Caraibi

Pescasseroli lineamenti di storia dalle origini all'Unità d'Italia


Copertina del libro
Il lavoro dell'amico Gianluca Tarquinio si inserisce in un filone di nuova storiografia dedicato a singoli comuni che ha ritrovato fervore con la recente costituzione della Regione Abruzzo. Va tuttavia precisato che questo necessario ed utilissimo lavoro è stato condotto in maniera del tutto nuova che non lega con le fantasiose ipotesi, nate a tavolino, che caratterizzano purtroppo la produzione storico-letteraria marsicana fin dal lontano secolo XVI. infatti l'autore mette giustamente in dubbio le numerose asserzioni storiche, date come sicure senza nessun appoggio a documenti, che collegano Pescasseroli con Plestinia, centro fortificato dei Marsi preso dai Romani durante le guerre sannitiche.

Ringrazio Gianluca per la possibilità che mi dà di chiarire definitivamente uno dei più complessi problemi che rimangono sulla assegnazione del territorio di Pescasseroli, ed opi, nell' ager Marsorum. Le attuali conoscenze topografiche e il riesame delle fonti storiche romane che descrivono la presa di Plestrinia, con Milonia e Fresilia, nel 302 a.C. ad opera di Valerio Massimo (1), permettono ora di ricercare l'oppidum, marso nella valle del Giovenco, fra i comuni di Pescina e Ortona dei Marsi. L'analisi della copiosa documentazione medioevale della Valle (già dal X secolo) e la realtà archeologica del sito, ha permesso di ubicare Milonia nella frazione di Rivoli di Ortona dei Marsi (2), per cui, Plestinia e Fresilia sono da riconoscere in due dei grandi centri fortificati (oppida) presenti sui monti ovest della Valle e nelle alture del fondovalle: oppida di 'Rocca vecchia' di Pescina, Cesoli' e 'M. Civitella' di Ortona dei Marsi (3).
  
Mentre per Plestinia abbiamo ora una ubicazione determinata, per il territorio compreso fra Campomizzo, Pescasseroli ed Opi rimane da precisare la sua reale appartenenza al territorio dei Marsi in età italico-romana. il problema è stato recentemente ripreso dal Letta: '...Resta da esaminare l'alta valle del Sangro, ritenuta marsa fin quasi a Castel di Sangro dagli storici patri, mentre dal Mommsen in poi si è tracciato il confine subito dopo le sorgenti del Sangro, verso la località 'Campomizzo'. Un punto fermo è dato dal fatto che il molino di Opi, posto circa 4 Km. ad E del paese, sulla riva destra del Sangro, risulta già al di fuori del territorio marso, giacchè vi si è rinvenuta un'epigrafe con la menzione della tribù Teretina, in cui erano iscritti gli abitanti di Cominium. D'altra parte, riteniamo di poter affermare che un'iscrizione arcaica con dedica a vesunia Erinia e ad Erinis Pater, sicuramente marsa per caratteri linguistici, sia stata rinvenuta nelle immediate vicinanze di Opi, e dimostra quindi che il territorio marso si spingeva fino alla curva che il Sangro fa tra Pescasseroli ed Opi, quando lascia la direzione N-S per assumere quella W-E'.
  
Pertanto, anche se non è possibile precisare meglio questo dato, affermiano che i Marsi occupavano anche l'alta valle del Sangro, probabilmente fino ad Opi, e in ogni caso almeno fino a Pescasseroli, su entrambi i lati del fiume' (4).
Appare dunque chiaro che per il territorio che và da Campomizzo ad Opi, rimangono pochi dubbi sull'assegnazione ai Marsi, mentre per il tratto compreso fra Opi e Barrea le attestazioni epigrafiche confermano una appartenenza all'ager di Cominium (Alvito) e quindi al territorio volsco-
sannitico. Appare quindi chiaro che a circa 4Km. da Opi verso nord-est, nella località Molino di Opi o S. Elia, si è già nel territorio sannitico; ma forse, per il periodo arcaico, in questa area sono da ricercare i Volsci, prima che questi scendessero verso la fine del vi secolo a.C. nella pianura romana. Questa ipotesi è confortata dall'attribuzione dell'area a Cominium, centro volsco (poi sannitico nel Vi secolo) posto sul 'Colle della Civita' di Alvito (FR) nel Lazio.
  
Altra attestazione del legame fra Cominium e il territorio compreso fra Opi e Barrea è data dalla frequentazione, da parte delle popolazioni di questi comuni del Parco, del santuario della Madonna del Canneto (in antico dedicato alla dea italica Mefiti) posto sull'alto corso del fiume Melfa o Melfi, a nord-est di Atina. (5). Ad una comunità volsca è da attribuire la necropoli della Val Fondillo, in territorio di Opi: qui, dietro la diruta Segheria, sono venute alla luce (già in passato) (6), tombe a cassone in lastre di pietra e con corredi databili entro la prima metà del VI secolo a.C..
  
In particolare da una tomba viene un completo esemplare di armatura sabellica composta: da due dischi-corazza (Kardiophylakes) in lamina di bronzo decorati da episema aufldenate nella parte centrale e con secondo disco di ferro dietro (sulla superfide del bronzo sono visibili resti di tessuto relativi a bende di canapa che avvolgevano il cadavere); da frammenti di una bandoliera mobile in ferro, lamina di bronzi decorata e legno, che serviva a legare i due dischi sul corpo; da un collare in lamina di bronzo decorata; da un'armilla tubolare in lamina di bronzo a tre giri; da frammenti di un gladio a stami e del relativo fodero in ferro; da una lunga lancia in ferro a foglia di lauro e con ingresso a cannone; da una fibula di ferro con grande anello di bronzo a sospensione.
  
Questi significativi rinvenimenti, ed altri, permettono di accertare la presenza di un abitato stabile arcaico nell'area della Val Fondillo (vedi il toponimo di Fondillo urbano', presente nelle vicinanze della necropolì) e quindi ci permettono di riconoscere l'esistenza di insediamenti stabili e non occasionali già in età arcaica nell'area dell'alto Sangro. in un mio recente studio avevo già sospettato la possibilità di riconoscere la presenza nell'area di centri fortificati, oppida, marsi (7): la scoperta di questa necropoli è la prova definitiva della occupazione umana dell'area e quindi di una organizzazione territoriale ben precisa che vedeva la presenza in età arcaica di due popolazioni sabelliche confinanti. E' probabile che questa situazione confinaria fra Marsi e Volsci si sia mantenuta nel tempo fino ad essere confermata, in età medioevale, dai confini delle diocesi di Atina, dei Marsi e di Valva. infatti nel secolo XII, in due bolle papali (anni 1115 e 1118), Pescasseroli con Opi è inserito nella Diocesi dei Marsi (S. Pauli ad Pesclum Serulae) che arrivava fino al montem vetus (M.Marsicano) e alla Furcam Aceri.
  
Dall'esame delle due bolle papali è evidente che le chiese di Opi non appaiono nel 1115 (Bolla di Pasquale 11), ma nella seconda Bolla di Clemente Ili del 1118: è probabile che nel 1115 le due chiese appartenessero al grande monastero benedettino di Sancti Angeli in Barregio, Sancti Heliae, eta Sanctae Manae in Opí (8). Questa occupazione delle chiese di Opi da parte di S.Angelo in Barrea fu un episodio momentaneo dovuto all'azione di conquista territoriale di Montecassino: quindi in origine sia Opi che Pescasseroli erano nel territorio della Diocesi dei Marsi, mentre il territorio compreso fra Opi e Barrea era nella Diocesi di Atina (ed anche in parte in Valva) e successivamente in possesso dei Cassinesi tramite S.Angelo in Barrea (9).
  
il legame dell'alta valle del Sangro con la Marsica è dato dalla attività pastorale, soprattutto per la transumanza verticale che prevedeva per il periodo estivo pascoli di alta montagna: ben quindi si prestavano le piane, di Campornizzo (quota 1200) e di Pescasseroli (quota 1100) per la loro complementarietà alle modeste pianure fucensi adatte, data la loro quota, ad una pastorizia primaverile-autunnale (10). Per la nascita dei paese di Pescasseroli ' credo si debba ricercare la sua origine in un precedente abitato di età romana, presente nella pianura e legato all'attívità transumante orizzontale della piena età imperiale romana Per il toponimo appare chiara la definizione che ne hanno dato G,Alessio e M. de Giovanni: '... Infatti non vi è dubbio alcuno che il top - Pescassèroli è un composto tautologico col lat. pessulus ,chiavistello' e serula diminutivo di sera 'sbarra per chiudere la porta'), conservato nell'aret. sierla (XVII sec.) 'nottola, serratura' e nel top. «curte.. quae vocatur Serule (a. 820) ... in Serule» (XI sec., Reg. Farfa Il p. 204, V p. 232)...' (11).
  
Intorno ai secoli X e M il paese deve essersi ínsediato in alto con una struttura architettonica del tipo castello-recinto; poi si è nuovamente spostato sul piano (attorno alla chiesa di S.Paolo) dal XIII secolo in occasione della rinascita dei tratturi, itinera callium, di età romana, voluta probabilmente già da Federico Il ma che trovò la sua definitiva consacrazione con l'avvento della dinastia aragonese. Ed è proprio sotto questa dinastia che viene istituito il Tratturo Regio, Di Pescasseroll-Candela che farà di Pescasseroli (e del suo castello) uno dei più grossi centri della Marsica (12).

Note
(1) T. Livio, X, 3, 5.
(2) C. Letta, Il territorio del acino in età preromana e romana: problemi topografici, storici, archeologici- nel volume «Fucino cento anni - 1877-1977», ristampa - Febbraio 1983, L'Aquila 1983, p. 120 s.; G. Grossi, L'assetto storico-urbanistico del territorio del acino nel periodo italico (VII-III secolo a. C.), nel volume «Profili di archeologia marsicana», Pratola Peligna 1980, p. 140 s., p. 163 NO 2.
(3) G. Grossi, L'assetto storico ecc., op. cit., p. 141 e p. 164.
(4) C. Letta, I Marsi e il Fucino nell'antichità, Milano 19 72, p. 115 e p - 117. Le iscrizioni che nominano la tribù Teretina sono nel Corpus Inscriptionum Latinorum, Berolini 1863, X, nn. 5 146 (Opi), 514 7 (Vilietta Barrea).
(5) Per la presenza del Volsci nel Parco Nazionale d'Abruzzo e per la ubicazione di Comirlium, vedi G. Grossi, insedamenti italici nel (Ccolano.. territorio della «res publica Aequicolanorum», L'Aquila 1984, nota 82.
(6) Di rinvenimenti di armi e armature romane nella Vai Fondillo, parla Enrico D'Andrea, Notizie su Villetta-Barrea, Castel di Sangro 1949, p. 11; nella stessa pagina l'autore nomina altre due necropoli situate nelle località «Decontra» e «Casarini» nelle vicinanze di Villetta Barrea.
(7) G. Grossi, L'assetto storico ecc., op. cit., p. 170, nn. 24 (Monte La Rocca - quota 1924,a sudovest di Pescasseroli ed a nord-ovest del Santuario di M. Tranquillo), 25 (Colle della Regina - quota 1163 a sud di Pescasseroli, posto nelle immediate vicinanze dei fiume Sangro in direzione dei Km. 36 della S.S. Marsicana NO 83), 26 (Opi - sul paese attuale). Per Opi abbiamo una maggiore sicurezza data anche da nome medioevale del centro, detto Oppidum già dal 1173 nel Catalogus Baronum, documento redatto sotto Guglielmo il il normanno.
(8) Per le chiese di Pescasseroli e Opi vedi l'opera dei A. Di Pietro, Agglomerazioni delle popolazioni attuali della Diocesi dei Marsi, Avezzano 1868, pp. 295 ss.
(9) Per i possedimenti e il territorio del convento benedettino di S. Angelo in Barrea vedi l'opera di Uberto D'Andrea, Appunti e documenti sulle vicende storiche di Barrea, Roma 1963.
(10) Per la transumanza verticale nel territorio della Marsíca antica e medioevale vedi G. Grossi, Il territorio di Casali d'Aschi dall'antichità al medioevo, Roma 1983, nel volume «Casali D'Aschí ieri e oggí» di G. Grossi, Leucio Palozzi, V. Amendola e A. Melchiorre, p. 13 ss.; G. Grossi, L'assetto storico ecc., op. cit., p. 160 (vedi inoltre la Prefazíone dello stesso volume, p. 7 s., ad opera di C. Letta.
(11) G, Alessio - M. de Giovanni, Preistoria e protostoria linguistica dell'Abruzzo, Teramo 1983, p. 93 s. e nota 383; per gli autori Plestinia è Pescasseroli: essi fanno naturalmente riferimento alla opinione comune e non si basano su una documentazione scientifica.
(12) Per il tratturo di Pescasseroli vedi M. Pasquinucci, La transumanza nell'Italia romana, in «strutture agrarie e allevamento transumante nell'Italia romana», di E. Gabba-M. Pasquinucci, Pisa 1979, p. 179 s., figg. 1, 29-35. E' probabile che in età italico-romana il tratturo partisse dal Fucino, utilizzando la valle del Giovenco, per poi giungere nella piana di Campomizzo, dopo aver superato la modesta piana di Templo.

 

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