BRICIOLE DI SPECCHIO
di Vittora Addari Petrucci
- Centro Studi Marsicani -
Prefazione
Fin dal suo esordio ufficiale con Essere donna (1982), anzi, probabilmente fin dalle prime poesie e dai primi racconti scritti nell'adolescenza, Vittoria Addari Petrucci ha saputo guardare con intensa partecipazione sia dentro di sé che intorno a sé, riuscendo cosi a contemperare la vocazione intimistica con l'imperativo morale di farsi testimone della condizione femminile del nostro tempo. Non a caso, del resto, ha sempre voluto coniugare l'urgenza soggettiva della poesia con un impegno dichiaratamente sociale, destinando il ricavato dei suoi libri alla "Lega italiana per la lotta contro i tumori" e collaborando attivamente con delle libere Associazioni interessate alla crescita culturale e civile dei ragazzi. È noto che i sostenitori della "poesia pura", sulla scorta della "intuizione lirica" di crociana memoria, avanzano delle riserve circa la legittimazione di un impegno letterario che rivendichi finalità educative. Eppure nessuno può negare, o rinnegare, l'esistenza di una gloriosa tradizione, risalente fino a Dante e alla sua Commedia, che ha sempre assegnato un ruolo primario alla poesia etico-civile.
Non solo pienamente legittima, dunque, ma necessaria e lodevole va ritenuta una esperienza poetica come quella di Vittoria Addari Petrucci, la quale da un ventennio è venuta affinando progressivamente i suoi strumenti espressivi, fino a toccare un vertice non comune con Verso il sole lontano (1998). Si sarebbe potuto, a quel punto, temere un affievolimento di quella che si dice ispirazione, insieme al rischio di cadere nel ripetitivo; ed invece, con felice sorpresa, questo non è accaduto. Anzi, appena due anni dopo, Vittoria ha sentito il bisogno di ampliare e approfondire il suo "discorso" poetico affrontando una tematica espressamente religiosa con Via Crucis dalla arte di lei Maria e Giubileo 2000: Io sono la Porta, due poemetti in cui la sua parola si esalta interiorizzandosi, pur senza rinunciare ai presupposti di una poetica intesa a celebrare i valori umani.
Sorprendente, ora, questa nuova silloge, perfino nel titolo: Briciole di specchio. Apparentemente riprende e continua il suo discorso di sempre, ma in effetti lo rinnova nei contenuti e nello stile: qui, infatti, ha l'andamento di una lunga metafora e, a tratti, assume il tono di una moderna favola in versi; di una favola tutta calata nella realtà dura e provvisoria del vivere quotidiano, in cui il sogno del vero e del bello è destinato in apparenza a sicura sconfitta, ma in effetti trova sempre la forza di rinascere dalle sue stesse ceneri come la mitica fenice. In un certo senso, il sogno finisce col vincere sulla realtà. Ma c'è dell'altro a sorprenderci.
Per tutto l'arco del Novecento, è risaputo, col dilagare del frammentismo lirico sul modello istituito nell'ambito del gruppo dei "vociani", si è privilegiata sempre più l'intuizione breve e immediata ed è venuto sempre meno lo spazio per il tono disteso, per la struttura colloquiale a grandi volute, capace di ripristinare un proficuo rapporto tra prosa e poesia, nel segno d'un canto di respiro narrativo. Ebbene, Vittoria Addari Petrucci, pervenuta ormai alla sua piena maturità, umana ed espressiva, dimostra in modo assolutamente persuasivo che si può fare dell'autentica poesia anche travalicando i confini della pura liricità. Qui, infatti, in luogo delle cosiddette "illuminazioni improvvise", frutto di "impressioni" folgoranti, abbiamo la luce diffusa dei veri e forti sentimenti, oppure la penombra delle inquietudini comuni, l'una e l'altra sullo sfondo di urgenze ideali molto sofferte eppure considerate irrinunciabili. Ne scaturisce un avvertimento saldamente morale e insieme letterario, destinato al nuovo secolo e al nuovo millennio come auspicio per l'avvento di una umanità nuova.
Avezzano, 10 gennaio 2001 Vittoriano Esposito
















