Caraibi

A carnevale ogni maschera vale

Uno dei mesi metereologicamente più pazzi dell'anno, febbraio, è anche quello in cui tradizionalmente si festeggia il Carnevale, un termine che secondo gli accademici della crusca deriva da "Carna-Ava", perchè anticamente in questo periodo si mangiava carne dovendo affrontare i rigori del freddo: di certo si sa che gli antichi egiziani festeggiavano il Carnevale (durava una settimane), una ricorrenza che ha origini religiose poichè i popoli antichi solevano celebrare l'inizio dell'anno con cerimonie che augurassero buoni auspici.

Tra baccanali ( feste in cui il vino in onore di Bacco scorreva copioso ) e orge prevalessero... a Roma i saturnali ( tre giorni di divertimento per tutti, diventati poi una settimana ) in cui i romani gettavano la toga per mettersi il synthesis e il pileo, una tunica scollata coloratissima e un berretto che assomigliava a quello di Pulcinella . Anche l'imperatore interveniva alla festa così vestito per la prima volta si ebbe il lancio di confetti, fiori e frutta . Nacquero così le prime maschere, dipinte sul viso con vino e succo di more, e solo in seguito, come ha raccontato Virgilio, fatte con corteccia di alberi, cuoio e avorio . Nel Medioevo si diffusero in tutta Europa l'uso di fare grandi e festosi cortei mascherati, che percorrevano le vie della città . Durante quei carnevali l'uso del travestimento permetteva anche di abbattere le barriere sociali . Il massimo splendore del carnevale fu però raggiunto nel 15OO anche se gli storici datano al 1162 il carnevale veneziano, noto per festeggiare la vittoria della Serenissima contro Ultrico, patriarca di Aquilea. Nel 1268 il Senato veneziano impedì alle maschere di tirarsi uova nelle strade . Attualmente il carnevale veneziano ha il momento clou quando centinaia tra le più belle maschere sfilano sulla passerella di Piazza S. Marco .

La partecipazione è libera e la sola modalità richiesta è quella di essere in costume e presentarsi dietro il palco in Piazza S. Marco quindici minuti prima dell'inizio della sfilata . Molto seguito è diventato anche il carnevale di Viareggio, sia pure più legato alla sfilata dei carri allegorici . Nel 1873 ebbero origine i corsi mascherati anche se da anni era invalso in Viareggio un certo modo di festeggiare il carnevale . Dai tempi del Ducato di Lucca il governo regalava al popolo una giornata trasgressiva, il martedì grasso, in cui si potevano vedere " padroni e servi banchettare insieme " . La proposta di inventare un corteo di carrozze, colme di fiori e cariche di maschere, fu apprezzata dai viareggini e dal popolo che mischiò alle carrozze dei signori i carri agricoli, diventati ora degli enormi pupazzi e caricature in cartapesta che costituiscono il corso mascherato più famoso del mondo dopo quello di Rio . Maschere ufficiali sono Burlamacco e Ondina, un pupazzo multicolore e una bagnante con costume castigato anni trenta . Certamente la maschera più famosa resta Arlecchino, nata dalla commedia dell'arte . Nativa inizialmente di Bergamo e poi diventata invece una creatura veneziana . Vestito di pezze colorate e con il volto coperto da una maschera a forma di gatto--scimmia,, è sempre affamato e alla ricerca di soldi da mettere nella scarsella .

Di Bergamo è invece Brisighella, un servo furbo intrigante oltre che un pò attaccabrighe . Portato per cantareev a consolare gli innamorati delusi, è vestito di bianco verde . Si tratta di una figura simpatica, molto più delv echiaccio scorbutico noto come Pantalone ( più completamente chiamato Signor Pantalone dè Bisognosi ), cittadino veneziano sempre borbottante e il cui nome deriverebbe da quello dei " pianta leone ", persone con la scusa di conquistare nuove terre a Venezia si sbricavano a piantare la bandiera di S. Marco su ogni pezzo di terra che trovavano . Un'altra maschera femminile di grande notorietà è Colombina, una servetta civettuola sempre alle prese con gli intrighi amorosi della sua padrona . Nata a Siena, è stata poi chiamata anche Arlecchina, Corallina, Ricciolina, Camilla e Lisetta, divendando marionette ne La Vedova scaltra di Carlo Goldoni . Bolognese è invece il dottor Balanzone, tutto vestito di nero, sempre pronto a dare consigli a pagamento vantandosi di sapere grammatica, diritto, fisica, matematica e medicina . Torinese è l'allegro Gianduia, amante di buon vino e cibo abbondante, sempre presente assieme al compagno Giacometta .Deve il suo nome a un certo " Gian d'l Douja" un contadino chiamato Gian che nelle osterie chiedeva sempre un boccale di vino ( in dialetto piemontese " deuja " ). E al suo nome si rifanno i famosi e buonissimi cioccolatini gianduiotti . In Toscana si ride per le arguzie di Stenterello, una maschera che parlava in versi e che è sempre in cerca di cibo come il napolitanissimo Pulcinella , una maschera nera sormontata da un grande naso a gobba . Ama in ordine sparso pasta al pomodoro, vino, donne e imbrogli e di professione fa il servitore . Sempre di Napoli ma molto meno famoso Scaramuccia, uno spaccone scansafatiche . E il nord ? Ha Meneghino, una maschera nata alla fine del 6OO . Il suo vero nome è Domenico, mentre il diminutivo è " Domeneghin che è sempre pronto alla battuta salace . All'estero invece si ride con il francese Pierrot, il tedesco Hansuvust, del contadino austriaco Kasperle e in Russia della maschera Petruscka .
 

Leucio Lippa

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