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Contessi, l’uomo che “veglia” su Mar del Plata

La Meglio Italia all’estero
I suoi cantieri hanno prodotto 112 imbarcazioni. E ad ogni varo ripete il rito della “Pezza Santa” “A 79 anni non ho mai smesso di giocare”.
Aveva 40 giorni quando il padre, Domenico, decide di lasciare San Benedetto del Tronto per tornare in Argentina. “Mio padre era pescatore – racconta Federico Contessi, classe 1931 – come suo padre e due fratelli, anche loro a Mar del Plata. Io ero il più piccolo e in mancanza di balocchi veri, giocavo con gli strumenti di un mio zio falegname navale”. I giocattoli del Presidente degli Astilleros Naval Federico Contessi sono stati martello e scalpello. Gli stessi che usa ancora oggi in cantiere e con i quali ha costruito un impero di navi e pescherecci, vanto della flotta argentina.

A 16 anni va a conoscere il padre, proprietario di una barca da pesca. “Ho provato a seguirlo, ma il mare non era per me”. Contessi inizia a lavorare in un cantiere e trova la conferma che è quello il posto giusto. Dietro il successo di un uomo, si cela sempre una donna… nel caso di Contessi, si tratta di Annabella, ma nonostante il nome accattivante, di certo anche la moglie Leonilde sarà felice nel ricordarla. Sì, perché Annabella è il nome della prima barca acquistata, l’inizio di un’attività che ha fatto di Contessi un imprenditore tra i più famosi e rispettati non solo di Mar del Plata, ma dell’Argentina. Grazie ad Annabella acquista alcuni terreni, “nasce così il mio cantiere, La Gioventù. Avevo 21 anni”. Sono stati due fratelli, pescatori originari di Sorrento, a commissionare i primi pescherecci: Compagnello, Libertà e Il Vecchio San Telmo. Ma Contessi si rende conto che quello non era il luogo adatto, troppo lontano dal mare; non si scoraggia e subito cambia sito. Se è vero che la fortuna aiuta gli audaci, il destino non li risparmia. Implacabile arriva un incendio che distrugge tutto. Federico Contessi ricostruisce, in maniera ancora più grandiosa, quello che oggi è il suo cantiere. Peschereccio su peschereccio, si arriva al numero 99: “la Regina Australe, un catamarano turistico – spiega orgoglioso – per 350 persone, e alla barca SKUA9 per la Repubblica del Cile che fa servizio nello stretto di Magellano”.
Oggi sono 112 le “perle” uscite dai cantieri Contessi. Ed ogni varo diventa un rito. Un rito molto, molto particolare: “Ricordo che a San Benedetto, quando nelle barche si collocava il fascione esteriore, veniva consegnato al proprietario un pezzo di legno con dei fiori sopra. Il proprietario, per ringraziare, offriva la colazione. La tradizione della Pezza Santa è da sempre nei miei cantieri, dalla prima imbarcazione alla Vergine del Miracolo, varata il 9 gennaio, anche se ora l’ultima ‘tavola’ non è più di legno ma di acciaio”.
Contessi è sempre in cantiere, in prima fila, con la sua tuta blu anche nelle occasioni ufficiali, quando si vara una nuova creatura al cospetto di autorità diplomatiche, ecclesiastiche e politiche, a guidare i 50 dipendenti che arrivano a 700 se sommati a quelli degli altri cantieri con cui ha creato la Veraz, a quelli della fabbrica per prodotti pescherecci (Centauro) e di altre con cui è in società.
E’ stato anche Presidente della Camera di Commercio e dopo 60 anni di lavoro sono arrivati i riconoscimenti: Cittadino illustre di Mar del Plata, onorificenza dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana nel grado di Commendatore, “ma quello a cui sono più legato è il Premio Truentum, ricevuto dalla mia San Benedetto”.
Poi, alla domanda più scontata, come spiega questo successo?, la risposta più disarmante: “Posso dire, a 79 anni, di non aver mai smesso di giocare. E se Dio me lo permette, vorrei continuare a giocare ancora”.

Giovanna Chiarilli – Il Punto

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Gli spalatori in un momento di pausa

Doveva essere il 18 di febbraio, quando, l’Abruzzo e la Marsica in particolare, furono colpiti da una tremenda bufera di neve ancora impressa nella memoria di tantissimi. Pescina, a causa della forte e proverbiale tramontana, rimase bloccata.

Costruzione dei giocattoli. ARCH’ Letteralmente arco.
Veniva costruito in questo modo. Si prendeva un flessibile ramo di albero (ciliegio o altra pianta ) della lunghezza di circa un metro o un metro e venti; si incidevano, con l’immancabile coltellino generalmente acquistato nella fiera di settembre ( Fiera “ In Nome di Maria “ prima domenica dopo l’8 settembre ) , le due estremità alle quali veniva legato uno spago e,a questo punto, l’arco era pronto per l’uso ( naturalmente bisognava collocare le frecce le quali, a loro volta, dovevano essere scoccate verso i bersagli voluti).

Prima pagina

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