideologiche, furono analizzate e giudicate dall’Inchiesta Agraria Jacini (1884-85) e poi da Jarach (1907), ambedue svolte con indagini governative in cui convergeranno aspri scontri tra coltivatori relativamente agiati e semplici braccianti. Proteste e tumulti di piazza, caratterizzati talvolta da feroci contrapposizioni nei riguardi dei grossi affittuari del latifondo Torlonia, s’indirizzeranno anche nei confronti di trafficanti rurali che praticavano la speculazione sui grani e spesso erano dediti all’usura (2).

Molti furono i forestieri coinvolti nella vita politica del comprensorio marsicano, come ad esempio: Lorenzo Botti, Ludovico Fusco, Mariano Scellingo, il ricco appaltatore Scaramella Manetti di Subiaco, l’avvocato romagnolo Vincenzo Bartolucci, Francesco Pia, direttore del giornale «Il Piccolo Marsicano», il pedagogista socialista Emidio Agostinone, seguiti da altri esponenti politici originari dell’Aquila e di Sulmona.

Sul fronte delle lotte politiche e al centro d’importanti questioni, ritroviamo anche i nomi d’influenti personalità marsicane, tra cui: Luigi Vidimari, Camillo Corradini, Giuseppe Di Clemente, Ercole Nardelli, Giovanni Cerri, il maestro Antonio Iatosti, Angelo Paoluzi, Berardino Villa, il medico anarchico Francesco Ippoliti, il barone Coletti di Tufo, il deputato Erminio Sipari di Pescasseroli, Edoardo Resta (secondo eletto dopo il Botti nel 1886) e tanti altri ancora. Tuttavia, gli annosi contrasti economici determinarono gravi fatti e rilevanti avvenimenti zonali, denunciati da eloquenti cronache giornaliere, redatte da notabili marsicani. A questo proposito, giova ricordare alcune di quelle testate, presenti e conservate tutt’oggi nella Biblioteca Provinciale di L’Aquila: Umbrone (Avezzano 1886); Fulcro (Avezzano 1911); Repubblicano (Il) Avezzano 1911-1912; Marsica (La) Avezzano 1912-1914; Guardia D’Orlando (La) Tagliacozzo 1913; Riscossa (La) Avezzano 1913; Vedetta (La) Avezzano 1914; Abruzzo Rosso (L’Aquila 1919-1922); Il Popolo Marso (quindicinale, Avezzano 1914); L’Abruzzo Radicale (L’Aquila, 1908); L’Avvenire (L’Aquila 1904); L’Indipendente (L’Aquila 1907); La Torre (L’Aquila 1904); Corriere della Marsica (Avezzano 1909), etc. Tutto questo a dimostrazione di come l’ampio dibattito, socio-economico-amministrativo, riportato con dovizia di particolari sulle pagine dei giornali, smentisce archetipi fantastici o irreali rappresentazioni del nostro difficile passato fatto di tenaci lotte contro lo strapotere di pochi, rispetto alla massa recalcitrante dei contadini marsicani.

Non vi è dubbio che, una rigorosa metodologia di rilettura delle fonti, capace di capire e talvolta sbrogliare l’ingarbugliata matassa degli avvenimenti, permetterà allo studioso di ricostruire situazioni e disegnare geometrie culturali inedite. Non va dimenticato che allora (come oggi), molti quotidiani di tendenze avverse, si fronteggiarono in tutto il territorio e nell’intero Abruzzo, secondo il colore politico rappresentato. La testata giornalistica Il Presente, denunciò a chiare note che alcuni comuni marsicani erano stati presi d’assedio dai «galoppini grandi e piccoli», spediti da Roma dal principe Giovanni Torlonia, fiero oppositore della rielezione di Giovanni Cerri, deputato uscente di Avezzano (3). Oppure, puntualmente e con diniego, l’organo La Riscossa, riferì con un articolo intitolato «Requiescat in pace!», la pesante contingenza del 7 settembre 1913: «È morta la Marsica di male sottile, per vizio cardiaco, nel fior dell’Aprile; Ma i medici opinano sia morta per fame, Per troppi stravizi, su putrido strame. Requiescat in pace! Requiescat in pace!»

Il giornale L’Avvenire, invece, accusava il governo centrale pubblicando a caratteri cubitali un editoriale intitolato: «Farabuttismo politico», un chiaro ammonimento diretto contro «Il trastullo delle riforme», ritenute ormai indispensabili per formulare un necessario assetto agrario (4).

In chiave più ampiamente polemica, il settimanale La Riscossa, organo del blocco democratico, denuncerà ancora una volta la drammatica situazione dell’agosto 1913, scrivendo: «I piccoli proprietari, gravati d’imposte, che non riescono nemmeno a pagare, son rimasti padroni di terreni presso che isteriliti, dove il grano malamente germoglia, ove più non prospera la vigna, dove più non maturalo le frutta. Ed intanto son costretti al pagamento dei salari, che l’emigrazione ed il caroviveri rendono sempre più alti». La redazione del giornale, avversa ai sostenitori del «Principe del Fucino», con un titolo a caratteri cubitali «Incongruenze Torloniane», deferì la politica e le abili strategie messe in atto da Giovanni Torlonia. L’articolo (molto sarcastico), intitolato «L’Avvento», fu stampato alla vigilia delle elezioni politiche proprio per screditare l’operato del principe: «Suonino le campane a distesa e diano alle popolazioni aspettanti la notizia del prossimo arrivo del lungamente atteso Messia. L’On. Torlonia, scomparso allo sguardo dei mortali dopo le passate elezioni, farà tra breve la sua apparizione fra i buoni elettori del Collegio […] Le vaporiere fischieranno festanti lungo le valli silenti: le strade rotabili si snoderanno agevoli su fianchi delle nostre montagne; i fitti delle terre del Fucino saranno riportati alle primitive misure; sarà, perfino, rasa al suolo la incrollabile Torre di Cese! Le fontane di acqua prossima (anche di vino dove le vogliano!) zampilleranno abbondanti […] I galoppini già battono la campagna per persuadere le incredule folle, che con l’arrivo del mitico Principe, tornerà ancora una volta tra gli uomini l’antica e preziosa età dell’oro» (5).

In questo convulso panorama di profonde divisioni zonali, emergono i nomi di molti notabili avezzanesi che appoggiarono nel 1913 la candidatura al Parlamento del principe Giovanni Torlonia, osteggiando con veemenza il concittadino socialista Luigi Vidimari, già sostenitore delle prime leghe contadine nate a Magliano e Luco dei Marsi. Tra essi spiccavano i nomi dei conti Tommaso ed Edoardo Resta; l’avvocato Vincenzo Cerri; l’avvocato Francesco Mattei; il notaio Giovanni D’Amico; l’avvocato Carlo Ciccotti; l’ingegnere Francesco Amorosi (già sindaco della città); l’ingegnere Guido Camozzi; il cavaliere Angelo Cerri (un fervente assertore di Casa Savoia); il capitano Salvatore Corbi; l’insegnate Benedetto De Bernardinis; il professore Ercole Nardelli; l’ingegnere Bartolomeo Corbi ed altri noti marsicani pronti a ricevere i favori del casato romano. A favore di Vidimari (che nel terremoto del 1915 morì nel suo palazzo sepolto con tutta la famiglia), si schierarono quasi tutti gli ex paesi ripuari, convinti di accampare ancora diritti sulla demanialità dell’ex alveo fucense (6).

Note

  1. C. Felice, Azienda modello o latifondo? Il Fucino dal prosciugamento alla riforma, in «Italia contemporanea», dicembre 1992, n. 189, p. 636.

  2. Per una specifica rassegna delle lotte, si veda: R.Colapietra, Fucino ieri.1878-1951, L’Aquila, 1989 (ed.orig.1977).

  3. Il Presente.Politico-Commerciale-Giudiziario, n. 73, Roma, 29 Ottobre 1904.

  4. L’Avvenire, Organo dei Socialisti del Collegio di Aquila, Anno XIII, N.58, Aquila, 17 Settembre 1905. Per la citazione precedente, si veda: La Riscossa, Organo del blocco democratico del Collegio di Avezzano, Anno I,N.11, Avezzano, 7 Settembre 1913 Requiescat in Pace!

  5. La Riscossa, Organo del blocco democratico del Collegio di Avezzano, Anno I, N.2, Avezzano, 31 Agosto 1913.

  6. Tali vicende sono state rilevate sulle pagine de: Il Velino, Eco dei costituzionalisti marsicani, Anno I, N.19, Avezzano, 25 Ottobre 1913; La Riscossa, Organo del blocco democratico del Collegio di Avezzano, Anno I, N.2, Avezzano, 31 Agosto 1913; Id., Anno I, N.4, Avezzano, 14 Settembre 1913; Id., Anno I, N.7, Avezzano, 5 Ottobre 1913.




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