L'ex lago del Fucino
Qualche giorno fa mi è pervenuta una telefonata dalla scuola elementare di Vitinia, Comune di Roma, dove mi si diceva di scrivere qualcosa sull'Ex lago del Fucino e sulla flora e fauna del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise e d'inviare alla predetta scuola il mio scritto sull'argomento in questione . Ho subito aderito alla richiesta, ma oggi voglio parlare o meglio scrivere sull'ex lago e in appresso parlare della flora e fauna del suddetto Parco . All'epoca romana attorno al lago si stendeva la celebre e sacra foresta Angizia ; densa di giganteschi cerri e popolata dalle fiere più terribili : quì misteriosi sacerdoti ammansivano serpi velenosi e officiavano riti pagani dedicati appunto alla dea Angizia .
Il Fucino doveva rappresentare uno spettacolo magnifico, unico in tutta la penisola e ricchissimo di interesse naturalistico . Il lago si trovava 669 metri sul livello del mare, era lungo quasi 2O chilometri e largo 1O . Celebri erano infatti, i suoi periodici innalzamenti e abbassamenti . Nei periodi di piena giungeva ad inondare Avezzano città importantissima della Marsica e trasformava Ortucchio ( paesino sulle sponde del lago ) , in un isolotto . Virgilio descriveva le sue acque come vitree e capricciose : e sin dall'epoca romana non mancarono i tentativi di prosciugamento . L'idea originaria fu di Giulio Cesare, ma i primi atti concreti risalgono a Claudio, che però non riuscì nell'intento . Seguirono altri numerosi sforzi,tutti fallimentari fino all'intervento del principe romano Alessandro Torlonia, concluso con risultato positivo nel 1862 . In esso, cioè nel lago si pescava la tinca, il barbo , lo spinello il latterino, l'anguilla e il gambero.
Moltissimi anni fa la conca del Fucino si presentava ben diversa a causa del lago, segnato sulle rive da una lussureggiante vegetazione e le montagne dei dintorni erano boscosissime, che condizionava il clima . Per tale cambiamento di clima l'olivo, che viveva rigoglioso intorno alle sponde del lago, venne distrutto dalle gelate invernali dopo il prosciugamento . Sulla conca prosciugata pesa, sempre più frequente, un vero e proprio lago di nebbia . Non vi è stato, si può dire. poeta o scrittore che, vedendo la conca marsa su cui troneggia maestoso l'innevato Velino, non abbia subito il fascino del paesaggio scomparso .
Leucio Lippa











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