TIENIMI PER MANO


Prefazione
di Vittoriano Esposito

Con questa terza raccolta di poesie, annunciata già da qualche anno, Vittoria Addari Petrucci, che scrive versi e prose fin da ragazza, in italiano e in dialetto abruzzese, offre chiari segni di una maturazione espressiva in corso di felice compimento. Fedele alla " coraggiosa scelta di campo " operata col volume Essere donna (1982), anche con questo diremmo che nella condizione femminile trova il sottile fil rouge capace di collegare tutti gli altri motivi della sua ispirazione. Di qui il taglio preoalentemente lirico-esistenziale del suo "discorso" poetico, che riesce tuttavia a tenere le giuste distanze dall'angoscia del vivere, di tipo leopardiano, e dagli oscuri complessi del profondo, sul modello freudiano.

Attenta alle problematiche dibattute sul piano etico-civile e non solo politico-sociale, Vittoria Addari Petrucci sa conferire alle sue pagine una valenza di sano realismo, rifuggendo dall'enfatizzazione dei miti correnti non meno che dagli aulicismi estetizzanti e dal descrittivismo puramente ornamentale. Come in passato, insomma, anche ora si colloca sulla linea di una poesia intesa come verità, soprattutto a specchio di esperienze vissute come donna e come madre. Ciò non impedisce, ovviamente, che anche il sogno e la fantasia abbiano la loro parte; si sa del resto che, senza di loro, la vita sarebbe ben povera cosa, specialmente la vita d'un poeta.

Ma bisogna pur dire che Vittoria Addari Petrucci, anche quando si libera dalla morsa del reale, predilige esprimersi con immagini concrete, che riesce spesso ad avvivare con allusioni simboliche, senza tuttavia le esasperazioni di certo ermetismo e senza il "non-senso" di certe avanguardie. Lasciamo ai lettori la individuazione dei momenti poeticamente più felici, nello scorrere delle pagine, secondo il gusto personale. A noi basti aggiungere che raramente accade d'imbatterci in raccolte cosi nutrite senza scadimenti di tono, senza vuoti d'ispirazione. E la ragione sta nel fatto che l'autrice non cede alla facile improvvisazione, sia per la scelta dei motivi che per l'uso della parola.

Ne consegue che, sul versante dello stile, Vittoria Addari Petrucci non si espone a variazioni rischiose, a giochi funambolici, a dilettazioni domenicali: la sua cifra espressiva, limpida e insieme concentrata, è frutto di un'operaZione sempre vigorosa, tesa alla più armonica corrispondenza tra segno e significato, in ossequio alle necessità interiori che, di volta in volta, la muovono o commuovono.

Condividi questo articolo