Caraibi

Pievi e antichi villaggi. Ricerche sul territorio di Carsoli in epoca medievale

di Luciano Del Giudice


La nostra ricerca prende spunto dal Quaternus delle decime dovute alla sede vescovile di Santa Sabina sita a San Benedetto dei Marsi (1). Il territorio marsicano era allora diviso in tre vicarie: quella di Celano, che si estendeva fino ad Opi e conteneva la stessa cattedrale; la vicaria di medio, limitata al territorio dell’attuale Avezzano fino a Scurcola Marsicana; la vicaria di Carzule, che comprendeva Tagliacozzo con i paesi circostanti fino all’intera piana del Cavaliere. Altro punto da chiarire è il nome che in passato aveva l’attuale Carsoli: Celle o Cellis, per la presenza di celle monastiche, castrum Sancti Angeli e poi dal 19 novembre 1612, Carsoli, come rivela una lettera dei massari di Celle a Giovanni Pietro Vendettini di Pereto, per aver permesso il riconoscimento di quel prestigioso nome (2). Ritornando ora al libro delle decime databile a prima del 1397 leggiamo, limitatamente agli scopi del nostro studio: 



In Cellis:


Sancti Angeli sol Lii,


Sancti Paoli sol XXII,


S. Victorie sol. XVII,


ab ecclesia Sancti Thome sol XII,


Sancti Feliciis sol XVII,


Sancti Vincentii sol XII.


 


In Auricola: Sancti Thome soll XI


In Pireto: Sancti Thome soll VI


 


Pagamento in libbre per cere


Cellis:


Sancti Thome unamlibram


Sancti Feliciis unamlibram


In Pireto:Sancti Thome unam libram


In Auricola: Sancti Vincentii de cere unam libram


 


Pagamento in grani


In Cellis:


Sancte Victorie grani unum


Sancte Felicis grani unum


 


Questo elenco si rende necessario perché è qui che vengono elencate le antiche chiese rurali di Carsoli, punto di riferimento di quella popolazione contadina dispersa sul territorio in piccole pievi e villaggi. Le pievi oggetto dello studio sono quelle che secondo noi gravitavano su S. Thome (S. Tommaso apostolo), Sancta Agnetis (S. Agnese martire), Sancti Feliciis (S. Felice martire), Sancti Vincentii (San Vincenzo diacono e martire). Lo svolgimento di tale ricerca è reso difficoltoso dalla poca chiarezza delle fonti che usano spesso il termine: territorio carsulano, per indicare genericamente le nostre contrade, mentre è il nome Cellis a definire la corretta corrispondenza al paese attuale, anche se queste chiese di campagna distano qualche miglio. Dal X secolo la grande abbazia sabina di


Farfa estese la sua influenza al territorio Carseolano, facilitata in questo dal decadimento sublacense provocato dalle incursioni saracene. Il cenobio sabino registra, a partire dall’XI secolo, due chiese dedicate a San Tommaso apostolo, una a Vivaro Romano (RM) e l’altra più genericamente sita in territorio carsulano. La citazione è riportata in due occasioni, nel privilegio dell’imperatore Enrico IV del 1084: in territorio carsulano ecclesia SanctiVincentii et Sancti Thome cum suis pertinentii… Sancti Agnetis cun omnia sue integritate (3); e nel privilegio dell’imperatore Enrico V (anno 1118): in territorio carsulano, Sancti Vincentii et S. Thomae, ecclesia Sancte Agne in integrum; nello stesso, a parte, è citato in Marsi Sancti Vincentii in Cellis. In Cellis non sono menzionate altre chiese. Nel Liber Floriger dello stesso monastero sono citati S. Thome in Bivaro et S.Vincentii. San Tommaso in Vivaro la troviamoanche nella bolla papale di Urbano IV datata 23 febbraio 1263, collocandola in territorio tiburtino: in comitato tiburtino iuxta Vivarun ecclesia S. Thome; la stessa paga le decime al vescovo di Tivoli (RM) con 8 rubii di grano. Nel 1574 è presente, anche se in cattive condizioni, nella visita pastorale della diocesi tiburtina. Il S. Tommaso in Carsule non è presente nelle visite pastorali della diocesi marsicana per il XVI secolo. La sua localizzazione rimane difficile anche perché nelle decime si fa riferimento a chiese con dedica ai santi Tommaso e Vincenzo anche per il paese di Oricola. Fa un po’ di luce il privilegio del papa Innocenzo III del 3 settembre 1198, a favore del monastero di Farfa: in comitato marsicano Sancti Adriani cum villae et pertinenti suis, item ecclesia Sancti Silvestri in Pireto, in Cellis Sancti Thomae; chiara è ora l’appartenenza della chiesa a Cellis. Altro importante documentoè il regesto di Pio V del 25 gennaio 1567, dove veniamo a conoscenza di una cappella dedicata all’apostolo sita all’interno della parrocchiale di S. Vittoria in Cellis. Questa informazione concorda con le mie conclusioni, in quanto S. Vittoria compare nella bolla di papa Pasquale II del 1115 come bene della diocesi dei Marsi, invece S. Tommaso, come già precedentemente enunciato, appare nel privilegio di Innocenzo III, anno 1198, come possedimento del monastero di Farfa. La presenza di una cappella dedicata al santo nella parrocchiale di S. Vittoria, nel 1567, avvalora ancora di più la sua collocazione nel territorio di Celle, in quanto il concilio di Trento (1545-1567) dispose che il culto associato a chiese rurali dirute e abbandonate fosse trasferito all’interno delle parrocchiali dove solitamente si costruiva un altare per ricordarle. Inoltre la continuità del culto è suffragata dalla diffusa venerazione verso s. Tommaso presente nei territori farfensi, infatti i pilastri su cui poggiava la spiritualità del monastero di Farfa erano,oltre i martiri e la vergine, i fondatori del cristianesimo.


Prima di proseguire nella mia esposizione vorrei porre l’attenzione del lettore sull’importanza dei toponimi (i nomi dei luoghi), idronimi (i nome dei corsi d’acqua) e oronimi (i nomi dei monti), in particolare quelli locali, che più delle volte sono le spie di antiche destinazioni del territorio. Per la locazione di S. Tommaso non dispongo ad oggi di dati certi, né ho trovato toponimi locali di rimando. La seconda pieve in studio è quella di Santa Agnese, possedimento di Farfa nel 1084 come dice il privilegio dell’imperatore Enrico IV, confermato dal successore di questo, Enrico V, nel 1118 e che ripropongo: in territorio Carsulano S. Agnetis in integrum.


Il mancato uso del toponimo Cellis ripropone il dilemma della esatta localizzazione della chiesa, operazione resa ancor più difficile per la mancanza di ulteriori riferimenti storici. È probabile che resti a Farfa, caso non isolato, e abbandonata in seguito. Faccio notare che la Marsica fu scossa da un grande terremoto, datato tra il 1019 e 1319 (4). Gli edifici vennero riedificati in stile romanico, con colonnati all’interno a definire più navate e con absidi semicircolari a contenere l’altare (5). Le ricerche non hanno riscontrato un culto per questa santa nella piana del Cavaliere, ma un unico idronimo ad est del centro abitato di Carsoli, il fosso di Sant’Agnese, che scendendo a valle confluisce nella zona chiamata dai locali S. Rosa; qui, a circa 300 m. dal fosso, nella località detta Sant’Agnese, ho trovato molti avanzi di murature, pietre scalpellate di provenienza non solo locale e tegole con inserti spuri. I resti si sviluppano su un’area di circa 20 metri quadri, e sarà oggetto di ulteriori sopralluoghi chiarificatori.


La relazione tra idronimi ed edifici sacri è abbastanza frequente, basti ricordare il fosso di Santo Mauro a Pereto con l’omonima chiesa, il fosso di San Vincenzo a Carsoli e l’edificio omonimo, il fosso di Santa Maria delle Grazie a Poggio Cinolfo e la vicina chiesina, il fosso di San Vito in Valleintenza a Pietrasecca, il rio Sant’Antonio sempre a Carsoli, affluente del fiume Turano, e tanti altri che confortano la nostra ipotesi.


Bisogna tener presente che spesso nel medioevo il luogo di culto identificava un villaggio o una realtà insediativa più o meno distante. Per quanto sopra, il fosso Sant’Agnese identifica un territorio noto alla gente del posto col nome Ville Bianche, antico sito abitativo già ricordato dallo storico carsolano Antonio Zazza (6), che eloquentemente segnala la presenza di altri villaggi nei dintorni di Carsoli. Nelle sue Notizie si citano vari luoghi un tempo piccoli agglomerati, che l’autore pone sotto il nome di ville bianche dal termine tardoromano di villae, alludendo chiaramente a strutture insediative nate, a volte, nei pressi di una o più ville romane. Il termine dialettale Paghette, dal latino pagus, piccolo centro rurale, può nascondere una realtà insediativa medievale di questo tipo. Quindi, a nostro parere, ciò che Zazza chiama ville bianche ricalca pienamente il sinonimo tardoromano di villae, inteso come habitat rurale formato da coloni più o meno soggetti a servitù signorili, e dove è possibile ancora oggi rinvenire resti fittili e vecchi muri.


Passiamo ora ad esaminare la pieve di San Felice e il villaggio adiacente del Colle della Guardia,chiamato in dialetto Colavardiu. Le prime notizie sono nel libro delle decime ante 1397. Questo edificio è anche citato in una visita pastorale della seconda metà del XVII secolo, dove il vescovo registra una chiesa ancora in piedi con l’altare sovrastato dalla figura di San Felice martire. Il villaggio Colle della Guardia è ricordato anche dallo storico marsicano Muzio Febonio (1567-1663) nelle sue celebri Historiae marsorum. Così scrive, in un passo poco chiaro, a pagina 208: …a 11 miglia da Carsoli in direzione nord, sta, in collina Poggio Cinolfo, antico e popoloso castello … A due miglia … in mezzo ai roveti, le rovine dell’antico castaldo. Il nome deriva dalle sentinelle ivi collocate per le continue guerre; caduta in disuso questa denominazione prese il nome di Colle Guardia che tutt’ora porta. Per una sua probabile ubicazione ho cercato di far tesoro delle poche notizie e di quel che resta. Verso la fine dell’Ottocento monsignor Zazza ne ravvisava i ruderi poco sopra la strada che da Carsoli portava a Colle Guardia, ma l’aiuto determinante è venuto dal signor Filippo Salera di 98 anni. Questo mi ha riferito che nella zona di Colle Guardia venne eretto un casale per la raccolta di legname e per rifugio dei boscaioli intorno al 1930, e che il fabbricato fu eretto sulle rovine di una chiesa. Il casale è tuttora visibile, sul finire di una strada sterrata che parte da Carsoli; l’interno mostra un paramento murario inferiore con ordito molto antico e strutture preesistenti di volte a botte con inserti fittili; l’altura su cui si trova l’edificio era detto Colle S. Felice. Così scriveva lo Zazza a riguardo: nel tenimento di Carsoli vi era la chiesa di S. Felice ora atterrata appartenente al diruto villaggio di Colle Guardia o corrottamente Colavardia, ancora vien detto colle S. Felice di proprietà dell’arcipretura di Carsoli, e mi è riuscito di rinvenirne i ruderi poco sopra la strada.


Per quanto riguarda il contesto insediativo di Colle Guardia va sottolineata la ragione primitiva della sua creazione, non certamente nato come curtis rurale, ma come abitato dipendente da un avamposto militare, sviluppatosi a valle negli anni successivi allo stanziamento dei soldati. Sulla parte alta del colle si ravvisano tratti di muro con malta e ruderi di cinta che corrono lungo un perimetro di forma ovale per circa 200 metri. In sostanza noi consideriamo il contesto di Colle Guardia come un piccolo districtus, su cui domina la struttura militare là presente, staccato dall’ambito urbano dell’antica Celle (7).


L’intitolazione della chiesa pievana, come già dicemmo per quella di San Vincenzo, può svelare l’attività prevalente della gente del posto; in quel caso parlammo della protezione svolta dal santo sulle vigne coltivate nei paraggi, ora possiamo dire lo stesso per San Felice (martire sotto Diocleziano nel IV secolo) (8), invocato per proteggersi dalle guerre e dagli assalti, tutela ben accolta in un avamposto come Colavardia. È sorprendente il controllo che si ha dalla sommità del colle, la visuale è larga e spazia su due versanti.


La trattazione delle pievi si conclude con l’ultimo degli edifici sacri rurali ancora visibile, S. Vincenzo martire. La chiesa risulta nel 1062 dominio di Farfa per dono del conte dei Marsi, Sigenolfo (9); viene concessa con tutti i suoi possessi, comprese le strutture abitative, i cui ruderi erano ben visibili fino agli anni Trenta del secolo scorso. Lo Zazza dice che il paesello risale al gentilesimo, ossia al tempo dei barbari, così villa S.Vincenzo come le ville bianche hanno un origine altomedievale. Il piccolo borgo rurale richiama la sua vocazione agricola di curtis medievale, anche in virtù dell’edificio devozionale al martire Vincenzo, invocato come protettore dei vigneti, di cui la zona era abbondante, come ricorda il Degli Abbati nel 1888: feracissimo di uve è il territorio di Carsoli … e questi vini potrebbonsi simigliare al più autentico Champagne (10). L’edificio ha subito negli anni varii rifacimenti,ma l’uso della pietra con inserimento di fittili ne suggerisce l’antichità, come si è visto per le strutture della chiesa di S. Giovanni a Collalto Sabino (RI) datate all’XI-XII secolo. Ho preso non a caso l’esempio di S. Giovanni in Collalto, chiesa che si erge a quota 1300 m. circa e distante vari chilometri dall’abitato. L’edificio è oggetto di un restauro sostenuto dal comune, al quale va tutto il plauso dell’associazione Lumen.


Purtroppo la pieve di Carsoli più volte segnalata dalla Lumen per le sue cattive condizioni alle autorità competenti, non catalizza l’attenzione dovuta, e l’indifferenza manifesta di oggi regalerà ai posteri soltanto un melanconico ricordo del passato. Questa indagine definisce per il Carseolano un quadro abitativo sparso, soprattutto in zone montane, che sopravvive oltre l’incastellamento di Celle avvenuta nell’XI secolo con i conti Berardi, costituendo piccoli agglomerati nei pressi di chiese pievane.


 


APPENDICE:


È dopo l’anno 1000, con la costruzione del monastero di S. Maria in Cellis ad opera di Rainaldo II conte dei Marsi, che troviamo atti notarili rogati in Carsoli o Carzoli (11), non più in territorio Carsolano; questo è l’indizio di un insediamento sul colle S. Angelo gravitante sulla fortezza, opera dello stesso Rainaldo. Il primo riferimento è del 792 con la donazione di Palombo figlio di Rattone a Farfa (12), di un terreno posto in Campo Marciano presso Celle Sancti Angeli. La realtà insediativa raccoglierà poi lo spopolamento delle varie curtes montane, anche se alcuni centri sopravviveranno oltre l’XI secolo, come Villa S.Vincenzo e Colle Guardia. È d’obbligo dare a questo punto una definizione di curtis. Questo termine è usato soprattutto dall’VIII al secolo XI per indicare realtà fondiarie organizzate (13). La sua forma tipica vede un abitato con orti e stalle, all’intorno gli spazi coltivatie verso l’esterno boschi e pascoli. Una parte delle terre, chiamata dominicum, è gestita direttamente dal padrone con l’aiuto di qualche salariato, l’altra è affidata a contadini, che pagano per essa un affitto spesso sotto forma di prestazione d’opera al padrone, e prende il nome di massaricium. Il potere esercitato su queste terre prendeva il nome di banno e il padrone era detto signore di banno, sostituendo il desueto termine di feudatario. I depositari del banno erano signori locali, banni erano i loro tribunali (14), bannalità le riscossioni dei diritti d’uso su un mulino, l’attraversamento di un ponte, un passaggio carrabile, ed altro. I divieti bannali erano invece di impedimento per la vita quotidiana, come accogliere la legna in certi boschi, la caccia e la pesca in altri. La nascita di chiese e pievi viene spesso legata alla vocazione agricola, vedi S. Vincenzo in Carsoli per la cultura della vite, o legati all’esempio di castità e perfezione come s. Agnese e s. Vittoria. I monasteri erano anche un rimedio per sfuggire a condizioni di vita prossime alla disperazione. Il ceto che abitava villae, e curtes è però legato al cristianesimo solo in modo formale, rimanendo ancorato ad un mondo arcaico di provenienza pagana. Tale influsso si ravvisa con suggestive credenze e racconti su fate, streghe, morti redivivi, uomini dai molteplici poteri su eventi atmosferici e malattie, statue idealizzate, pellegrinaggi in luoghi di supposti avvenimenti divini, legati magari a presenze di santi (15). Quel mondo sopravvive ancora oggi nelle superstizioni popolari. L’azione di dotti uomini di chiesa lo ha da sempre contrastato, contrapponendo all’idolatria una religiosità più razionale ed evangelica. Dopo il concilio di Trento si delineò l’affidamento formale della cura animarum alle chiese dei nuovi castra, in relazione all’abbandono delle chiese pievane isolate nelle campagne circostanti e sui piani sottostanti i nuovi villaggi, ultima traccia di un sistema abitativo ormai al tramonto.


 


Note:


1) M. R. BERARDI (a cura di), Una diocesi di confine tra Regno di Napoli e Stato Pontificio. Documenti e regesti del fondo pergamenaceo della Curia Vescovile dei Marsi (secc. XIII-XVI), L’Aquila 2005, pp. 135-149 e passim.


2) M. BASILICI, La famiglia Vendettini, Pietrasecca di Carsoli, 2007.


3) Il Regesto di Farfa, vol. V,documento 1099.


4) F. R. CINTI, D. PANTOSTI, G. ADDEZIO, P. M. MARTINI, Paleosismicità della faglia Ovindoli-Pezza (Abruzzo), in Atti dell’XI Convegno del G.N.G.T.S. , Roma dicembre 1992.


5) G. GROSSI, Marsica Sacra. Chiese, celle e monasteri (IV-XII secolo), Avezzano2004, p. 71.


6) A. ZAZZA, Notizie di Carsoli, Pietracecca di Carsoli 1998.


7) G. SERGI, Villaggi e curtes come basi economico territoriali per lo sviluppo del banno, in Curtis e signoria rurale: interferenze fra due strutture medievali, a cura di G.SERGI, Torino1993, pp. 13 e ss.


8) Dizionario dei Santi, a cura di A. BUTTLER, Milano 2002.


9) Il Regesto di Farfa, vol. IV, doc. 925.


10) L. DEGLI ABBATI, Da Roma a Sulmona.Guida storica delle regioni attraversate dalla strada ferrata, Roma1888, ristampa A. Polla, 2004, p. 138.


11) Il Regesto di Farfa, vol. IV, docc.925, 938, 946; Regesto Sublacense, doc.184.


12) Il Regesto di Farfa, vol. II, doc. 151. Prendo la notizia da M. EBOLI, Carsoli e il suo territorio nella storia medievale della Marsica, Roma s.d., p. 47. Mi riservo un esame del documento.


13) P. TOUBERT, Il sistema curtense: la produzione e lo scambio interno in Italia nei secoli VIII, IX e X, in Curtis e signoria rurale ..., op. cit., pp. 25 e ss.


14) G. SERGI, op. cit.


15) G. GROSSI, op. cit., p.80.

Condividi questo articolo

Commenti

Invia nuovo commento

La redazione informa che i commenti devono essere firmati. Ci riserviamo infatti di rimuovere commenti anonimi così come le esternazioni che si pongano come gratuitamente offensive, accusatorie o peggio ancora potenzialmente diffamatorie.
TEST ANTISPAMMING
Questa semplice domanda serve solo per capire che sei una persona e non un "programma"
Image CAPTCHA
Digita i cararatteri che vedi

nella notizia

ultimi commenti inseriti

Loading

Prossimi eventi

12 Febbraio, 2012 (Giorno evento)
19 Febbraio, 2012 (Giorno evento)
19 Febbraio, 2012 (Giorno evento)
27 Febbraio, 2012 (Giorno evento)
28 Febbraio, 2012 (Giorno evento)
1 Marzo, 2012 (Giorno evento)
17 Marzo, 2012 (Giorno evento)
28 Dicembre, 2012 (Giorno evento)
Petroli Italia

Gli spalatori in un momento di pausa

Doveva essere il 18 di febbraio, quando, l’Abruzzo e la Marsica in particolare, furono colpiti da una tremenda bufera di neve ancora impressa nella memoria di tantissimi. Pescina, a causa della forte e proverbiale tramontana, rimase bloccata.

Capistrello e le sue famiglie dal 1673 al 1900  

La storia grande, quella importante, è fatta di date, battaglie, intrighi, personaggi dai nomi altisonanti, che si incrociano fra di loro costruendo poi quell’intreccio di avvenimenti che, l’uno dietro l’altro, segnano l’evolversi dell’uomo nelle varie epoche.

Prima pagina

Avezzano. Eventuali ritardi nei versamenti o adempimenti di prossima scadenza non saranno sanzionabili per i residenti nelle zone del territorio colpite dagli...

Marsica - Sarà critica sotto il profilo metereologico la giornata di oggi su tutta la regione in base a quanto emerso dal tavolo del Comitato operativo...

Avezzano - Alcuni dati rilevano che ad Avezzano dal 2009 ad oggi, gli incidenti automobilistici siano stati circa133 con 4 decessi a seguito. Quattro anni fa,...

Marsica - "Non è finita". A leggerle, le dichiarazioni rilasciate nel pomeriggio di ieri da Gianni Chiodi a Regione Flash si resta gelati come sotto la neve...

Di Dante Di Nicola

Il laicismo nostrano, con la sua richiesta di revisione del Concordato del 1929, tentava di ottenere la cancellazione di tutto ciò che sapeva di confessionalismo in esso e, in particolare la caduta della definizione del matrimonio come Sacramento; infatti nell'art. 34 del Concordato del...