Note d'arte abruzzese tra la Marsica e il Carseolano
Atteso e gradito è uscito nel dicembre 2004 un nuovo volume della dott.ssa Paola Nardecchia dal titolo Note d’arte abruzzese tra la Marsica e il Carseolano [Subiaco 2004, pp. X+166, ill. con 175 foto b/n, 10 pp. di bibliografia] edito a cura dell’Associazione Culturale Lumen onlus, ormai nota in Abruzzo e a Roma, e con il parziale contributo del Centro Servizi per il Volontariato della Provincia di L’Aquila.
Il testo è solo in parte appendice e integrazione del precedente Pittori di frontiera. L’affresco quattro-cinquecentesco tra Lazio ed Abruzzo, pubblicato a Casamari nel 2001, nuovo passo avanti nella faticosa ricognizione delle vicende artistiche e storiche delle nostre terre che non consideriamo certo periferiche.
Alcuni affreschi della parrocchiale di S. Maria delle Grazie di Rosciolo, frazione del comune di Magliano dei Marsi, della chiesa già rurale di S. Maria delle Grazie a Tufo, vicino Carsoli, e dell’altra di S. Erasmo a San Donato, frazione del comune di Tagliacozzo, sono indagati nella prima parte del libro (dotata di un ricco apparato illustrativo), oltre quelli già noti ed ora rivisitati in un’analisi serrata che lascia spesso parlare i documenti d’archivio, sempre rintracciabili in un ricco apparato di note. Sono così valorizzate le fatiche di un gruppo di pittori itineranti di buona levatura, tra i quali il Maestro di Cori ed un seguace di Desiderio da Subiaco, ben informati di quanto accadeva in arte tra l’Umbria, la Toscana meridionale, Roma ed il Lazio tra la fine del XV e i primi del XVI secolo.
La seconda parte del libro (anch’essa dotata delle relative illustrazioni) considera due oggetti di oreficeria provenienti da Rosciolo, custoditi oggi nel Museo d’arte sacra allestito nel Castello Piccolomini di Celano. Una è la nota croce d’argento dorato e smalti, commissionata da un membro della famiglia Orsini nel 1334, l’altra è la piccola e quasi ignorata croce “arcaica”.
Se il contributo non entra nel merito delle attribuzioni del primo manufatto, ricollegato tuttavia all’originario nodo dell’asta già arricchito di preziosi smalti, maggiore corpo assume la ricostruzione delle vicende di trasferimento e di esposizione pubblica dell’oggetto nel corso dell’Ottocento e del Novecento, filo rosso per intendere le varie operazioni di tutela intraprese da più o meno solerti funzionari statali o da appassionati cultori di storia locale, come il grande Antonio De Nino e Federico Hermanin, Soprintendente alle gallerie e agli oggetti d’arte del Lazio e dell’Abruzzo e conservatore del Museo di Palazzo Venezia, ove fu esposta solo fino a un decennio fa la croce Orsini.
















