Caraibi

Il valore musicale dell'Exultet marsicano

di Gianluca Tarquinio

Il recente convegno tenutosi a Celano il 20 marzo, “Dal Dies Irae alla Biblioteca di Santa Maria Valleverde. Itinerario nella cultura francescana”, mi ha dato lo spunto di tornare sull’Exultet marsicano perché, nell’errato tentativo di dargli anche una importanza musicale, esso sta tornando nuovamente ad essere trascurato da chi, invece, dovrebbe esaltarlo relegandolo alla sola utilizzazione di logo.
Il “Rotolo dell’Exultet” è certamente la pergamena più famosa e antica che si conserva nell’Archivio della Diocesi dei Marsi, ma NON quella musicale più antica, come ebbi ad affermare in alcuni precedenti articoli, primato che spetta al frammento contenente le Lamentazioni di Geremia con notazione neumatica, proveniente da Trasacco e risalente al IX-X secolo (quello di importanza musicale spetta ai frammenti polifonici del Quattrocento provenienti da Rocca di Botte), invece lo è se intesa come documento compiuto e unitario.

Prima di entrare nello specifico musicale, vorrei riproporre alcuni stralci del mio saggio sull’Exultet presente nel CD-Rom realizzato da don Vincenzo Amendola per la Diocesi marsicana, e in alcuni scritti tutti comparsi tra il 2003 e 2004, spesso utilizzati in convegni e articoli, ma senza mai citarne l’autore.

L’Exultet fa parte di una indivisibile triade costituita anche dalla figura del vescovo Pandolfo e dalla sede della cattedrale diocesana, rappresentando il simbolo dell’unita di quest’ultima e la magnificenza di Pandolfo che fu chiamato a sigillare e gestire la risoluzione di una importante vertenza amministrativa che si era creata nella diocesi.

Siamo nell’epoca in cui la Marsica inizia ad avere una propria organizzazione politica, un movimento che prende le mosse dall’881 quando la contea dei Marsi iniziò a rendersi autonoma dal ducato di Spoleto e da quando i grandi monasteri (Montecassino, Farfa e S. Vincenzo al Volturno) iniziarono ad allargare i loro già cospicui possedimenti lungo le sponde del lago del Fucino, dispute, alle quali si aggiunsero il papato e i normanni, e che porteranno a dividere la Marsica in due diocesi, una con sede a S. Sabina in Marruvio (odierna S. Benedetto) e l’altra a S. Maria in Cellis in Carsoli.

È accertato, che i Rotoli degli Exultet avevano anche la funzione di divulgare ai fedeli gli avvenimenti dell’ultima settimana di vita di Cristo servendosi delle particolari miniature figurali, ma come mai il Rotolo avezzanese non le ha? (vi è soltanto un volto umano nella sez. 7), probabilmente aveva un altro fine come potrebbe indurre a ipotizzare la scelta di usare grandi lettere iniziali?

A mio avviso, viste anche le sue particolari prerogative artistiche, l’Exultet doveva servire a magnificare la persona di Pandolfo e quello che lui rappresentava, cioè un vescovo scelto per volontà di due papi per riunificare una diocesi molto ambita sia per il potere religioso che per quello temporale, una persona nobiliare appartenente alla famiglia comitale più importante nel territorio, perché era una persona di grandi capacità amministrative e politiche: insomma, un particolare Exultet per simboleggiare uno status di potente dignità dotata anche di uno spiccato senso dell’arte.

La notorietà di questa pergamena, iniziando dal 1931, e passando per importanti tappe come quelle del 1952, 1987, 1994 e 2007, è indiscutibilmente da attribuire al suo aspetto artistico piuttosto che a quello musicale. Infatti, nel catalogo della mostra tenutasi a Montecassino nel 1994 si legge che: “La musica dei rotoli di Exultet è scritta al di sopra delle parole, così che il diacono passa leggere entrambe quando officia la liturgia del sabato santo. I rotoli di Exultet sono repertori pratici, fatti per l’uso […]: Nell’Italia meridionale del medioevo per l’Exultet è usata un’unica melodia, derivata dall’antica liturgia beneventana dov’è impiegata in varie occasioni liturgiche. La melodia beneventana ha la peculiarità di essere l’unico caso in cui entrambe le parti dell’Exultet – il prologo e il prefazio – sono cantate sulla stessa melodia […]. A volte è chiaro che uno scriba re-inventa la melodia nello scriverla: cantando a se stesso una formula che conosce, applicandola a un testo e mettendo per iscritto il risultato […]. L’Exultet beneventano è un recitativo liturgico che si serve di tre note contigue. La melodia può venire adattata a qualsiasi testo, sebbene sia difficile farlo in presenza di frasi molto corte. Il cantore, o lo scriba, che usa la melodia deve comprendere la forma grammaticale e retorica del testo e compiere gli adattamenti necessari nei luoghi appropriati della melodia”. Alcuni esempi di Exultet suggeriscono che “non è la registrazione di un’esecuzione mandata a mente, ma è piuttosto pensato come una nuova esecuzione, una nuova applicazione delle parole del canto a un testo dato […] . È evidente che lo scriba deve conoscere la musica: non è possibile configurare il testo in periodi, dividendo in cola (suddivisione di un periodo, ndr.) con la punteggiatura e in taluni casi (Exultet di Avezzano e di Parigi) con maiuscole colorate aggiuntive, senza sapere come va la musica” (Kelly).

Dopo anni di oblio si è tornato a parlare del Rotolo dell’Exultet, grazie alla professoressa Lucia Bonifaci che è riuscita ad inserirlo tra le manifestazioni della Fondazione pro Musica e Arte Sacra di Roma.

Negli atti del convegno che ha concluso l’esposizione dell’Exultet nella Basilica Papale di Santa Maria Maggiore a Roma (aprile del 2007), occasione nella quale è stato eseguito per la prima volta in tempi moderni, è riportata - anche in questo caso per la prima volta - la sua analisi musicale a firma di mons. Albero Turco, una tra le più importanti autorità del settore.

Quello che risalta è che nell’Exultet NON CI SONO IMPORTANTI ASPETTI MUSICALI, come già affermato da Walter Tortoreto nel 1998 (se non quello di un semplice primato cronologico che ne farebbe il documento “più antico di versione melodica in modalità arcaica ‘pura’ dell’Italia meridionale”) da eguagliare quelli artistici, e la stessa “peculiarità” suggerita ancora da Turco (“il prologo e il prefazio hanno la stessa melodia”), non è altro - come già sopra ricordato - che una caratteristica meridionale: “La melodia beneventana ha la peculiarità di essere l’unico caso in cui entrambe le parti dell’Exultet – il prologo e il prefazio – sono cantate sulla stessa melodia”.

Dunque, vorrei ancora una volta ribadire che l’importanza di questa preziosa pergamena è da ricercarsi negli aspetti artistici (basti pensare che in tutte le occasioni nella quale è stata esposta, tranne che in quella del 2007, non ha mai suscitato l’interesse dei musicologi) e soprattutto storici. Questo non significa che essa non è importante, che deve rimanere anonimamente chiusa in una cassaforte come lo è oggi e che deve riempirsi di polvere e di trascuratezza, sorte che è già toccata alla più volte decantata teca che serve a contenerla e mostrarla al pubblico, donata dalla Fondazione pro Musica e Arte Sacra di Roma. L’Exultet deve essere cantato perché è suggestivo e spiritualmente elevato (come si può asoltare nel compact-disc realizzato nel 2006 dalla Nova Scola Gregoriana Cantores diretta da Alberto Turco), portato a conoscenza dei marsicani e non solo: chi ne ha l’autorità deve obbligarlo, ma qui si aprirebbe un diverso discorso che esula dall’intento del presente articolo.

Riferimenti Biobliografici:

Archivio Storico Diocesano dei Marsi - Avezzano, Exultet, un rotolo pergamenaceo dell’XI secolo, CD-Rom a cura di D. Vincenzo Amendola, s.d.

Walter Tortoreto, Tra liturgia e spettacolo: la musica sacra nella Marsica medievale, in La Terra dei Marsi, Atti del Convegno di Avezzano (a cura di Gennaro Luongo), 24/26 settembre 1998, Viella Editore, Napoli 2002, pp. 467-487.

Gianluca Tarquinio, L’Exultet di Avezzano, in «Marsica Domani», a. XXVI, n. 14/2003 - a. XXVII, nn. 7-9/2004.

Alberto Turco, L'Exultet, sintesi storica della melodia, in L’Exultet di Avezzano, Fondazione pro Musica e Arte Sacra, Roma 2007, pp. 32-36.

Francesco Zimei, Music in small italian villages: A New Source of Fifteenth-Century Polyphony from Rocca di Botte, in «Studi Musicali», XXXVI/2007/1, pp. 21-63.

Gianluca Tarquinio (a cura di), La musica sacra nella provincia dell’Aquila: La Marsica, Ianieri Editore, con CD allegato, Pescara 2009.
 

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