Caraibi

La famiglia Panegrossi di Colli di Monte Bove

di Luciano del Giudice

Nel XVII sec. col venir meno del potere feudale della famiglia Colonna si fanno spazio nel tessuto economico del Carseolano alcune famiglie latifondiste, che per l’assenza di potentati locali (ad esempio comunità paesane particolarmente intraprendenti o nobili del posto in ascesa) si insediano con relativa facilità, riuscendo a sfruttare una realtà economica essenzialmente agricola che si rivelò adatta alla loro crescita. Nel caso di Colli di Monte Bove la famiglia in questione è quella dei Panegrossi, un lignaggio di origine romano, che si stabilì in questo paese nel 1680, data riportata nella grotta del palazzo di 40 vani distribuiti su due piani fatto costruire nella parte alta del paese, a pochi metri dall’edificio usato dalla servitù, unica residenza rimasta agli attuali discendenti.

La famiglia acquisì gran parte dei terreni siti nei dintorni del paese, ed anche oltre, fino ad arrivare nei pressi della chiesa di San Vincenzo, ai confini con Carsoli (ricordo che sino al 1806 Colli era comune autonomo). Questa massa di terre fu data a coltivare con contratti di mezzadria che risultarono utili ad alleviare la miseria dilagante in quegli anni. Per far rispettare i propri interessi la famiglia Panegrossi si avvalse anche di “bravi”, ma nel complesso la popolazione li considerò dei benefattori che in molte circostanze aiutarono famiglie indigenti e istituirono un piccolo ambulatorio medico. Con l’arrivo del treno contribuirono alla realizzazione dell’attuale stazione ferroviaria e usarono la strada ferrata per i loro commerci in legname. Costruirono la strada per la parte alta del paese, forse per dar agio allo “sfizio” di uno di loro, che voleva far camminare più comodo il suo cavallo bianco. Nel 1836 costruirono la chiesa di famiglia in uno spazio vicino al palazzo e la dedicarono alla Madonna della Speranza. Il locale è a navata unica, conta un solo altare e conserva una scritta parietale che ricorda l’anno di edificazione dello stesso. Interessante il quadro esposto (un tempo) sull’altare. Lo donò alla famiglia una “misteriosa” dama per paura di esserne derubata. Oggi, nella chiesuola, c’è solo la copia litografica dell’originale conservato in una banca romana. Il dipinto (datato alla seconda metà del Seicento) rappresenta la vergine col figlio; l’autore è ignoto, forse un anonimo di scuola romana; i colori sono quelli di Raffaello.

 

 

 Colli di Montebove, chiesa della Madonna della Speranza, interno.

 

Sempre sull’altare c’è un quadretto con la riproduzione del Volto Santo sindonico risalente alla seconda metà del XVIII secolo. A detta di uno degli attuali discendenti, sembra essere una delle tre copie presenti in Italia. Sulle pareti 14 quadretti risalenti al primo 800 rappresentanti le stazioni della via Crucis.

A seguito di una condotta dissennata e libertina assottigliarono sempre più il loro capitale divenendo debitori delle banche, e i debiti non onorati li condussero al fallimento nel 1915, con Nicola Panegrossi, il cui fratello morirà in Africa di malaria. Dalla figlia Guendalina nascerà Valeria che sposerà Giuseppe Mantica, calabrese di nobile casata. Il figlio maggiore Alberto, che ringrazio, ha contribuito in modo essenziale alla cronistoria di questa famiglia che insieme ad altre hanno influito sullo sviluppo economico e sociale delle nostre contrade e in particolare di Colli. Tra le personalità vorrei citare quella del dottor Giuseppe Panegrossi, primario all’ospedale S. Camillo di Roma, specialista in malattie nervose ed autore di vari trattati sull’argomento, tutt’ora vivente, l’ottantenne professore è il nipote della sopracitata Guendalina Panegrossi. Chiudo questa mia breve nota con una curiosità sull’Ottocento di Colli: a ridosso del palazzo Panegrossi vi erano delle porcilaie dove si allevavano cinghiali, non maiali, che furono introdotti in loco solo nel XX secolo.

Immagine con il volto di Cristo
 

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