La Tromba di Lazzaro
La figura e l’opera complessiva di Ignazio Silone, anche dopo la sua scomparsa, hanno continuato a suscitare il più vivo interesse tra i critici d’ogni tendenza, Il rilievo non può che far piacere a chi, come noi, crede nell’attualità degli insegnamenti che possono ancora provenire da un’esperienza umana e letteraria tra le più tormentate del Novecento.
E tuttavia qualcosa non ci persuade: l’esaltazione del ”campione della liberta”, più segnatamente dopo il crollo del ”muro di Berlino”, ha fatto dimenticare il ”cantore dei cafoni”, ossia lo strenuo difensore dei diritti umani, a partire da quelli connessi ai bisogni primari di chi, in ogni latitudine, non può sottrarsi alla lotta quotidiana per sopravvivere. Ci si dimentica troppo spesso che, nel pensiero siloniano, la giustizia sociale e la liberta sono degli ideali inseparabili, tra se complementari: privilegiare l’uno a scapito dell’altro significa proporre una visione dimidiata dell’impegno di Silone come uomo e come scrittore.
Nella speranza di richiamare appunto l’attenzione degli studiosi sulla necessitò di interpretare in senso strettamente unitario le urgenze ideali avvertite da Silone, abbiamo ripreso un vecchio progetto, ideato e avviato vent’anni or sono, mirante ad una lettura analitica degli scritti saggistici e polemici, conformemente a quanto già fatto per le opere narrative e teatrali, E risaputo che Silone non scorgeva, tra i suoi romanzi e i suoi saggi, altra differenza da quella ravvisabile sotto il profilo della tecnica espressiva: le ragioni e le finalità, a parer suo, erano identiche.
Non a caso, nelle interpretazioni critiche delle sue opere narrative, si e spesso parlato di un genere atipico, detto anche romanzo-saggio. Un’ultima annotazione sul titolo, apparentemente strano, di questi nostri appunti: La tromba di Lazzaro, sarà bene ricordarlo, era il titolo iniziale del romanzo Una manciata di more (1952). Lazzaro, in effetti, e un personaggio secondario del romanzo, ma molto caro allo scrittore in quanto simbolo del ribelle alle ingiustizie dei potenti: agli squilli della sua tromba, infatti, i contadini più poveri accorrono in piazza, per sollevarsi dapprima contro i soprusi dei signorotti locali e, dopo cinquant’anni, contro gli abusi del Partito al potere, anche se e un partito di sinistra.
Per questo le autorità lo bandiscono e cercano di sequestrarne la tromba, ma senza riuscirvi: Lazzaro la custodisce in un luogo segreto, pronto a suonarla di nuovo alzandola come un vessillo di giustizia e di liberta.
A cura di Vittoriano Esposito

















