Caraibi

Gabriele D'Annunzio a Cappadocia

di Alessandro Fiorillo
Gabriele D'Annunzio dimorò a Cappadocia nel corso dell'estate del 1889, e abitò nella casa di una donna chiamata Costanza, nel borgo dell'Orto Pompilio. Venne sulle nostre montagne per rinvigorire la salute, insidiata da periodici attacchi di asma. E' nota la salubrità dell' aria di Cappadocia, un' aria fina e pulitissima, continuamente rinnovata e purificata dai boschi sterminati che circondano il paese, allora come oggi. D'Annunzio rimase talmente colpito dalla bellezza dei nostri luoghi (tanto che vi tornò diverse volte), che volle celebrarne il ricordo inserendo Cappadocia in una sua nota tragedia, "La fiaccola sotto il maggio", scritta nel 1905.

La tragedia è ambientata nel paese di Anversa degli Abruzzi (Aq), non lontano da Sulmona, tra le mura della "casa antica dei Sangro". Vi si narrano le vicende della decaduta famiglia aristocratica dei Sangro, in un periodo, esattamente tra il 1814 e il 1825 (durante il regno di Ferdinando I di Borbone) in cui il potere dei feudatari del mezzogiorno viene travolto e demolito dall' ascesa della borghesia e dal susseguirsi degli eventi.
Ecco di seguito il passaggio dove viene citata Cappadocia: 
 
Simonetto:
voglio andare a Cappadocia, dalla zia Costanza. Mettimi (1) sul mulo che sa
la strada. Ah! Come si respira nei boschi di castagni! Voglio ancora il mio schioppo e i miei cani pezzati. bianchi e neri, bianchi e falbi, e quei belli occhi grandi, e quelle orecchie molli come il velluto, e le sorgenti fredde del Liri tra i macigni, dove scendono e salgono le donne con le conche sul capo, e quella stanza bianca, dove si dorme in pace tra l'armadio e il canterano che stanno cheti senza scricchiolare e sanno di lavanda.
Voglio tornare là.

Donna Aldegrina:
ci tornerai quando vorrai. 
 

Simonetto:
c'ero di questo mese, or è l'anno: di questo giorno, c'ero e non sapevo che la
morte .... 
 

Donna Aldegrina:
Quando vuoi partire? Domani
 
( ... ) 
 
Simonetto:
Ahimé, nutrice, anche diceva (Donna Monica) quando era l'estate (non te ne ricordi") "stasera apparecchiate sotto il platano, Ceneremo all' aperto",
E veniva dai monti la frescura su la tovaglia, ed era intorno ai lumi un aliare di farfalle, e noi gittavamo le mandorle novelle contro i pavoni appollaiati, .. Andiamo, Annabella
 

(...-) 
 
Donna Aldegrina:
Sai, Gigliola? Simonetto vuoi ritornare a Cappadocia
Lo stesso Gabriele D'Annunzio ebbe a dire una volta: "La fiaccola sotto il moggio è la perfetta delle mie tragedie".
Ancora oggi è ben visibile, all'Orto Pornpilio, la Casa della zia Costanza, E' in progetto di farne un museo dedicato a D'Annunzio. 

NOTA 
(1) Gabriele Ciutti, in riferimento a questo passo, mi fa notare quanto segue: " ( ... ) c'è una "perla" da segnalarti per la tua versione del brano di D'Annunzio; ci avevo fatto caso anche in quella che sta fuori al Comune: Simonetto non dice "mettimi sul mulo" ma "mettetemi sul mulo" (Treves Milano 1905 - Oscar Mondadori 1988).
Lo so che non cambia nulla e non ci farebbe mai caso nessuno al mondo. Ma visto che è l'unico pezzo (e che pezzo I) di grande letteratura che "ci" possiamo permettere, se ci pensi, è un po' come se il colle di Leopardi diventasse ... erto".
 

Condividi questo articolo

Commenti

Invia nuovo commento

La redazione informa che i commenti devono essere firmati. Ci riserviamo infatti di rimuovere commenti anonimi così come le esternazioni che si pongano come gratuitamente offensive, accusatorie o peggio ancora potenzialmente diffamatorie.
TEST ANTISPAMMING
Questa semplice domanda serve solo per capire che sei una persona e non un "programma"
Image CAPTCHA
Digita i cararatteri che vedi