Le origini storiche di Bisegna
di Angelo Melchiorre
Il nome di Bisegna appare (sotto varie grafie) nei primi secoli dopo il Mille, anche se non si può trascurare l'ipotesi che esso già esistesse nell'antichità italica e romana sotto la voce "Visinium" o anche sotto quella di Vesennia. E Panfilo Serafini accennava, nel 1859, perfino ad un'antica "Vesune", che si leggeva in un'iscrizione osca trovata da Francesco Ferrante in Civita d'Antino e pubblicata dal Romanelli (il quale, però, riteneva che essa fosse da identificare con Venosa).
Nel medioevo, Bisegna viene ricordata nel "Catalogo dei Baroni" (come «feudo di tre militi», soggetto a Simeone di Capistrello), nel "Chronicon" di Leone Ostiense (tra le pertinenze di S. Maria di Luco), nella "Bolla" di Clemente III (per le due chiese di S. Salvatore e di S. Bartolomeo). Ad ogni modo, il documento più antico (o tra i più antichi) tra quelli fino a noi pervenuti è un «istrumento notarile» del 1353, concernente la vendita «della terza parte del diritto di nomina del beneficio della Chiesa di S. Bartolomeo di Bisegna per gli atti di Noter Giovanni Giuliani di Pescina, e del Regio Giudice Mario Gentile Amico [...] a' 2 aprile 1353».
Se prestiamo fede al Di Pietro, Bisegna sarebbe risorta nel medioevo dall'unione di più castelli (ognuno provvisto di una sua chiesa), i cui nomi sarebbero stati quelli di "Loe", "Le Nocci", "Bonaria" o "Bozzana". In seguito (sicuramente dopo il 1656), alla chiesa parrocchiale di S. Maria Assunta (costruita dopo l'unione dei surriferiti castelli) si sarebbe aggiunta anche la chiesa di S. Rocco. Nel 1425 Bisegna - insieme con tutti gli altri castra della contea di Celano - ottiene dal Re l'indulto circa il pagamento delle «collette regie», su richiesta dello stesso conte di Celano, Odoardo Colonna, e di sua moglie Cobella.
Il destino di Bisegna, dal '400 in poi, è quello stesso di tutti gli altri centri dello Stato di Celano: nel 1445 appartiene a Leonello Acclozamora, nel 1464 passa ai Piccolomini, nel 1591 viene venduta ai Peretti, per passare quindi in eredità ai Savelli, agli Sforza-Cesarini, agli Sforza-Bovadilla, agli Sforza-Cabrera-Bovadilla.
Nel 1648 tutta la zona è infestata dalle bande legate alla rivolta napoletana di Masaniello, che trovano proprio tra le montagne di Bisegna i loro più sicuri nascondigli. Il momento migliore, per Bisegna, è rappresentato dal secolo XVIII, allorquando il paese risulta fornito di valchiera e mulino, e la popolazione può amministrarsi in modo alquanto autonomo, con propri "massari" e «publici consigli». Le attività preminenti sono quelle della pastorizia e della raccolta del legname sulle montagne vicine, specialmente sul monte Argatone, chiamato anche «La Controversia». Nel 1806, sotto Giuseppe Bonaparte, Bisegna perde la propria autonomia, passando sotto il comune di Ortona dei Marsi. Ma nel 1829 riesce finalmente a staccarsi da Ortona.























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