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L’Italia conosce la guerra dentro i propri confini nazionali e ne diventa campo di battaglia.

Collelongo e la Marsica fanno parte del territorio occupato dai Tedeschi, proprio al confine interno del fronte di Montecassino.

Le truppe tedesche sono ora forze d’occupazione e non più alleate. Alla guida di Collelongo si succedono, in un anno, due Commissari prefettizi ed il Comitato di Liberazione.

I momenti più difficili, sono i primi 4 mesi dell’anno, allorquando i Tedeschi, man mano che il loro fronte si sfaldava, diventavano sempre più agguerriti e prepotenti. Da una parte ci furono i bombardamenti delle truppe alleate e dall’altra le vessazioni da parte dei Tedeschi con fucilazioni di civili e razzie di animali. Collelongo così pagò il tributo alla guerra con il sacrificio di vite umane,  anche di bambini, oltre ai vari soldati morti nei diversi fronti, dei quali ogni tanto arrivava notizia in paese.

L’Italia è in questo momento allo sbando, con le infrastrutture distrutte o malfunzionanti, regnano la confusione e la paura e città e paesi conoscono la fame.

Il Cianciusi all’inizio dell’anno, per motivi di salute ed anche perché poco sopportava la figura del Commissario, fantoccio in mano ai Tedeschi, invitò un giovane avvocato, Rossi Romolo, alla guida del paese e ne deliberò l’insediamento al Comune.

Rossi Romolo ebbe il coraggio di accettare l’incarico in quel contesto e rimase alla guida del Comune per circa tre mesi, fino all’arrivo delle Forze Alleate.

A “Canale” vennero paracadutati i soldati Americani dietro il fronte dei Tedeschi, ma finirono nella valle e dall’alto, senza possibilità di una buona difesa, molti vennero trucidati dai nemici. Da fonte ricordi di: Manrico Pisegna “Marrich”.

 

Passando alla cronologia degli eventi tramite le delibere del commissario prefettizio, abbiamo:

P.S. le delibere hanno numerazioni doppie od assenti.

N 1) Nomina di un incaricato per sostituzione del commissario prefettizio malato. Considerato che il sottoscritto, a causa delle sue precarie condizioni di salute, ha da tempo rassegnato al capo della Provincia le dimissioni dalla carica, non avendo, anche a causa delle interruzioni delle comunicazioni notizia alcuna in merito a tali dimissioni, non potendo attendere minimamente agli interessi del Comune; si delibera di incaricare l’Avv. Rossi Romolo fu Amabile, con immediata esecutività.

“Il Cianciusi prima di tutto era un poeta, la canzone attuale di Santo Antonio Abate l’ha scritta lui. Era un bell’uomo, molto intelligente, bravo insegnante e sebbene la classe fosse formata da 75 alunni, diceva: “Chi non ha capito alzi la mano” e lui ripeteva la lezione. Sposato con la Signora Amelia ha avuto quattro figli”. Da ricordi dei Moschettieri.

 

 

N 2bis) Rimborso di lire 2.000 al sig. Di Fabio Alfonso da lui anticipate al Comune.

Era uso in quel periodo dover fare rifornimenti di sale in Puglia e di altri generi alimentari negli ammassi territoriali. Spesso i soldi per il viaggio e le merci venivano prestate al Comune da famiglie benestanti del luogo. Questa se non sbaglio fu l’ultima delibera del Cianciusi, il quale volle così onorare l’obbligazione assunta verso il Di Fabio.

Il camion era il Fiat 18 BL a gasogeno (carbone) di un certo Graziano di origine Siciliana.

(L’alimentazione a gasogeno avveniva con il carbone)

Fiat 18 BL a gasogeno

Ora delibere del Commissario Prefettizio Avv. Romolo Rossi.

 

N 3) Aumento stipendi a dipendenti comunali, come da circolare del capo della Provincia, al signor De Caris Vincenzo “don Vincè” e Maussier Carlo “don Carlo.”

N 5) Liquidazione viaggi fatti nell’interesse del Comune, di cui qualcuno al Commissario Prefettizio di L’Aquila per ottenere generi alimentari e ritirare somme di pertinenza del Comune dalla tesoreria provinciale. Altri viaggi furono effettuati a Trasacco, per acquistare 15 quintali di patate, necessari per alimentare gli sfollati venuti da San Pelino ed Avezzano. “Il Rossi era un uomo elegante, un po’ irascibile, molto colto e si sapeva inserire in tutti i contesti, gli piaceva il buon vino ed era grande amico di tutti, dava consigli gratuiti a chiunque e girava sempre con una pistola. Sposato con la signora Olga, ha avuto 9/10 figli”. Da ric. di Moschettieri

 

 

N 6) Compenso all’avvocato Genchi Colombo, quale interprete della popolazione e del Comune presso l’Arma tedesca. ( foto a destra )N del 16/03/44) Liquidazione  a favore di De Caris Vincenzo, per essersi recato, nell’ottobre del 1943, all’ammasso di Trasacco per il prelevamento del grano necessario alla popolazione.

Il deposito era situato  davanti all’attuale banca BCC, a fianco delle scuole.

 

 

N 5 del 01/04/44) Nomina di un agente rurale in sostituzione dell’agente Del Turco Leone colpito da paralisi. La nomina viene attribuita a Taddei Emidio di Raffaele, già prima guardiabosco, poi partito militare in Africa dal 1936 al gennaio 1944. Avendo dato prova di capacità e zelo, si nomina senza eseguire le formalità di concorso.

Qui finiscono le delibere del Rossi. Siamo in piena guerra, vi sono i bombardamenti, le fucilazioni, la ritirata dei Tedeschi e l’arrivo delle truppe alleate di liberazione. (nella foto: Taddei Emidio)

 

 

I bombardamenti Alleati.Si combatteva su tutto il fronte di Montecassino e gli aerei alleati andavano a bombardare Avezzano, che era il centro strategico tedesco dietro la linea del fronte. Quando tornavano indietro in direzione sud gli aerei sganciavano le bombe rimaste.

A Collelongo vi furono diversi eventi luttuosi: una bomba uccise un ragazzo di Collelongo di nome Pasquale Salucci, un’altra bomba uccise 5 persone della famiglia Zambelli, sfollata da Avezzano, proprio per evitare i bombardamenti.

Un altro aereo uccise Berardino Bencivenga, mitragliandolo nella campagna.

La casa colpita dalla 1° bomba stava dietro a Rossi Orazio (per chi legge alla sua sinistra) e si vedono anche dei pezzi di muro non caduti.

Di Pasquale Salucci ho diverse testimonianze:

“Erano 4/5 vaiuli che stavano giocando vicino piazza San Rocco, lui fu preso dalla bomba, mentre gli altri no, mio fratello Pisegna Gabriele che stava nel gruppo dei ragazzi, miracolosamente si salvò”. Da fonte ricordi di Pisegna Cesidio “Diuccio”

“In quella occasione con lo spostamento d’aria rimase ucciso il giovane che fu sbalzato dalla piazza fino alla terra dei preti per oltre cento metri, direzione Mal Pass”. Dai ricordi dei 4 Moschettieri.

“Il borbandamento avvenne il 3 marzo alle ore 9 di mattina. Delle bombe caddero dalla zona dell’attuale depuratore fino alla fonte Jo. Un’altra cadde su di una casa di fronte alla Torre di Maria Curino, presso la quale stavano arrivando, dietro di me, alcuni ragazzi di cui ricordo: “Giovanni la Sciabola, Armandino la Sciabola e Pasqualino Salucci di Sterpon”. Fummo presi dalla tromba d’aria: io ed i primi due ci salvammo, mentre Pasqualino fu preso in pieno ed il suo corpo dilaniato venne scaraventato fino alla casa di Peppe Giuliva”. Dai ricordi di Francesca Salucci di Zozz.

“I iva scappen, perché nu eravam le classi che si dovevano r’presentà (classe 1922, 23, 24) e casa mia era piantonata, come quelle degli altri della classe. Gli apparecchi facevano la picchiata daje “Mal Pass” e almeno 10 furono le bombe sganciate dall’aviazione alleata, che cercava di colpire la scuola, perché era la  base militare tedesca.  Dai ricordi di Cesta Orazio “Rasitt”.

Della famiglia Zambelli ho due testimonianze:

“All’epoca io stavo a Collelongo perché ero andato a trovare la famiglia della mia fidanzata e vidi la casa in piazza Ara dei Santi colpita dalla bomba. Era rimasto un solo muro in piedi”.

Dai ricordi del compianto Senatore Avvocato Buccini Domenico.

“Della casa non erano  rimaste che poche macerie, ma la cosa più brutta fu quando estrassero i corpi carbonizzati dei cinque familiari che vennero stesi per terra affilati. Gli altri cinque della famiglia si salvarono  perché non erano nell’abitazione”. Dai ricordi di Fausto Del Turco.

Insieme alla famiglia Zambelli, morì anche un vicino di casa, che si chiamava Terenzio Zennetta.

Di Berardino Bencivenga ho una testimonianza:

“Prima di un bombardamento con obiettivo Collelongo, il Bencivenga stava andando a potare la vigna e quando vide gli aeroplani si andò a nascondere dietro degli arbusti. Il Bencivenga indossava un giubbotto tipo militare e probabilmente fu confuso per un soldato e fu colpito in pieno da una raffica di mitragliatrice. Venne riportato, subito dopo, al paese con un carretto da Cesta Pietro, suo vicino di casa. Poco dopo cominciò il bombardamento del paese da parte degli Alleati, le bombe furono sganciate nelle zone di: Piazza San Rocco, Porta Jo, Fosso Ciufflitt, Ara Cagiana ed alle Canapine”. Da fonte ricordi di Cesta Armando Sacerdote ed i Moschettieri.

Le fucilazioni.

Poco prima di partire i Tedeschi attuarono delle atrocità verso alcuni soggetti da loro ritenuti collaborazionisti delle truppe alleate. Io non amo raccontare cose tristi e quindi tratteggerò l’accaduto in maniera leggera per non riaprire vecchie ferite.

Quattro persone vennero prese dalle truppe tedesche, di cui una sola riuscì a scamparla, grazie ad un intervento provvidenziale di alcuni familiari (La mamma e Zenone) che andarono subito a portare un forte riscatto e gli evitarono la fucilazione.

Fatto sta, che mentre il quarto uomo liberato dai Tedeschi stava risalendo, una persona che lo accompagnava, disse guardando l’orologio: “A quest’ora sono già morti e sei rinato da 5 minuti”.

Le morti post belliche.

Altri lutti ed invalidità avvennero a causa dello scoppio degli ordigni post bellici, e così altre due persone del paese morirono mentre stavano aprendo per gioco dei proiettili dei cannoni tedeschi, lasciati in un mucchio vicino al fossato di Rosa località “R’vit”. Un proiettile, mentre lo stavano smontando, esplose all’improvviso. I giovani erano Cianfarani Camillo “B’cchin” e Sansone Giuseppe “Cicch’lott”. Dopo l’esplosione si avvicinò una signora che, insieme ad un’altra donna, stava lavorando la terra. Alla vista dei corpi dilaniati la donnaa che era incinta ebbe uno shock fortissimo che pregiudicò il buon esito della gravidanza e procreò una bimba purtroppo disabile.

I Prigionieri. A Collelongo e nelle montagne circostanti, come ad Amplero, in questa situazione confusa di guerra, passarono diversi prigionieri di varie nazionalità, soprattutto inglesi, che, una volta liberatisi, cercavano una via di fuga evitando i tedeschi. Non pochi collelonghesi indicavano loro la strada per fuggire, dando nel frattempo anche rifugio e cibo presso le loro case o stalle. Alcuni di loro riuscirono veramente a fuggire, altri scoperti dai tedeschi, furono fucilati.

Gli sfollati. Ricordiamo anche i numerosi sfollati, che venivano da ogni parte, da Avezzano, da Roma e da altre città, persino da Taranto, che fuggivano da lì per i bombardamenti od i rastrellamenti, pensando che questo paesino sperduto nelle montagne d’Abruzzo fosse più sicuro.

La liberazione.

Belmaggio Antonio “Panzut”, che all’epoca dei fatti aveva 14 anni, ricorda le truppe neozelandesi liberare e prendere possesso formalmente del paese.

Dal balcone barocco di Anastasio Pisegna, proprio davanti la casa dell’ultimo Commissario Romolo Rossi, fecero il discorso di liberazione.

In quella occasione venne loro consegnata da Del Turco Giovanni (partigiano) la bandiera della Fratellanza Operaia, realizzata da Di Stefano Domenica, non potendo loro dare la bandiera italiana sabauda.

I neozelandesi, in italiano spicciolo, spiegarono alla popolazione che avevano il compito di liberare l’Italia dal fascismo e che Collelongo era da quel momento libero dai Tedeschi. La suddetta bandiera è stata restituita dal capitano alleato al Comune di Collelongo dopo oltre 50 anni.

Belmaggio Antonio

pochi anni dopo.

 

Comitato di Liberazione.Il 15 luglio del 44 il Comitato di Liberazione, cominciò a riavviare la gestione comunale e fece la prima delibera, denominata Giunta Comunale. Il Comitato è formato dal: Sindaco Del Turco Giovanni  “Giovannaccio” e 4 assessori di cui 2 effettivi e 2 supplenti.

“Il Del Turco era un ottimo cacciatore e partigiano in tempo di guerra; un po’ prepotente, ma sapeva il fatto suo e faceva star zitti tutti i maestri di Collelongo. Era un autodidatta e mentre faceva il pastore leggeva molti libri. Sposato con la signora Marianna, ha avuto otto figli”. Da ricordi dei Moschettieri

 

 

Assessori effettivi:

Sansone Francesco “Giovannillone” (1°) e Negri Cesidio fu Nicola “Cesile Nicola Negri” (2°)

  Assessori supplenti:

Cesta Berardino “C’era Pacè” (3°) e Cesta Luigi Incani “Luigi Incani” (4°)

    

 

“Il Sansone abitava al Malpasso, si trasferì a Roma, quindi tornò al paese e dimorò in via S. Rocco Superiore. Faceva lo scultore ed aveva lo studio alla Passeggiata Archeologica di Roma. Ha realizzato diverse opere scultoree di cui qualcuna  anche per il Vaticano. I calchi della “Via Crucis” della chiesa di Collelongo sono di sua mano. Molto espansivo, intratteneva sempre la gente e voleva riportare Collelongo ai fasti di un tempo. Era un assertore delle case in pietra e non tanto digeriva il cemento nell’edilizia. Riparò con maestria la Fonte Vecchia ed era un promotore del rifacimento dei due piani mancanti della Torre Baronale. E’ da ritenersi fra i personaggi illustri del nostro paese. Un brav’uomo, alto, educato ed intelligente. Sposato con la signora Teresa, ha avuto due figli”.

“Il Negri viveva al Borgo, era una persona alta, bella, robusta e si sapeva presentare. Faceva l’agricoltore e l’allevatore. Grande lavoratore, era un uomo buono ed era solito mettere la fraschetta per commerciare il vino, che produceva in abbondanza. Molto devoto, si sposò con la signora Maria Giovanna ed ha avuto sei figli”.

“Il Cesta, uomo di media statura ed asciutto, abitava in via S. Rocco Superiore.  Di bella presenza, intelligente ed avveduto, si adattava a fare di tutto. Sapeva istruire le pratiche inerenti le eredità, e sapeva ritrovare i terreni al catasto. Aveva molte proprietà terriere, che lavorava assumendo diversa manodopera locale. Quando nel 1947 si arenarono i lavori di ristrutturazione della chiesa principale, a causa dell’enorme costo dei materiali, fu il promotore di una colletta rivolta agli emigrati in America, andata poi a buon fine, in modo che si potessero terminare i lavori di ricostruzione.

Un tipo tutto casa e chiesa, si sposò con la signora Colomba da cui ebbe quattro figli”.

Dai Ricordi dei Moschettieri

Del Cesta Incani, parleremo successivamente.

 

Giunta Comunale numero 1) Revoca dell’ammassatore del grano e nomina di un altro, che è indicato nella persona di Cesta Cesidio  detto “Peppetto”. (foto a lato)

“Era una brava e bella persona, e nello stesso tempo un grandissimo suonatore di cornetta (pistonino in Mi Bemolle), prima tromba nella banda di Collelongo ed inoltre aveva una gran bella voce. Famoso per i suoi detti (chi è chiù è chiù), grande fumatore, non disdegnava un buon bicchiere di vino. Era un abile carpentiere, lavorava nell’edilizia a Roma, dove era anche residente. Durante la guerra aiutava i partigiani e portava loro il pane alla Valle Dei Cerchi. Sposato con la signora Anna Maria, ha avuto quattro figli”. Da ric. Moschettieri.

N 2) Nomina rappresentanti degli agricoltori, di:

Ciccone Giuseppe fu Vincenzo “Tozz” e Bellisario Paolo fu Cesidio “Pauluccie De Rosa. (Paolo, con qualche anno in più, è nella foto in Basso)

“Il Bellisario era un uomo istruito e faceva le ripetizioni agli studenti delle elementari. Sposato con la signora Domenica, ha avuto cinque figli”. Da ric. Moschettieri.

N 4) Nomina  a segretario comitato comunale dell’agricoltura di: “Cesta Domenico di Ventura  “Molotov”. “Era comunista, un tipo sanguigno ed un bell’uomo. Molto razionale e voleva bene a tutti. Sposato con la Signora Leda, ha avuto tre figli”. Da ric. Moschettieri

 

N 5) Liquidazione spese viaggi a Moro Guerino“I M’linar”.

Vari viaggi in moto (la moto la chiamavano La Merlonga) fino all’Aquila con il tesoriere per ritirare somme a favore del Comune ed altri tre viaggi per conferire con il Procuratore del Re. Questi ultimi viaggi sono relativi al trasporto dei defunti: Sansone Rocco “Nanazz”, Di Loreto Damaso “I Ammess” e Pascal Gioacchino (garzone del Sansone, sfollato di Nardò della Puglia), uccisi dai Tedeschi e rinvenuti sepolti nel tenimento di Trasacco.

“Il Moro era un tipo che sapeva fare tutto, un buon meccanico, aveva il mulino, sapeva fare la pasta ed era anche carrozziere. Persona affabile, sapeva inventare le cose, fabbricò un televisore e si definiva con la frase: “sono un vecchio giovane”. Sapeva mettere le mani a tutto ed era sempre disponibile per ogni cosa. Sposato con la signora Giustina, ha avuto tre figli”. Dai ricordi dei Moschettieri.

 

 

N 8) Aumento stipendi dipendenti comunali. Da questa delibera si conosce l’ammontare dello stipendio di una guardia urbana, pari a 848 lire mensili.

 

N 11) Determinazione imposta del bestiame. Pari all’uno per cento per equini e bovini e due per cento per ovini e suini. Il mulo, che è il mezzo di trasporto e di lavoro per i cittadini, paga 200 lire di tassa (pari circa a 400 euro del 2008) ed una pecora, che serviva per l’alimentazione della famiglia,  ne paga 20 (pari a circa 40 euro).

N 19) Censimento per la ricostruzione Nazionale.

 

N 24) Liquidazione spese per sgombro materiale accumulato da una bomba, caduta in piazza San Rocco il 3 marzo 1944.

 

N 32) Nomina di un becchino interino, la nomina va a Pisegna Mariano fu Luigi “M’ssiù”.

“Era anche banditore, perché gli operai del Comune dovevano avere due mansioni. Era un signore alto e di bel aspetto, con una bella presenza ed un grande lavoratore”. Ric dei Moschettieri.

 

Note del tempo e foto:

  • Il 4 gennaio  inizia la prima delle 4 battaglie di Montecassino, che finirono il 19 maggio.

L’11 gennaio furono fucilati a Verona, dopo un sommario processo pubblico, gli ex gerarchi fascisti Galeazzo Ciano ed altri (vedi foto) a seguito della condanna a morte che il Tribunale decretò per tutti coloro che il 25 luglio 1943 avevano votato la sfiducia a Mussolini.

  • Il 22 gennaio 1944 gli anglo-americani sbarcarono nell’Italia centrale, nella zona compresa tra Anzio e Nettuno. L’attacco aveva lo scopo di liberare Roma.
  • Il 4 giugno Roma viene liberata dagli alleati.
 Foto: Galeazzo Ciano, Emilio De Bono,  Giovanni Marinelli,  Carlo Pareschi e Luciano Gottardi  condannati a morte

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