I resti di una civiltà nel portale di S. Sabina a S. Benedetto dei Marsi
di Silvia Terra-Abrami
Dall'estrema rovina dell'edificio resta soltanto la parte inferiore della facciata ed il portale, il più maestoso fra quelli che nelle chiese della Marsica attestano la presenza nella zona di una scuola scultorea che, pur accogliendo motivi comuni alla tradizione romanica d'Abruzzo, si distingue per un raffinato preziosismo decorativo. Il grandioso tratto di muro ha retto nel disastro del '15 al sussulto della terra forse in virtù del complesso giuoco di forze creato nella svasatura della parete dalla concatenazione delle arcate e grazie all'appoggio dei due semipilastri che, aderendo a quella che era la parte interna della facciata, costituiscono tuttora l'ultimo tenace aggancio al terreno.
Ergendosi tra modeste case costruite dopo il terremoto del '15 nell'area stessa della distrutta chiesa, questa parete, rimasta priva dell'interna struttura, sorprendentemente isolata nel vuoto, come una quinta architettonica di eccezionale bellezza, per il fatto stesso che non trova più alcun raccordo nell'ambiente circostante, suscita a prima vista un senso profondo di stupore. Poi è una impressione pittorica quella che prevale nascente dal rosato degli stipiti e degli archivolti in contrasto col manto esterno della parete, compatto, uniforme nel grigio scuro del calcare.
Oltrepassato l'angusto recinto sistemato a giardino, i particolari decorativi si presentano nella loro complessa e raffinata eleganza. La cornice rettangolare, che accentua i valori architettonici, dà compattezza ed equilibrio ai ricchissimi ornati e denota subito quel gusto "gotico classicheggiante" che è tipico della cultura artistica federiciana. Anche l'architrave, ove il motivo dei draghi affrontati deriva da stoffe orientali, sostenuto agli angoli da mensole adorne di volti femminili dal classico taglio, ci riporta con insistenza all'ambiente artistico che fiorì intorno a Federico II tra il 1230-40, durante i quali venivano costruiti i grandi castelli di Puglia.
Questo diffondersi dei motivi federiciani nell'Abruzzo interno non deve meravigliare, se si pensa all'importanza che per gli Svevi ebbe la Marsica, ai confini con lo Stato della Chiesa, percorsa da una importantissima via di comunicazione. Se infatti la presenza di Federico II è documentata nella zona nel 1223 e nel 1242, più frequente dovette essere nell'ambito del Fucino quella di Federico di Antiochia, figlio naturale dell'imperatore. Poeta di gentili canzoni, fedele collaboratore del padre, prima di divenire nel 1246 capo del partito ghibellino e Vicario generale in Toscana, fu uno dei principes cui fu affidata l'amministrazione italica, ed in un frammento testamentario del 1247 è indicato come Conte di Alba. Senza fermarsi a precisazioni che in questo caso potrebbero avere valore solamente indicativo, è chiaro che gli interessi degli Svevi preminenti nella regione, i rapporti con i feudatari del luogo (è sufficiente ricordare quel Riccardo conte dei Marsi che fu presente a Roma all'incoronazione di Federico di Svevia) poterono favorire il diffondere dei motivi architettonici e decorativi che informano il portale di S. Sabina, databile verso metà del secolo XIII.
Ben più antica la chiesa. Costruita su un umile oratorio eretto dai primi cristiani nel circuito dell'antica Marruvium ampliata e restaurata dopo i danni subiti nel secolo X dalle invasioni saracene fu cantata in un elegante carme latino (Cantus Sanctae Sabinae) dal monaco cassinese Alfano, divenuto vescovo di Salerno nel 1058 e nella bolla di Pasquale II del 1115 è indicata come basilica e sede vescovile. Fu proprio qui che durante la visita alla diocesi dei Marsi sostò S. Francesco. In una pagina della "legenda secunda" Tommaso da Celano narra che Francesco donò ad una vecchietta un taglio di stoffa per farne un mantello «cum esset in palatio Episcopi Marsicani apud Celanum». Sarebbe interessante poter precisare se in questa occasione Francesco incontrò i Conti dei Marsi nel Castello di Celano od in quello costruito nella vicina valle Subequana a Gagliano Aterno nei pressi di Castelvecchio (castelli-fortezza che nei primi decenni del secolo XIII non avevano certo l'aspetto che attualmente presentano dopo i successivi ampliamenti). Si può peraltro affermare con certezza attraverso numerose testimonianze artistiche, non ultima il famoso riquadro del ciclo pittorico di Assisi, che la famiglia del Conte dei Marsi ebbe un'importanza particolare nella vita di S. Francesco durante il suo soggiorno in Abruzzo.
Ma com'era la struttura della basilica di S. Sabina intorno a cui nel Medioevo si muovono uomini tanto diversi, ma così straordinari nel loro cammino? Come si può ricostruire almeno nelle linee essenziali attraverso descrizioni e documenti? Danneggiata gravemente dalle acque del Fucino, il cui livello andò sempre soggetto ad alternanze di magre e di pericolose piene, manomessa dopo il trasferimento nel 1580 della diocesi a Pescina, rimasta quindi «in solitaria campagna desolata», presentava, a dire del Corsignani, ancora nel 1735 una struttura a tre navate sovrastate dal matroneo e, per quanto allo scoperto, era adorna di «molte pietre lavorate, di marmi finissimi con bassorilievi e dipinture alla gotica». Nelle fotografie anteriori al terremoto il prospetto ha una terminazione a due spioventi, ove il sontuoso portale si inserisce come un vero e proprio organismo architettonico a sé stante. Attualmente dietro la parte inferiore della facciata, solo elemento superstite di un edificio contro cui la natura e gli uomini sembrano essersi accaniti, altamente suggestiva pur nel suo estremo, inarrestabile deperimento, nell'area della basilica, sono allineate modeste case ad un piano, intersecate da strette stradicciole. Ovunque all'intorno accanto alle abitazioni appaiono gli ultimi avanzi dell'edificio: resti di colonne infrante, architravi di marmo dalle eleganti profilature ove a sera d'estate le donne di S. Benedetto si siedono al termine di una laboriosa giornata.
Intenso è il rimpianto per questo patrimonio di bellezza ormai perduto, anche se nella zona del Fucino edifici sacri quali il S. Cesidio di Trasacco, S. Maria di Luco, S. Lucia a Magliano e le chiese di Celano, restaurate dopo la sciagura, sono testimonianze altamente significative di una civiltà artistica che pone la Marsica in una posizione di grande rilievo nel quadro della storia regionale e non solo regionale.
























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