Ulteriori chiarimenti sull’argomento “La cotanzinzera”
di Dante Di Nicola
A causa di malanni stagionali in questi giorni sono tornato a “navigare” in “Terremarsicane” e mi sono imbattuto nello scritto di Pietro Maccallini “Risposta a Dante Di Nicola” sulla “quaestiuncula” relativa alla “cotanzinzera castelletta”. Voglio subito precisare che replicai al primo scritto “la cotanzinzera di Castellafiume” del predetto docente (n° 8/2007 del 15-9-2007 di Marsica Domani) non per una reazione emotiva, ma per precisare il mio pensiero sulla definizione della parola “castelletta” “cotanzinzera”, che si può leggere nel mio vocabolario dialettale (“Appendice” al mio volume “La storia di Castellafiume”) e per mettere in evidenza che nel mio paese, al tempo in cui si andava in cerca di nidi e si insidiavano i volativi con le tagliole, vi era un solo uccello cui tutti i fanciulli e gli adolescenti cacciatori (me compreso) davano il nome di “cotanzinzera” (corrispondente a quello di Gazza ladra): in quello scritto mi paragonai non a chi “sa di sapere”, ma a chi “sa di non sapere” (atteso che certe discipline specialistiche non sono richieste per la professione di ispettore scolastico…”), per cui né Maccallini deve giustificarsi, né io devo, ora, “ripagarlo con la stessa moneta”, perché nelle argomentazioni degli scritti culturali ci si devono vedere solamente fini scientifici e non manifestazioni emotive; dice bene, infatti, Maccallini quando vede nell’argomentare il solo fine di far “scoccare la scintilla della Verità”; però, nonostante tutte le argomentazioni da lui svolte nella sua “risposta”, oggi io sono ancora convinto della mia tesi.
Nel precedente mio scritto su “La cotanzinzera di Castellafiume e la cuterenzinzela di Aielli” ho cercato di dimostrare che il termine “Gazza ladra” (termine italiano corrispondente alla “castelletta cotanzinzera”) e i termini “Cutrettola, Ballerina e Pica” (termini italiani corrispondenti alla “cuterenzinzela aiellese”) non indicano “due uccelli”, ma sono nomi diversi di un solo volatile e le argomentazioni -come si rileva nel predetto mio scritto- sono basate sull’autorità di illustri glottologi e sulle conoscenze scientifiche di due zoologi: per dimostrare ciò mi sono riferito ai segni significanti della lingua italiana usata da Pietro Maccallini, in quanto essi non erano integrati con immagini dei due volatili; penso di non aver commesso alcun errore di comprensione quando ho riportato le definizioni di P. Fanfani, il quale per spiegare il significato di ogni lemma (Gazza, Coditremola, Batticoda, Codinzinzola) usa, nel suo vocabolario, le seguenti espressioni: “dicesi comunemente…”, “ed è…”, “chiamasi anche” e“lo stesso che…”; mentre le prime tre espressioni non danno luogo ad incertezze di significato, l’ultima, che ha sapore di logica matematica, richiede una risposta a questa precisa domanda: ”che significa lo stesso che…”? e ciò per “far luce – per dirla con i linguisti N. Postman e Ch. Weingartner- nelle fitte tenebre del linguaggio e di conseguenza nella maggior parte del pensiero, della cultura e dell’interpretazione della vita di una determinata comunità”; per quanto riguarda, poi, la logica matematica, il pensiero va al noto linguista e matematico Gottlob Frege, il quale operò nell’ambito della logica matematica (che sarà, poi, cara ai fondatori del neopositivismo che hanno concentrato i loro sforzi nel “mettere in luce ciò che effettivamente s’intende dire, quando si dice qualcosa”); Frege precisa che “<lo stesso che…> si impiega per designare la relazione di uguaglianza ,che intendo come completa coincidenza” (le sottolineature sono mie): significato, questo, confermato dal glottologo G. Devoto quando, nel suo Dizionario della lingua italiana, alla voce “stesso” scrive: “come,s.m. con valore neutro, la stessa cosa…..<è lo stesso>”; per di più a questa “uguaglianza” o “completa coincidenza” si riferisce P. Fanfani nelle definizioni dianzi ricordate nella materia de qua con molta chiarezza, per cui essa “uguaglianza” (o “completa coincidenza”) non può riguardare un rapporto fra “specie” e “ordine” (passeriformi), tra “specie” e “classe” (uccelli), fra “specie” e “famiglia” (Corvidae-Cracticidae), ma riguarda esclusivamente “uguaglianza” e “completa coincidenza”nell’ambito di “individui” della stessa “specie” nel senso dell’attribuzione di nomi diversi (Gazzera, Cecca, Pica pica, Ballerina, Batticoda, Coditremola, Cutrettola, Agassa, Agazza, Codinzinzola) allo stesso “individuo” (Gazza ladra); lo stesso Fanfani, poi, è stato più preciso quando ha usato le altre espressioni dianzi ricordate (“dicesi comunemente…”, “chiamasi anche…”, “ed è…”); comunque una disputa con tesi contrastanti genera sempre qualche dubbio, per cui io, proprio per correggermi in caso di errore, ho voluto approfondire l’argomento, specialmente nel campo dell’etimologia (perché questa interessa a Pietro Maccallini), e mi sono imbattuto nel Dizionario etimologico Pianigiani, il quale alla voce “Gazza” (ladra) così scrive: “gàżża, gàżżera prov. agassa e gacha; a. fr. Agasse, agace;dialett. Romagn. Argaza: dal b. lat. AGÁSIA, AIGÁTIA e questo dall’a.a.ted. AGAZA= A-GALSTRÂ, (onde il medioev. Agelster, aglaster, mod. aelster, elster, l’oland. Aakster) che secondo il Grimm suona uccello gracidante [Â-gal-astra]. (Affine il fr. GAZ-OUILLER garrire, pigolare, JAS-ER ciarlare, cicalare) . Secondo il Muratori verrebbe da aferesi di PI-CAZZA peggiorativo del lat. PICA, che vale lo stesso . In sp. Dicesi gayo= fr. Geai, da congiungersi all’adiettivo GAIO, perché uccello vispo e di vario colore. Uccello silvano, somigliante al corvo vorace, che fa molto strepito e imita la favella umana; detto anche Pica o Cecca. Deriv. Gażżeràre: Gażżerino; Gazzeròtto (dimin.); Gażżino.” (le sottolineature sono mie)1: con mia piena soddisfazione, così, mi sono reso conto che la mie tesi sostenute nel precedente scritto sono state confermate, per cui non resta alcun dubbio sull’esistenza di un unico volatile che a Castellafiume si noma “cotanzinzera” e ad Aielli “cuterenzinzela” e sull’etimologia che così ho indicato nel Dizionario castellitto-Italiano: “Cotanzinzera, gazza ladra: il nome dialettale è stato coniato mettendo insieme il riferimento alla coda lunga dell’uccello e allo zinzilulare (voce onomatopeica), che è il verso caratteristico del predetto animale (cioè cicaleccio aspro e sgradevole)”, che “imita la favella umana”.
Nonostante tutti questi riferimenti, Pietro Maccallini insiste nel sostenere la sua tesi; ma io sono costretto ancora a dissentire e mi riferisco proprio a quanto egli scriveva nel suo primo articolo, così precisando:”la cotanziznera non indicherebbe, però, la Cutrettola o la Ballerina (uccello con una coda molto mobile), come da noi, ma Gazza ladra che noi chiamiamo Pica”; da questa espressione linguistica P. Maccallini ricava la conclusione che “Gazza ladra” (cotanzinzera castelletta) e “Cutrettola o Ballerina” (cuterenzinzela aiellese) sono due uccelli diversi.
A questo punto, per esprimere meglio il mio pensiero, mi voglio servire del calcolo equazionale. Ricordo, innanzi tutto, che nel mio precedente scritto ho precisato che P. Fanfani –nel suo Vocabolario della lingua italiana- alla voce “Batticoda” scrive:”Chiamasi anche Ballerina, Cutrettola”, che, poi, “è lo stesso che codinzinzola” (vdr. Dizionario della lingua italiana di N. Tommaseo alle voci Codinzinzola e Coditremola), per cui
- se A (cuterenzinzela aiellese) = B (Batticoda o Ballerina) allora è anche vero che B=A; ma
(B) Ballerina o Cutrettola= Coditremola (vdr. N. Tommaseo, op. cit. alla voce Coditremola),
(C) Coditremola= Codinzinzola (vdr. N. Tommaseo,op. cit. alla voce Codinzinzola),
(D) Codinzinzola= Coditremola o Batticoda (vdr. N. Tommaseo, op. cit.alla voce Co-
ditremola , e G.B.Melzi, Dizionario Italiano alla voce Coditremola),
(E) Coditremola= Cutrettola (vdr. N. Tommaseo, op. cit. alla voce Coditremola),
(F) Cutrettola= Batticoda (vdr. G.Devoto, Dizionario…,alla voce Cutrettola),
(G) Batticoda= Cingallegra (vdr. N. Tommaseo, op. cit. alla voce Batticoda),
(H) Cingallegra= Gazza (I) (vdr. N. Tommaseo, alla voce Cingallegra).
Se, dunque, A=B=C=D=E=F=G=H=I si può procedere così:
se A=B e B=C allora A=C,
se A=C e C=D allora A=D e così di seguito fino a se A=H e H=I allora A=I
se A=H e H=I allora A=I e, cioè,
la “cutrenzinzela aiellese” (A) è = (uguale) alla “cotanzinzera castelletta” (I); dunque ho detto bene quando ho affermato che, nella disputa de qua, non ci si trova di fronte a due uccelli diversi, come vuole P. Maccallini, ma di fronte allo stesso esemplare che a Castellafiume si noma “cotanzinzera” (it. Gazza) e ad Aielli si noma “cuterenzinzola” (Cutrettola o Ballerina): come si vede non faccio confusione tra “specie”, ”ordine”. “classe” e “famiglia”: e, quindi, non ho preso “un granchio o un abbaglio”, perché mi sono riferito ai cultori della linguistica che hanno autorità nella materia de qua.

















Commenti
Sono Pietro Maccallini e sono
Sono Pietro Maccallini e sono venuto a conoscenza della risposta di Di Nicola sopra riportata solo ieri e pertanto mi scuso se non mi sono fatto vivo prima.
Debbo dire che è molto difficile trovarsi d'accordo con Di Nicola e credo che questo avvenga per il fatto che lui sciorina dotti riferimenti più o meno attinenti alla questione, mentre io mi baso quasi esclusivamente sulle mie annose ricerche toponimiche e linguistiche condotte con lo spirito di chi vuole essenzialmente ascoltare e auscultare i nomi e le espressioni stando il più possibile lontano dalle teorie più o meno valide e più o meno alla moda. Con questo non voglio dare assolutamente l'impressione di colui che detiene la "'verità" assoluta: io ho una mia verità la cui validità dovrebbe risultare o meno evidente dal semplice confronto con le altre "verità" e dai risultati più o meno credibili.
La ormai un po' stantia questione della cotanzinzera castelletta (gazza) e della cuterenzinzela aiellese (ballerina, cutrettola) rischia di diventare un tormentone come il suono assordante delle vuvuzelas negli stadi dove si stanno svolgendo i campionati mondiali di calcio. Il simpatico e tenace Di NIcola vada, per favore, a consultare il vocab. Devoto-Oli sotto la voce gazza e la voce ballerina, e troverà dei disegni precisi dei rispettivi uccelli che spero gli metteranno l'anima in pace circa la diversità dei due uccelli, checchè ne dicano gli studiosi a cui lui fa riferimento. I quali in realtà non sbagliano quando, tra i nomi più o meno dialettali e regionali della gazza, citano anche codinzinzola (Fanfani): termine che induce DI NIcola a credere indebitamente che l'uccello da esso indicato sia lo stesso di quello indicato dalla cuterenzinzela aiellese che si riferisce alla cutrettola. Il fatto è, come avviene normalmente con tanti altri ornitonimi (sono sicuro che il DI NIcola me ne risparmierà l'elenco), qui uno stesso termine si riferisce a due, a volte tre-quattro, uccelli diversi. Avevo nel precedente articolo spiegato che da noi la pica, che nel primo articolo avevo erroneamente riferito alla gazza come avviene in altri dialetti, designa un uccello dei corvidi diverso dalla gazza la quale da noi ritiene l'appellativo di ciciaccova. Questo variare dei referenti relativi ad uno stesso termine, a mio avviso è una delle prove che dimostrano la genericità dei significati d'origine dei termini.
Quanto alla onomatopea il discorso si fa certamente più sottile e pertanto inviterei DI NIcola a leggere il mio articolo intitolato Etimo di chicchirichì 'gheriglio della noce' che potrà trovare facilmente tra gli articoli del giugno 2009 nel mio Blog di meditazioni linguistiche, reperibile agevolmente in rete: basta cercarlo aggiungendo il mio nome e cognome.
La mia spiegazione del termine castellitto ronzane 'stillicidio', che davo nei precedenti articoli, sta comunque lì ad attestare che quelle onomatopee che sembrano chiare a colpo d'occhio nascondono in realtà significati lontani da quei meccanismi. Cordialissimi saluti
Pietro Maccallini
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