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Questo interessante itinerario parte da OPI (m. 1250), il paese che segna il confine estremo della regione dei Marsi. II terremoto del 1984 l'ha gravemente colpito, ma non ha cancellato la sua tipica fisionomia di centro fortificato di crinale. La storia medievale e moderna di Opi si identifica e si confonde, per lo più, con quella della vicina Pescasseroli. Appartenenti entrambe all'Abruzzo Citeriore (insieme con Ortona dei Marsi), a differenza della restante provincia dell'Aquila, che costituiva l'Abruzzo Ulteriore II; coinvolte entrambe nelle vicende delle famiglie dei Di Sangro, dei D'Aquino, dei D'Avalos; l'una e l'altra cittadina furono, nel passato, centri preminenti di una zona quasi esclusivamente legata all'economia boschiva e pastorale, e solo in rare occasioni videro i loro destini diversificarsi. Oggi Opi segue una politica economico-turistica alquanto differente da quella di Pescasseroli, sia per il diverso sviluppo urbanistico (macroscopico in Pescasseroli, quasi inesistente in Opi), sia per l'opposta concezione che i due Comuni hanno dello sviluppo turistico e dello sfruttamenlo della zona. II terremoto del 1984, avendo reso inabitabili quasi tutte le case del paese, ha impresso una svolta decisiva alla politica edilizia di Opi e, di conseguenza, anche ai suoi programmi turistici e ai progetti economici e sociali. Ad ogni modo, degne di rilievo sono ancora numerose abitazioni che presentano la caratteristica tipologia delle comunitá pastorali d'altura, e le due chiese di S.Giovanni (giá cappella di un seicentesco palazzo baronale) e di S.Maria Assunta (la parrocchiale, dall'aspetto prevalentemente barocco, pur essendo le sue origini d'epoca chiaramente romanica). Da Opi, un'escursione in auto, davvero consigliabile per la bellezza dei luoghi, è quella lungo la strada di Forca d'Acero, con le sue luminose e interminabili faggete. altra tappa di questo itinerario è il vicino Comune di PESCASSEROLI (m. 1167),a poca distanza dalle sorgenti del fiume Sangro, patria del filosofo Benedetto Croce e centro direzionale dell'intero Parco. II paese di Pescasseroli è uno dei più belli della montagna abruzzese, nonostante i danni subiti per il terremoto del 1984. II centro storico appare armonioso nella sua conformazione; e le abitazioni più antiche mostrano le soluzioni tecniche e artistiche, che sono proprie dei paesi poveri di montagna. Ma c’è anche altro da vedere: innanzitutto i resti del castello medievale (le antiche muraglie di "Castel Mancino", di cui scriveva il poeta locale Francesco Saverio Sipari), costruito con la specifica funzione di custodia e protezione dei pascoli e del tratturo; la chiesa parrocchiale dei SS.Pietro e Paolo, originariamente romanica, anche se poi ricostruita o restaurata piú volte, con soluzioni architettoniche diverse; il palazzo Sipari, risalente al primo '800, casa natale di Benedetto Croce; il Museo di Scienze Naturali; lo Zoo; e, fuori del paese in zona montana, l'ex-santuario benedettino di S.Maria del Monte Tranquillo, con una venerata immagine lignea della "Madonna Nera". Una seconda "Madonna Nera" si trova all'interno della chiesa parrocchiale: in suo onore, ogni anno (l'8 settembre) si rinnova la cosiddetta "festa dell'Incoronata", che si ricollega alla tradizione della transumanza e alla storica fiera di Foggia, la "fiera dei pastori". Da Pescasseroli Scendiamo, lungo la Statale 83, e seguendo le indicazioni per Bisegna Ortona Dei Marsi si giunge per l'appunto al caratteristico paese di BISEGNA . Anche Bisegna è sorta nel medioevo come centro fortificato d’altura su uno sperone roccioso, ai piedi della Montagna Grande. L’impianto urbano è tuttora ben compatto, addossato com’è attorno ad una singolare torre pentagonale del XII secolo. Particolarmente suggestive sono, inoltre, le vie interne a saliscendi, specialmente in quei punti dove le abitazioni conservano finestre e porte scolpite in tutta pietra. La festa più originale di Bisegna è quella del santo patrono del paese, S.Giovanni Battista. Già nel pomeriggio del 23 giugno gruppi di devoti affluiscono al piccolo santuario, che si trova fuori del paese, in prossimità delle acque del Giovenco: dopo la rituale visita alla chiesina, i fedeli scendono in una grotta, considerata sacra, e si recano quindi ad una vicina fontana per bere e purificarsi con quell’acqua, che è ritenuta miracolosa soprattutto per le malattie della pelle. Dopo aver trascorso la notte attorno ai fuochi tradizionali, la gente trasporta la statua del santo in paese; a metà strada viene incontro un’altra processione, e i due cortei, insieme, procedono solennemente verso la chiesa parrocchiale. Riprendendo nuovamente la strada dopo pochi minuti giungiamo al paese di SAN SEBASTIANO, frazione di Bisegna. Dal basso, già si può ammirare la compattezza del tessuto abitativo, alto e quasi imperioso sulla valle, tale da testimoniare ancor oggi la funzione, prettamente difensiva e di custodia, svolta dal castello nell’alto e nel basso medioevo. L’interno del paese conserva ancora, nella disposizione delle case e nel complessivo impianto urbanistico, i segni del suo passato feudale, quando esso costituiva uno degli avamposti più sicuri della grande contea di Celano. La storia più recente di S.Sebastiano, però, come del capoluogo comunale (BISEGNA), è alquanto diversa da quella antica. Entrata in crisi l’agricoltura tradizionale e, soprattutto, crollata la cultura patriarcale delle zone montane, S.Sebastiano ha subìto un tracollo economico e demografico rapidissimo. La gente è andata via dal paese; e chi vi torna, lo fa solamente per ragioni sentimentali: perché è rimasto profondamente legato, almeno con il cuore, alle proprie “radici”. I mesi del “grande ritorno” sono, abitualmente, quelli estivi, quando la natura si risveglia e l’aria della valle è davvero ristoratrice. Ma il paese di S.Sebastiano ha una festa religiosa invernale, che diventa ugualmente motivo di intenso richiamo popolare: è il 20 gennaio, giorno dedicato al Santo titolare del paese. Non è ancora il grande “festone” di agosto (quello con la sfilata e l’asta della legna in onore di S.Antonio Abate), ma è pur sempre una ricorrenza che non viene dimenticata dai cittadini di S.Sebastiano, i quali tornano dai luoghi più lontani per assistervi. Si tratta della distribuzione delle “panette di S.Sebastiano”, panette (ciascuna formata da otto palline, su cui viene impresso, con un timbro in legno, il marchio del santo) che vengono preparate, nei giorni precedenti, dalle donne e dalle fanciulle del paese e recate poi, in processione, sia il pomeriggio del 17, sia la mattina del 20, fino alla chiesetta di S.Sebastiano, che si trova proprio a ridosso del fiume. Altra festività, particolarmente vissuta dagli abitanti di questo centro, è quella di S.Gemma Vergine, una fanciulla nata a S.Sebastiano e morta a Goriano Sicoli (dove si svolge la cerimonia solenne, cui deve sempre partecipare una fanciulla di San Sebastiano). La nostra prossima tappa è il paese di ORTONA DEI MARSI. Di questo centro bisogna ricordare gli avanzi di mura ciclopiche, ma anche l’impianto tipicamente medievale, con le abitazioni che sembrano arrampicarsi fin sopra il culmine del colle, dove si scorgono evidenti i ruderi di un castello, le cui prime notizie si possono far risalire addirittura attorno al Mille e del quale si riconosce ormai solo la pianta, non più la forma. E, ancora, sono degne di rilievo le seguenti costruzioni: una piccola casa di stile gotico, con bifore e trifore trecentesche, che fiancheggia l’ingresso a gradinata della rocca; la trecentesca (o quattrocentesca) chiesa parrocchiale di S.Giovanni Battista con il prospetto in tutta pietra, che conserva, all’esterno, un rosone centrale sormontato da una cornice arcuata. E, soprattutto, la duecentesca chiesetta campestre di S.Maria delle Grazie, interessante per il suo portale, poveramente ornato, ma rigoroso ed essenziale, tale da costituire – come affermava il Gavini – “uno dei primi esempi di una soluzione ornamentale destinata a grande fortuna in Abruzzo”. Tra le frazioni di Ortona, quella che merita più di un cenno è ASCHI, un paesino di montagna, originale soprattutto perché i suoi abitanti hanno creato, nei secoli, una loro dipendenza in basso, i CASALI D’ASCHI, che amministrativamente non appartiene allo stesso Comune del paese originario: infatti, mentre Aschi Alto è frazione di Ortona, Casali d’Aschi appartiene a Gioia dei Marsi. Siamo ormai giunti all'ultima tappa di questo itinerario cioè PESCINA, città che si presenta, inconfondibile, con la sua rocca medievale (è, purtroppo, un rudere) e con i suoi ricordi di sede vescovile. Pur gravemente danneggiata dal terremoto del 1915, Pescina ha tuttavia conservato, nella parte antica, la forma urbanistica e le dimensioni di un paese costruito a misura d’uomo. Nel nucleo storico si scorgono, dunque, i ruderi del castello medievale con le originali torri pentagonali, di cui una sola rimane ancora in piedi; la casa del cardinal Mazzarino (nato proprio a Pescina), con alcune eleganti bifore (nello stesso posto è stato innalzato un moderno Museo Mazzariniano); alcune case medievali, non lontane dal castello; le torri duecentesche (di cui una soltanto integra) a ridosso della frazione Venere. E, ancora, la chiesa di S.Antonio (o S.Francesco), il cui complesso conventuale, restaurato, è divenuto oggi luogo per conferenze, dibattiti e rappresentazioni teatrali (è anche sede del “Premio Ignazio Silone”). Infine, anch’essa restaurata in tempi recenti, è da ammirare la bella cattedrale di S.Maria delle Grazie, edificata quando Pescina divenne sede vescovile (nel 1580) e, via via, ornata di opere d’arte, fra cui i paliotti settecenteschi di Giancaterino Rainaldi di Pescocostanzo e, in una cappella, il Trionfo del SS.Sacramento di Teofilo Patini. Tra i ruderi spicca quel poco che è rimasto dell’antica chiesa di S.Berardo (il patrono della diocesi), sotto il cui campanile è stato sepolto, per sua esplicita volontà testamentaria, lo scrittore pescinese Ignazio Silone.
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