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Il 1952 è un anno molto calmo, quasi di transizione. Si cercava forse di capire cosa stesse accadendo, non si fanno più riferimenti agli artigiani, ai carbonai (forse emigrati) e si chiudono le miniere. Il bosco e l’allevamento rimangono le uniche fonti economiche locali. Si cerca di dare un mestiere ai giovani con i cantieri scuola lavoro (Ente Fucino), che sono spesso, una volta ottenuta la qualifica lavorativa, l’anticamera dell’emigrazione.

Il 15 Dicembre ci fu un violento nubifragio che colpì il Comune di Villavallelonga. Fu una cosa impressionante. Il Fossato era largo quasi cento metri all’altezza della strada che porta al campo sportivo, vi si vedevano galleggiare i tronchi tagliati del deposito situato alla località ‘La Rena’ ed essi arrivarono, trascinati dalla corrente, fino al comune di Trasacco. Da fonte ricordi del mio grande amico Palozzi Telesforo ‘Teluccio’. A Collelongo invece, da fonte ricordi di Gilberto Carusi (il professore di chitarra), il torrente Rosa in piena sradicò molte vigne allora presenti nella valle, prima divelse quelle del lato destro e poi, dopo la curva del ponte grande, quelle del lato sinistro del fossato.

Passando ora ad un’ analisi degli elementi amministrativi, abbiamo in ordine cronologico:

G.C. 2) “Elenco dei poveri” Le persone iscritte ora sono 53.

G.C. 7) “Liquidazione medicine ai poveri” La farmacia era la ‘Castro’ di Collelongo.

G.C. 18) “Cantiere lavoro” Questo cantiere è finanziato ora dall’Ente Fucino.

G.C. 19) “Nomina nuova guardia e Messo comunale” La nomina andò a Cocuzzi Pasquale “Bailon”. Nota: è stato prigioniero in India, non mi ricordo chi me lo ha detto, eventualmente si accettano verifiche.

G.C. 27) “Vendita di 215 piante di faggio ad alto fusto” per vantaggi al bilancio. Il legname industriale in quel periodo era una materia prima molto richiesta e con un alto prezzo di vendita, quindi bastava cederne una piccola quantità per risanare i bilanci o finanziare opere. Oggi ovviamente non è più così ed il Comune, anche se volesse farlo, otterrebbe solo modesti introiti.

G.C. 31) “Sistemazione ufficio comunale di collocamento”. L’addetto al collocamento era il sig. Ferrari Ezio.

G.C. 36) “Recupero tronchi al Tasseto” La stima della legna era di 38.524 metri cubi. L’unita di misura era il metro cubo e non il quintale. Il metro cubo di faggio verde si aggira intorno ai dieci quintali e secco intorno ai 6/7. Il faggio è una delle piante che perde il maggior peso fra legna verde e secca. Per la legna uso riscaldamento l’unità di misura era la ‘canna’ e cioè una catasta di legno larga 1 metro, alta 1 m. e lunga 4 m. (4 metri cubi). Questo sistema antico lo ritengo ancora oggi il migliore ed il meno truffaldino, perché permette alla gente di acquistare sempre la legna in quantità giusta e secca. Anche perché chi la trasporta vende un volume maggiore con minor peso.

L’esempio è presto fatto, se un carretto portava 2 metri cubi (mezza canna) nel primo caso l’animale spingeva 20 quintali di faggio, nel secondo solo 12/14 e non era una differenza da poco per le bestie che dovevano tirare e frenare il carretto a pieno carico.

G.C. 37) “Assegno Stima bosco Selvabella”

G.C. 39) “Progetto di bilancio” di lire 15.234.742.

G.C. 42) “Progetto taglio 2° sezione bosco Selvabella”

G.C. 48) “Assegnazione di 450 faggi al bosco Acquaro” alla cooperativa ‘Il Progresso’.

G.C. 63) “Piedistallo per cabina elettrica” Situato in via Due Cone.

G.C. 64) “Concessione piante alla popolazione” motivata per lenire la disoccupazione.

G.C. 67) “Muro di cinta edificio scolastico”

G.C. 75) ” Liquidazione spese per pulizia strade in occasione delle feste patronali” vengono pagate 28 persone.

G.C. 81) “Parapetto a piazza Olmi” Da pietra viva a ringhiera di ferro. Nota: il torrente Rosa fino agli anni 60, correva in piena sia a primavera con lo scioglimento delle nevi e le piogge primaverili, sia in autunno con le abbondanti piogge autunnali. Comunque un piccolo rigagnolo di acqua correva quasi tutto l’anno.
Molti ritengono che il fatto che sia perennemente in secca dipenda unicamente dal cambiamento di clima determinato da motivi globali. Credo tuttavia che vi siano almeno altri tre fattori che determinano la mancanza di acqua nel letto del fiume. Uno è causato da un ulteriore cambiamento di clima a livello locale, che provoca una minore piovosità del territorio ed è da imputare al prosciugamento del Lago del Fucino, sia per umidità locale, sia per il cambiamento dell’intensità delle piogge ad esso dovuto. Il secondo è determinato dal fatto che prima la manutenzione degli uomini nel territorio, dal più alto rigagnolo delle montagne o sorgente d’acqua, fino a valle, era costante, il tutto dovuto alla necessità di avere acqua disponibile per l’esigenze delle popolazioni, delle colture, degli animali e dei mulini. Il terzo è dovuto alla folta vegetazione ora presente nel territorio, che funge da spugna ritardando il deflusso delle acque. Tutto sommato credo, che se si dovesse ripetere la situazione del Cinquantadue, poco ci sarebbe da fare per evitare i danni che tale quantità di acqua provocherebbe. Altra cosa che vorrei suggerire alle prossime amministrazioni comunali e sopracomunali è quello di mantenere vivo il torrente Rosa (con sistemi e mezzi moderni), che consenta il ripristino in superficie di un piccolo corso di acqua tanto utile all’intero ecosistema della valle. La Vallelonga, dovuta anche alla tipologia del terreno sottostante, è ora l’unica nella Marsica senza un rigagnolo di acqua corrente, pur essendo essa lunga quasi trenta km e con molte falde superficiali nel lato a ‘pacina’, fino a Villavallelonga. Da quando è nato il mondo l’acqua è stata sempre stata la fortuna o la sventura dei popoli e sarebbe opportuno ed auspicabile, anche per questo motivo, il ripristino del corso dell’acqua nella Valle.

Emigranti all’estero 37

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