Opere d'arte nelle chiese di un paese dell'entroterra abruzzese: Cerchio
di Fiorenzo Amiconi
Nell’Archivio della Diocesi dei Marsi in Avezzano si conservano numerosi documenti attraverso i quali riusciamo a comprendere in parte il discorso legato al mondo dell’arte a Cerchio. I documenti presi in esame sono gli inventari delle chiese e cappelle di Cerchio relativi agli anni 1728 e 1729. Sono documenti molto importanti per la nostra comunità martoriata da terrificanti terremoti i quali hanno inferto non solo a Cerchio bensì nell’intero comprensorio marsicano danni irreversibili al Nostro patrimonio artistico. Ben 4 annotazioni di terremoti sono riuscito a rinvenire in documenti sincroni collocati nel Museo Civico di Cerchio-Archivio Parrocchiale oltre naturalmente quello catastrofico del 13 gennaio 1915. Sicuramente un altro terremoto è riportato nello stesso antifonario collocato nel citato museo, se è esatta la mia interpretazione, relativo all’anno 1456.
Grazie, quindi, ai sopramenzionati documenti conservati nell’Archivio della diocesi dei Marsi riusciamo a capire, quasi toccare con mano, la consistenza delle opere d’arte collocate nelle chiese di Cerchio ed anche, per i templi scomparsi, la loro ubicazione e formazione architettonica. Questi documenti sono gli unici, o quasi, che ci permettono di capire l’amore dei nostri antenati verso le chiese e le cappelle cerchiesi le quali, grazie al loro mecenatismo, furono arricchite di molte opere d’arte che in parte, purtroppo, si sono salvate e che adesso fanno bella mostra di se nel Museo Civico di Cerchio.
In due soli testamenti che si sono salvati dall’inclemenza del Tempo, uno della seconda metà del Cinquecento di Messer Jacomo (o Jacobo) Polonio e l’altro della seconda metà del 600 di Marc’Antonio Pantano, si nota la volontà dei testatori di munire le proprie cappelle gentilizie con opere pittoriche.
Le chiese di Cerchio come andremo a vedere erano dotate di molte opere d’arte. Non sappiamo, purtroppo, né i nomi dei committenti né i nomi degli artisti che le eseguirono escluso qualche rarissimo caso. Il presente scritto nasce dall’esigenza di fare il punto della situazione artistica nella prima metà del Settecento cerchiese. Di questa epoca abbiamo un documento eccezionale, almeno per quanto riguarda la descrizione del paese e, di conseguenza, anche delle chiese di Cerchio: la relazione del regio tavolario Donato Gallarano compilata in un periodo storico cha va dal 1718 al 1723 e riguardante tutti i paesi della Contea di Celano e della Baronia di Piscina e, quindi, anche di Cerchio.
Nella prima metà del secolo decimottavo esistevano a Cerchio le seguenti chiese:
1) la chiesa parrocchiale della Santissima Annunziata volgarmente detta “dentro” o “dentro le mura” (ora non più esistente) ubicata nella parte alta del paese nota come “‘ngastej” (in castello);
2) La chiesa di San Bartolomeo ;
3) La chiesa di Santa Lucia (non più esistente) ubicata nei pressi della croce infissa nel 1905 dai padri redentoristi nel cippo sepolcrale (omphalos) del I° sec. d.C. Tale chiesa viene citata per la prima volta il 18 marzo 818 (E. Cuozzo e J.M. Martin: “Documents inedits ou peu connus des Archives du Mont-Cassin (VIIIe-Xe siecles” in Mefrm,103,1,1991);
4) La chiesa di Santa Maria delle Grazie (Madonna delle grazie);
5) La chiesa di Santa Maria Piedi Monte (o Ponte, ora chiesa cimiteriale);
6) La chiesa di San Francesco d’Assisi (ora non più esistente) ubicata nei pressi della piccola diga dei “Tre ponti di Cerchio“ (ancora oggi si possono vedere i ruderi).
Per dare una visione più dettagliata e particolareggiata si riportano le pagine della menzionata relazione riguardanti le chiese del nostro centro:
“(…) Dentro e fuori detta Terra vi sono più/Chiese è frà l’altre dentro la Terra Parrocchiale sotto titulo della Ss. Annunciata,/(1) detta chiesa tiene al sua porta con orna di/pietra forte all’antica di lavoro squarciato,/ e scannellato con colonnette; sopra vi è l’Imagine della Vergine con occhio, con pietra/forte, mediante due scalini si piglia il ripo_sartorio avanti la porta, da dove con cinque/scalini s’ascende ad una nave grande della/Chiesa, ed a sinistra vi è altra nave piccola/mattonata nel suolo, coverta a tetto di canali/a due penne, ed a sinistra vi sono cinque/ arcati coverti a tetto ad una penna sostenuti/ a pilastri di pietra forte, a destra dell’en/trare vi è la fonte Battesimale, ed al diritto/ di sopra vi è il campanile in profilo/con trè campane./In testa della Nave vi è l’altare mag/giore con Presbitero separato, con balaustrata/di legno, et in cornu Epistolae, vi e la Sacre/stia coverta a lamia a botte con l’armari di/legno dove si conservano gl’apparati sacer/dotali di tutti li colori Ecclesiastici, vi è in/genziero,Navetta, e croce d’argento, et otto calici, sopra della Sacrestia vi è il Coro con/sedili attorno con vetturino in mezzo, coverto/a lamia a botte a lunetta con comodità di/ciminiera, e con due finestre corrisponde so/pra l’altare maggiore, e calando alla sacre/stia, a destra vi è porta, che corrisponde alla/strada/Tornando alla Chiesa, l’altare maggiore/ha la sua facciata con pietre colorite, e suoi/cornicioni, vi è il Tabernacolo di legno in/dorato, dove si conserva il Venerabile, et a/ fianchi vi sono armari di stucco con due/Angeli sotto con due Reliquiarij con reliquie insigni del SS. Martiri, legno della SSma Croce,/velo della Vergine Santissima, ed altre reli/quie, e dalla parte dell’Evangelo vi è altare/con facciata di pietra forte con colonne,cor/nicioni,frasche ecc. Nella Nave picciola vi/sono due altari, in uno dei quali vi si cele/bra, e dall’altra parte dell’epistola nella nave/grande vi sono due altari con ornamenti di/ stucco, vi è il pulpito di stucco colorito, e/ li detti altari sono guarniti di candelieri,fra/sche ecc,vi sono ancora due statue di stucco/bianco al naturale accosto a detto Altare vi/sono confessionarij, sedili ed altro./Detta chiesa viene servita dall’Arciprete/canonico, quattro altri canonici, e tre altri/sacerdoti, e tre Clerici, è sta detta Chiesa/meglio tenuta di quello che è la proporzione/della Terra./
Poco di sopra della predetta Terra vi è/un'altra Chiesa di San Bartolomeo,(2) con porta/con orna di pietra forte all’antica squarciata,/risaltata con colonnette, con facciata di fa/brica e con quattro scalini s’ascende alla/Chiesa ad una nave mattonata nel suolo, e/coverta a tetto a due penne con arco in mez/zo, e paragostata di legno, e due scalini s’ascende al Presbitero con sedili attorno mat/tonato a quadrelli in testa si ha l’altare con facciata di stucco, e fondi coloriti con nicchio con/figura di rilievo della vergine coll’Eterno/Padre sopra, et a fianchi vi sono due nicchi/con le Statue di rilievo al naturale, vi è pul/pito di legno, vi è altra cappelluccia con/alcune dipinture de’ Santi, vi è campaniletto/con campanello, et in detta Chiesa vi si celebra due volte l’anno per obligo, il mezzo/ Agosto, e la seconda feste di Pasqua, ed al/tre volte per devozione, tiene gli apparati,et/utensilij, calici ecc, et ha di fondo alcuni/terreni, che li rendono da tre in quattro so/me di grano l’anno./
Discosto da detta Terra per circa 100/passi si trova un’altra chiesetta sotto titulo di S. Lucia coverta a tetto a due penne con/altare in testa, e vi si celebra il giorno della/festa, e di volta in volta per devozione,ma/gli utensili e paramenti Sacerdotali si por/tano dalla Chiesa maggiore./
Verso mezzogiorno distante circa un mi/glio vi sta un'altra chiesetta sotto titulo di/S. Maria Piede Ponte, coverta a tetto a due/penne, dove vi stà altare con paragostrata e/Presbiterio, e vi si celebra il giorno della/ festa, e li sabbati, ed altri giorni per devozione, e tiene li paramenti et utensili neces/sarij-Vi è campana, sacrestia, e casetta/per abitazione dell’Eremita che ci assiste e tiene d’entrada da 3, ò 4 some di grano/l’anno./(3)
Anco nel detto verso di mezzogiorno per/la distanza circa un miglio, vi stà Chiesetta privata del 2° Proposito /di Celano Celano sotto titulo di S. Francesco d’As/sisi, vi si celebra il giorno della festa e tutte/le feste di precetto, tiene l’apparamento et/utensili necessarij, e la fondazione di detta/Chiesa seu entrate (…)/
Poco sotto la Terra di Cerchio nel luogo/detto Corbarola vi è una chiesa e Monistero/de’ PP. Scalzi di S. Agostino, soto titolo di/S. Maria delle Grazie,tiene porta di pietra/forte all’antica con finestrone quadro sopra/con affacciata di fabbrica liscia./La detta Chiesa è ad un a Nave coverta a/lamia a botte con lunette, e mattonata nel,/suolo,scendendo due grade si trova bala/gustrata di legno con Presbiterio-In testa/vi è altare maggiore con due porte à destra,/ed à sinistra, quale s’entra dentro la Sacre/stia,dove vi sono li cassabanchi, et apparati/di tutti li colori,, vi sono li calici, Navetta et/incenziero d’argento, e sopra della sacrestia vi è il coro monastico con occhi ton/di, con gelosie, che sono alla affacciata del/l’altare maggiore./Tornando alla chiesa in testa vi è il mentuato altare maggiore con quadro a faccia di muro, di S. Maria delle Grazie con/ pannetto avanti, e baldacchino sopra, vi è/custodia di legno indorata, dove dentro vi/si conserva il Venerabile, con frasche, can/delieri et altro./Tornando alla nave in cornu Evangelij/vi è una cappella di stucco bianco lavorato alla romana con colonne di stucco, e suoi/cornicioni con finimento tutto d’intaglio di/mezzo rileivo con il Padre Eterno nel Mezzo/del finimento con Angioloni a fianco, et al fianco delle colonne vi sono due statue di/stucco la naturale con altare colorito con(frasche, candelieri, ed altro, e vi sono due/confessionarij dentro mura di noce./ A cornu epistolae, vi è l’altro altare a/faccia di muro con colonne e suoi cornicioni/di stucco bianco con frasche, candelieri,ed/altro,e vi sono due confessionarij simili di/noce, come all’incontro accosto a detta vi è il Monistero con due chiostri, e dormitorij/intorno; tengono il loro campanile a profilo/con due campane, vi sono di famiglia 12./religiosi, e vi sono d’entrada comodamente (…)”(4)
Come abbiamo accennato i disastrosi terremoti accaduti nella nostra sub regione marsicana hanno irremidiabilmente distrutto il Bello che faticosamente per secoli i nostri avi avevano saputo creare con sagacità ed impegno per le loro chiese e dobbiamo supporre anche per i loro palazzi.
Si riportano i terremoti accaduti a Cerchio :
1) “ Adì primo di novembre 1633 il giorno di Martedì ad hore venti circa prima si cominciase il Vespro, fu un grandissimo,et spaventoso terremoto che fece tutti restare smarriti per non essere udito più il simile, et dopo finito il Vespero delli defunti dal Reverendo Clero presente il Popolo fù esposto il Ss.mo Sacramento con grandissima devozione acciò non si rassicondasse, come per gratia del signore(…)” Museo Civico di Cerchio.
2) “(…)Adì 19 gennaro 1648 la matina circa le 14 hore mentre si celebrava la prima messa fu un Terribile Terremoto più forte degli anni passati, nel qual tempo era assediata la Terra di Celano dal Pezzola…Generale della Serenissima Repubblica di Napoli et in detta Terra di Cerchio vi avrebbero 150 morti “ (così sembra leggersi )-Museo Civico di Cerchio
3) “(…) Adi 14 gennaro 1703 Domenica seconda dopo l’Epifania, verso un’hora, e mezzo di Notte fu similmente un terribile terremto che qui in Cerchio cederono alcuni travi e tavole in alcuni tetti de particolari e anco muraglio di casaleni, e fu proprio il terzo anno dopo la morte di Carlo 2° Re e Monarcha di Spagna di Casa Austriacha.Nel qual tempo siguerreggiava la detta Monarchia dall Gri…atore con il Duca d’Angiò Nipote di Luigi Rè di Francia con numerosissimi eserciti d’ambedue in diverse parti enell’istess’Anno il Sangue del Glorioso S. Gennaro non fè il solito miracolo della liquefattione del proprio sangue questa dette gran timore a viventi: generale terrore replicò due altre volte in detta notte, ma non così terribilmente cioè a pena fu conosciuto “-Museo Civico di Cerchio.
“E(ccelentissi)mi e R(everendissi)mi Sig(no)ri/ Il Priore e Convento delli Agostiniani Scalzi di S(an)ta Maria delle/Gratie nella Terra di Cerchio in Abruzzo Dioc(esi) di Marsi/Umil.mi P(ad)ri dell’E.E. V.V. Riverent(emen)te espongono/Ritrovatasi la loro Chiesa, e Convento molto bisognosi/di Risarcim(en)to per li danni patiti dal Terremoto/nell’anno scorso, per il che Resta poco sicura/l’habitazione de Religiosi ivi Commoranti, e meno sicura l’Officiatura della chiesa sud(ett)a esposta/all’intemperie delle stagioni. ma per la penuria/ delle Ricolte, non Ritrovandosi denaro da poter sco/combere alla spesa ciò non ostante Ricorrono alla benignità dell’E.E. V.V. per la benigna licenza /di poter impiegare a quest’effetto scudi sessan/ta moneta Romana, dati dal Cavalier Mando/sio, a fine di Rimessosi in qualche fondo fruttifero, con il peso di venti messe annue, e per/ciò depositati nel Sacro Monte della Pietà di Roma/dove ancora si trovano, esibendosi gl’oratori d’asse/gnare per fondo perpetuo delle sud(ett)e 20 messe annue/Una posses(sio)ne del med(esim)o Con(ven)to, libera di ogni peso, in/vocabolo Preturo, posta nel territorio della sud(ett)a T(er)ra di/Cerchio di uguale, et anco mag(gio)r valore di d(ocati) 60,po/tendo Ricevere questo nuovo obligo di messe,senza/pregiud(izi)o degl’altri obblighi,che sono in poco numero/che della grazia”(non vi è alcuna data ma riguarda l’anno 1704 come l’intero fascicoletto escluso le prime carte come si può notare dalla lettera che qui si riporta appresso, facente parte del fascicoletto in questione collocato nell’Archivio della diocesi dei Marsi in Avezzano Fondo C /6/184).
“Adi 28 Ap(ri)le 1704
Io sottosc(ritt)o al Presente Priore del Convento de Scalzi Agost(inia)ni di/S(ant)a M(ari)a delle Gratie d(ett)a in Corbarola sotto la terra di Cerchi/ in Abruzzo Fo piena fede tacto pectore more Sacerdotali/havere, e possedere q(uset)o Con(ven)to oltre altri pezzi di Terreni, e Pos(sessio)ni/una Vocabolo Preturo Arativa, Alberta all’intorno, che p(er)/la sua ottima qualità si semina ogni anno,e da me e stata/data in affitto alla Metà restando l’Alberi sempre liberi./Tutti p(er) il Con(ven)to e questa secondo il Catasto apresso di me esis=/tente, e di capacità di coppe trenta quattre e Canne, ed E’/liberà del soprad(ett)o mio Con(ven)to e questa da me si esibisce p(er) fondo/ di assicuratione p(er) li scudi sessanta Papali dati a q(uest)o Con(ven)to/dall’Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Cavaliere Ottavio Mandosio(5) p(er) fondo di Messe/ venti annue perpetue p(er) se e sua Casa/
Similmente da me come sopra si fa tacto pectore qual=/mente calcolati l’oblighi p(erpe(tui di q(uest)a mia Sag(resti)a esistenti/ducento ventinove, alle quali devolsi agiungere altre messe/annue che si celebrano p(ewr) raggione di frutti che si ritraggono/da altre terre, e Vigne del q(uonda)m Giusepper del Pezzo, e q(quondam) D(on) Marc’/Ant(oni)o Pantani (6), et un anno p(er) l’altro posson ascendere alla/ quantita di Messe duecento quaranta in circa p(er) Sodis-/fare alle quali Messe si trovano di presente in questa/mia famiglia Sacerdoti quattro di Stanza non esendo p(er) anche gionto il quinto Sacerdote già destinatomi dal mio/R(reverendo) P(adre) Pro(vincia)le di Roma, e p(er) il Passato sono stati più volte anche/sei Sacerdoti, che con altrettanti laici, e qualche necessario/servente si possono commodissimamente in tutto sostentare/e si sostentano conforme le Bolle de Sommi Pontefici/Per ultimo tacto pectore si fa Fede da me come sopra, essere questa/mia Chiesa bisognassimo di Risarcimento, e parimente a / Caisa de Terremoti essere necessario almeno p(er) quattro camere/porvi riparo acciò si possa con sicurezza abitare da /Religiosi, perciò l’Annesso Memoriale alla S(acr)a Cong(regazio)ne hò/Supplicato, e Risupplico;Et in Fede d’esser tutto conforme/alla Verità la presente da me scritta, sarà sottosc(ritt)a e Siglillata/con i sigillo di q(uest)o mio Con(ven)to(7) di et anno come sopra/
F(ra) Gio(van) Crisostomo di S(ant)a Dorotea Priore/
Ag(ostinia)no Scalzo M(ano) p(ro)p(ri)a “(Archivio della Diocesi dei Marsi Avezzano-Fondo C/6/184 ).
“(…) la disgrazia che si ebbe del forte terremoto avvenuto la mattina dei trenta or caduto mese ha fatto si che non possa da questo fondo prendersi cosa alcuna, poiché tutte le Chiese di padronato di questo Comune fra le altre la parrocchiale di cui la cuppola ha sofferto in più punti ed a bisogno di sollecito riparo.In quella della Vergine Santissima delle Grazie deve nuovamente ricostruirsi tutta l’intera volta, con il tetto la Chiesa del Camposanto con il Camposanto istesso(…)”( Archivio Comunale di Cerchio- Seduta Consigliare del 5 Gennaio 1851 ).
Sicuramente anche un altro terremoto dovette accadere, come ho detto sopra, nel 1456 se è esatta la mia interpretazione in quanto è molto disagevole la lettura e anche perché questo evento è riportato nel medesimo salterio( primo foglio ) dove sono annotati gli altri soprariportati terremoti :
“ Nello ando de missere domine mille cccc° Lvi et adì(….)/della V. fud(….)/lo dj foj de Sabato de(…)/(…) di foj dito un horribile(…)ti quo no(…)vamens(…)/udirlo dis(…)”(Museo Civico di Cerchio ). E’ il famoso terremoto di Santa Barbara accaduto nel dicembre 1456 e annotato da Berardino Cirillo nei suoi “Gli annali della Città dell’Aquila –Roma, Accolto, 1570?
Berardino Cirillo così lo riporta nella sopramenzionata sua opera: “ (…) Del mese poi di Dicembre il dì di S. Barbara nell’Aquila, e per tutto il regno cominciarono ad udirsi orribili terremoti,che continuarono per tutto il mese, nel penultimo dì del quale, ne fu sentito uno così grande che un simile non che maggior non fu udito in memoria delle genti giammai.Era stupor grande veder la rovina dei palazzi ed altri edifici della città(…) Nel palazzo del Capitano furono oppresse assai genti, e le strade publiche pei cementi rovinati non potevan praticarsi(…) furon trovatecirca ottanta personesotto le rovine oppresse per questo gran terremoto, oltre molti poveri che nell’Ospedale di S. Pietro di Sassa e di S. Giacomo alla porta di Paganica perirono (…)”.
Piace chiudere questo intervento riportando altre notizie utili riguardante il mondo dell’arte cerchiese. La più eclatante di queste senz’altro è quella dove apprendiamo la cattiva usanza dei nostri antenati i quali portavano a L’Aquila, durante le solenni celebrazioni della festa della Perdonanza celestiniana, manufatti d’argento vecchi o rotti per venderli o per farli trasformare in oggetti più funzionali e più moderni. Quindi non solamente i numerosi terremoti, gli atti vandalici di soldati o di briganti senza scrupoli, o furti hanno depauperato le nostre chiese bensì ciò è avvenuto anche per un rinnovamento estetico da parte dei parroci locali.
L’altra cosa da mettere in evidenza è l’appatenenza, tra la fine del ‘500 ed inizio del ‘600, di tre orefici che svolgevano la loro attività nel piccolo paese di Scurcola dove forse doveva esistere una scuola o bottega orafa. Interessantissime sono le notizie riportate da Ezio Mattiocco: “Bibliografia per la storia dell’arte orafa in Abruzzo”-Edizioni Colacchi,L’Aquila 1999 n. 7 della Collana Bibliografica della Deputazione Abruzzese di Storia Patria, circa una scuola di oreficeria nata in Tagliacozzo.
Nel Registro dei Matrimoni (8) dell’Archivio Parrocchiale di Cerchio( ora conservato nell’Archivio della Diocesi dei Marsi in Avezzano ) apprendiamo infatti che, nell’atto di matrimonio stilato il “29 febraro 1579 “ un testimone era un certo : “ Mro Cesilo orefice della scurcola(…)” ed ,in un altro stilato il 17 aprile 1583 apprendiamo ancora :”(…) Mastro pompeo argenter della Scurcola(…)”.
Nel registro di “ Esito ed Introito della Fraterna di S. Maria della Grazia di Corbarola” di Cerchio (9), collocato sempre nel menzionato archivio diocesano di Avezzano apprendiamo:”(…)Adi 8 di aprilio 1602(…)e piu ritrovato per venita di tanto argento usato vacchio cioe varre di cintianella Rotte e Zolle le quale stimo e aprezo mastro erqulo orefice della scurcola abitante in Celano(…)” e, nell’altro registro registro di “ Esito et Introito dei procuratori della Santissima Madonna di Ponte” di Cerchio (10) apprendiamo: “(…) 1608(…) Et piu dato a Don Cesaro di Colantonio carlini vincinqui et grana tre noi procuratori portammo l’Argento della madonna allo perduno de L’Aquila per vendere et cosi ne incontrammo con il detto Don Cesaro con il quale andammo da un Argentero Amico di lo pigliò detto Argento per docati vinti volta (do)cati ne havemo fatto fare calice patena(…)”adì 26 decembre 1613(…)et più per tanto zulle de argento vasse venduto a lucio ciofano aprezato da mastro erculeo arientero grana trentacinqui(…)”.
Di primo acchito le su menzionate notizie ci autorizzerebbero a farci affermare che a Scurcola Marsicana nel XVI secolo, il medesimo secolo nel quale era attivo Ascanio Mari ( o de’ Mari ) di Tagliacozzo, allievo prediletto del grande Benvenuto Cellini, doveva esistere una qualche bottega o scuola orafa perché è impossibile che ben tre orafi, dal 29 febbraio 1579 all’8 di aprile 1602 fossero originari di Scurcola Marsicana.
Possibile che queste notizie siano frutto della casualità? Esisteva forse qualche scuola orafa presso la Real Badia di S. Maria della Vittoria di Scurcola eretta per volontà di re Carlo d’Angiò all’indomani della vittoria contro Corradino di Svevia nella battaglia avvenuta nei campi Patentini, nei pressi di Scurcola Marsicana, il 23 agosto 1268, e passata alla storia come battaglia di Tagliacozzo?
Nel 1484 tre procuratori della chiesa di Santa Maria di Cerchio ( è la chiesa matrice Santa Maria dell’Annunziata volgarmente detta “dentro”, o “daventro le mura “ ) commissionarono ad un valente ed ignoto artista di Sulmona, la corce grande astile d’argento sbalzato che ,ancora oggi in alcune occasioni solenni, si porta in processione. I citati personaggi, a ricordo di tale evento, fecero apporre nel verso una targhetta, sempre in argento, con la seguente scrittura dedicatoria:” FO FACTA ANNO DOMINI MCCCCLXXXIIII PER LIMOSINA DI DON ANTONIO DI COLA DI PETRI DI CICCO ET COLA DI ANGELU DI ANTONIO ZANNA ET MACTEO DI MACTEO PROCURATORI DI S. MARIA DI CIRCHIU PER POPULU “.
Alla fine dell’800 inizio ‘900 uno stuccatore aquilano, Giovanni Feneziani (1851-1931) allievo del grande Teofilo Patini, diede il meglio della sua arte realizzando i magnifici stucchi che ancora oggi si possono ammirare nell’allora restaurata chiesa dela Madona delle Grazie, speciale protettrice di Cerchio, solennemente riaperta al culto il 27 agosto 1903 in occasione dei solenni festeggiamenti del primo centenario della sacra riapparizione della speciale dispensatrice di grazie.
Nel Luglio del 2000 è stato donato al Museo Civico di Cerchio dagli eredi Sabatini di Cerchio (a loro volta eredi dell’estinto importante casato dei D’Amore-Fracassi di Cerchio) un calice d’argento recante alla base la seguente scrittura: “ Donato da Don Giuseppe d’Amore Fracassi a Devozione della Vergine Santissima delle Grazie”. Il calice è riccamente decorato con 3 coppie di putti e grappoli d’uva e foglie di vite alla coppa e altre 3 coppie di putti alla base con altri disegni.Alla base vi è ache l’immagine ad alto rilievo della Madonna delle Grazie di Cerchio in “ atto di dispensar grazie “. Misura in altezza cm. 29. Giuseppe d’Amore Fracassi nacque a Cerchio il 10.11.1815 ed ivi morì il 6.8.1872.
Nel Museo Civico di Cerchio vi sono conservati 28 dipinti (secc. XVI-XIX ), 7 reliquiari d’argento (sec. XVIII), e 2 lignei (sec. XVII), 2 salteri del ‘400, un antifonario stampato in Venezia nel 1548 da Petri LIECHSTEIN, il Catasto (cabreo) degli Agostiniani Scalzi del 1677 compilato da Ferrante Cocuzzio della Villavallelonga, pergamene (sec. XVI-XIX), statue lignee policrome (sec. XVIII), paramenti sacri ed altro oggetti (vedi il sito del Museo: www.comunedicerchio.it ).
Note:
1) Pietr’Antonio Corsignani nella sua “Reggia Marsicana“ edita in Napoli nel 1738 così riporta l’artsitico portone della chiesa: “(…) La menzionata Terra contiene oggidì cento Fuo/chi in circa colla chiesa Parrocchiale a MARIA Ver/gine eretta, e con quattro Canonici, dov’esiste una/Porta lavorata con intagli nobili e curiosi (…) “
2) “ (…) gli affreschi del cinquecento vi sono in gran parte deperiti (…)” così comunicava Antonio De Nino nel 1899 all’amico Giacinto Pannella direttore della “Rivista Abruzzese”- vedi A. De Nino: “ Tradizioni popolari Abruzzesi “ scritti inediti e rari- Vol. II a cura di Bruno Mosca-L.U. Japadre Editore l’Aquila 1972.
3) Nella stessa citata relazione Gallarano prima delle descrizione delle chiese viene riportata la notizia della fiera di Cerchio che si svolgeva nei pressi della chiesa di Santa maria Piè di Ponte:”(…)l’abitatori della/ predetta Terra godono d’una ferie, che si/ fa nella Domenica fra l’ottava della Vergine/nella Cappella di S. Maria Piè di Ponte, dove/si portano a vendere ogni sorta di Animali/grossi, e minuti,vasi di creta,frutti, e ver/dume, e dura un giorno(…)”.Pietr’Antonio Corsignani nella sua “ Reggia Marsicana “ edita a Napoli nel 1738 così riporta la menzionata fiera: “(…) Fuori delle sue mura in mezzo a ridenti prati mirasi il Tempio di S. MARIA piè di Monte, nella/cui pianura fassi ogn’Anno un’abbondante Fiera(…)”.
4) Vedi Vertenza Cerchio-Collarmele-Parere Gennaro Manna, Aquila Tipografia Sociale A. Eliseo 1894-pagg. CXVII-CXLIV.
5) Chissà se è un congiunto di Prospero Mandosio il quale concesse l’approbatio canonica alla raccolta di iscrizioni dedicata al medesimo patrizio romano e posta all’appendice del “De Viris Illustribus“ edito da Monsignor Pietr’Antonio Corsignani nel 1712.
6) Vedi Appendice.
7) In questo documento non vi è alcun sigillo.
8) Liber Matrimoniorum (anni 1567-1705). Vedi AMICONI F.: “ Gli atti di matrimonio all’indomani del Concilio di Trento in un paese dell’entroterra abruzzese: Cerchio (AQ)”-Museo Civico di Cerchio-Quaderno n. 50, Anno III,2000). Misura mm. 198x2621.Ora in Archivio della Diocesi dei Marsi-Avezzano.
9) Anni 1589-1661. Misura mm. 195x255.Ora in Archivio della Diocesi dei Marsi-Avezzano.
10) Anni 1607-1746.Misura mm. 192x262.Ora in Archivio della Diocesi dei Marsi-Avezzano
























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