Forte cedimento dell’export abruzzese, ma la Marsica ha una importante opportunità da giocare: il settore agroalimentare



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Marsica  –  Secondo l’economista Piero Carducci, il 2020 sarà “annus horribilis” per le esportazioni abruzzesi che, causa pandemia, subiranno un crollo vicino al 18%. La flessione, tuttavia, non sarà estesa a tutti i settori: ad esempio, la filiera agroalimentare si manterrà in terreno positivo dato che resta alta la domanda da parte dell’Est Europa, della Turchia, della Cina, della Corea del Sud e della Russia.

Quali conseguenze per la Marsica, un territorio ad altissima produzione agricola e spiccata vocazione alimentare?

“Certamente – afferma –  si aprono importanti opportunità, ma per trarne profitto occorre comprendere le dinamiche geopolitiche in corso. In primo luogo, i mercati europei perderanno centralità e l’export abruzzese, anche agroalimentare, mostra segni di stanchezza proprio nei confronti del tradizionale mercato tedesco. In secondo luogo, l’irruzione della Cina in Europa porterà grandi opportunità. Il progetto infrastrutturale cinese BRI (Belt and Road Initiative) che da solo vale 1000MLD di dollari, è sbarcato in Italia con le teste logistiche di ponte di Trieste, Genova e La Spezia. Nulla sarà come prima: BRI prevede la realizzazione di imponenti infrastrutture fisiche (porti, ferrovie, reti energetiche, hub intermodali, reti web…) e relativi servizi (logistica integrata, 5G…) e porterà ad una fortissima espansione dei commerci da e verso l’Asia. E l’Asia è sovrappopolata ed è ricca, è un Continente in forte crescita ed ha fame di prodotti della terra e di preparati alimentari.

É in corso una accelerata ri-definizione dell’ordine politico ed economico internazionale, dove elementi centrali saranno il “multilateralismo sinocentrico”, una graduale riduzione del ruolo degli USA e la costruzione di un nuovo blocco economico-politico euroasiatico, una vasta “comunità di destino condiviso” dove Pechino giocherà un ruolo assolutamente centrale. Ora, se questo è lo scenario, sta in noi approfittarne. L’Abruzzo soffre di gravi carenze nelle infrastrutture portuali e purtroppo potrà trarre, almeno per ora, limitati vantaggi sia dalle “strategie ombrello” cinesi, sia dal nuovo “pivot” europeo rappresentato dall’Inghilterra post-Brexit.

Ma nonostante le perduranti arretratezze regionali, la Marsica potrà comunque approfittare nella forte domanda per l’agroalimentare da parte dei 68 paesi della Via della Seta (Est, FarEst, Cina, ecc.) mentre l’export verso la Germania è destinato a ridursi ulteriormente, pur restando il mercato europeo centrale come quota.
Il nuovo scenario è già in onda come segnali deboli, e si percepisce nei trend attuali dell’export. Sono le tendenze a dover interessare la politica economica, in modo da orientare le scelte e gli investimenti verso obiettivi e strumenti in linea con gli sviluppi futuri dei mercati, e il futuro si presenta discontinuo, non come evoluzione di trend conosciuti.

La Marsica, se vuole vincere la sfida dei mercati, deve operare come sistema e pretendere dalla Regione un sensibile rinnovamento delle politiche a supporto delle esportazioni della filiera agricola ed alimentare, mettendo esplicitamente nel “mirino” i 68 paesi della Via della Seta. Si tratta di nuovi mercati ad altissimo potenziale di assorbimento dei nostri prodotti tipici, che beneficiano del brand riconosciuto del “Made in Italy” e di caratteristiche molto apprezzate come qualità e tradizione. Prima di tutto occorre esplicitare l’obiettivo di fare della Marsica la Parma d’Abruzzo, la capitale dell’agroalimentare regionale. Cosa manca?  Manca la volontà politica, difetta la cultura della trasformazione e di conseguenza, mancano una serie di servizi e infrastrutture importanti per lo sviluppo di filiera integrata agroalimentare a 360gradi.

Si può fare, occorre farlo per approfittare dei nuovi trend di crescita dell’economia internazionale. Sono i prodotti della terra e la loro trasformazione in alimenti la vera miniera della Marsica, ma purtroppo troppi decisori, pubblici e privati, o non lo hanno compreso o fanno finta, per proteggere acquisite rendite di posizione di altri territori. L’Abruzzo agricolo, ci permettiamo di osservare, non è solo il vino”.