Filippo Salera di Carsoli campione italiano di sci di fondo nel 1934
di Luciano Del Giudice
Carsoli, come tanti altri paesi, ha dato i natali a molti sportivi ma l’unico in grado di fregiarsi del titolo di campione nazionale è stato Filippo Salera, classe 1910. Lo sport che gli permise di coronare quel sogno fu lo sci di fondo a squadre, nell’anno 1934. Ho avuto l’onore di intervistare il nostro campione, ora 98enne. Filippo entra a lavorare nell’azienda ATAC di Roma il 16 febbraio 1932 e viene annoverato, per la sua passione per lo sci, nella compagine di ‘Fondo a squadre’, istituita dall’azienda stessa con a capo il presidente Luzi.
La divisa, mi racconta, era costituita da calzoni detti alla zuava, maglione pesante e zucchetto; gli sci, in legno di igor, erano costruiti in Val Gardena. La passione è forte e si accomuna a quella degli altri componenti il manipolo che sono: Di Giovanni, di Sante Marie (AQ), classe1910, detto “il tenace” perché instancabile, Pucci di Capranica Prenestina, 1910, Rosati, di Roma, 1910, Tribuson, di Gorizia, 1910. Gli allenamenti si svolgono dove è possibile sciare e Ovindoli in Abruzzo è una meta vicina anche se non ancora adeguatamente attrezzata. C’era l’albergo di Ernesto, il “Montevelino”, che li ospitava e li incitava a non mollare. Salera mi ha raccontato che in quell’albergo conobbe l’attore Rossano Brazzi e Valentina Cortese allora impegnati nelle riprese del film “Il Passatore”.
L’ATAC non esitava a mettere a disposizione anche altre località per la preparazione: tornano alla mente le vallate di Cortina d’Ampezzo e Bardonecchia, le lunghe traversate a Prato Selva e a Passo Pordoi. La passione era tanta che si rimaneva in pista sino a notte tarda e a Passo Pordoi smarrirono la strada del ritorno, fu un cane a ricondurli a casa. Il quintetto è ormai una realtà da primi della classe e lo dimostra in tutte le competizioni regionali.
Nel 1934 sono al massimo, non temono nessuno. A Nevegal (Gorizia) c’è il campionato italiano ma c’e anche l’ILVA di Trieste, l’antagonista per eccellenza. La squadra parte bene e sulla neve sembrava di vederli volare; dopo 50 Km sono in testa, arrivano primi, è un trionfo!
Per affinare le capacità il presidente manda la squadra sul Terminillo, li c’e una scuola da sci gestita dalla milizia; vi si allenano anche altri campioni, miti per i nostri neofiti, come Claudio Seghi e il celebre Zeno Colò.
Nel 1937 il campionato si sposta ad Asiago, l’ILVA di Trieste è li che li aspetta: la lotta è dura e l’ATAC è in vantaggio; purtroppo una caduta di Tribuson pregiudica l’esito finale e sono solo secondi.
Di Giovanni, “il tenace” sprona la squadra, nel 1939 sono a Sappada del Cadore e lì conoscono un grande dello sci di fondo, Quinto Quinz. Luzi lo vuole e lo mette in squadra, ne fa il capitano allenatore. Filippo oltre la capacità ricorda il grande animo di quest’uomo, che a notte fonda si alzava permettere la scivolina più adatta agli sci, a seconda della temperatura. La squadra è ancora più forte ora, vince in ogni dove. Sembra inverosimile ma ai trofei, allora, si univano regali, quali vestiario o orologi.
Arriva la guerra che blocca e rovina tutto. Nel 1944 (?) si ricomincia ma il peso degli anni si fa sentire anche per “il tenace”. Ormai partecipano a poche gare, nel 1952 la squadra si scioglie.
«Chi è rimasto dei tuoi compagni?» Filippo dopo un breve silenzio mi dice: «Soltanto io, forse Tribuson che si è trasferito a Caracas ma non ho notizie sicure». Mentre sto andando via, noto una medaglia d’oro in un riquadro appeso: lui mi spiega che è un’onorificenza della Regione Abruzzo, all’Invalido più anziano della Regione. Salera fu ferito in guerra al braccio e alla gamba, in Grecia ad Elasen. Lo lascio domandandogli se vedrà la partita Italia-Francia: «Non posso perderla contro quei linguacciuti!» Nelle sue parole traspira ancora forte quell’afflato agonistico che lo ha sospinto a diventare re sulle nostre belle montagne, con tutti i compagni ricordati in quel silenzio.
Ciao Filippo e grazie da tutto Carsoli.
























Commenti
Ciao nonno. un bacio grande
Ciao nonno. un bacio grande ovunque tu sia
Laura Salera
"Qui giunsero, in notte
"Qui giunsero, in notte nera,
Pucci, Di Giovanni e Salera,
faticaron ma senza affanni,
Salera, Pucci e Di Giovanni,
festeggiaron, bevendo quartucci,
Salera, Di Giovanni e Pucci!"
Questo scrisse, col la punta di una matita rossa, mio nonno Elio Pucci, che era in vena umoristica, sulla porta del rifugio raggiunto in una delle loro avventure montane. La scritta, oggi, non esiste più, ma è immortalata per sempre nel libro che nonno ha lasciato, nello sforzo dei suoi ultimi anni di vita, a Capranica Prenestina e ai suoi abitanti.
Filippo Salera vive ancora? Vorrei conoscerlo personalmente,
Romano Chimenton
(il maggiore dei nipoti di Elio Pucci)
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