Il castello di Pescasseroli
di Gianluca Tarquinio
Il sistema difensivo esterno.
Mentre il lato Sud e quello Ovest del castello possono godere di un forte alleato naturale dal punto di vista difensivo, grazie alla pendenza e l'accidentalità del terreno, quelli Nord ed Est anche agli occhi di un profano risultano essere più facilmente espugnabili. Ho già illustrato quelle che sono state le fortificazioni aggiunte dai costruttori (fossato, camminamento, strutture aggiuntive), ma sarebbero state sufficienti? A mio avviso il castello di Pescasseroli doveva avere anche un sistema difensivo esterno, rivolto soprattutto verso Campomizzo, che gli permettesse di prepararsi a fronteggiare eventuali assalitori.
Penso ad un sistema di avvistamento a lunga distanza, non necessariamente realizzato con torri, che potesse in qualche modo comunicare un pericolo con fuochi, fumi, specchi colorati e riflessi solari (vedo poco efficienti quelli sonori che non fossero nelle immediate vicinanze del castello). Non dimentichiamo che quello di Pescasseroli è il castello più grande dell'intera Marsica, dell'Alta Valle del Sangro (forse divide questo primato con quello di Castel di Sangro), anteriore al Quattrocento ed anche quello che esiste su una quota abbastanza alta (1275-1332 metri s.l.m.). Inoltre si pone a controllo di un territorio che, fin dalla notte di tempi, ha rappresentato il confine tra diverse popolazioni e continua ad esserlo anche ai nostri giorni. Proprio per questi motivi rappresentava un 'boccone prelibato' nel quadro delle azioni militari del tempo.
Per verificare se esiste un sistema di avvistamento che potesse proteggere il castello sono ricorso ai documenti e alla collaborazione con l'Archeociub "Vertumno" di Pescasseroli. I documenti mi hanno permesso di confermare l'esistenza di centri abitativi a Campomizzo, Tempio e Montagnano (1) frequentati almeno fino al XII secolo che, certamente hanno rappresentato il collegamento tra la Marsica fucense e l'Alta Marsica. Inoltre, un ulteriore documento rintracciato recentemente, attesta l'esistenza di una torre a Campomizzo nel 1739 che certamente risulta pertinente al discorso che sto facendo. (2)
Grazie alle ricerche dell'Archeoclub "Vertumno", sono venuto a sapere che alle pendici del monte Palumbo esisteva un insediamento umano e forse, su di esso, sarebbe potuto esistere un altro punto di avvistamento che comunicasse direttamente con il mastio del castello. Infine, sul declivio Nord che da quest'ultimo ci porta verso il piano, è presente una costruzione quadrangolare che fa pensare a ciò che resta di una torre, e anche questa è facilmente visibile dal castello.
Si è già detto che tutta la regione, in un primo tempo, era compresa, e poi confinante, nella contea dei Marsi.
A tal proposito uno studioso ha ipotizzato che la torre-mastio del castello di Pescasseroli servisse da 'sentinella' e che da essa, attraverso un giuoco di specchi colorati e di fuochi, si poteva comunicare con le torri di Gioia, Sperone e via di seguito. (3)
È un'ipotesi molto affascinante, ma allo stadio della documentazione non è possibile accettarla con sicurezza perché mancano ancora studi di archeologia medievale, di indagini sul territorio, ricerche archivistiche e studi che focalizzano i rapporti tra le famiglie feudatarie dei territori in questione.
Un altro insediamento che potrebbe essere coinvolto nel mio argomento, si trovava a Nord-Ovest del mastio, ma è ancora tutto da studiare perché i pochi manufatti rinvenuti e il sistema di incanalamento forzato dell'acqua ancora non trova una valida giustificazione.
Quindi, un sistema difensivo del castello di Pescaseroli basato su una rete di avvistamenti avrebbe in qualche modo protetto gli abitanti del castello che, come ho già detto all'inizio, non è stato mai di tipo residenziale. Si trattava piuttosto di un presidio, anzi un importante e imponente centro militare di guardia distrutto soltanto dall'abbandono dell'uomo e dagli agenti atmosferici, contemporaneamente ad un costante depredamento di pietre lavorate da reimpiegare in altre costruzioni, certamente per quelle del sottostante paese di Pescasseroli.
Sul lato opposto, quello che guarda la conca di Opi (paese comunque ben visibile dal fortilizio), la visuale è molto ampia e non servirebbero punti di osservazione o difensivi aggiuntivi.
Lo stesso dicasi per il controllo delle montagne verso l'attuale Cabinovia, sulla cui direttrice è posta la porta del castello. Anche la strada di accesso, che passava nelle adiacenze del pozzo di Malafede, aveva una postazione di controllo certamente dalle parte di Colle Javuttaro dove è stata rinvenuta una ceramica con gli stessi disegni di quella rinvenuta nel castello. Un recente ritrovamento, inoltre, effettuato in paese in via Barone Gentile, soggetta ad una nuova pavimentazione, ha portato alla luce un frammento di ceramica con disegni geometrici simili a quelli rintracciati nel castello, che a mio avviso . testimonia una reciproca frequentazione umana.
Recenti ricognizioni effettuate sul castello hanno 'purtroppo' arricchito il numero degli interrogativi che circondano il castello pescasserolese. Infatti, a quota 1235 ca., quasi trenta metri in linea d'aria dalla prima cinta muraria nel tratto Sud (dal punto 6), è emerso un lungo muro, quasi quindici metri e alto quasi un metro nella parte affiorante, che al momento posso solo ipotizzare che servisse per rafforzare ulteriormente le difese da quel lato. Inoltre, nell'area compresa tra queste due linee murarie, sono state rinvenute due 'cisterne' per la raccolta dell'acqua.
Infine, risultano abbastanza evidenti dei tagli artificiali in alcuni tratti delle rocce sottostanti che, secondo me, anche in questo anche in questo caso, rappresentano delle operazioni che hanno reso ancora più inaccessibile e impervia la scalata verso il castello.
(1) TARQUINIO 1995, pp. 9-12.
(2) Archivio Storico Diocesano di Avezzano, Fondo D, busta 213, sub anno.
(3)COLANTONI 1918, p. 11.

























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