Popolazioni italiane dell’età della pietra

I primi abitatori della penisola italiana probabilmente furono dei cannibali. Nel 1939, sul Monte Circeo, un proprietario terriero trovò una grotta nascosta da detriti ed all’interno scoprì un focolare, resti di ossa animali alle quali avevano estratto il midollo e crani umani, ai quali avevano estratto il cervello.

Ancora oggi alcune tribù selvagge di cacciatori di teste del Borneo usano mangiare il cervello dei nemici uccisi, credendo così di appropriarsi della loro intelligenza e del loro coraggio. I primi abitatori della Penisola Italiana si stabilirono soprattutto sull’Appennino centro-meridionale. In quel tempo il suolo d’Italia era continuamente sconvolto da eventi spaventosi e grandiosi: a volte il clima si faceva freddo ed i ghiacci coprivano le montagne e scendevano a lambire le pianure, a volte diventava caldo e secco; il livello marino si andava continuamente alzando e abbassando; la terra era coperta di foreste lussureggianti popolate da ippopotami, rinoceronti ed elefanti, il clima freddo trasformava le foreste in tundre abitate da alci, renne, orsi e stambecchi.

In quell’ambiente pauroso ed ostile vivevano i primi abitanti della nostra penisola. Essi abitavano le caverne e lavoravano rozzamente la pietra. L’unica fonte di cibo era costituita dalla caccia: a Venosa, una località della Basilicata, è stata trovata un’ascia di pietra ancora conficcata in una vertebra di animale.

Oggi la capitale commerciale d’Italia è Milano. 8000 anni fa, nel periodo di transizione tra l’Età Paleolitica e l’Età Neolitica, il più attivo centro industriale e commerciale della penisola era un gruppo di quindici villaggi posti lungo la valle del fiume Vibrata, nei pressi di Teramo. La natura, fino ad allora ostile, andò migliorando. Il clima si fece costantemente temperato, scomparvero gli animali più strani e feroci e si diffusero i mansueti erbivori. L’uomo imparò a lavorare meglio le pietre, potè farsi delle armi più efficienti e pensò di munirle di un lungo manico che gli permetteva di difendersi meglio.

Potè così abbandonare le caverne sui monti ed osare scendere ad abitare le pianure. Costruì le prime capanne e divenne agricoltore. Fece anche conoscenza con il mare. Aveva gli strumenti per lavorare il legno e fabbricò le prime imbarcazioni capaci di effettuare lunghe navigazioni lungo la costa. Nacquero i primi commerci marittimi, ed uno degli approdi preferiti fu appunto la foce del fiume Vibrata della costa abruzzese. Vi giungevano navigli a vela ed a remi carichi di selce, ossidiana, diaspro, pietre verdi. Venivano da Calabria, dalle isole Eolie e fin dalla Sardegna. Scambiavano queste materie con attrezzi e oggetti da ornamento fatti con conchiglie e denti di animali. Si sono trovate più di trecento capanne di questi artigiani della Val Vibrata. Sono di forma circolare; il pavimento è posto a qualche palmo sotto il livello del terreno; una buca più profonda accoglie il focolare.

Il diametro è di circa quattro metri; tutto intorno erano conficcati dei pali cementati con fango e foglie. Sul davanti era disposta una piccola tettoia sotto la quale si lavoravano e si vendevano le merci. Dodici di questi villaggi erano sulla riva sinistra del fiume, tre sulla destra: era un vero porto sull’estuario del fiume.

Vibrata non fu l’unico centro della civiltà italiana, in quest’epoca: villaggi simili si sono trovati anche presso Molfetta, presso Siracusa, nel Bresciano e nel Reggiano. Solo la zona più bassa della Pianura Padana, ancora coperta di paludi, e la zona prealpina dei laghi appaiono ancora spopolate. Ma presto qualche viaggiatore sceso dal nord insegnerà alle popolazioni dell’Italia settentrionale un nuovo modo di costruire le case ed i villaggi, un modo già da tempo seguito in Svizzera e nell’Europa centrale: le costruzioni su palafitte.

Si scoprono intanto i metalli. Villaggi su palafitte e lavorazione dei metalli: inizia una nuova fase nella storia della civiltà dell’Italia antica.

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