E’ un anno con poche novità sociali e politiche. L’economia è ancora ancorata basata sulla produzione del carbone, sull’economia agro silvo-pastorale e sull’artigianato locale. Si completa l’edificio scolastico con gli ultimi arredi la radio. Si cerca di migliorare la viabilità esterna al paese con una nuova strada. Forte ora è l’emigrazione all’estero.

Passando ora ad un’ analisi degli elementi di vita quotidiana scandita dalle scelte oliticoamministrative locali, abbiamo in ordine cronologico:

G.C. 1) “Elenco dei poveri” con 48 iscritti.

G.C. 2) “Commissione piante per Artigianato locale”

G.C. 3) “Tariffa Pascoli”
In quattro anni si è passati dalla gara alla trattativa privata ed infine si è arrivati al canone.

G.C. 15) “Spesa per acquisto campane orologio pubblico” Questo sistema per noi antiquato fu per il paese una grossa evoluzione, visto che poche persone potevano permettersi un orologio personale e molti non erano molto precisi. In realtà nella civiltà contadina i tempi spesso erano scanditi dall’alba, dal mezzogiorno, dal tramonto e dal susseguirsi delle stagioni.

G.C. 27) “Fondo soccorso invernale” Era un fondo destinato ai disoccupati.

G.C. 33) “Richiesta bosco per carbone”. Secondo le note dell’epoca, tale richiesta serviva a lenire la disoccupazione la cui lista ammontava a 400 iscritti. Molti di questi erano reduci o ex prigionieri di guerra e, una volta tornati, non trovavano facilmente lavoro. (Bianchi Michele poi vice-Sindaco (il fratello di mio nonno) fu prigioniero in Grecia insieme a Vinci di Collelongo lo ‘scarparo’).

G.C. 35) “Progetto bilancio” in leggero calo, per lire 11.085.771.

G.C. 38) “Progetto per costruzione strada ‘Crocicchia-Due Case’”
Si cercava di completare la circonvallazione orientale di Villa per favorire il trasporto in piano nel paese.
In quel periodo, come visto prima, la maggior parte dei trasporti merce veniva fatto con i carretti e sia la salita della ‘Crocicchia’, sia le successive discese, erano molto difficili. La salita a pieno carico per gli animali era pesante ed altrettanto valeva per la discesa, dove l’animale veniva aiutato dalla messa in funzione della martinicchia che era come un freno a mano del carretto. Si sentiva spesso qualcuno urlare: “Tira la martinicchia”. Da fonte ricordi di Di Cesare Tommaso.

G.C. 42) “Concessione erbe officinali al Di Ponzio” Con esse venivano fatte le basi per le medicine e le tisane terapeutiche.

G.C. 93) “Riparazione fontana Aceretta”

G.C. 120) “Bosco Selvabella per il carbone” Per fare un quintale di carbone occorrono 4 quintali di faggio stagionato. Da fonte ricordi di Pisegna Manrico ‘Marrich’

G.C. 121/132) “Arredamento edificio scolastico ed acquisto della radio” Di fatto Villavallelonga ora ha un edificio scolastico al passo dei tempi. L’inizio della costruzione risale al ventennio fascista, poi la guerra e le diverse esigenze nazionali non ne consentirono la definitiva apertura. Il Comune obbligò tutti i ragazzi a terminare la 5 elementare. Da fonte ricordi di ‘Memmo i Terracina’.

G.C. 140) ” Sistemazione strada Cona Rovara-Costarella”.
I medici condotti sono Goffredo Fattorini e Marcello Ramolini di Parma. L’ostetrica del paese è la Signorina Adele Ballerini “la Gnora Adelina” classe 1880. Aveva 70 anni ed ancora lavorava attivamente. Ora non sembra vero, ma prima si nasceva in casa e non all’ospedale e queste professionalità erano fondamentali per le donne ed i neonati del paese.

Alcuni dei dipendenti comunali sono:

Coccia Domenico ‘Cavtella’ (scrivano)
Serafini Vincenzo ‘i Memmluccie’ (guardia e messo comunale)
Palozzi Pasquale ‘Pelh-sitt’ (Guardia Rurale)
Palozzi Nicola ‘Barabba’ (Guardia Rurale)
Di Cesare Tommaso (Guardia Rurale)
Di Cesare Martorano (Guardia Rurale)
Serafini Giacomantonio ‘Iacculit’ (spazzino)
Gizzi Marco ‘zi Marcuccio’ (bidello)
Emigrati all’estero 24. Forte è ora l’emigrazione. In questo periodo Giancursio Bianchi

Lazzaro “Maletemp” aveva la rappresentanza della compagnia navale Achille Lauro.
Il Lazzaro era anche il segretario del Partito Monarchico. Da fonte ricordi Leucio ‘Zuccarino’.

Il viaggio per il Canada si affrontava per via mare, che molti non avevano mai visto.
Occorreva quasi un mese di navigazione per arrivare alle coste canadesi, poi ci volevano altri giorni di treno per arrivare alla destinazione finale. Solo con l’arrivo delle attuali linee aeree, molta gente è riuscita a tornare per rivedere la sua terra d’origine e parenti.

Anch’io sono stato in Canada (non per lavoro) e, solo dopo due mesi, già soffrivo di una fortissima nostalgia. Nel mio piccolo, ho capito le sofferenze dei nostri emigrati e della doppia vita che vive chi, per motivi di necessità, lontano dalla propria patria, ha in questa situazione. Molti sono arrabbiati con l’Italia che, dicono, li ha venduti, per poi non più curarsene. In un certo senso hanno ragione, perché ogni volta che dall’Italia partiva un emigrante, allo Stato veniva data una somma in denaro per ciascuno di essi. Molti, nel loro rancore, paragonano il loro viaggio in nave a una forma di tratta dei neri avvenuta in altri secoli. Solo da poco tempo ad essi è stata data la possibilità di votare per il nostro governo.

In una personale mia considerazione del primo voto da loro espresso, penso che ci sia stata una forma di rivalsa verso un governo uscente, che per loro rappresentava chi li aveva costretti ad andarsene. Altri invece, specie nel centrodestra, pensavano che, siccome per partire per le Americhe non si poteva essere comunisti, il loro voto gli sarebbe risultato favorevole, ma così non è stato.

L’emigrante ricorda la sua vita in patria fino al giorno della partenza e fa continuamente il confronto tra la nuova vita e quella precedente. Nella mia ricerca, mi sono accorto che gli emirati ricordano meglio degli altri, che sono rimasti a vivere qui, le cose successe prima di partire, proprio per questo motivo.

Molti vivono, ancora oggi, una forma di contrapposizione interna per avvalorare la propria scelta di emigrare, amano l’Italia, ma anche la loro nuova patria, che ha consentito loro il progresso e lo sviluppo che qui sono stati loro negati. Fonte ricordi di Edoardo “Cetone” ed altri.

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