MARSICA1943-1945
È il bisogno di recuperare la verità storica scevra da miti e pregiudizi che spinge Salvi, sulla scia del lavoro già iniziato con "Faccetta nera", a procurarsi un'ampia documentazione sugli eventi verificatisi nella Marsica durante l'occupazione tedesca e nel periodo immediatamente successivo alla liberazione.
Ricostruendo stragi e rivolte attraverso atti processuali e testimonianze, l'autore non si limita a convalidare avvenimenti storici ormai famosi, come ad esempio l'eccidio di Pietransieri, ma fa anche emergere dall'ombra le numerosissime donne impegnate a garantire la sopravvivenza della famiglia in assenza dei mariti partVani, e, contemporaneamente, disposte a militare nella resistenza, pronte al sacrificio. Basti citare Nora, moglie di Carmine, che prima di essere fucilata dai tedeschi a Pietransieri riesce a salvare la figlia nascondendola dietro di sé col braccio sinistro; Luisa Cipriani = mamma Luisa, che, torturata davanti ai figli, non fa alcuna rivelazione; incarcerata, riesce a fuggire.
Lo scrittore sente anche il dovere di sottoporre all'attenzione generale l'encomiabile comportamento della maggior parte dei preti, eccezion fatta per don Saturnini dichiaratamente fascista, disposti a rischiare continuamente la propria vita, pur di salvare degli esseri umani, fratelli in Cristo sfortunati e sofferenti.
Grande ammirazione suscita anche il cristianesimo vissuto e combattivo di Monsignor Bagnoli che, incurante delle minacce di morte, arriva persino ad incitare pubblicamente, in aperta sfida alle leggi vigenti, tutti i suoi parroci a soccorrere prigionieri e fuggitivi, a dare aiuto ed alimenti alla popolazione, a proteggere gli ebrei. Egli, d'altronde, si oppone con eccezionale energia ad ogni interferenza delle autorità civili nella gestione della diocesi e non persegue mai i parroci per accuse rivolte loro dai gerarchi fascisti.
Tra i numerosi preti impegnati a difendere la vita, basti citare don Giulio Lucidi, parroco di Villa San Sebastiano, che ospita prigionieri alleati; don Gaetano Tantalo che, oltre a soccorrere prigionieri e sbandati, ha in casa una famiglia di ebrei; don Luigi Tarola di Pescina che, oltre a professarsi pubblicamente antifascista nelle idee e nel comportamento, arriva ad assistere due partigiani durante la fucilazione; il parroco di San Giovanni di Avezzano, don Giovanni Valente, che volle essere sepolto assieme ai 33 martiri di Capistrello.
Non ci sono ostacoli capaci di fermare questo tipo di clero, disposto a ricorrere al Vaticano pur di non cedere ai tedeschi, obiettivo primario anche per molti laici pronti a morire per la libertà.
E proprio in base a questo principio Salvi ci invita a discriminare i veri eroi dai molti che, immeritatamente, si sono fregiati del titolo di partigiani, mentre in realtà erano spinti soltanto da odi personali e desiderio di vendetta, come dimostra la rivolta di Pereto.
Dunque, il lavoro di Alvaro Salvi, al di là di qualsiasi ambizione letteraria o narrativa, si rivela per quello che esso realmente è: un'ampia ricostruzione cronachistica e documentaria degli anni più bui della storia marsicana, gli anni della guerra e dell'occupazione nazista. Donne e preti sono i protagonisti di questa "epopea" della memoria storica, raccontata senza retorica, senza falsi contorcimenti letterari, ma con puntuale attenzione al documento d'archivio o alla testimonianza orale, e quindi alla verità storica.
Un altro elemento da sottolineare è l'invito, implicito soprattutto in alcuni episodi, alla tolleranza e all'accettazione dell'altro, anche se nemico: tolleranza e accettarione che nascono soltanto se gli uomini sanno comunicare tra loro e trasmettersi i propri valori e la propria umanità.
Si pensi all'esempio degli antifascisti avezzanesi che, una volta finita la guerra, non denunciano gli avversari sconfitti; e si pensi a quei tedeschi i quali, ammirati di fronte al giovane che sa costruire senza sforzo qualsiasi arma, gli riconoscono signorilmente la sua abilità e lo salvano dall'arresto e dalla condanna.
Piccoli episodi, dunque, ma episodi di vita vissuta, dai quali traspare un messaggio che non è tanto politico, quanto morale e culturale: fascismo e antifascismo, uomini e donne, laici e preti, violenza e pietà..., tutti aspetti, spesso anche contraddittori, di una realtà dialettica come la vita, come la storia. E, in tal senso, acquistano una dimensione che non è più piccola e insignificante, ma grande e universale.
Angelo Melchiorre
L'uomo che pensa con la propria testa e conserva il suo cuore incorrotto, è libero.
L'uomo che lotta per ciò che egli ritiene giusto,
è libero...
...Si può vivere nel paese più democratico della terra
ma se si è interiormente pigri, ottusi, servili,
non si è liberi.
Ignazio Silone da "Vino e Pane"
















