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Il "libro dei conti" della SS.ma Trinità di Aielli

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Introduzione

Fare ordine nelle vicende che costituiscono la cronistoria della chiesa parrocchiale di Aielli risulta alquanto problematico, poiché ad essa si intreccia inevitabilmente la lunghissima vertenza tra la Curia marsicana ed il Capitolo della basilica di San Giovanni in Laterano di Roma che, prendendo le mosse negli ultimi decenni del Cinquecento, si protrasse tìno alla seconda metà dcI Seicento. Le due parti in causa si contesero la giurisdizione del sacro edificio, con il relativo diritto d'istituzione della prepositura (il diritto di nomina era invece prerogativa dei conti di Celano): restano a testimonianza dell'annoso contenzioso un cospicuo numero di voluminosi bscicoli che riproducono gli atti della causa, tuttora conservati nell'Archivio storico Diocesano dei Marsi di Avezzano (in avanti ADM). Nonostante la ricchezza di notizie storiche sulla chiesa riportate nelle carte, molti sono però i dubbi che le due fazioni insinuarono sulla veridicità di antichi documenti, tanto che, invece di diradare la coltre nebulosa dei secoli, contribuiscono ad infittir1a oltremodo, facendo vacillare la certezza dei fatti storici di cui qui si cercherà di riprendere il filo, delineando brevemente il contesto storico e trala­sciando invece un più approfondito dibattito in merito.

 Tra le frammentarie notizie di cui si dispone per il periodo medievale, emerge quella riportata dell'Antinori, desunta dal Catalogus Baronum, secondo la quale Agello nel 1173 era feudo del conte di Celano Rainaldo, forniva tre soldati a cavallo e «pare, che fosse popolato di settantadue capi di famiglia» (Antinori, 1973: 96). La seconda metà del Trecento fu per il casale di Agello un periodo assai prospero, durante il quale si riscontrò da una parte il potenziamento del borgo come crocevia strategico della pastorizia e dei percorsi di scambio, dall'altra l'affermazione in ambito religioso, con l'elezione di ben due vescovi, l'uno, Gentile da Aielli, alla guida della diocesi marsicana, l'altro, Pietro (Jannitella), nominato vescovo della diocesi calabrese di Sant'Angelo dei Lombardi. E' nel mezzo di questo cinquantennio che le testimonianze storico-documentarie com'er­gono a fissare nell'anno 1362 la fondazione della chiesa titolata alla Santissima Trinità, per volontà del conte Ruggero\ lo stesso personaggio che alcuni anni prima, e precisa­mente ne! 1356, aveva fatto innalzare a guardia dei percorsi tratturali montani la torre cilindrica' che ancora oggi ne reca scolpita la dedica: «Rogerius Cac1ani Cornes fecit hoc opus». La chiesa fu edificata su suolo lateranense e pertanto doveva sottostare alla giurisdizione del Capitolo di S. Giovanni Laterano 3 cui versava l'annuo canone di un paio di ferri da cavallo (eunius paris ferrorum equinorum in festo Resurrectionis Domini» - ADM, C/6/153). Nel 1384 il pontefice Urbano VI (1378-1389) in pieno periodo di scisma nominò vescovo dei Marsi un vassallo del Conte di Celano, canonico della chiesa di S. Sebastiano nel paese omonimo, tale Gentile da Aielli, «in iure civili perito» (ADM, ANI) che rimase in carica fino al 1398 quando fu trasferito nella diocesi di Nicastro (Di Pietro, 1872: 122-125; Eubel, 1960a: 327-328; Ughelli, 1717: 912). La sua elezione va letta anche come elemento di contrasto, nello scacchiere marsicano, agli antiurbaniani Orsini di 1àgliacozzo (Berardi, 2005: XXV-XXVI). 

 Un altro rilevante avvenimento in ambito religioso concluse questo ciclo ed aprì il secolo successivo: il 17 gennaio 1403 infatti il vescovo dei Marsi Filippo (1398-1418), successore di Gentile, concesse il permesso di costruire un «hospitale» nel sito della chiesa di S. Maria di «Vivitio» (Bovezzo), ad essa soggetto, in seguito all'istanza dell'abate della chiesa «sancti Iohannis Ozanello». Il presule concesse nello stesso tempo quaranta giorni d'indulgenza a quanti avessero visitato la chiesa in determinate festività, così come a coloro che avrebbero contribuito alla costruzione ed al sovvenzionamento dell'ospedale (ADM, A/XV; Berardi, 2005: 47-53). Come sopra accennato, un altro religioso originario del paese, il monaco celestino Pietro Jannitella, già priore della chiesa di S. Eusebio in Roma (Zanotti, 1995: 127), fu nominato vescovo della diocesi di Sant'Angelo dei Lombardi il13 ottobre 1427 (Eubel, 1960a: 90), dove rimase fino alla sua renuntiatiodel1447 (Eubc1, 1960b: 88).
Un nuovo periodo di splendore si aprirà per Aielli nella seconda metà del Quattrocento quando il paese si troverà nuovamente al centro della politica accentratri­ce dei conti di Celano, i senesi Piccolomini. Anch'essi perseguiranno una politica territoriale rivolta al potenziamento ed all'accentramento o agglomerazione di quei centri montani che sorgevano lungo la direttrice transumante, la quale da Celano

Marsica orientale, coinvolgendo i paesi di Aielli, di Cerchio, che pure in quel periodo (26 marzo 1492) vide l'elargizione di ulteriori quaranta giorni di indulgenza per i fedeli della chiesa di S. Bartolomeo dell'abitato di «Circulo», per volontà del vescovo Gabriele Maccafani' (1481-1511) (Colapietra, 1979: 32), nonché di Collarmele dove proprio nei pressi del tratturo, «per ordine e divozione della Principessa Piccolomini"» (Di Pietro, s. d.: 49), fu fondata nel 1461 la chiesa della Madonna delle Grazie. In quest'ottica quindi deve considerarsi l'erezione della nuova chiesa di Aielli, edificata all'interno della cinta muraria nei pressi della piazza. Mantenendo la dedicazione alla Santissima Trinità, la sua «fabrica» dovette iniziare nell'anno 1477 per essere terminata nel 1479, come ricordano i documenti aicllcsi in ADM e come si osserva dall'anno scolpito sull'architrave e dallo scudo con le cinque mezze lune disposte a croce, simbolo dci signori della Contea. L'edificio fu consacrato da Ludovico Senese (ibid.: 144), il vescovo conterraneo dei Piccolomini che interrompe l'egemonia dei Maccafani alla guida della diocesi (Eubel, 1960b: 186), inaugurata già da un trentennio e che proseguirà nuovamente nel secolo successivo. Di lì a poco inizierà la suddetta contesa, dibattuta nella Sacra Romana Rota, che si chiuderà in favore del vescovo dei Marsi Diego Petra (1664-1680), oltre un secolo più tardi con l'allegazione del Rondanino (Hoberg, 1994: 108). Pochissimo si conosce del periodo compreso tra l'erezione della nuova chiesa della Trinità e i primi decenni del Cinquecento. Per cercare di colmare questa lacuna si è voluto affrontare l'analisi del presente documento, le cui pagine offrono validi clementi che contribuiscono alla ricostruzione non solo della storia ma anche degli aspetti socio-economico-religiosi della comunità del tempo, una comunità sicuramente non ripiegata su sé stessa ma estremamente "mobile", legata a doppio filo con la vicina Celano e contemporaneamen­te inserita nell'orbita dei grandi centri dell'Abruzzo, quali Lanciano, Sulmona e Aquila. Nel documento traspaiono chiaramente le figure dei procuratori e della loro gestione della chiesa e dei suoi beni ma anche i riverberi della vita quotidiana di uomini e donne che vivevano nella comunità e per la comunità, un gruppo che si raccoglieva intorno alla chiesa della Trinità quale simbolo preminente della propria identità collettiva, a un tempo religiosa e civile.  

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