Caraibi

BAMBINI CON NOI

di Vittora Addari Petrucci
Centro Studi Marsicani 

  
Prefazione
di Vittoriano Esposito

Una collana di " scrittori marsicani " - scrittori, cioè, nati o residenti nella Marsica, ma non per questo obbligati a rivendicare una pur possibile " marsicanità " in fatto di storia, tradizioni, costumi, etc. - non si sarebbe potata avviare con un libro più beneaugurante di questo, rivolto ai bambini e alla scuola e destinato, quindi, all'oggi cosi come al domani. Un libro, si pensi, piuttosto singolare nell'attuale panorama della letteratura per l'infanzia, soprattutto perché nato all'interno stesso della scuola, dalla personale esperienza dell'autrice.

Si tratta, infatti, di letture già passate al vaglio intelligente, per dir cosi, dei tanti ragazzi per i quali furono, nelle più varie occasioni, concepite. Abbastanza originale, come si vedrà, riesce non soltanto la disposizione della materia, ripartita per argomenti o per affinità di sunti e situazioni, ma anche, e forse più, la strutturazione stilistico-espressiva, che si avvale di stramenti apparentemente diversi, la lingua e il dialetto, e di diversi moduli, poesia e prosa, ma sostanzialmente omogenei.

Per la verità, nello scorrere delle pagine, non si avvertono dei salti improvvisi, né bruschi trapassi: il discorso ha una sua compattezza innegabile perché, pur nel variare dei motivi e delle forme, non si perde mai d'occhio la cosiddetta " centralità del bambino ", un principio che ha alimentato ed alimenta molte disquisizioni dottrinali, ma che qui, una volta tanto, diviene, da pura astrazione, concretezza viva. Ciò che piacevolmente sorprende di più il lettore avveduto è la fresca semplicità e, in un certo senso, modernità del tono che la parola di volta in volta assume: un tono che mantiene sempre la sua giusta misura, che cioè non degenera né in effusioni di retorica gratuita né in rigidezze di ottuso moralismo, i due rischi maggiori, a nostro parere, in cui s'imbatte inevitabilmente chi scrive per l'infanzia.
Rischi che Vittoria Addari Petrucci ha potuto superare felicemente non solo perché in grado di equilibrare oralità e scrittura, serbando alla pagina la naturalezza del parlato sul filo d'un linguaggio accurato senza essere libresco, ma anche perché mossa dal fermo proposito di forgiare coscienze libere ed oneste, aperte al bello non meno che al vero e al buono.

Tutte le parti del libro traboccano di umana saggezza, senza tuttavia che gli insegnamenti scadano mai nel predicatorio. Ma è nelle prose, narrative e teatrali, che l'intento educativo trova più spazio per dichiararsi esplicitamente in direzione dei valori che oggi urge salvare ad ogni costo: la famiglia, la giustizia sociale, la pace tra i popoli. Il volume si chiude con un raccontino, I castighi, più illuminante d'un trattato pedagogico sulle storture e sulle aberrazioni della scuola d'un tempo non troppo remoto. Ma c'è un altro aspetto che merita d'essere sottolineato: la piccola protagonista che strappa le " orecchie d'asino " dalla testa di di amichetto, per restituirgli la dignità di bambino che era stata orrendamente calpestala dal maestro, era Vittoria Petrucci.

Dolorosa vicenda, rievocata con tenerezza mista ad orgoglio, che, vista a tanta distanza di aeri, appare quasi premonitrice della futura scelta di vita. Fu forse quella la prima scintilla, avvertita in maniera indistinta, di una passione capace d'ingigantirsi col tempo. In altre parole, il primo segno d'un destino da scontare tutto nella missione per una scuola nuova. Come, poi, realmente è avvenuto.  

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