Nicola Di Roberto pittore

(Popoli [Italia] 27.6.1883- Wietzendorf[Germania] 4.9.1944)
Nell'anno 2008 l'amico Mario Cipriani, erede dell'indimenticabile parroco di Cerchio (provincia dell' Aquila ) don Salvatore Relleva (1), mi comunicò che, nell'abitazione del sopramenzionato parroco ubicata a Cerchio e abitata attualmente dalla novantenne madre Maria, erano conservati tre dipinti. Immediatamente sono andato a vederli, tanta era la curiosità.
Il primo rappresenta un giovane parroco:don Salvatore Relleva e reca, a destra, la firma dell'autore e la data scritta con colore rosso: "Ni(cola) Di Roberto 1931" e nel cartone posto nel retro del dipinto, usato come fondo per incorniciare l' opera, vi è la seguente scrittura a matita: " Nicola di Roberto/da Popoli Abruzzi/Milano Novembre 1931 "(misura cm. 50x65);
il secondo raffigura un bel volto di "Cristo" recante la firma dell'Autore e la data posta a destra sempre con scrittura di color rosso: " Ni(cola) Di Roberto 1938" (misura cm. 60x 72,5 ) ed infine l'ultimo rappresenta " La Vergine" recante la firma dell' artista e la data, questa volta posta a sinistra, con scrittura però sempre, come gli altri due, di color rosso: " Ni(cola) Di Roberto 1938 "( misura cm. 60x 75).
Grazie al primo dipinto sono riuscito ad avere un sicuro punto di partenza per iniziare la nostra ricerca.


 


Subito mi sono rivolto all'ufficiale dello Stato Civile di Popoli (AQ) chiedendo se in quel comune esistessero notizie biografiche riguardanti il Nostro. Ad una iniziale difficoltà nel reperimento di notizie infatti, non avendo alcun dato a disposizione, tutt'altro che facile era la ricerca nel menzionato comune e quindi la mia ricerca si stava inesorabilmente arenandosi infatti anche sul sito internet non ero, così come adesso, riuscito a rinvenire alcuna notizia utile al mio discorso quando provvidenzialmente è arrivata, nello scorso mese di febbraio 2009, una missiva di un nipote (o forse pronipote) del Nostro il quale, scrivendo dagli Stati Uniti d'America, andava alla ricerca del proprio "zio grande, NICOLA DI ROBERTO" mettendo in risalto in un italiano astruso che lo zio" è stato sopportato(?) il 27 maggio 1883 nel comune di Popoli. Ha sposato Luisa Schein, che è stato sopportato(?) a Trieste, Italia. Sono stati sposati a Cerchio il 15 Settembre 1930.Nicola di Roberto è morto in Germania in 1944 WW II. Credo che abbia vissuto in Cerchio, dove è sposato( ... )".Quindi, a questo punto, il gioco è diventato più semplice.
Immediatamente ho controllato presso l'Archivio Comunale di Cerchio l'atto di matrimonio del Nostro che, effettivamente, fu congiunto in matrimonio a Cerchio con Luigia Stein il 15 Settembre 1930 dal parroco Don Salvatore Relleva : il quarantasettenne Nicola Di Roberto, nato a Popoli, rappresentante di Commercio e la quarantunenne, donna di casa, Luigia Stein, nata a Trieste. Alla data del loro matrimonio entrambi erano residenti in Milano: coronarono il loro sogno d'amore nel comune di Cerchio. Sicuramente la scelta del nostro centro fu dovuta in quanto il parroco don Salvatore, nativo di Castel Vecchio Subequo, doveva essere molto probabilmente suo cugino infatti la madre di don Salvatore si chiamava Diletta PACE, ed era nata a Popoli ilIO Novembre 1859 da Domenico e da Cutarelli Celinda e la madre del Nostro pittore si chiamava, come chiaramente si evince dal suo atto di nascita, Margherita PACE: quindi quasi sicuramente erano sorelle o cugine.
Subito mi sono rivolto all 'ufficiale dello Stato Civile di Popoli per il relativo estratto di nascita dell'artista Nicola Di Roberto dove, nell'annotazione a margine, sono venuto alla conoscenza della data di morte, del luogo di morte:"( ... ) morto in Wictendrof li 4 settembre 1944( ... )", del comune dove è avvenuta la trascrizione dell' atto in parola: Milano e l'anno quando è stato redatto l'atto : 1949.Immediatamente, di conseguenza, ho richiesto all'ufficio dello Stato Civile del comune di Milano l'estratto di morte del Nostro dove ho appreso ulteriori notizie: il grado: "Tenente"; la comunicazione di morte inviata" dal Ministero della Difesa-Esercito Direzione Generale Leva Sottufficiali e Truppa- Ufficio Dispersi Stato civile ed Albo d'oro copia di traduzione ufficiale di atto di morte "; l'anno, il giorno, il mese e l'ora della trascnzione: " L'anno millenovecentoquarantanove, addì tredici del mese di Aprile alle ore dieci "; la causa della morte: " sconosciuta"; il giorno della morte: c c quattro settembre millenovecentoquarantaquattro"; l'ora della morte: " alle ore diciannove e trentacinque"; il luogo della morte: " Wietzendorf " ed infine il luogo e data di sepoltura: " sconosciuto".Da come chiaramente si evince il reperimento dei dati biografici non è stato semplice.
Dall'estratto di morte abbiamo appresso il luogo esatto della morte del Nostro: é il tristemente famoso lager nazista di Wietzendorf. Un particolare curioso qui furono internati molti ufficiali artisti quali il pittore Ettore Ponzi, lo scrittore Giovannino Guareschi, il pittore Arnaldo Spagnoli, il pittore Marcello Tomadini, il pittore umorista Novello e l'attore Gianrico Tedeschi. Anche il filosofo Enzo Paci e l'ex segretario del P.c.I. Alessandro Natta dovettero subire l'allucinante esperienza del menzionato famigerato campo di concentramento.
Tutti hanno descritto e riprodotto i duri anni di prigionia subiti nel terrificante lager di Wietzendorf dove l'inclemente morte ha reciso la vita del Nostro del quale purtroppo ad oggi non sono riuscito ad avere altre notizie per descrivere meglio la sua personalità. Cercherò, per quanto mi sarà possibile di continuare a fare ulteriori ricerche affinché lo sconosciuto pittore Nicola Di Roberto sia strappato dalla nera coltre dell'oblìo e la sua vita sia portata alla conoscenza di quanti, come novelli Diogeni, vanno alla ricerca delle proprie radici storiche.
I dipinti rinvenuti a Cerchio sono il frutto di un pittore avvezzo a dipingere. Il Nostro possiede una buona tecnica.Il primo dipinto ritrae il giovane parroco don Salvatore Relleva ripreso in posizione frontale e a mezzo busto. A sinistra, dietro la testa del parroco, Di Roberto ha fissato sulla tela un piccolo crocifisso come segno indelebile dell' alta missione scelta da don Salvatore, scelta caratterizzata da grandi eventi , che suo malgrado fu attore , quali furono senza dubbio il catastrofico e terrificante terremoto del 13 gennaio 1915 dove nell'intero comprensorio marsicano morirono più di 30.000 persone ( nella sola città di Avezzano ne perirono oltre 10.000 e un sola casa rimase in piedi). A Cerchio 224 furono i morti e 1'80% delle case furono distrutte. In quel frangente don Salvatore fu fortunato infatti alle ore 7 e 43 minuti (2) di quella fatidica mattinata si trovava nella chiesa principale di Cerchio dove lì era convenuta la maggior parte delle donne del paese perché a loro, solamente a loro, era stata dedicata una speciale messa e lui, per sua fortuna, non stava officiando la messa bensì due padri Redentoristi: P. Antonio Mirabelli e P. Emlio Annessi i quali mentre:
 


 
"( ... ) SPARGEVANO IL SEME/ DELLA DIVINA PAROLA/CHIAMATI ALLA MERCEDE DA CRISTO/CHE LI TROVO' CON LA VIGILE LAMPADAINEL TERREMOTO DEL XIII
GENNAIO MCMXV ( ... )" (3)

trovarono la morte insieme ad oltre 140 donne. Don Salvatore, in quei terrificanti secondi, si trovava a passare sotto un arco: quella fu la sua fortuna infatti fu circondato letteralmente dalle macerie ma ebbe salva la vita; la prima Guerra mondiale e, negli anni '30 dovette arginare una piccola infiltrazione, tra la popolazione cerchiese, di un gruppo di appartenenti ad un'organizzazione religiosa legata al culto evangelico.(4)
Nel secondo dipinto il Nostro ha fissato il bellissimo volto del Cristo ripreso frontalmente e a mezzo busto con lo sguardo rivolto verso l'Alto, verso il Padre quasi a chiedere protezione. Il Cristo che indossa una veste rossa è legato da una corda e porta sulla testa una corona di spine. In primo piano è posto una parte di un bastone simboleggiante la fustigazione che dovette subire prima di essere crocifisso.




L'ultimo dipinto ritrae la Vergine ripresa a mezzo busto con il corpo girato di lato verso sinistra e con lo sguardo rivolto verso l'Alto per chiedere, con estrema compostezza, misericordia per l'unico loro Figlio. Indossa una veste che copre anche la testa di color grigio azzurro. Tutti e tre i volti sono molto espressivi: segno evidente che l'Artista li ha eseguiti con maestria. Il volto del Cristo è, secondo me, quello che colpisce di più per la sua compostezza e iericità. È veramente un ottimo dipinto. Le 3 opere in parola datate 1931 e 1938 ci rendono edotti dell' età del Nostro: laprima è stata realizzata all'età di 48 anni e le altre due all'età di 55 anni: sono per un' artista, nel nostro caso Pittore, o dovrebbero essere, gli anni della piena maturità. Non sappiamo purtroppo quando il Nostro iniziò a dipingere né sappiamo se nellager di Wietzendorf ha prodotto opere che descrivevano il suo aberrante e tormentato luogo di prigionia.
Ho voluto scrivere queste stringatissime notizie affinché la memoria del pittore Nicola Di Roberto, da me scoperto per caso, sia portata alla giusta conoscenza:


"( ... ) Considerate la vostra semenza fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguire virtute e conoscenza ( ... )".


Piace chiudere il presente articolo che in alcun modo vuole essere esaustivo con alcune note tratte da vari articoli pubblicati sul sito web per capire non in modo esauriente ciò che accadeva negli oscuri e tenebrosi anni dove l'Uomo, creato ad Immagine di Dio, purtroppo diventò Lupo del proprio simile:
"( ... ) L' 8 settembre '43 costituisce una data tragica per Ettore Ponzi e per tanti altri che come lui erano impegnati a combattere su/fronti lontani dalla Patria. L'esercito si sfalda, le persone restano sole in territori infidi, infestati da gruppi di irregolari dediti alla/rapina e capaci di ammazzare per un paio di scarpe. Giornate terribili, angoscianti: malato, senza cibo, col fiato della morte sul/collo lotta per sopravvivere, finchè finisce prigioniero dei tedeschi che lo internano in Germania nel campo di concentramento di/Wietzendorf nel quale incontra Giovannino Guareschi e il, pittore Arnaldo Spagnoli, che ritrae entrambi ad acquerello con vivace/efficacia su piccoli fogli di carta. E sempre ad acquerello dipinge alcuni particolari del campo di concentramento, baracche,!minacciose ciminiere, reticolati, carri armati rovesciati e abbandonati, tragici relitti della follia bellica: vedute agghiaccianti che però l'artista ripropone con apparente pacatezza poiché i suoi sentimenti li lascia trasparire con molta riservatezza( ... ) Quando un acquerello può spostare per il/suo autore lo stretto discrimine che/separa la vita dalla morte. E' infatti! realizzando dipinti che il noto pittore/Arnaldo Spagnoli riuscì a sopravvivere/nel lager nazista di Wietzendorf in cui/era stato internato nel corso della seconda Guerra Mondiale( ... ) per sopravvivere nei lager nazisti chi vi era internato doveva fare appello/ alle sue sole forze. Come Primo Levi, chimico, che riuscì ad entrare nello/staff del laboratorio di Auschwitz e in questo modo ad ottenere condizioni di/vita meno bestiali, un altro intellettuale italiano, il parmigiano Arnaldo/Spagnoli, nel lager di Wietzendorf riuscì ad andare avanti dipingendo/ritratti a acquerello dei suoi aguzzini./nato a Parma nel 1906 presso il locale Istituto d' Arte nel 1924, in tempo di guerra Arnaldo Spagnoli fu inviato in Francia a Grenoble, nella veste di S. Tenente con il contingente di truppe italiane di occupazione,! e là fu sorpreso come il resto del nostro esercito dall'annuncio dell' armistizio, che espose i nostri alla vendetta tedesca in territorio ostile ad/entrambi. Chi rifiutò di tradire e passare dalla parte tedesca fu/sbrigativamente caricato su carri bestiame, stivato in vagoni piombati e/spedito nell'inferno dei lager nazisti./Fu questo il destino di Spagnoli, che si trovò nel campo di concentramento/di Wietzendorf insieme al concittadino Giovannino Guareschi, all'altro/pittore(umorista) Novello, al filosofo Enzo Paci, a Gianrico Tedeschi e/ad Alessandro Natta./Un'esperienza allucinante che segnò per sempre chi ebbe la fortuna di/sopravvivere. Nel caso di Spagnoli, anche dal punto di vista artistico: pittore/già riconosciuto a livello nazionale, la sua arte subì un vero stravolgimento/dopo la tragedia della guerra, passando dalla limpidezza estetica classica ad/un più immediato e comunicativo senso del colore, e da ritratti sta/impeccabile a sensibile paesaggista.( ... )" .



Dal sito Htpp://www.alfierograndi.it/blog/articolo.asp?articolo=255 apprendiamo:"( ... ) 
  RESISTENZA DEGLI ITALIANI IN GERMANIA
Nel marzo del 1944 dopo un penoso viaggio durato otto giorni/in vagoni piombati(come era di consuetudine) provvisti di stufette/ma non di combustibile, affollati bestialmente sì che non era/possibile fare alcun movimento, con circa dieci centimetri di/acqua ghiacciata sotto la schiena per tutta la durata del viaggio,!mentre il bugliolo degli escrementi passava di mano in mano,!con la legge che chi lo usava se lo teneva, la mia salma veniva/scaricata alla stazioncina di Sanbostel-Solttau(Hannover) per /essere avviata, a piedi, allo Stammlager XB distante una quindicina di chilometri( ... ) Ai primi di novembre 1944 fui trasferito, come "indesiderabile" al campo Offlag 83 di Wietzendorf. Questo trasferimento poteva/costarmi la vita: non ricevetti più posta né pacchi. A vevo,/parlando con un amico, pronunciato espressioni poche benevole/per la monarchia: un capitano dei carabinieri mi aveva sentito e/mi denunciò al comando( cosiddetto) italiano del campo, tenuto/da un certo colonnello Angiolini, proveniente da Rodi. Fui/processato e mi dovetti difendere; e poiché il comando italiano/fu incaricato di compitare gli elenchi dei trasferendi, il mio nome/fu tra i primi. Wietzendorf, si vociferava, era un campo di/smistamento al lavoro forzato, previa trasformazione degli/internati militari in "civili".Era un campo dichiarato inabitabile/da una commissione di tedeschi, ed era servito per lo/smistamento degli italiani dopo la cattura. Là ero arrivato ai primi di ottobre del '43 per ripartirne poi alla volta della Polonia.lil campo di Wietzendorf constava di 16 blocchi, che erano/costruzioni basse con il pavimento in terra battuta, quasi senza/luce e senz'aria, ma gelide, per gli spifferi che entravano da una/quantità di fessure; erano inadatte ad ospitare dei porci. Non/disponevano neppure di un metro quadrato di spazio per/ciascuno; lunghe stalattiti di ghiaccio continuarono a pendere sui/nostri corpi assiderati e sui nostri sguardi atterriti per tutto il/terribile inverno 1944-45; gli allarmi aerei, quasi continui,/impedivano le distribuzioni della ormai ridottissima razione;/incapace di riscaldarci anche per pochi minuti; nell'intestino si/formavano piccole pietre che si evacuavano, con sofferenze/atroci ogni otto-dieci giorni; non crescevano più le unghie, né i/peli; i nostri crani erano stranamente rimpiccioliti; la tubercolosi/faceva strage. Stetti mesi e mesi disteso, immobile su quei luridi/"castelli", per risparmiare quelle poche forze che i lunghi appelli/stremavano; dopo di quelli rientravano intirizziti, senza fiato,/disperati; la sera passava in lugubri maledizioni; eravamo ormai/degli agonizzanti.

La mattina del 4 aprile 1945 fummo fatti/uscire, repentinamente, dai blocchi 9,10, 11, 12, "mit Bagage"/e fatti passare nel precampo, sotto immensi tendoni: molti di noi/non si reggevano in piedi; gli ufficiali tedeschi, al completo, avevano assistito alla manovra inspiegabilmente taciturni e/guardavano i nostri corpi vaganti con un'insolita ombra/di compassione negli occhi. Il Colonnello Testa ci rivolse un/sermone a base di "abbiate fede" e"abbiate coraggio" che ci parve perfmo eccessivo. Il fatto era che un tenente tedesco,/fuggito poi dal campo gli aveva sussurrato con espressione/ansiosa: " Finito ... tutto finito .. .il campo. Non posso dire altro";/e il capitano Jhan lo aveva preso in disparte dicendogli: c c Se vi/danno l'ordine uscite, ma buttatevi per terra appena fuori dal/cancello". Pare che fosse arrivato l'ordine di farci fuori e che/fortuite circostanze e la paura di rappresaglie minacciate dalle/radio alleate, lo abbiano, all'ultimo momento, impedito.lScrive Testa, nel suo libro Wietzendorf: "l'indomani, all'/appello, coloro che hanno dormito sotto i tendoni sembrano lividi/fantasmi; sono fradici di brina ... "/Fummo liberati il mattino del 21 aprile durante una tregua/concordata tra tedeschi e americani per farci uscire dal campo e/raggiungere le linee alleate, dopo aver passato giornate/infernali, in ottante per stube, tra bombardamenti di ogni genere/Ci tedeschi, ultima finezza, si erano fatti scudo del nostro campo,/piazzandogli attorno mortai potentissimi a sei canne) dopo/anche una fmta liberazione il 18 aprile con ritorno di SS/inferocite. Molti non poterono incaminarsi. Ai più la/disperazione, unita alla speranza diede forza. In un bosco, in /prossimità di Berghen, ci venne incontro una jeep montata da/ufficiali in divisa scozzese, poi autocarri americani: era la/liberazione. La libertà l'avevamo costruita giorno per giorno,/dentro i reticolati.lUna settimana a Berghen; poi rientrammo al campo di/Wietzendorf, che divenne: " Italian Prisoner of War X- Offlag/83". Gli inglesi non capirono nulla della nostra condizione né del/nostro sacrificio; per poco non ci classificavano collaboratori dei/tedeschi. Il 16 Luglio 1945 scrivevo a mia moglie:" per fortuna io/ non ho mai sperato nulla dalla mia azione, ma è certo che/questa trascuratezza nei nostri riguardi suscita nei più un/risentimento che distrugge tutto il frutto di questi due anni".lTutti i paesi mandavano commissioni a far rimpatriare i/prigionieri; dall 'Italia non venne nessuno e gli inglesi ce lo/rimproveravano! Come se fosse colpa nostra.lCosì si compiva una vicenda tristissima che aveva visto l' /assoluto disinteresse di tutti alla nostra situazione; nessuno/dico nessuno, pronunciò una parola o fece un intervento a/nostro favore. La croce rossa che a Lubecca aveva montagne di/pacchi e ne aveva distribuiti a tutti, a noi Italiani non diede/nulla; nessuna potenza di dichiarò nostra protettrice; nessuna/autorità si mosse, come nessuno si mosse in difesa degli ebrei, o/dei russi condannati alle più dure fatiche tra le quali emergeva/quella di trainare, larve d'uomini, carri pieni di sterco.lOggi a vent'anni di distanza, quella realtà che fu così tragica/sembra perfino comica; scegliere la morte lenta per non firmare/una carta? Che cosa è una carta? Cipriano dice che fra i primi/cristiani molti portavano in tasca una carta, un certificato che/essi avevano sacrificato agli dei pagani, che non erano cristiani,/per aver salva la vita: erano detti "libellatici".
 
I Quattromila/ufficiali superstiti di Wietzendorf che non accettarono di firmare/(quella carta furono consapevoli del loro dovere di fronte all' /umanità travolta dalle tenebre della viltà, dalla tempesta della/violenza. Nessuno può immaginare lo strazio di una lunga/consunzione per fame né altre pene di una così dura prigionia,/ma nessuno potrà neppure immaginare la grande fierezza di/quei quattromila straccioni che disobbedivano alla grande/potenza armata del terzo Reich e la grande felicità di vederli/impotenti a sottometterli. 
I potenti possono sì minacciare ma/non comandare". I mali peggiori della prigionia furono: la mancanza di notizie da/casa; l'assenza del minimo filo d'erba in quell'inferno di filo/spinato; il sudiciume perpetuo; le interminabili discussioni sulle/adesioni; la follia degli affamati, dei quali ciascuno lamentava di/aver avuto la parte più piccola, guardando la parte degli altri con/gli occhi sbarrati dall'invidia; quel continuo parlare di cibi e di/mangiare; quel rimescolare per ore nei gamellini vuoti come se l' /anima stesse tutta sulla punta di quel cucchiaio di stagno/impotente.
La promiscuità pressante, continua; la mancanza di/acqua; le spie; gli interpreti altoatesini che con compiaciuta/brutalità, comunicavano gli ordini dei comandanti tedeschi; i/bambini tedeschi che ci insultavano./Ci ha confortato l'amicizia di tutti coloro che avevano la nostra/stessa fede; la parola coraggio scritta nelle lettere che venivano/ da casa; la volontà di non chiedere nulla; la certezza di non aver/avuto nulla. Ma soprattutto il conforto di scoprire la libertà di/una coscienza che sa dir di no, anche se ogni sera, per tante/interminabili sere, sa di coricarsi con la morte al fianco.( .... )"
 
 
IL PRESEPE DI WIETZENDORF
" Natale 1944: secondo desolato inverno di prigionia nello squallido lager tedesco di Wietzendorf, dove è quasi sempre/inverno. Moltitudine di uomini, vecchi e giovani, ormai addossati, quasi ininterrottamente giorno e notte, in baracche/sporche, fredde, buie, fumose, umidissime; inermi di fronte alla crudeltà inutile ma sadicamente quotidiana dei/nazisti. Umiliati, minacciati di morte, all' oscuro degli avvenimenti. Malattie, mucchi di stracci umidi e freddi, fango/dappertutto dentro e fuori le baracche, fame, inedia".

Così testimoniava a 84 anni l'ex sottotenente Tullio Battaglia/autore del presepe che nel 1944 illuminò la notte di Natale di un campo di concentramento dove il respiro quotidiano/ha il sapore della morte e della torta. Battaglia sorrideva, nella sua poltrona a cui gli anni e i malanni l'avevano/costretto, quando ricordava l'ordine del colonnello Pietro Testa: "Un presepe in ogni stube". Gli altri sfruttano la/creta., il sottotenente Tullio, per la sua grande baracca, pensa a qualcosa di originale, che coinvolga tutti con un/piccolo dono. Ogni ufficiale aveva, nella sua cassetta di ordinanza, qualche ricordo della famiglia, dell'amata. Gesù è/vestito con un fazzoletto di seta del tenente Bianchi, i pantaloni di un magio sono la calza della befana che i figli/avevano inviato al capitano Gamberoni, il pizzo del manto della Madonna ornava il fazzoletto del tenente Zimaglia, il/rosario di san Francesco è di Tullio, il manto rosso di un magio è il pezzo di una bandiera italiana, tagliata dai/prigionieri per sottrarla alle perquisizioni dei nazisti. Tutto viene offerto per rendere preziosa un'opera che va dal 3/novembre al 24 dicembre 1944. per realizzarla un coltellino da scout, un paio di forbici, alcuni aghi, il cardine di una/porta trasformato in martello.

Le assicelle dei letti a castello diventano le "anime" dei personaggi. Tullio può lavorare/ solo di sera, ma alle 15,30 è già buoio e allora ecco il miracolo. Ciascuno rinuncia a un pò della minuscola razione/quotidiana di 15 grammi di margarina per realizzare candele che illumineranno il lavoro di Tullio. " Per ore e ore/chiusi nel buoi, la baracca è stata raccolta in contemplazione della nascita del presepio: assorte figure scarne, pallide/raggomitolate, silenziose. Alla Vigilia era finito, vivo, splendente di biancore nel nerume tutto intorno. Simbolo/potente di fede indistruttibile, di speranza, ha portato in mezzo a quella moltitudine un'ondata vivicatrice di gioia./Nessuno può dimenticare la messa della notte di natale, celebrata ai piedi del presepe. Una grande bandiera tricolore/gelosamente custodita da un eroico cappellano, don Costa, faceva fa tovagli all'altare".!oggi quel presepe è custodito nel tesoro della Basilica di sant'Ambrogio a Milano, forse il bene più/prezioso, plasmato non con l'oro ma con la vita e la speranza( ... )" Eccezionali sono pure i dipinti del pittore Marcello Nomandini esposti nella mostra "Venti mesi tra i reticolati" tenutasi a Cremona nel Palazzo Comunale- sala dei Quadri dal 17 febbraio 2006 dove con perizia ed implacabile realismo ha fissato la vita grama degli internati nei campi di concentramento tedeschi.

Fiorenzo AMICONI
 


 
Note



  1. Salvatore Relleva, nacque a Castel Vecchio Subequo (AQ) il 22 Novembre 1884 da Giovanni e Diletta P ACE. Morì a Roma il 13 agosto 1962. Fu parroco, anzi arciprete, di Cerchio per oltre un quarantennio: dal 1913 al 1955.

  2. Nel Registro degli Atti di morte relativo ai deceduti del terremoto del 13 Gennaio 1915, registrati nella Parte II Serie D, l'orario di trascrizione della morte è per tutti : " alle ore sette e minuti (cinquanta". I morti registrati assommano a 212: 210 sono annotati ngorosamente in ordine alfabetico gli ultimi due si riferiscono ai missionari Mirabella(sic) Antonio, nato a valle Corsara (non vi è trascritto quanti anni aveva) e Annessa(sic) Emilio ( non è trascritto ne' il luogo di nascita né l'età che aveva alla data del decesso ).

  3. Così più esattamente apprendiamo dal loro ricordino funebre stampato a Roma dalla tipografia Pistolesi: "A PX OlBeati servi illi quos/cum venerit Dominus/invenerit vigilantes. Luc. XII, 37. IN MEMORIAIDEI MISSIONARI REDENTORISTI/P. Antonio Mirabelli, P. Emilio Annessi,lP. Alessio D'ArpinolDAI SOLCHI DI ORTUCCHIO/E DI CERCHIO NE' MARSI/OVE SPARGEVANO IL SEME DELLA DIVINA PAROLA/CHIAMATI ALLA MERCEDE DA CRISTO/CHE LI TROVO' CON LA VIGILE LAMP ADAINEL TERREMOTO DEL XIII GENNAIO MCMXV ". I corpi dei padri Mirabelli ed Annessi furono tumulati nell'architrave della sacrestia dell'erigenda nuova chiesa dei santi Giovanni e Paolo di Cerchio inaugurata il 27.9.1930 A O/P. ANNESSI EMILIO P. MIRABELLI ANTONIOIMENTRE VITA SPIRITUALE LARGIVATE/AL POPOLO DI CERCHIOILA VOSTRA VITA TERRENAIVEDESTE QUI TRAGICAMENTE SPENTA/IL 13 GENNAIO 1915IRIPOSATE IN PACE/I CONFRATELLI REDENTORISTI RELIGIOSAMENTE.lIL POPOLO DI CERCHIO GRATO E RICONOSCENTEILE CARE CENERI QUI COLLOCARONO/A MEMORIA DELLA PRIMA MISSIONEIDATA IN QUESTA RIEDIFICATA CHIESA/2-14 OTTOBRE 1930".

  4. Amiconi F.: " Le visite pastorali a Cerchio (Aq) (Secolo XX)", Museo Civico di Cerchio, Quaderno n. 44, Anno,III.
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Ho ripreso parte di questo

Ho ripreso parte di questo lavoro alla pagina  http://lucecolore.blogspot.com/2011/08/nicola-di-roberto-pittore.html

Il blog in riferimento è dedicato a Ponzi Ettore, compagno di prigionia di Nicola Di Roberto a Wietzendorf come anche citato in questo stesso lavoro  

cordialità

Ambrogio Ponzi

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