VERSO IL SOLE LONTANO
di Vittoria Addari Petrucci
Centro Studi Marsicani
Prefazione
di Vittoriano Esposito
A giudizio di alcuni esperti del settore, pare che l'era del femminismo battagliero si sia ormai chiusa, per cedere spazio ad un post-femminismo o neo-femminismo meno velleitario, consapevole degli eccessi utopistici degli anni '60-'70, riassumibili nello scontro irriducibile col "maschio", su tutti i fronti della vita privata e pubblica, col conseguente sogno di primati impossibili e ambizioni di "revanche" ad ogni costo. Oggi, a parere dei più, si sarebbe inclini alla riflessione meno concitata, al confronto dialetticamente costruttivo, al colloquio politicamente ragionato.
E non è un caso fortuito che perfino Papa Vojtyla, con interventi ufficiali, abbia contribuito alla instaurazione di un clima più disteso tra le parti in conflitto, riconoscendo le colpe secolari della Chiesa cattolica nei riguardi della donna, della quale ha rivendicato il ruolo di assoluta centralità cosi nella società come nella famiglia.
Sul fenomeno del femminismo, com'è risaputo, non è fiorita solo una vivace pubblicistica di carattere socio-politico che ne ha contrassegnato il cammino storico dagli albori fino alle ultime vicende, ma è fiorita anche tutta una letteratura nuova, in versi e in prosa, che ha cercato di guardare più nel profondo della condizione femminile, per farvi luce dalle angolazioni più segrete, attraverso un capillare sondaggio dei moti e sentimenti dell'animo. Anche in Abruzzo abbiamo avuto delle presenze femminili molto attive e agguerrite nel campo letterario e, tra tutte, Vittoria Addari Petrucci ha avuto già modo di farsi apprezzare ampiamente con una raccolta di poesie dal titolo inequivocabile: Essere donna.
Titolo che, nella sua brevità, denunciava non solo una doverosa constatazione di fatto, ma anche una perentoria dichiarazione di propositi con a fondamento l'imperativo morale di riscatto della propria condizione. Ai propositi e all'imperativo di quel suo primo libro l'Autrice si ricollega con questo suo ultimo lavoro, ma lo fa in modo originale, senza correre il rischio del "dejà v u": in una prosa liberamente ritmata, che passa dal racconto minuzioso a momenti di abbandono poetico e perfino di accensione lirica, disegna tutto l'arco dell'esistenza della donna che, fino a pochi anni or sono, si trovava a nascere per caso in un ambiente povero e chiuso come il nostro, dalle strutture sociali e familiari rigidamente condizionate dai tabù tradizionali della figura del "maschio".
Ne risulta un affresco in gran parte inedito, che può anche stupire per la crudezza di certe descrizioni, ma che non si discosta affatto dalla realtà vissuta, ben nota a chi è della mia stessa età e non rinnega le proprie umili origini. Impressionante può apparire soprattutto la prima parte, È femmina! frutto di uno "studio dal vero" cosi rigoroso del mondo contadino da evocare giustamente l'immagine dolorante che ne dette Silone in certe pagine memorabili di Fontamara.
Ma Vittoria Addari Petrucci non ha voluto darci solo quel che si potrebbe dire un "livre-verité": qui, all'interno del documento socialmente incontestabile, vibra un'anima assetata di liberazione, capace di infervorarsi ai sentimenti più nobili, tra cui la pace, la giustizia, la fratellanza di uomini e popoli. Al di là di certe punte acremente polemiche e di certe incrinature ironicamente pungenti, rilevabili soprattutto nei testi della seconda parte, si comprende agevolmente che l'urgenza più profonda di queste pagine non sta nella sotterranea ricerca di rivalsa sugli uomini, affiorante qua e là, da perseguire con una ipotetica sovversione di ruoli, ma piuttosto nella prospettiva di un mondo migliore, in cui la vera e più autentica parità sia data dall'intelligenza: per cambiare le cose, non basta battersi per l'emancipazione femminile, ma occorre dare spazio "alle donne che sanno capire, accanto agli uomini che sanno capire".
È questo, a mio parere, l'insegnamento più alto che si possa ricevere da una lettura non superficiale del libro. Un insegnamento che dovrebbe riscuotere un consenso pieno, senz'alcuna riserva, anche da parte degli assertori del più vieto antifemminismo.

