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Idee politiche di Venanzio d'Amore-Fracassi e storie di eroi durante l'invasione francese nella Marsica (1806-1809)

di Fiorenzo Amiconi

Nel Museo Civico di Cerchio si conservano pochissimi documenti dell’ormai, purtroppo, andato perduto Archivio della potentissima famiglia cerchiese dei d'Amore Fracassi che io, alla fine degli anni ’70 del passato secolo, riuscii a salvare . Questi documenti sono collocati in 5 faldoni e sono conservati nel Museo Civico di Cerchio.  Oggetto del presente lavoro sono due fascicoli conservati, nel faldone n. 5 recante, in un documento che impropriamente serviva da fascicolo, la seguente scrittura : “Certificati di moralità per D.(on) Venanzio d’Amore” (è scritto con inchiostro nero) recante sopra, scritto a matita “1807” e, sotto l’annotazione scritta ad inchiostro, è riportato, sempre a matita sicuramente dalla stessa mano, “Titoli comprovanti la posizio/ne sociale e le idee politiche/ di D. Venanzio d’Amore“.

 

Più sotto ancora è scritto,sempre a matita “1908” e, l’altro fascicolo, riportato in appendice, reca la scritta: “Briganti/1807/N° 94“ (sopra è ripetuto da altra mano: “Brigandi” n.d.a.).
Chiaramente si evince che l’Archivio dei d’Amore Fracassi veniva sicuramente, a cadenze stabilite dai proprietari per una migliore fruibilità, aggiornato. Infatti le sopramenzionate annotazioni scritte ad inchiostro ed a matita sono state poste posteriormente dai curatori del sopraccitato archivio una, sicuramente, nella seconda metà dell’Ottocento ed un’altra, come chiaramente si nota, nel 1908. Sappiamo infatti con sicurezza che nell’anno 1867 il sig. Don Tobia Trutta riordinò l’archivio dei d’Amore Fracassi : “(…) 2 ottobre (…) Essendo qui d.(on) Tobia Trutta a sistemare le carti di famiglia,esistenti tutte,confuse, e disordinate(…) 6 ottobre(…) Nel rincontro che il Comune stà rinnovando l’aquedotto della Fontana a tubi,in luogo di quello esistente a Fabbrica, sistemando le Carte di Famiglia per lo che è qui D.(on) Tobia Trutta di Avezzano, si è rinvenuta la divisione dell’Acqua,(…) 15 Otobre(…) D.(on) Tobia Trutta sospende il lavoro per l’assesto delle Carte di Famiglia, che sarà da me continuato (è Giuseppe d’Amore Fracassi n.d.a.),mentre il D.(on) Tobia deve ritrovarsi assolutamente in Avezzano per la riapertura del Tribunale (…)” (1).
 

Io in parte già avevo riportato alcuni documenti in precedenti lavori (2) ma vista l’importanza che questi rivestono ho pensato di riportarli integralmente tutti affinché ognuno possa quasi toccare con mano il travagliato periodo storico che coinvolse il regno di Napoli all’inizio del XIX secolo quando cioè i napoleonidi l’occuparono militarmente. Tali documenti sono datati 1806 e 1807. In appendice ho riportato anche il rapporto che il Tenente Alò della Gendarmeria Reale distaccato nell’Aquila scrisse il 26 settembre 1806. Documento questo eccezionale che ci fa conoscere la rapidità degli schieramenti opposti ed il valore dei contendenti. Le truppe francesi ben addestrate nei tre scontri avvenuti fra il 16 ed il 20 settembre 1806 contro i filoborbonici ebbero sempre la meglio infatti, oltre a vincere nessun soldato francese morì di contro invece i volontari napoletani contarono le seguenti perdite: nello scontro avvenuto il 16 settembre a Gagliano perirono 12 persone; nello scontro avvenuto a Celano nella mattinata dl 20 settembre morirono 40 persone e, sempre nello stesso giorno, nello scontro avvenuto nei pressi di Avezzano a mezzogiorno perirono altre 80 persone più altre circa 40 persone furono prese ed immediatamente fucilate. Da queste stringatissime notizie apprendiamo che i volontari e partigiani del re morirono affrontando come valorosi il nemico al di là del rapporto scritto con enfasi dal menzionato Alò e non poteva essere altrimenti però, dal cennato rapporto, si evince chiaramente che i filoborbonici quantunque a digiuno dell’arte della guerra comunque non si tirarono indietro nello scontro a viso aperto, segno evidentissimo che per i sanfedisti era un dovere combattere contro l’esercito invasore e a costo della loro vita dovevano difendere la loro patria : “(…) Nel mentre si accordava un poco di riposo alla truppa/faticata, avendo il nemico ricevuto dei rinforzi da Ajello, ( Vedi appendice n.d.a.) patria/del rinmato Padre Domizio segretario di Piccioli, ebbe l’ardire,/e la sciocchezza di venire egli stesso ad attaccarci di nuovo,fù/allora, Sig:(nor)e Intendente, che il nemico conobbe la differenza che passa/frà la più brava truppa del Mondo, ed un massa informe di cana=/glia; il temuto passo di carica fù battuto(…)”. Episodi simili accaddero anche nel periodo relativo alla prima invasione francese ( 1798-1799)(3).
 

Cercherò anche di tratteggiare, per quanto mi sarà possibile, le figure di alcuni personaggi che furono attori di quel periodo storico: Venanzio d’Amore Fracassi il Vecchio, giacobino; Lorenzo d’Amore,”Condottiere generale” delle masse di Cerchio nonché “Capitano“ e “Gubernator et Iudex“ nel periodo 1798-1799; Padre Domizio Jacobucci, di Aielli, capobrigante; Nicola Paneccasio, brigante; Giacomo Giusti, capobrigante; Nicola Jacobacci, brigante.
Secondo me dovremmo vedere, i menzionati “briganti” più come “eroi” che come malintenzionati sic et simpliciter. Ancora oggi a distanza di duecento anni siamo soliti qualificarli come assassini, gente priva di scrupoli, saccheggiatori, violentatori e chi ne ha più ne metta. Quale è quello esercito, sia esso invasore che difensore, in guerra, purtroppo, non commette atti nefandi e nefasti contro il proprio simile e a tutto ciò che ad esso ruota? Mai come in questo frangente è validissima la famosa e trita frase: “Vae victis”.
Sappiamo però con estrema sicurezza che i vincitori sono coloro i quali descrivono sempre a loro piacimento ( ci mancherebbe altro!) la storia narrata faziosamente dal loro punto di vista.
Perché ancora si continua acriticamente a chiamarli in questo modo? Hanno ubbidito, diciamo noi giustamente, al “sacro oracolo” del loro legittimo re. Non dovevano?
Dovremmo e dobbiamo riabilitarli ed emendare per sempre al fianco del loro nome l’epiteto brigante anche se, ad onor del vero, molti di essi, in seguito, chissà perché, verranno rubricati come “briganti politici“. I curatori di tali repertori, o chi per loro, in fondo, sicuramente mossi più che per un discorso di onestà intellettuale, dalla “pietas” o da altri interessi, hanno riconosciuto il loro operato degno di nota e hanno timidamente distinto i briganti dai briganti politici però non se la sono sentiti di abbandonare definitivamente la parola brigante. Perché questa, chiamiamola così, cattiveria gratuita nei confronti di chi veramente si era opposto al nemico invasore?
I nostri umilissimi eroi sono stati qualificati “briganti” o “briganti politici” dai responsabili dell’esercito Francese cioè da coloro i quali avevano invaso con la forza il loro territorio. Molti dei Nostri eroi hanno sacrificato la propria vita per l’ideale di patria. Sono gli eroi delle cosiddette culture subalterne: sono gli eroi della terra dei cafoni di Ignazio Silone, sono persone che conducono una vita semplice e nel rispetto del proprio simile e timorosi della religione cristiana a cui devotamente credono. Si vedano a mò di esempio le deliberazioni che gli amministratori dell’Universitas di Cerchio, nella dovuta forma e nel rispetto delle leggi allora in vigore, adottarono in quel periodo; molte di queste recano a mò di incipit le seguenti invocazioni : “Sia col nome di Dio” oppure “In Dei Nomine Amen“ (4).
E’ giusto che questi eroi siano reintegrati ed è giusto anche che il loro operato sia noto e non misconosciuto affinché in un mondo dove sempre più ormai l’uomo è lupo dell’altro siano additati alle future generazioni come esseri che hanno immolato la loro vita per difendere ciò che avevano di più caro così eroi, ad onor del vero, lo furono anche coloro che abbracciarono i grandi ideali della Rivoluzione Francese: Libertè, Egalitè e Fraternitè e per questi immolarono la loro esistenza.
L’uomo degno di questo nome è colui che rispetta il proprio simile appartenente a qualsiasi estradizione politica , religiosa, sociale, culturale, razziale, di sesso e che rispetta ed aiuta i portatori di handicap e che, infine, sa ascoltare, con animo pio, chi soffre: chi fa proprie queste regole può senz’altro essere annoverato,senza alcuna tema di smentita, nella lista dei nobili di animo, dei veri eroi. A questi a imperitura memoria dovremmo dedicare strade, piazze, monumenti e speciali giornate utili a comprendere l’animus dei nostri progenitori. E’ tempo che “risorgano” e tornino a nuova vita quei documenti che per moltissimi anni sono stati relegati all’oblio da un ingrato destino. E’ ora che tali manoscritti siano portati alla luce e alla conoscenza di quanti vogliono riscoprire le proprie radici storiche e scrollarsi di dosso l’habitus dell’ignoranza che per secoli ha regnato quasi invitamene nel mondo degli appartenenti alle culture cosiddette subalterne. E’ giusto finalmente che questi documenti siano studiati e sviscerati da coloro i quali amano la storia, sia pur minore, del luogo natio, del loro comprensorio, della loro regione e che siano proprio loro, gli appartenenti a queste piccole realtà (basti pensare che più del 50% dei comuni italiani sono formati da una popolazione inferiore ai 5000 abitanti) a portare nuova luce nell’oscuro mondo delle realtà rurali italiane. E’ giusto che in ogni centro, se non si vuole l’abbrutimento dell’Uomo e che non diventi ad essere lupo dell’altro, esista un luogo (Biblioteca, Museo, ecc.) dove si possa interagire con la speranza, ultima dea, che l’homo technologicus non fagociti, in onore di una migliore funzionalità (?), il proprio simile.

 

Note:

1) F. Amiconi: “I conti quotidiani di una potente famiglia marsicana nella seconda metà dell’ottocento.Un anno con i D’Amore Fracassi (1867-1868) “, Museo Civico di Cerchio, Quaderno n. 80, Anno X, 2007.
 

2) F.Amiconi: “Cerchio dal 1798 al 1867“ , Bullettino Deputazione Abruzzese di Storia Patria, Annata LXXXII ( 1992 ) (CIV dell’intera collezione ), L’Aquila, 1992. Dallo stesso titolo in Museo Civico di Cerchio, Quaderno n. 17, Anno I, 1998; F. Amiconi : “Storia di Cerchio dal 1798 al 1851“, MCM, Carsoli, 2006; Articoli vari in special modo: “Cerchio: Venanzio D’Amore il vecchio“, Marsica Domani, 30.4.2006, Anno XXIX, n.8/2006.
 

3) Si legga a mo' di esempio l’ottimo lavoro di Giuseppe Rivera: “L’invasione Francese in Abruzzo 1792-1799”, pubblicato a puntate nel Bullettino della Società di Storia Patria Abruzzese “Anton Ludovico Antinori“ nel 1907-1909 e, nel 1981, in un unico volume, dalla benemerita casa Editrice Adelmo Polla di Cerchio.
 

4) Vedi F. Amiconi : “Cerchio dal 1798 op.cit.”; F. Amiconi: “Storia di Cerchio dal 1798" op.cit..

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