LA ZENGH'RA ( La zingara)

di Fiorenzo Amiconi
 
E' il noto ed amato granturco ( in dialetto" Mazzocca" ) dal caratteristico color rosso, rosso scuro.
Noto e caro perché era l'unico mezzo con il quale in una piccola comunità conservatrice e timorata di Dio, dove nulla doveva e poteva esser fatto contro la morale e la "volontà' " della "gente", l'appartenente al sesso forte poteva tranquillamente abbracciare o baciare l'appartenente al gentil sesso.
Quante volte i ragazzi portavano in tasca la 'zingara' per poi farla uscire come da incantesimo, in mezzo alla moltitudine di auree pannocchie poste ( "spase") sopra il classico "pannone" intessuto a mano dalle nostre mamme e nonne.
Il giorno della "scartocciata" era giorno di festa.

In quasi ogni angolo e piazzetta del paese, generalmente nel mese di settembre, avveniva l'operazione dello "scartocciarnento" delle " mazzocche". Queste venivano depositate negli appositi e già preparati per l'occasione, "paunoni" e, qui, in questi speciali contenitori venivano scaricate dai caratteristici "traini" ( carri lignei a 2 stanghe trainati da l cavallo o un asino o un mulo) o dai carri ( carri lignei a I stanca trainati da una coppia di buoi) tutte le pannocchie raccolte ancora avvolte dalle grandi foglie ( "Scartocc' ").
Da questo preciso istante iniziava l'operazione della "scartocciata" cioè bisognava togliere le foglie e lasciare così libero il granturco pronto per essere, una volta ben essiccato al sole, portato alla speciale macchina (" Mach'na p' arruta' l' mazzocch"') per liberare i chicchi di granturco infatti in una bocca di questa macchina ( vedi Museo Civico di Cerchio ), una volta introdotte le pannocchie nelle apposite fessure, uscivano i chicchi del granturco e .nel retro, in un un'altra bocca, uscivano i "torsoli"( "Sturz ' ").
Quando da lontano si sentiva l'assordante e caratteristico suono della sgranatrice di pannocchie gruppi di ragazzi festanti accorrevano a frotte, per la gioia dell 'agricoltore, per poter ognuno girare, quasi a gara, la manovella della ruota permettendo, così facendo, al contadino di finire in fretta, senza dispendio 'di energia o altro, il lavoro della sgranatura.
Del granturco, così come pure del maiale, non si buttava via nulla. I chicchi infatti venivano usati per fare la farina, i torsoli si usavano per fare i tappi per le bottiglie, specialmente per quelle che dovevano contenere la conserva di pomodoro, per il mangime per gli animali, per accendere il fuoco e per costruire un semplicissimo giocattolo formato dal "torsolo" e da un penna di gallina infissa nel retro della pannocchia ( questo speciale attrezzo ludico, lanciato con forza, in alto, dai ragazzi finita la spinta cadeva per terra, per forza di inerzia, roteando su se stesso) e le foglie, anche queste ben essiccate al sole venivano collocate dentro una speciale custodia di tela ( "Saccon" " ) ed il tutto veniva disposto sotto il materasso di lana del letto matrimoniale conferendo allo stesso maggior pompa ( non a caso era chiamato il letto grande) rendendo orgogliosa la padrona di casa.
 
Il giorno della scartocciata era aspettato con felice trepidazione da tutti: dai teen-agers perché era l'unico e solo momento che permetteva al fortunato scopritore della "Zengh 'r a" ( rarissime infatti erano le pannocchie dal color rosso) di poter baciare in pubblico al cospetto di tutti la propria amata o creduta tale, dai produttori perché permetteva loro di completare il lavoro ( iniziato con l'aratura del terreno, la semina e la raccolta) e quindi vedere e toccare con mano il frutto del loro lavoro; dalle persone di una certa età perche' permetteva loro, eli ritornare indietro nel tempo gioioso della loro infanzia e giovinezza quando cioè anche loro, con impazienza, aspettavano i fatidici giorni elella "Scartocciatura" per poter baciare, abbracciare e toccare la propria amata e dai bambini perché era veramente giorno di festa infatti tutti i partecipanti, posti intorno a circolo del grande mucchio di granturco, come se fosse un grande falò, raccontavano episodi antichi e recenti che avevano colpito la loro fantasia, il loro mondo interiore.
Spiegare il motivo perché a questa speciale pannocchia rossa veniva dato il nome di "Zengh ra" cioè zingara non è cosa semplice.
Chissà forse se non si voleva intendere con questo appellativo i poligami zingari, dal colorito rosso-bronzeo, come specie umana dagli amori liberi.focosi, disinibiti, torti e palesi a tutti?
Chissà se i nostri antenati in qualche racconto avevano letto e quindi venuto a conoscenza del "modus vivendi" delle zingare che sceglievano ,come le antiche amazzoni, il proprio uomo? Altrimenti come spiegare la particolarità del nome dato alla vermiglia pannocchia nata nello stesso campo dove nascevano le altre dal dorato colore?
Si voleva così forse mettere in evidenza il diverso modo di pensare degli zingari in una società dove tutto era appiattito e dove tutti erano succubi delle ferree regole della classe egemone che deteneva il potere e alla quale non era concesso di agire e andare contro l'ordine cosiddetto costituito licenze queste, qualche volta,concesse alla classi cosiddette subalterne?

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che bei tempi che erano e ci

che bei tempi che erano e ci si accontentava di poco mi son rilassato a leggere misembrava di esserci anchio . grazie

Caro

Caro Fiorenzo,


                           come sai mi sono interessato della scartocciatura nell'articolo sulla pannocchia "giallorìte" di Luco dei Marsi e di Trasacco, ed ho riportato l'usanza incentrata sulla pannocchia "rossa", sostituitasi molto probabilmente a quella precedente relativa alle pannocchie del miglio, cereale coltivato abbondantemente in Italia ed Europa prima della introduzione dall'America del mais, ad epoche preistoriche, come d'altronde fanno già supporre i nomi "strani" dati alla pannocchia "rossa" o "marrone" o "rossastra" che dir si voglia.  A Cerchio essa era dunque chiamata "zéng'ra" (zingara), a Trasacco e Luco dei Marsi "giallorite" e nel paese di Oliveto Citra-Sa si ritrovava l'altrettanto strano nome di "jurnata".   Quest'ultimo dovrebbe però aiutarci a capire meglio il meccanismo del trascolorare dei significati delle parole attraverso i millenni.   Non si può negare che questo nome è lo stesso dell'italiano 'giornata' , da 'giorno' <lat. di-urnu(m).  La radice è quella di lat. di-es (giorno, dì) , indicante la luce del giorno o solare  e, pertanto, essa sarebbe stata adatta a designare una pannocchia dal colore 'giallo' più che 'rosso'.  Ma qui torna a proposito l'osservazione che facevo, se non sbaglio, proprio nell'articolo sulla scartocciatura, secondo la quale il valore primitivo dei termini indicanti molti dei colori era quello generico di 'luminosità' nel quale rientra anche il 'rosso' .  In altri termini la parola "diurnu(m) " che in latino era diventato aggettivo con valore di 'diurno, giornaliero' in altre parlate potè assumere, ed assunse, il significato di 'rosso, fiammante, ecc.' , ed è questo il motivo per cui lo ritroviamo ad indicare nel Salernitano una pannocchia rossa.  Seguendo questo stesso ragionamento credo di aver rintracciato la radice della voce "zéng'ra" del dialetto cerchiese, relativa alla pannocchia rossa.  Calza a pennello per questa parola la radice dell'aggettivo tedesco "senger-ig" dal significato di ' che sa di bruciato' , che a sua volta richiama il ted. seng-en ''abbruciacchiare' ma anche un pieno  'incendiare', riportandoci così all'idea della "fiamma" e del "rosso".   Stammi bene


Pietro Maccallini     

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