“Alle mane di Peppina / Cipriani di Cesidio / Cerchio / Pr. Aquila / Italia”
Cartoline dal fronte della prima Guerra Mondiale e dal mondo: 1910-1960
di Fiorenzo Amiconi
Grazie alla segnalazione dell’amico Cenzino (Vincenzo) Tucceri avvenuta nella primavera del 2007 sono venuto a conoscenza di una importante raccolta di cartoline inviate negli anni che vanno dal 1910 al 1960 (molte di esse sono state spedite dal fronte da soldati cerchiesi partecipanti al primo conflitto mondiale) alla signorina Peppina (Maria Giuseppa) Cipriani, nata a Cerchio l’8 Febbraio 1900, e conservate dal proprio nipote Angelo Ramelli.
All’iniziale stupore della conoscenza di questa singolare raccolta è seguita immediatamente la fase della visione e del riordino del menzionato materiale: subito mi sono messo in contatto con l’amico nonché parente Angelo il quale ha voluto donare a me le rimanenti cartoline (già prima Angelo aveva regalato al sopramenzionato Cenzino, che qui pubblicamente ringrazio per l’importante segnalazione, le cartoline riguardanti il proprio genitore Tucceri Cesidio, nato a Cerchio il 3 Aprile 1899 e deceduto in Roma il 5 Marzo 1947, e quindi da me collocate al Museo Civico di Cerchio. Un doveroso ringraziamento va senz’altro tributato al grande mecenatismo di Angelo che ha permesso a tutti di conoscere questa importante collezione.
Sono rimasto stupito del fatto che molti giovani soldati cerchiesi hanno inviato, sin dal 1915, a Peppina (aveva 15 anni) cartoline e lettere dal fronte della Prima Guerra Mondiale e lei sicuramente a tutti ha dato conforto con una sua gentile, premurosa e sentita risposta. Addirittura sin dal 1910, quindi appena decenne, il fratello Vincenzo le inviava cartoline dagli Stati Uniti d’America: segno eloquentissimo della sua intelligenza e capacità ed anche segno inequivocabile dell’ampio consenso che riscuoteva non solo fra i familiari ma anche dagli altri che a lei si rivolgevano. Sono rimasto stupito perché nessuno fino ad oggi sapeva nulla della filantropica pietas rivolta dalla Nostra verso i giovanissimi soldati che erano impegnati al fronte.
Le sue risposte, peccato che al momento non ne abbiamo alcuna conoscenza, sono a noi ignote però dobbiamo arguire, che ebbe parole di conforto per tutti. Peppina doveva essere una leggiadra e gentile signorina, l’unica foto in nostro possesso è quella riprodotta in copertina. Molto probabilmente è ascrivibile all’anno del suo matrimonio (o comunque dopo) avvenuto il 5 dicembre 1935: infatti inequivocabilmente nella mano sinistra si notano due anelli di cui uno dovrebbe essere la fede nuziale e l’altro, molto probabilmente forse, la “fedina”, l’anello di fidanzamento.

Io l’ho conosciuta solamente di vista e non ho mai avuto contatto diretto con lei; ricordo di lei solamente una sintetica risposta data al giovane nipote Angelo che la salutava in vernacolo cerchiese mentre entrava nella bottega di frutta e verdura di Ciaglia Giovanni: “A ddo vè zi ?” (Dove vai zia?) e lei prontamente rispondeva: “A cumbrà ddu m’ravij’” (A comprare due meraviglie, cioè cose di poco conto, insignificanti). E non so al momento il motivo perchè si congiunse in matrimonio ad un’età, per le nostre popolazioni, tarda : il 5 dicembre 1935. Si unì in matrimonio con Vincenzo Angeloni di nove anni più giovane infatti era nato il 4 ottobre 1909. Peppina morì a Cerchio all’età di 81 anni il 9 Agosto 1981, il marito era morto a Pescina tre anni prima: il 3 Aprile 1978.
Quando il sunnominato Angelo Ramelli mi ha fatto vedere per la prima volte le cartoline della zia queste erano ancora graziosamente legate con un nastrino (mi sembra di color rosso): Peppina le aveva tenute gelosamente sempre con se: segno eloquentissimo di grande importanza, era il segno tangibile del suo impegno verso i militi che a lei chiedevano più o meno velatamente comprensione, considerazione e perchè no anche speranza di tempi migliori magari che sarebbero arrivati in seguito.
Le cartoline sono in tutto 115 più 5 fotografie. Sedici di queste più la foto di Tucceri Cesidio sono attualmente in possesso di Tucceri Cenzino: 13 sono state scritte dal padre Cesidio, due, datate entrambe 1925, da Maria e Angelo zia e zio di Cenzino ed una è stata scritta il 18 ottobre 1918 da Tucceri Antonio zio, sempre di Cenzino. La maggior parte delle missive sono scritte da persone che con fatica hanno vinto la loro piccola battaglia contro l’analfabetismo: i messaggi comunque sono semplici, diretti, concisi e sinceri. Non sappiamo al momento come mai i ragazzi-soldati di Cerchio scrivessero all’appena quindicenne Peppina. Non sappiamo se ai giovanissimi soldati di Cerchio fosse stato consigliato di scrivere cartoline a lei o anche ad altre ragazze. Non sappiamo se il giovane parroco di Cerchio Don Salvatore Relleva (Castelvecchio Subequo 22.11.1884 deceduto a Roma il 13.8.1962) o altri appartenenti alla classe dirigente locale avessero consigliato ciò o come, leggiamo nell’opera di Anna Rita Zara dal titolo : “Il crogiolo“ tale predisposizione verso i combattenti fosse spontaneo: "(…) Il ruolo tradizionale delle donne in tempo di guerra era sancito da un costume secolare: resteranno a casa a confezionare calze di lana per i soldati al fronte, scriveranno a mariti e fidanzati lettere piene di amore e di giuramenti di fedeltà, nelle retrovie cureranno i feriti e al ritorno degli eroici guerrieri si faranno belle per loro (…) I giornali da parte loro invitavano le ragazze non ancora fidanzate a diventare madrine di guerra di un soldato,scrivendogli lettere e tenendogli alto il morale(…)”(1). Così forse, molto probabilmente, dovette accadere anche alla Nostra.
























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