Caraibi

Il corpo di una Santa a Poggio Cinolfo

di Terenzio Flamini
 

L'arca a cavallo tra il Lazio e l'Abruzzo, lungo la Via Valeria. ha sempre avuto spiccati sentimenti religiosi: basti pensare a quanto, ancora oggi. sono sentite le fe,tc patro­nali, le processioni, i vari riti e rituali legati alle fasi della vita nell'arco dell' anno. Verificandosi in questa zona, tra la fine del secolo XVIII c l'inizio del XIX. notevoli stravolgimenti politici sia nel Regno di Napoli che nello Stato Pontificio. il Clero. nono­stante che la chiesa locale non corresse pericoli, si rese attivo protagonista contro schieramenti contrari alla dottrina ufficiale, cercando di ottemperare a decreti reali e a  richiami papali.
Il contemporaneo rinnovato interesse per gli aspetti archeologici delle catacombe di Roma fornì alla Chiesa l ' occasione per combattere le tendenze anticlericali. diffonden­do il culto verso i corpi santi rinvenuti nei numerosi cunicoli sotterranei.

Il concetto che gran parte dei corpi sepolti fosse di martiri o di persone che avevano sofferto per la fede in Cristo era talmente radicato nella concezione cattolica, che si ebbe un notevole proli­ferare di ritrovamenti di martiri o di corpi santi: se ne iniziò quindi una vera e propria catalogazione e distribuzione sistematica. All inizio del 1800 in Italia ne vennero richie­sti 642, di cui 257 nello Stato Pontificio: 190 nel Regno di Napoli, di cui 50 in Sicilia e 10 in Sardegna: 61 nell'Italia centrale, di cui 46 in Toscana: 37 nel Lombardo Veneto. Ben 705 andarono in lontani paesi oltreché in Europa, fino ad arrivare nelle terre dell'Oceano Indiano, dell'Oceano Pacifico e in Africa.
 
Con tale abbondanza di corpi santi la Chiesa aveva cercato di mettere ordine sia nello scavo, sia nel recupero, sia nell'ottenimento delle sacre spoglie: sotto la direzione del "Monsignor Sagrista", una volta ritrovate, esse venivano poste nella lipsanoteca, da dove poi venivano prelevate per essere assegnate alle varie diocesi, parrocchie piccole e grandi, santuari, conventi o oratori privati. Durante il rinvenimento dei corpi, l'attenzio­ne veniva posta principalmente sia sul vas sanguinis, ritenuto il segno più certo del martirio (benché spesso tale reperto si ri velasse un' ampolla con unguenti). sia sulla iscrizio­ne sepo1crale. Si hanno corpi a cui viene attribuito un nome, definiti martiri battezzati e corpi di nome proprio, quelli cioè con il nome inciso accanto al corpo. La maggior importanza nell' avere un corpo di nome proprio faceva sì che a molti corpi venisse attribuito un nome con significato implicito e certificato come originale. Oltre a Fortissimo, Felicissimo, Felicita, Fermo, nella nostra zona troviamo Fortunato a Roviano. Donato, già collocato nell'Oratorio del Caravita di Roma. e poi giunto a Turania il 7 giugno 1808, Costanra nella Marsica interna a Rosciolo, Fortunia a Poggio Cinolfo.
 
Quest'ultima santa, martire di nome proprio, fu rinvenuta nelle catacombe di Prete stato (III secolo) all' inizio dell' Appia Pignatelli. Accanto al suo corpo fu ritrovata la piccola epigrafe. oggi posta sul pilastro laterale della chiesa di S. Maria Assunta in Cielo, ove si legge "Fortunia in pace" con l'aggiunta del monogramma di Cristo. L'epigrafe è comunque di non documentata provenienza ed è stata probabilmente confezionata nel XIX secolo.

L' ottenimento del corpo santo avvenne per interessamento di Don Giuseppe Segna, che si era messo in contatto con il Canonico della Basilica di Santa Maria Maggiore, l'Abate Fochetti. Fin dal gen­naio 1806, il parroco di Poggio Cinolfo era in comunicazione con il canonico per ottenere un corpo santo da eleggere a protettore del paese. Il corpo fu trovato quasi tutto intatto e non vi era osso né rotto né infranto, la sola testa, trovata separata dal corpo, era rotta dalla parte sinistra del Cranio e staccata dalla mandibola inferiore. Questi rilevamenti fecero supporre al restauratore, il Sig. Antonio Magnani, che Fortunia fosse morta in seguito a ferri infuocati conficcati nel corpo e colpi di mazza alla testa.
 
Una volta decisi l'acquisto e la destinazione, il corpo viene ricoperto di broccatello con l'aggiunta di un manto. La testa e le mani, avvolti da un tela, sembrano carne con i suoi delineamenti naturali. Viene preparata l'urna dove la martire sarà adagiata su un materazzo e cuscini ed ai piedi verrà posto il vas sanguinis, simbolo inconfutabile del martirio. La faccia [della martire] non tanto grande, rappresenta la figura di una giovi­ne di 20 anni in circa ben fatto. L'urna con il corpo verrà portata a Poggio Cinolfo con un carro appositamente preparato il 12 maggio 1808.
 
Ritengo molto interessante, ai fini di una conoscenza sia storica sia di costume, riportare le note delle spese affrontate per l'urna, per il rivestimento del corpo della martire e per il trasporto: 
 
 

Urna   18.50
Palmi l Argento filato per incatenare l'ossa e mettere insieme il corpo   12 
Palmi Il damasco cremisi ed l rosa per abito e materazzo e cuscini e trine e merletti  3
Al Banderaro per materazzo e cuscini di fattura  1
Diadema  1.50
Palma e contro vaso dorato per l'ampolla del sangue   

Totale Ducati 

39
   
Gioie  6
Medaglione con catena  3
Fiori della ghirlanda  0.60
Fattura al Sig. Antonio (Magnani) 20

Totale ducati

29.60
   
Per le licenze del passo del corpo Santo 0.60
Per due cigne  0.15
Per mangiare agl'uomini all'arrivo  0.80
Per quattro staffoni di ferro e quattro staffe piccole 1.30
Per la cena per gl uomini  1.27
   
Spese nel giorno di martedì  
Per il pranzo per gl'uomini 1.00
Per la cena  1.20
Per la colazione al forno  0.15
Per vino a Ponte Lucano  0.30
Per vino, insalata  ed accomodatura in Tivoli  0.60
Per vino alla Spiaggia  0.35
Per la dogana a Riofreddo  0.15

Totale Ducati 

8.87

Il corpo santo, dopo essere stato posto nella chiesa di San Pietro, all'inizio del paese, venne traslocato in Santa Maria Assunta in Cielo, la chiesa principale, la mattina del 15 maggio.
La solennissima processione sarebbe stata ricordata dal parroco Don Giuseppe Segna nel suo manoscritto Miscellanee, con una descrizione in cui viene messa in evi­denza ia sacralità della cerimonia tra lo sfavillio del rosso dei colletti, delle cotte, delle stole, delle dalmatiche, del baldacchino, dei piviali, dei paramenti dei Diaconi e il suono degli ottoni, il rintoccare dei sacri bronzi, lo scoppio dei rnortaretti.
Alle grandi feste che seguirono, con grande partecipazione anche degli abitanti dei paesi limitrofi, secon­do il documento di Don Giuseppe Segna. si aggiunsero diversi miracoli, Tra i miracola­ti: Francesco Battistini di Collalto. guarito da una anchilosi imperfetta, Francesco di Massimo di Tufo di anni 60 e Suor Anna Maria Jacobelli di Borgo San Pietro. 
 
(tratto da AEQUA. Rivista di studi e ricerche sul territorio degli Equi)

 

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