Il convento agostiniano di Cerchio nell'inchiesta innocenziana del 1650
di Antonio M. Socciarelli
Il complesso conventuale di Cerchio fu per più di un secolo la sede di una comunità di Agostiniani scalzi della Provincia romana, dalla prima metà del Seicento alla seconda metà del Settecento (1). La storia della presenza agostiniana nel convento di S. Maria di Corbarola ha principio nei primi due decenni del XVII secolo, nelle convenzioni che l'Università di Cerchio stipulò con l'Ordine, a seguito anche del diretto impegno dei procuratori della chiesa di S. Maria di Piediponte, che intendevano edificare un convento attiguo al santuario, situato a circa due chilometri fuori dell'abitato, lungo la strada che procede verso Pescina e proprio nei pressi del Regio tratturo Celano-Foggia.
La chiesa di Piediponte fu edificata mediante un graduale ampliamento di una antica «cona mezzo deruta», una piccola edicola nella quale era dipinta l'immagine della Madonna, al di sotto della quale una iscrizione testimoniava «essere fatta dalla casata di Amore». Intorno agli anni 1595 e 1596, secondo alcune testimonianze addotte in una "memoria" redatta nel gennaio 1614 presso il Vicario generale dei Marsi (2), l'icona «cominciò [...] a fare molte gratie», a seguito delle quali si verificò un graduale concorso di fedeli, molti dei quali lasciavano elemosine ai piedi dell'immagine. A seguito della crescente necessità di raccogliere e gestire le offerte, l'Università fece atto di nominare due procuratori che avessero cura dei denari raccolti e che provvedessero con quelli ad iniziare i lavori per l'ampliamento dell'edificio: come forte segno di rettitudine ed imparzialità i primi ad essere nominati furono il notaio Giovanni Cappelli ed il giudice Domenico Varanelli (3). Da quel momento la nomina dei procuratori divenne sistematica e nell'arco di pochi anni, con il progredire dei lavori, si andò costituendo un nuovo polo devozionale, eccentrico rispetto al borgo di Cerchio ed alle chiese "urbane", la parrocchiale S. Maria dell'Annunziata e l'antica S. Bartolomeo. In questo nuovo polo, distante dal paese, confluiva la devozione dei cerchiesi, in una sorta di "cantiere" che, analogamente a quello della chiesa, andava costruendo nuove esigenze di culto che si legavano alle strategie sociali delle grandi famiglie dell'epoca, su tutte quella dei D'Amore.
Queste strategie intendevano lasciare un segno imperituro nella comunità cerchiese, e di ciò sono un esempio la richiesta e il relativo iter per l'istituzione della fiera tra il 1631 ed il 1633 (4) e la trattativa messa in atto per lo stanziamento dei frati in paese. Grazie al libro di introito ed esito redatto dai procuratori della chiesa di Santa Maria di Piediponte (5), attualmente chiesa cimiteriale, è possibile ricostruire le tappe dell'evoluzione della chiesa come anche delle attività che intorno ad essa ruotavano. Dalle circostanziate annotazioni in esso contenute sappiamo che nell'anno 1608 una delegazione di Agostiniani scalzi della Provincia romana soggiornò in paese per stipulare una «conventione» con l'Università, atto che pose le premesse per il futuro stanziamento di una comunità di religiosi e l'edificazione del convento nei pressi del santuario di S. Maria di Corbarola, ritenuto un luogo più consono rispetto a quello di S. Maria Piediponte. La chiesa in effetti era ubicata in un luogo più ameno, a poca distanza dalle mura del borgo di Cerchio, propriamente sul monte Corbarolo da cui prese il nome.
L'edificio fu eretto con molta probabilità nella seconda metà del Cinquecento, se si considera la richiesta di riconoscimento avanzata dalla Confraternita di S. Maria di Corvarola al vescovo dei Marsi Giovan Battista Milanesio nell'anno 1577 (6), documento nel quale è testimoniata la costruzione della chiesa grazie alle elemosine dei fedeli. Tuttavia il culto tributato alla Madonna delle Grazie (altro appellativo per S. Maria di Corbarola) risale probabilmente ad un'epoca molto più antica e nello stesso luogo doveva già esistere un preesistente edificio di culto: nella chiesa infatti era eretta la Cappella di S. Rocco, fondata «ab hominibus et Universitate» di Cerchio nel 1530, che figurava nell'elenco delle «Chiese e cappelle dipendenti dal Capitolo lateranense [...]» (7), cui versava l'annuo canone di una libbra di cera.
La delegazione romana degli Agostiniani scalzi, guidata da due mulattieri di Paterno, giunse in paese il giorno 8 novembre 1608, nel «tempo per cena la sera» (8). I frati restarono in paese fino al martedì successivo ed in questo lasso di tempo venne stipulata, precisamente il giorno 10, la citata convenzione con l'Università, rogata dal notaio Giovanni Ferrante Rico di Aielli (i religiosi ne fecero redigere una copia da portare a Roma). In quell'occasione le parti erano rappresentate da un lato dai massari di Cerchio, Giovanni Antonio d'Amore e Censo di Ottaviano, dall'altro dai PP. frà Giuliano di S. Maria, Vicario generale dell'Ordine, e frà Simone di S. Croce, Vicario del convento di S. Nicola di Tolentino di Roma (9).
Dopo quei primi contatti e l'incontro di quell'anno, i propositi forse si andarono alquanto raffreddando, se si considera che nel 1613 i frati avanzarono la richiesta all'Università di dare esecuzione ai primi patti convenuti. Negli anni successivi vi furono pertanto diverse altre occasioni di incontro, finalizzate a confermare i termini di quella prima convenzione, attraverso la ratifica ed il perfezionamento degli accordi. Il 19 maggio 1613, Cola Giacomo d'Amore e Loreto della Zanna, massari di Cerchio, insieme al camerlengo Giovanni Antonio d'Amore, indissero un pubblico consiglio al quale parteciparono anche gli eletti dell'Università ed un considerevole numero di particolari del paese, ossia i rappresentanti delle famiglie più facoltose (10). Il consiglio sostanzialmente costituì un ulteriore riconoscimento pubblico degli impegni presi, ribadendo gli accordi, poi ulteriormente ratificati con altro istrumento rogato il 16 gennaio 1614, ancora una volta dal notaio Giovanni Ferrante Rico. Con questo documento di cui resta una copia (11) riprodotta per gli atti di una causa della Corte vescovile (12), l'Università consegnava ai PP. frà Enodio di sant'Agostino e frà Santo di S. Giovanni Battista di Roma la chiesa di S. Maria di Corbarola, specificando di essere coadiuvati «colla presentia et intervento di Giovanni Battista Tucciero e Pasquale di Martellozzo», procuratori ed economi della chiesa (13).
Per non dimenticare poi l'interessamento e anche la lungimiranza che i procuratori della chiesa di Ponte avevano rivestito in quella questione, si poneva la «conditione che detti Padri siano tenuti et obligati di servire et haver cura in divinis» anche nella chiesa di S. Maria di Piediponte. L'Università si impegnava inoltre a garantire la sussistenza ai religiosi, il cui numero necessario richiesto fu aumentato a dodici individui rispetto agli otto stabiliti nella prima convenzione, provvedendoli «di vitto e vestito» secondo i canoni dell'Ordine e concedendo loro un orto e l'uso dell'acqua di Fonte Vecchia (14), «per adacquar l'horto e per bere», promettendo altresì la costruzione di una cisterna di raccolta nel «caso che l'acqua non fosse buona per bere». Condizione più importante per l'arrivo della comunità monastica era ovviamente la costruzione del convento, da erigersi accanto alla chiesa di S. Maria di Corbarola: l'Università si prefiggeva un tempo pari a sei anni ma in realtà i lavori dovettero andare molto più a rilento del previsto, come dimostra anche la relazione di cui si tratterà più avanti. Insomma, anche quello del 1614 non fu certamente l'atto definitivo dello stanziamento degli Agostiniani in paese, la cui presenza dovette essere per diverso tempo ancora instabile, fino a quando, intorno al 1619, divenne pressoché sistematica.
Nel marzo 1649 Innocenzo X istituì una commissione cardinalizia con lo scopo di indagare le problematiche legate alla riforma dei religiosi in Italia. La commissione venne composta da Bernardino Spada (15), Marzio Ginetti (16), Giovanni Giacomo Panciroli (17), Pier Luigi Carafa (18), dal cardinal Datario e da diversi prelati, tra cui Prospero Fagnani, segretario. Quest'organo, cui fu attribuito il nome di Congregatio supra statu Regularium, aveva lo scopo precipuo di «decretare una energica riforma dei Regolari in Italia, rinsanando la tradizionale disciplina nelle comunità canonicamente formate e provvedendo all'estinzione delle comunità anomale (ma anche di intere Congregazioni) con così pochi soggetti da non poter assicurare l'ossequio alle regole religiose (19)». Tra le relazioni raccolte durante l'inchiesta innocenziana e conservate nell'Archivio Segreto Vaticano (20) è presente anche quella relativa al convento di S. Maria di Corbarola, facente parte della Provincia romana. Il testo, che si riporta integralmente qui di seguito, offre un quadro esauriente sulla situazione della comunità monastica di Cerchio in quel periodo:
[f. 108r] «Il monasterio delli frati scalzi del ordine di Santo Agustino | situato nella terra di Cerchio della diocese di Marsi | nella Provincia di Abruzzo fora della terra nel | borgo in strada publica; fundato ed eretto l’anno | 1619 col consenzo, et autorità del vescovo monsignor Pe-| retto (21), et del Università, con li assignamenti et patti | infrascritti, che detta Università si è obligato [sic] per qual-| sivoglia anno per il sostentamento di dodeci frati, cioè venti | ducati l’anno per la pietanza, sei some di grano, venti | some di mosto, quaranta bucali d’olio, et una soma | di legna à foco spetiaria, et medico. | Et perché detta Università si ritrova assai impoverita | che non pole dare (onninamente) ogni cosa [li p, cancellato] et in | sei anni quattro se ne sono hauti et li altri doi non si è | hauto niente per impossibilità et di tutto questo che detta | Università dà non ci è obligo nessuno ma solo per sosten-|tamento di detti dodeci religiosi. | Hà la chiesa sotto il titolo et invocatione di Santa Maria | delle Gratie di Corbarola con la sacrestia dietro laltare[sic] magiore et anco un'altra stanza avanti la sacrestia. | Il convento già sta in forma di claustro con le muraglie | principale [sic] fondate da fondamenti. || [f. 108v] In primis vi è un dormitorio doppio con quattordeci cammere | il coro et la stanza del foco. | Un altro dormitorio semplice con otto cammere tutti [sic] finite | et l’altra parte del dormitorio da finirse et ci manca | una parte della muraglia con le volte et tetto. | Un altro dormitorio tutto un corritoro fatto à logia. | Un altro dormitorio n’è fatta solo che una muraglia prin-| cipale che serra tutto il claustro. | Il monasterio d’abasso [sic] ci si ritrovano tante stantie v’è | il refettorio con una dispenza [sic] dietro, avanti il refe-| fettorio [sic] un stantione, con la cocina appresso dietro | alla cucina la stanza delle legna et appresso la | stanza delle vasche con acqua corrente per la fare | la bucata, et appresso la cantina. | l’anno 1619 col autorità di monsignor vescovo et del Univer-| sità vi fu prefisso il numero di dodeci religiosi cioè | sacerdoti numero sei, et serventi di numero sei, et di | presente vi habitano di famiglia sacerdoti numero sei | e laici professi numero sei || [f. 109r] fra Agustino Maria di S. Martino priore romano | fra Michel’Angelo dell’Epifania sottopriore di San Benedetto di Fermo | fra Giovanni Francesco di S. Riccardo di Cortona lucchese | fra Maurelio di S. Giorgio della Rocca di San Casciano di Fiorenza | fra Antonino di S. Paulo di Monte di Villa lucchese | fra Bonaventura di S. Giuseppe di Cardosa lucchese | tutti sacerdoti. | Laici professi | fra Stefano di S. Gelasio fermano della Marca | fra Atanasio di S. Maria Madalena della Ripa Transona | fra Giovanni di S. Bartolomeo di Cerchio | fra Fulgentio di S. Simpliciano di Paganica del Aquila | fra Giulio di S. Lucretia romano | fra Sebastiano di Gesù di Cortono lucchese. | Posside [sic] terreni lavorativi in quantità e misura di | quartare trenta cinque et ogni quartara è una | soma conforme al paese, i quali raguagliandosi [sic] | la vendita delli sei anni precedenti si calcula | che vendeno ogni anno un anno per l’altro some | di grano trenta cinque cioè facendolo loro detti | Patri à loro spese et un ano [sic] per l’altro si apprezza || [f. 109v] scudi alla romana tre et menzo [sic]. | Di biada non se ne raccoglie niente. | Legumi non se ne semina altro che qualche poco nel | orto cioè dentro della clausura quale si mangia | conforme vengono. | Lini et canepe non ne possedemo niente. | Legna grosse et minute non ne habbiamo. | Regagli et frutti ne habbiamo et raccogliemo tanto | quanto basta per l’uso del convento. | Castelli niente etc. | Possiedemo vigne quartara tre et otto coppe et un | anno per l’altro à farle à nostre spese fruttano some | cinquanta di vino, et la soma si stima un anno per l’ | altro giulij dodeci. | Possedemo doi case dentro alla terra et ogni anno l’uno | con l’altra se ne cava venti cinque giulij. | Stalle numero sei due delli quali sono casarini | cioè senza tetto et le altre quattro servono per | uso del convento, et non se ne cava cosa alcuna. | Molini, et altre cose niente. | Luoghi di Monti niente etc. || [f. 110r] Possiedemo doi censi uno di quaranta scudi quali | fruttano trenta otto giulij con obligo [sic] di una messa | il mese un altro di cinquanta ducati quali fruttano | quaranta sette pauli et mezzo et non ci obligo [sic] alcuno. | Item il convento di elemosine incerte ma consuete da diversi | benefattori pane vino oglio legumi et altre cose che | reducendo il tutto à moneta, e raguagliando [sic] gli | anni come sopra si calcula che ascendino ogni anno | scudi cinquanta. | Possedemo il giardino del convento et un quartaro di prati | i quali fieni servono per le nostre bestiami [sic]. | Oliveti selve et altre non habbiamo niente. | Possedemo tre bovi quali servono per lavorare le sudette [sic] terre | del convento pecore cinquanta le quale pecore | tanto la carne, lana et cascio servono per uso del | convento et frati che ci demorano. | [aggiunto da altra mano «Asini cinque per servitio del convento»] || [f. 110v, bianco] || [f. 111r] Il monasterio ha peso di messe perpetue [di messe, depennato] | tre al mese et una la settimana l’anno sono ottanta | otto et una messa l’anno per [fra, cancellato] obligo [sic] della sacrestia. | Però [di, aggiunto sul rigo] messe temporali non ne habbiamo. | Anniversarij ne anco. | Delle suddette messe manuali et quotidiane sino al presente | giorno sono adempite tutte et non restano da celebrarse-| ne nessuna et le messe quotidiane che giornalmente | si celebrano nel nostro convento ne habbiamo baiocchi sei per ciascheduna messe [sic]. | [Il gravato, depennato] Il convento non è gravato [ne, cancellato] di resposte di | canoni. | Censi passivi niente. | Censi passivi vitalitij niente. | Debito alla Cammera et alla Religione niente. | Item debiti contratti per diverse cause niente, etc. | Item per pesi di fabrica [sic] et di risarcimento del convento un anno | per l’altro dodeci scudi in circa. | Et rispetto al compimento della fabrica la quale è obligata | la Università la qual fabrica se l’Università stesse | bene et che non fosse tanti achariati [sic] in doi anni si finiria. || [f. 111v] Per spesa della sacrestia per olio et cera venti scudi l’anno. | Item ha dispeso ordinaria di vitto cioè di pietanza quattro scudi | il mese il grano et il vino come di sopra nominato | servono tutto per uso delli frati et non si ne vende niente. | Per il vestiario delli religiosi in commune un altro per | l’altro perché il convento veste il religioso conforme ne | ha bisogno un altro per l’altro scudi quaranta. | Per medici et medicine la Terra è obligata a pagarla. | Per viatici tanto per occasione di Capitoli Generali per per [sic] altro non | ne habbiamo. | Per carrozze cavalli, etc. non ne habbiamo. | Per spese vittuali et procurationi in occasione di visite | non ne habbiamo. | Per allogi [sic] et hospitij niente, etc. | Item per spese straordinarie come di biancharie letti et | altri mobili di casa (vasi) et di cucina un anno per | l’altro dieci scudi. || [f. 112r] Noi infrascritti col mezzo del nostro giuramento | attestiamo di haver fatto diligente inquisitione | et recognitione dello stato del monasterio suddetto et che tutte | le cose espresse di sopra et ciascuna di essa sono vere | e reali, et che non habbiamo tralasciato di | esprimere alcuna entrata ò uscita ò peso | del medesimo monasterio che sia pervenuto alla | nostra notitia. Et in fede habbiamo sottoscritto | la presente di nostra propria mano et signata | con il solito sigillo questo di 2 di marzzo [sic] 1650.
Io fra Agostino Maria di S. Martino romano | priore mano propria.
Io fra Michel’Angelo dell’Epifania fermano sottopriore.
Io fra Maurelio di Santo Giorgio afermo [sic] come di sopra».
Locus + Sigilli
[ff. 112v-113r, bianche; f. 113v «Provincia Romana Cierchij»]
Il convento di S. Maria di Corbarola non subì la soppressione, nonostante si denotasse ancora uno stato di equilibrio imperfetto. Nei decenni successivi la comunità agostiniana si radicò sempre con maggior vigore nel tessuto socio-religioso cerchiese, con l'aumento della fiducia dei fedeli e con il consolidamento della situazione patrimoniale che raggiungerà livelli invidiabili grazie soprattutto ai lasciti di beni e di terreni. Un lento ma inesorabile declino avrà inizio nei primi decenni del Settecento, culminando con la soppressione del 1776.
NOTE:
(1) L'edificio ha ospitato gli Uffici comunali e il Museo Civico fino al 2009, anno in cui il sisma aquilano del 6 aprile ha reso inagibili i locali.
(2) Archivio storico Diocesano dei Marsi (ADM), C, B. 5, fasc. 136.
(3) ibid., f. 2r-2v.
(4) La fiera nel Nome di Maria è una tradizione che persiste ancora oggi, dopo quasi quattro secoli, nella seconda domenica di settembre.
(5) Il volume, restaurato recentemente, è parte del complesso documentario dell'Archivio Parrocchiale di Cerchio, attualmente in deposito presso l'Archivio storico Diocesano dei Marsi in Avezzano (ADM, P, B. 6, fasc. 20). Raccoglie l'opera amministrativa dei procuratori della chiesa tra il 1607 e il 1746.
(6) ADM, A/CV.
(7) ADM, C, B. 2, fasc. 43.
(8) Dalle voci di spesa registrate dai procuratori della chiesa di Piediponte sono note anche le pietanze che furono somministrate ai monaci durante la permanenza, ovvero tinche e barbi essiccati, tipica fauna ittica del vicino lago Fucino, accompagnate da vino.
(9) ADM, C, B. 17, fasc. 392, f. 8r.
(10) Per l'elenco completo dei convenuti, cfr. ibid., ff. 8r-9r.
(11) Una copia dell'istrumento esisteva anche tra le carte dell'Archivio del convento, purtroppo andato perduto ma di cui resta l'inventario redatto nel 1776 quando, dopo che ne fu sancita la soppressione mediante decreto regio, il Tribunale dell'Aquila provvide al sequestro di tutti i beni presenti nella struttura. Il citato inventario, insieme agli atti della soppressione del convento agostiniano di Cerchio sono conservati nell'Archivio di Stato dell'Aquila (ASA), Fondo Preside, Serie I. In esso si legge: «Libretto in quarto con coverta antica di cuoio bianco continente copie di strumenti, donazioni e scritture in favore del convento, cominciando il primo istrumento nelli 16 gennaro 1614, il quale contiene la istituzione del convento medesimo di Cerchio [...]».
(12) Si tratta del già citato ADM, C, B. 17, fasc. 392.
(13) I due procuratori menzionati restarono in carica tra il 1613 ed il 1614, come risulta dal registro di esito ed introito della Confraternita di S. Maria delle Grazie di Corbarola (ADM, P/6/19, f. 70r).
(14) Lo ius sull'acqua della sorgente di Fonte Vecchia, che giungeva al convento mediante una conduttura chiusa, fu oggetto negli anni di ripetute controversie, a causa delle manomissioni operate da alcuni cittadini, che ne deviavano il flusso per loro uso. Ciò spinse i religiosi a intentare causa nella corte vescovile (cfr. ADM, C, B. 17, fasc. 392; ADM, D, B. 108, fasc. 93).
(15) Già arcivescovo di Damietta, in Egitto: GAUCHAT P., Hierarchia Catholica medii et recentioris aevi, Vol. IV, ristampa de "Il Messaggero di S. Antonio", Padova, 1967, pp. 19-20 e 172; incaricato presso la legazione di Bologna dal 1627 al 1631: WEBER C., Legati e governatori dello Stato pontificio, Ministero per i beni culturali e ambientali, IPZS, Roma, 1994, pp. 154 e 921; fu anche nunzio apostolico presso il re di Francia: BIAUDET H., Les Nonciatures apostoliques permanentes jusqu'en 1648, Annales Academiae Scientiarum Fennicae, Helsinki, 1910, p. 287.
(16) GAUCHAT P., Hierarchia Catholica..., op. cit., p. 21; fu legato a Ferrara tra il 1640 e il 1643: WEBER C., Legati e governatori..., op. cit., pp. 251 e 701.
(17) GAUCHAT P., Hierarchia Catholica..., op. cit., p. 25.
(18) Già vescovo di Tricarico: GAUCHAT P., Hierarchia Catholica..., op. cit., p. 28 e 343; fu anche vicelegato a Ferrara (1615-1621) e vicegovernatore di Fermo (1622-1624): WEBER C., Legati e governatori..., op. cit., pp. 244, 250 e 553.
(19) Congregazione sopra lo Stato dei Regolari (1649) - Relationes, inventario a cura di S. Pagano, indice a cura di M. Maiorino, Indice 1187, Archivio Segreto Vaticano, 2000, p. 1.
(20) ASV, Congr. Stato Regolari I, Relationes 6, ff. 108-113 [vecchia segnatura S. C. Stat. Regul. Relationes 6 ff. 21-26].
(21) Bartolomeo Peretti, vescovo dei Marsi dal 1597 al 1628, in GAUCHAT P., Hierarchia Catholica..., op. cit., p. 232.










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