Truffavano l'Inps con false malattie, sette i rinviati a giudizio
Avezzano. I sette marsicani accusati di aver ricevuto erogazioni di soldi pubblici con falsi rapporti di lavoro sono stati rinviati a giudizio per associazione a delinquere e truffa ai danni dell’Inps. In particolare i falsi rapporti di lavoro riguardavano la disoccupazione o l'indennità di malattia. Gli indagati il 28 ottobre dovranno presentarsi davanti al giudice. Nell’indagine era rimasta coinvolta anche una società dell’ex campione di ciclismo Vito Taccone, morto a 67 anni dopo l’apertura dell’inchiesta.
Il Gup Claudio Politi, nel corso dell'udienza preliminare, ha accolto la richiesta del pm Guido Cocco rinviando a giudizio i sette.L’indagine scattò nel 2005, quando le Fiamme gialle iniziarono a indagare su una delle aziende coinvolte nella vicenda. Subito dopo l’inchiesta si allargò e finirono nel mirino degli investigatori diversi imprenditori. Gli imputati si sarebbero appropriati indebitamente di erogazioni dello Stato a sostegno del reddito dei lavoratori. Le indennità sono state emesse dalla sede avezzanese dell’Istituto di previdenza sociale.
Secondo la Procura, sarebbero stati emessi fondi sotto forma di prestazioni di disoccupazione e di malattia. I lavoratori erano prevalentemente impiegati nel settore edile, ma c’erano anche mansioni di altro genere. Dalle indagini della Guardia di Finanza è emerso che i responsabili simulavano fittizi rapporti di lavoro avviati e poi interrotti all’occorrenza tra «società di comodo». Il meccanismo si avvaleva, sempre secondo gli inquirenti, di certificati medici di malattia. Inoltre veniva simulato licenziamento, in modo da far gravare l’onere dell’indennità di malattia direttamente sull’Istituto previdenziale. I difensori sono Antonio Milo, Domenico Quadrato, Callisto Terra, Emilio Amiconi, Gabriella Fiasca e Vincenzo Pietrobattista.
























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