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Si allarga l'inchiesta sul doping. Ispezioni in sessanta farmacie

Carsoli. Si allarga l'inchiesta sul doping dopo il sequestro alla Oti di Carsoli di migliaia di fiale messe in commercio in tutta Italia. Le sostanze dopanti probabilmente venivano utilizzate fra i cicloamatori e vendute nelle farmace e i punti vendita per prodotti omeopatici che ora sono al vaglio degli inquirenti. Le ispezioni sono avvenute in tutta Italia, Abruzzo compreso, ma fino ad ora non è emerso nulla di rilevante. L'OTI Srl di Carsoli (Officine terapie alternative) è nata nel 1987 grazie alla volontà di un farmacista romano, Lamberto De Santis, che da anni si era dedicato alle cure omeopatiche. L'azienda, che ora è diretta dal figlio Alessandro, ha tre laboratori, 158 dipendenti e un fatturato annuo di 18 milioni di euro. Leader in Italia per la produzioni di prodotti omeopatici ha rapporti con le Università italiane e a breve aprirà un quarto laboratorio, la cell factory, per i prodotti rerivanti dalle cellule staminali, esclusivamente non embrionali.

Le indagini vengono portate avanti dalla Finanza di Padova, che da luglio scorso ha avviato l’operazione battezzata «Via col doping». Dai professioni si è arrivati ai cicloamatori. Fino al sequestro di 83 flaconi nello stabilimento Oti (Officine terapie alternative) di Carsoli.
Qui le Fiamme gialle arrivate da Padova hanno accertato che erano prodotti e commercializzati, come omeopatici, farmaci che contenevano la «soluzione madre» e il principio attivo di eritropoietina 4DH e somatotropina 4DH. Sostanze che secondo gli inquirenti, coordinati dal sostituto procuratore padovano Benedetto Roberti, sono state utilizzate dagli atleti per aumentare la massa muscolare e quindi le prestazioni.
Due gli indagati nella Marsica con accuse che vanno dalla frode in commercio alla somministrazione di medicinali in modo pericoloso per la salute pubblica.
Le denunce sono scattate a carico di Lamberto De Santis, legale rappresentante della società, e Rossana D’Alessandro, 44 anni di Carsoli, addetta alla qualità dei prodotti.
La Oti, sempre stando alle accuse formulate dalle Fiamme gialle, ha distribuito i prodotti sul mercato nazionale, attraverso grossisti e farmacie, senza la notifica di produzione dell’Aifa (Agenzia italiana del farmaco). Secondo alcuni medici, però, le sostanze somministrate per via endovenosa non avrebbero avuto alcun effetto sui muscoli degli atleti. Fatto che in qualche modo potrebbe alleggerire le eventuali responsabilità dell’azienda di Carsoli.
Lo stabilimento al centro dell’indagine, che si trova lungo la Tiburtina, ha tre laboratori e 158 dipendenti.
In base a quanto ricostruito dalla Finanza del colonnello Ivano Maccani, l’acquisto dei prodotti ad altri atleti veniva proposto da un ciclista dilettante di 40 anni, della Bassa padovana, conosciuto col soprannome di «Furia».
Nelle intercettazioni telefoniche i militari delle Fiamme gialle hanno scoperto che i farmaci venivano chiamati in codice «ruota» o «copriruota». Secondo quanto accertato dagli stessi finanzieri, una fiala madre veniva acquistata dalla ditta farmaceutica di Carsoli a 150 euro. E da questa era possibile ricavare anche 5mila fialette. La scatola da venti veniva poi commercializzata in farmacia a 18 euro l’una. La linea di prodotti omeopatici non è soggetta a prescrizione medica e quindi non ha bisogno di ricette. Tutti erano liberi di acquistarli. Anche i cicloamatori.
 

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Non sono dispiaciuto affato

Non sono dispiaciuto affato visto che l'azienda in piena crisi offende il territorio assumendo personale stranieri senza considerare le agevolazioni e la disponibilità di padri di famiglia senza lavoro la oti è un'insulto al territorio alla nazione italiana fondata sul lavoro vergogna vergogna vergogna!!!!

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