La storia dei normanni di Amato di Montecassino
Note storiche della Marsica (1016-1078)
Prima del 1086 il monaco nonché storico Amato di Montecassino compilò la sua opera maggiore: dal titolo “ Storia dei Normanni “ che, molto felicemente, la benemerita Casa Editrice Francesco Ciolfi di Cassino ha pensato di dare alle stampe, tradotta in lingua italiano, dall’ottimo Giuseppe Sperduti, nel mese di maggio del 1999.
Il nostro pose termine alla sua opera prima del 24 maggio 1086 in quanto il suo pregevolissimo lavoro fu dedicato all’Abate di Montecassino Desiderio e non al papa Vittore III. L'Abate Desiderio infatti fu eletto al soglio pontificio il 24 maggio 1086 (morì a Montecassino il 16 settembre 1087. In realtà si chiamava Dauferio Epifani, nato a Benevento nel 1027 dal principe di Capua Landolfo V).
Il monaco Amato ebbe eccellenti compagni di studi come il già nominato futuro abate Desiderio, Alberico da Settefrati, autore della sua “Visione” che fortemente ispirò il sommo vate Dante per la stesura della sua intramontabile “ Commedia”; i poeti Alfano e Guaiferio, gli storici Leone Marsicano e Pietro Diacono: insomma l’intellighenzia del tempo e sicuramente, e non poteva essere altrimenti, fu amico del futuro vescovo della Diocesi dei Marsi Pandolfo di cui dà ampio spazio alla fine del settimo libro. Si evince chiaramente che in quel torno di tempo ben 2 marsicani , entrambi discendenti della potente famiglia dei conti dei marsi, frequentano come discepoli il prestigioso “scriptorium” della celebre abbazia di Montecassino.
Pandolfo senz’altro fu, come Leone Marsicano, (nel 1046-1115) figura di grande spicco nella Marsica d’allora:
“ Descrivere la vita e l’operato del vescovo dei Marsi Pandolfo/ eletto da papa Vittore II nel 1056 in modo compiuto è cosa molto/ardua in quanto i documenti in nostro possesso sono spesso molto/ lacunosi. Il primo studioso che ha cercato di fissare bene l’operato/del Nostro è stato senza dubbio lo storico avezzanese Muzio Febo-/nio (1) il quale nella sua “ Historia Marsorum Libri tres ecc.”, edita/a Napoli postuma nel 1678 nel Libro II, nel catalogo dei Vescovi, trat-/teggia in modo abbastanza esauriente la figura del presule Pandolfo/e l’epoca in cui visse: “ Pandolfo fu eletto Vescovo dopo Quinisio, ma è difficile dire in/quale anno, perché la chiesa Romana era scossa da disordini, essendo stato assunto alla Cattedra di Pietro, per dispotica volontà/di Alberico, conte di Muscolo, Teofilatto, figlio di lui, ragazzo dodi-/cenne, col nome di Benedetto IX ( in realtà fu eletto, per la prima volta, all’età di 18-20 anni, il 6 gennaio 1033 .La seconda volta il 10 aprile 1045 ed infine la terza volta l’8 novembre 1047 n.d.a.)(2). La su vita e i suoi costumi, in tut/to conformi all’età giovanile e alla violenta e simoniaca intrusione/del pontificato, sconvolsero tutta quanta la Chiesa. Dopo a vere, per/ circa undici anni, con grande scandalo dei fedeli, condotto nella Santa Sede una vita tutta dedita ai piaceri, alla fine fu scacciato dal-/la carica. Dovendo difendersi contro due altri pseudo-pontefici, per/conciliarsi ancora di più gli amici, fece, a favore dei potenti/seguivano le sue parti, molte concessioni che non si sarebbero dovu-/te fare. Fra queste, la divisione dell’Episcopato dei Marsi./Infatti i conti dei Marsi, potenti sia per le forze del loro dominio,/sia per la nobiltà del sangue, e congiunti, per parentela, col Pontefi-/ce, ardenti di un pari amore per la tirannide e per l’ambizione,/accorgendosi che, per la morte di Alberico e di Quinsio, veniva sot-/tratta alla loro casa la continuità del potere episcopale, e mal sop-/portando l’elezione che non avevano potuto impedire, di Pandolfo,/nell’intento di mantenere facinorosamente una parte almeno del/dominio episcopale, indussero il Pontefice non solo a dividere la/Diocesi, ma anche a conservare Vescovo Attone ( o Azzo), loro con-/sanguineo . Aderendo alla loro richiesta, il Pontefice assegnò al nuo-/vo Vescovo S. Maria in Cellis, eretta cattedrale, con la valle di Nerfa ed il Carseolano.
La Chiesa Romana, travagliata da scisma e/da insuccessi vari, cedendo alle necessità imposte dalle circostanze,/dovette, per qualche tempo, tollerare una divisione siffatta, fino a/quando il Concilio generale tenuto a Firenze nel 1057 da Vittore II,/nel quale furono annullati atti di antipapi ed eliminati pure altri mali/sorti in quel tempo, piacque ai Padri porre un riparo anche a questo/male e pronunciarsi per una sola Diocesi ed un solo Vescovo, aggre-/gati alla Basilica Costantiniana. Da che è abbastanza chiaramente/dimostrata la preminenza della Chiesa dei Marsi, che, fin dalle sue/origini, a nessun altro ubbidì se non al Romano Pontefice e sempre fu sottratta al dominio altrui, come Chiesa suburbicaria i cui Vescovi furono annoverati tra i suffraganei del papa, come da antico/Rituale Romano ci riferisce il Baronio ( anno 1057, n. 9). Allora,/infatti, come le Chiese Patriarcali, disponevano di un numero ben/determinato di Dignitari, così il papa disponeva di Domestici e di/Vescovi suffraganei, perché, convocati, dessero il loro voto in/Assemblee e Sinodi./A quel Concilio Fiorentino erano presenti tutt’e due quelli che/avevano il titolo di Vescovo dei Marsi. Ciascuno di essi, quando si/venne al dibattito sulla questione, cercò di far valere i propri diritti./Dopo attento esame delle prove addotte, i Padri Conciliari giudica-/rono la divisione della Diocesi non valida e contraria alle disposi-/zioni dei Sacri canoni; dichiarano che i diritti di Azzo, basati su/errati principi, non potevano essere sostenuti da alcuna norma/canonica e lo dichiararono occupante arbitrario di parte della Dio-/cesi; quindi, con irrevocabile decreto, proclamarono Pandolfo pos-/sessore legittimo di tutta quanta la Diocesi e unico Vescovo regola-/re. Per assicurare, poi, tranquillità e pace alla Chiesa, assegnarono/ad Azzo, così esonerato dall’incarico, la Chiesa Teatina.
E poiché il/papa Vittore, prevenuto dalla morte, non potè tradurre in formale/disposizione tali decisioni, Stefano di lui successore, le confermò/con lettera decretale, destinata a valere per sempre(…)”/Il Febonio vicario generale della diocesi dei Marsi nell’esaminare l’opera sagacemente svolta dal Nostro è tutto preso dal periodo/storico nel quale visse Pandlolfo e dai gravissimi disagi che viveva/l’episcopato morsicano d’allora: esistevano infatti in quel periodo/due diocesi marsicane con, naturalmente due vescovi : Azzo ( o Azzone o Attone) con la chiesa cattedrale in S. Maria delle Celle in Carsoli(3) e, appunto, Pandolfo, con la cattedrale in S. Sabina in Marsia( l’attuale S. Benedetto dei Marsi dove dell’antica cattedrale ancora esiste il maestoso portale dell’XI-XII secolo ). Questo stato/ di cose durò fino al 9 dicembre 1057 quando il papa Stefano IX ( 1057-1058) con proprio decreto riunì in una le due diocesi:
“ Stefano vescovo, Servo dei Servi di Dio, al diletto Confratello e/colla di episcopato Pandolfo e a tutti gli altri Vescovi successori, da/eleggersi canonicamente nella Santa Chiesa Marsicana, per sem-/pre. Noi, che siamo addetti alla sorveglianza della Santa ed Univer-/sale Chiesa ancora peregrinante, quanto più sembriamo eccellere/su tutti gli altri, tanto più scrupolosamente, per questo, dobbiamo/attendere ai suoi mutamenti.Come, infatti, la luna, durante il suo/corso mensile, viene a mancare e si riaccende, così nella Chiesa/Militare, soggetta a vicende mondane, si verificano assai spesso/regresso e progresso in continua alternanza; e come è necessario/mostrare comprensione per il regresso o deperimento, così senza/dubbio conviene congratularsi per il nostro progresso o accresci-/mento. Ecco perché con questa lettera decretale del nostro privile-/gio, o beatissimo Pandolfo, confratello non solo, ma anche collega/di Episcopato, da oggi in poi concediamo a te e ai tuoi successori,/per sempre, la Chiesa Marsicana tutta intera. Essa, già miseramen-/te smembrata per mali intestini e diuturni, oltre per la civile/discordia dei laici, fu divisa, contro i Canoni dei Santi Padri, in due/episcopati dal così detto Teofilatto. Il nostro predecessore Leo-/ne, poi, col permesso più che col consenso, per necessità più che per/utilità, la lasciò come l’aveva trovata. Alla fine, sotto il nostro pre-/decessore Vittore, di beata memoria, a seguito di deliberazione del/Concilio Generale, da un Sinodo, per divina grazia riunito nel/grembo della Basilica Costantiniana, il 18 aprile, alla decima Indi-/zione,fu abolita quella divisione in due parti e fu confermata l’anti-/ca unità della Diocesi, che, com’era giusto, fu assegnata ad un solo/Vescovo. Quindi, per intervento di tutto il Santo Sinodo, il Vescovo/dimissionario, che ingiustamente aveva occupato la Diocesi, fu tra-/sferito alla chiesa Teatina.
A norma, dunque, delle deliberazioni del/Sinodo di cui sopra, assegnamo per decreto alla tua Sede episcopale l’intero Episcopato marsicano con tutte le sue dipendenze, fra cui/quelle che sono proprie della chiesa di S. Sabina, dell’antica città di/Marsi, ed ancora le rimanenti chiese di tutta la diocesi dei Marsi,/con le loro pertinenze, decime ed offerte tanto per i vivi quanto per i/defunti, secondo quel che stabilirono i Sacri Canoni./Inoltre la chiesa di Nostra Signora Madre di Dio e sempre Vergi-/ne Maria in Carsoli, con le decime e le offerte, anzi con tutte le chie-/se ad essa adiacenti e le rendite giustamente ad essa pertinenti, tanto in Castro di Tufo e Scabelle, quanto (…) nel territorio di Sante/Marie e di Civitella e di Pomperano, fino a Capistrello e a tutta la/Valle di Nerfa.Oltre a ciò, con la nostra Apostolica autorità, ordi-/niamo che, in qualsiasi momento occorra, tu faccia sul posto le/Ordinazioni dei Chierici e la consacrazione degli Altari, anche nei/Monasteri (cosa che, del resto, ti spetta, come hanno stabilito i Sacri/Canoni), e compia ogni altro atto proprio dei Vescovi, senza opposi-/zione alcuna, entro i limiti, ben inteso, di tutta la Parrocchia marsi-/cana, sia di quella parte che possedevi prima, sia di quella che/ingiustamente ti fu usurpata da altri Vescovi./In forza, quindi, dell’autorità derivateci dalla Sede Apostolica,/mentre ribadiamo indissolubile il privilegio del potere e della con-/ferma,/facciamo, invocando anche la testimonianza del Divino Giu-/dice, e con minaccia di scomunica, questo solenne divieto: nessuno/mai, dei Pontefici nostri successori, o qualsivoglia amministratore/di beni pubblici, o qualunque altra persona di qualsiasi grado,/grande o piccola che sia, osi agire contro il privilegio di questa/nostra disposizione, o toglierne, sottrarne e diminuirne qualche par-/te.
Rimanga, invece, tale privilegio stabile e perpetuo, come da Noi/è stato concesso e confermato. Se poi qualcuno(cosa che vivamen-/te deprechiamo) oserà temerariamente interpretare in qualsiasi/altro modo questo Statuto della nostra Apostolica Sede, o infranger-/ne, o contraddirlo, con l’autorità della Santa Sede e della indivisibi-/le Trinità e del Principe degli Apostoli, resti colpito da scomunica,/ segregato dal regno di Dio e aggregato, a meno che eventualmente non si ravveda, al Diavolo e agli angeli suoi./Chi, invece, si mostrerà rispettoso, osservante e difensore di que-/sta nostra concessione e disposizione, meriti, per i poteri della San-/ta Madre di Dio sempre vergine Maria e del Beato Principe degli/Apostoli e di tutti i Santi e della moltitudine degli Angeli celesti, di/ricevere dal Giusto Giudice Signore Nostro Gesù Cristo la vita eter-/na, per tutti i secoli dei secoli, così sia. Scritto per mano del Notaio/ed Archivista della Santa Romana Apostolica Sede, nel mese di/Dicembre, undicesima Indizione./Dato in Montecassino, il 9 Dicembre, per mano di Nomberto,/Vescovo di Serva Candida di Santa Romana Chiesa e Bibliotecario/della Santa Romana ed Apostolica Sede, nel primo anno del Signor/Papa Stefano IX, all’undicesima Indizione “(4).
L’altro Vescovo Azzo ( o Attone o Azzone) come ci ricorda il Febonio : “(…) fu poi spogliato dalla carica (5) per decreto del S. Sinodo/ e trasferito alla Chiesa Teatina nel 1056 (…)”.
Non sappiamo quando Pandolfo morì sicuramente come lo stesso/Febonio ci ricorda nella sua citata opera:”(…) La sua vita si prolun/gò fino al Pontificato di Urbano II (6) sotto il quale si spense (…)”./Quello che è interessante mettere a fuoco di questo importante/personaggio è il grandissimo amore che questi nutriva verso l’arte: è/lui il committente dell’eccezionale Exultet(7) conservato/nell’Archivio della Diocesi dei Marsi in Avezzano che proprio in/quest’anno, assieme ad altri 31 ( 32 sono gli Exultet in tutto il mon-/do) nell’Abbazia di Montecassino dal 19 Maggio al 30 Agosto ha/partecipato alla singolarissima ed importantissima mostra : “ Exultet./Rotoli liturgici del medioevo meridionale” nell’ambito delle mani-/festazioni della solenne ricorrenza del Bimillenario della nascita di/Gesù Cristo. E di altre opere ancora fu illustre mecenate:”(…) Quest’uomo, nobile e ricco- descrive ancora il Febonio- è nominato/nelle antiche cronache di Cassino (Lib. II, cap. 99) come colui di cui/si narra che offrisse al Divo Benedetto una pianeta ornata di topazi/ed oro frigio, un manto purpureo per altere gemme, due incen-/sieri d’argento, un calice con patena, pure d’argento, due lavabi ed/altri doni in grandissimo numero(…)”./Per meglio descrivere la figura del Nostro riporto ciò che Beat/Brenk, nella traduzione dal tedesco di Raffaella Amiconi, riporta a/pagg. 222-223, a proposito dell’Exultet di Avezzano nel catalogo della mostra: “Exultet. Rotoli liturgici del medioevo meridionale” a cura del Ministero per i beni culturali e ambientali - Abbazia di/Montecassino- Biblioteca Apostolica Vaticana- Università degli/Studi di Cassino-Autori vari, Roma istituto Poligrafico e Zecca del-/lo Stato- Libreria dello Stato Roma 1994:”(…)Per comprendere il /contesto storico in cui va inserito il rotolo di Avezzano, devono esse-/re presi in considerazione fattori- come data e provenienza- dedu-/cibili dal rotolo stesso. Il committente fu Pandolfo di Avezzano, elet-/to vescovo da papa Vittore II nel 1056. L’anno seguente papa Ste-/fano IX modificò a favore di Pandolfo una situazione giuridicca poco/chiara: poichè la diocesi dei marsi rischiava di dividersi in due regio-/ni, il pontefice volle unificarla sotto un solo vescovo: Diocesim/unam uni Episocopo decretum./Il decreto, che rafforzò il potere e la’utorità del vescovo Pan-/dolfo, fu redatto in Castro Cassino alla presenza del bibliotecario/Umberto di Silva Candida./Di c erto, il vescovo Pandolfo intrattenne stretti rapporti con il/monastero di Montecassino. Infatti, nel Chronicon monasterii Casi-/nensis (II,95) si legge che Pandolfo vir nobilis et ecclesiasticus ad/hoc monasterium venit atque ab eo nimis honorifice amanterque/receptus est. La data precisa della morte di Pandolfo non è nota, ma/si sa che avvenne durante il pontificato di Urbano II ( 1088-1099)./Pandolfo lasciò in donazione al monastero vesti liturgiche (una pia-/neta e un piviale), un paliotto purpureo e suppellettili varie( turibo-/li d’argento, un calice d’oro con patena, un cinquamanile, una croce d’argento contenente una reliquia della Santa Croce, un sec-/chiello d’argento). Come vescovo, Pandolfo non soggiornò solo/occasionalmente a Montecassino, bensì reversus est sempre ex eo/tempore familiarissima et devotissimus. Deve quindi aver avuto/modo di osservare di persona sia la pratica liturgica del monastero/che l’attività dello scriptorium , come committente dell’Exultet di/Avezzano, deve aver fornito i9ndicazioni precise sul modus illustran-/di.
Il suo nome non solo è menzionato nella commemorazione litur-/gica ( una cum beatissimo papa nostro il, et antistite nostro Pan-/dolfo), ma è anche riportato in lettere capitali su una striscai dora-/ta. Come si deduce dal confronto con altri manoscritti cassinesi, che/evidenziano in modo analogo i nomi dei committenti ( si veda per/esempio il Sacramentarlo desideraino Casin. 339, p. 137: Una cum/famulo tuo papa nostro il. Et antistite nostro il. Et abbate nostro/Desiderio), si può supporre che lo stesso Pandolfo abbia commis-/sionato il rotolo allo scriptorium di Montecassino./a partire dalla seconda metà del secolo X il monastero cassine-/se diede un contributo notevole alla produzione di rotoli liturgici./Quelli dell’Exultet nacquero come simbolo dello status arcivescovi-/le. Tuttavia, già a partire dal secolo XI,/anche abati e vescovi comin-/ciarono a commissionare Exultet. Si può quindi ipotizzare che la/committenza del rotolo di Avezzano sia avvenuta dopo che papa Ste-/fano IX ebbe rilasciato a Pandolfo il decreto che consolidava il suo potere vescovile.
Anche elementi stilistici e paleografici suggerisco-/no una collocazione cronologica dell’Exultet di Avezzano di poco/posteriore all’anno 1057./Il rotolo si contraddistingue per una peculiarità progettuale che/non può essere considerata come espressione di un’iniziativa isola-/ta dell’artista, ma va attribuita ad una precisa intenzione del com-/mittente. Si tratta infatti di un rotolo di Exultet privo di scene figurate ed ornato esclusivamente da iniziali decorate. Si possono avan-/zare soltanto ipotesi sui motivi per cui il vescovo Pandolfo non volle/altre illustrazioni. Si tratta forse di una volontà iconoclasta da par-/te del vescovo? La concezione di un rotolo di Exultet aniconico può/essere attribuita solo allo stesso Pandolfo, avendo lo scriptorium di/Montecassino munito di apparato figurativo tutti gli altri rotoli di/Exultet, Nel secolo XI il monastero fece realizzare per proprio uso/tre rotoli riccamente illustrati ( Vat. Lat. 3784;London, Brit. Libr.,/Add. 30337 e Vat. Barb. Lat. 592)./L’assenza di scene con immagini, tuttavia, non è l’unica peculia-/rità dell’Exultet di Avezzano. Il rotolo contiene, infatti, un numero/considerevole di iniziali di dimensioni monumentali. La E di Exultet/- la più gigantesca di tutti i rotoli- misura cm. 38 di altezza, mentre/quella del Vat.lat. 3784, realizzato probabilmente, quasi contemporaneo, cm 28,1. Con l’Exul-/tet di Avezzano Pandolfo voleva forse superare in magnificenza il/Vat. Lat. 3784, realizzato molto probabilmente per l’abate Desiderio. Si/comprende appieno il ruolo predominante assunto dal rotolo di/Avezzano solo tenendo presente che, fin dal primo Exultet a noi noto/(vat. Lat. 9820), si usava decorare al massimo due sole iniziali: la E/di Exultet e il monogramma VD di Vere Dignum. Tutti gli altri roto-/li simili, provenienti dall’Italia meridionale, utilizzarono in modo/marginale l’arte di ornare le iniziali.
Una decorazione elaborata,/come quella che caratterizza l’Exultet di Avezzano, non rientra nel/programma figurativo di questo tipo di manufatti italomeridionali./Nel rotolo di Avezzano la decorazione delle iniaizli segue un proget-/to sui generis, in cui solo le prime sette iniziali hanno carattere/monumentale: E/xultet); G(audeat);LE(tetur ); Q(ua propter); U(t/qui me); PER(Dominuum);V(ere) D(ignum)./Al massimo un sesto dell’intero manoscritto è decorato in modo/lussuoso. Sorge spontanea la domanda se il miniatore cambiò opi-/nione durante il corso del lavoro o piuttosto, fin dall’inizio, furo-/no previste solo sette iniziali grandi./Va tenuto presente che la realizzazione di un’iniziale grande a/Montecassino richiedeva più tempo ed impegno di una qualsiasi/scena con immagini. Nello scriptorium cassinese, infatti, la decora-/zione delle lettere esigeva estrema abilità e attenta applicazione, e,/di certo, non costituiva un artificio per evitare i costi elevati delle/illustrazioni. Il rotolo di Avezzano va quindi considerato un prodot-/to di lusso, di elevatissime pretese. Da questo punto di vista le sette grandi iniziali devono essere state previste già nel piano originario.”/Lo storico pescinese Luigi Colantoni (8) nell’estratto del 1° Sup/elemento della Rivista Abruzzese anno 1091 ascrive al Nostro, nel vali-/dissimo articolo : “ Croce d’argento dorata della Cattedrale de’ Mar-/si” la citata croce: “ E’ questa croce pregevolissima ed unica nella/Marsica per quanto io sappia, avendo visitate una per una tutte le/chiese marse. L’Ughelli nell’Italia Sacra parlando di papa Bonifacio IV che ebbe i suoi natali nei Marsi e sede sulla cattedra pontificia dal 606 al 613, dice che questi donasse calicem aureum, in quo quotidie/celebrat, crucem inauratam malthis exornatam et integram togam/canonicis ecclesiae suae cathedralis.”/Talascio di riferire ciò che dice il Corsignani, perché fra le/altre inesattezze cade inun anacronismo facendo rivivere ai tempi di/Bonifacio IV (606-613) il cenobiarca San benedetto da Norcia nato/nel 480 e morto nel 543. Il Di Pi Pietro nel Catalogo de’ vescovi della/diocesi dei Marsi dice che Pandolfo vescovo de’ Marsi donò alla sua/chiesa la croce d’argento indorata, abbellita da pregevolissimi/smalti, lavoro del secolo decimo primo. Esso ha copiata tale notizie/da un prezioso manoscritto di Giuseppe Melchiorre, che io ora gelo-/samente conservo: e circa la precisione dell’epoca l’autore ha colto/nel segno, giacchè appare che l’opera sia dell’undecimo secolo tan-/to dalla paleografia dell’iscrizione, quanto dall’arte con cui son/filati i capilli del crocifisso.
Il calice, che non era d’oro ma di argen-/to dorato tempestato di gemme, fu rubato nel 1833 e poi, rinvenuto/pesto, fu portato in Roma e colà fu restaurato- Alla croce mancano/gli smalti./E’ certo che la chiesa dei Marsi ebbe stabili confini ed ordina-/mento dal vescovo Pandolfo (anni 1038-1088), il quale fu personag-/gio nobile, zelante, splendido e munifico./Dal confronto delle notizie coi dati artistici non può annettersi/ciò che asserisce l’Ughelli e deve ritenersi come conforme al vero/ciò che il dotto autore del manoscritto afferma. La croce è lavoro/gotico e monacale e la scienza paleografica indica che l’iscrizione/per la forma delle lettere è del secondo periodo: ha preso lo stile/gotico, ma partecipa del romano. La semplicità della composizione/ed una certa grazia della forma additano l’arte bizantina introdot-/tasi e coltivata nei chiostri, ove gli artisti ad un gusto elevato e ad/una generale aspirazione religiosa accoppiavano una grande mae-/stria di esecuzione. Lo smalto vi era profuso a dovizia. E per questa/ragione non può la croce farsi rimontare all’epoca dall’Ughelli/assegnatagli; giacchè lo smalto cominciò ad apparire in Europa/come parte decorativa, e non con tanta profusione, nell’anno 588 e/progredì sotto Carlo Magno e sotto l’impero di Enrico secondo di Germania. Attualmente esistono nella croce quattro piccolissimi/smalti tra l’ampia base ed il tronco, della croce medesima. Ai tredi-/ci medaglioni a smalto, che più non esistono, sono state barbara-/mente sostituite delle lamine in ottone recente. Sul capo del Croci-/fisso è rimasta la seguente iscrizione di scrittura gotica a smalto tur-/chino nello spazio aurato circondato da una zona in ismalto rosso:/????????,che dice????? Ossia ??????.E che sia opera dell’unde-/cimo secolo viene anche precisato dal Crocifisso, il quale è senza la/corona di spine sulle tempi, sulle ciglia e i capelli, caratteristica/dell’arte di quel secolo, sono stati oggetto di specialissima cura e si/direbbero quasi filati ad uno a uno.I suoi piedi non sono soprap-/posti il destro al sinistro, né son forati da un sol chiodo, ma sonvi/conficcati due chiodi, uno ad ogni piede. E la zona che lo cinge e gli/ornamenti di tutta la croce meritano di essere attentamente osserva-/ti. La croce, esclusa l’ampia base sorretta da quattro zampe di qua-/drupede, è alta cm. 33, e larga centim. 19 e mezzo, ed antica-/mente si esponeva al pubblico in ogni Venerdì Santo, perché/nell’interno evvi racchiuso un pregevolissimo pezzo di legno della/Santa Croce.
I tredici medaglioni dovevano contenere le seguenti/figure, giusta il costume dei tempi. Nelle quattro testate i busti/dei santi Evangelisti Matteo, Luca, Giovanni e Marco; nel rovescio/i simboli del bue, dell’uomo, dell’aquila, del leone, rispondenti ai/medesimi Evangelisti: nella parte opposta al Crocifisso l’Eterno/Padre fra le nubi: sulla base i quattro santi dottori Girolamo,/Ambrogio; Agostino e Gregorio. Questa croce è una delle più rare/reliquie storiche della Marsica.”/Esiste ancora tale croce o è andata perduta durante il terremoto/del 13.1.1915?/Chiaramente si evince che il vescovo Pandolfo fu senz’altro nel-/la Marsica dell’XI secolo figura di primissimo piano sia nel mondo/religioso, politico che culturale. Grazie a lui infatti si deve la riuni-/ficazione della diocesi dei Marsi separata dalla scellerata condotta di/Papa Benedetto XI nipote dei papi Benedetto VIII (1012-1024) e Giovanni XIX (1024-1032) al quale successe nel 1032./Personaggio questo molto singolare che ci fa purtroppo conoscere in quale marasma viveva la curia romana. Nel 1044 gli fu con-/trapposto, dalla potentissima famiglia dei Crescenzi di sabina, Silvestro III(1045), riassunto la carica la cedette per denaro nel 1045 a Gregorio VI(1045-1046)./Riassunta la carica nel 1047 fu definitivamente cacciato da Roma/nell’anno 1048 non rinunciando mai alle sue pretese papali. Morì/alla fine del 1055 inizi del 1056./E ancora grazie al vescovo Pandolfo se noi ancora oggi possiamo/ammirare presso la curia vescovile di Avezzano dove è gelosamente/custodito l’artistico e singolare rotolo liturgico dell’Exultet: il segno tangibile della sua operosità, della sua fermezza e del suo amore ver-/so l’arte: senz’altro è lui il primo vero mecenate della nostra storia/marsicana”.
Piace riportare i fine alcune pagine della musicologa Luica Bonifici tratte dall’importantissima opersa : “ La Musica sacra nella provincia dell’Aquila : la Marcia”,edita nel 2009 dalla Casa Editrice Ianieri di Pescara : “ […] Il progetto della Fondazione Pro Musica e Arte Sacra/L’Exultet di Avezzano è stato custodito per mille anni dalla Diocesi dei Marsi./Oggi, ancora conservato nell’Archivio diocesano sotto la tutela della Chiesa e/del Ministero per i beni e le Attività culturali, rappresenta un tesoro della storia/del cristianesimo e della storia della liturgia, un tesoro dell’immenso patrimonio/artistico e musicale che la Chiesa ha prorotto nei duemila ani della sua storia,/tutelando quanto di più bello per essa gli artisti e i musicisti hanno prodotto nel-/la celebrazione dell’uomo che si pone in relazione con Dio. La Fondazione Pro/Musica e Arta Sacra, ha realizzato a Roma, nella primavera del 2007 un evento/sull’Exultet. Dal 30 Marzo al 26 aprile 2007 il Rotolo pergamenaceo è stato espo-/sto nel Museo della Basilica di Santa Maria Maggiore, sotto la tutela del Prefetto, Mons. Michal Jagosz. Il 21 aprile 2007 nella sala dei Papi si è tenuto un conve-/gno scientifico per illustrare gli aspetti storico-musicali, paleografici e un’azione/sacra in canto gregoriano, ambrosiano e beneventano nell’ambito del quale è/stato eseguito, per la prima volta dopo secoli, il canto dell’Exultet avezzanese./Una folla, alla presenza della satampa internazionale, ha potuto ammirare/l’Exultet, conoscere tutti gli aspetti di esso, ascoltarne il canto. Il progetto della/Fondazione ha aggiunto alla conoscenza del Rotolo pergamenaceo, già studiato/da esperti di tutto il mondo, l’unico tassello mancante: lo studio e la trascrizione/della notazione musicale, finora mai effettuato.
Ha così restituito il Rotolo alla/Diocesi dei Marsi e a tutta la cristianità dando la possibilità di farlo rivivere nella/liturgia per la quale esso era stato confezionato./[…] Analisi delle otto sezioni che compongono il rotolo/Sezione n. 1[…] Esulti. Luce di Cristo. Gazie a Dio. Esulti finalmente la/schiera degli angeli in cielo[…]Sezione n. 2 […]Esultino gli angeli adoranti e per la vittoria di un Re così/grande la tromba dia squilli di salvezza. Anche la terra gioisca, irradiata di tali/fulgori e resa brillante dallo splendore del re eterno, senta che ha ha respinto le tene-/bre dell’universo intero. Si rallegri anche la mdre chiesa, ammantata dai fulgori/di così viva luce: e questo tempio risuoni dei canti festosi delle folle. E Dunque, carissimi, fratelli presenti a così.[…] Sezione n. 3 […]stupendo fulgore di sacrosanta luce, insieme con me, vi prego/invocate la misericordia di dio signore onnipotente: Perché colui che si è degnato/senza mio merito di chiamarmi nell’ordine dei leviti irraggiando la chiarezza della/sua luce, coroni la lode che canto a questo cero: per nostro Signore Gesù cristo Fi-/glio suo dio che vive e regna con lui nell’unità dello Spirito Santo per tutti i secoli in/eterno. Amen. Il Signore sia con voi. E con il tuo spirito. In alto i nostri cuori. Sono/rivolti al signore.Rendiamo grazie al Signore Dio nostro. E’ cosa buona e giusta.[…] Sezione n. 4 […]E’ veramente cosa buona e giusta con tutto l’affetto del cuore e/della mente e servendosi anche della parola, celebrare l’invisibile Dio Padre onni-/potente e il suo Unigenito Figlio, il signore nostro Gesù Cristo.
Egli all’eterno/Padre ha saldato per noi il debito contratto e ha cancellato col suo sangue pre-/zioso l’obbrobrio del primo peccato. Questa è infatti la celebrazione della Pasqua/nella quale si immola il vero Agnello il cui sangue consacra le porte dei fedeli[…]Sezione n. 5[…]Notte in cui anticamente ai Padri nostri, figli d’Israele, strap-/pati via dall’Egitto, hai fatto attraversare il Mar Rosso a piedi asciutti. Questa/dunque è la notte che con la colonna di fuoco ha dissipato le tenebre del peccato./Questa è la notte che, oggi, per tutta la terra restituisce alla grazia e alla santità,/ricongiunge i fedeli di Cristo, già strappati ai vizi del mondo e sottratti alle tene-/bre del peccato. Questa è la notte in cui, infrante le catene della morte, il Cristo/dagli inferi è asceso vittorioso: poiché essere nati a nulla ci serve se non fossimo/già stati redenti. O stupendo beneficio del tuo amore per noi! O inestimabile/tenerezza dell’amore: per redimere il servo ha impegnato il Figlio! O peccato di/Adamo, veramente necessario perché è stato annullato dalla morte del Cristo! O/felice colpa, perché ha meritato di avee un tale e così grande redentore! O notte/veramente beata che sola hai meritato di avere un tale e così grande redentore! O/notte veramente che sola ha meritato di provare il momento in cui il Cristo/è risorto dagli inferi! Notte in cui è stato scritto[…]Sezione n. 6[…]”Splenderà la notte come il giorno e mi farà luce la notte sulla/mia gioia”. L’efficacia santificante di questa notte, dunque, disperde le colpe, lava/i peccati e rende l’innocenza ai caduti e ai tristi rende la letizia. Caccia l’odio, ge-/nera la concordia e piega i dominatori superbi. Nell’amore che ci dimostri questa/notte, ricevi dunque, Padre santo, il gradito sacrificio di questo cero ardente, che,/opera delle api, la sacrosanta Chiesa per mano dei ministri ti presenta in questa/solenne offerta del cero. Ma adesso conosciamo il valore di questa colonna di/cera, che un fuoco brillante fa ardere a gloria di Dio. Questo fuoco, sebbene spar-/(tito in tante fiamme tuttavia non soffre diminuzione nella sua luce distribuita ai/fedeli: essa è infatti alimentata dalla cera fondente, che la madre ape ha prodotto/per formare questo lume prezioso.
L’ape si distingue fra gli altri animali soggetti/all’uomo: infatti il suo corpo sia minuto ha un animo grandissimo nel/piccolo petto: debole nel fisico, ma forte nell’industria. Essa è vigile nello scrutare/il trascorrere del tempo: quando la gelida canizie invernale si scioglie.[…] Sezione n.7[…]svelta si affretta ad uscire per lavorare: vagando per i campi/con le piccole ali aperte, con le zampe sospese. Esse penetrano con la bocca nei/fiori. Con il peso del loro bottino ritornano alle arnie e qui le altre con mirabile/tecnica costruiscono con la robusta saliva le celle; altre immagazzinano il fluido/miele; altre convertono i fiori in cera; altre nutrono le larve; altre confezionano/il nettare raccolto dalle foglie. O ape veramente stupenda! Il tuo sesso non è/violato dai fuchi. Il feto non ti gonfia né i figli deflorano la tua castità: come la/Vergine Maria santamente concepì, partorì vergine e vergine rimase. O notte/veramente beata. Cha ha spogliato gli egiziani ed ha arricchito gli Ebrei! Notte/in cui si unisce il cielo alla terra. Noi dunque ti preghiamo Signore. Che questo/cero consacrato a gloria DEL TUO Nome e per dissipare le tenebre di questa notte./Arda sempre e mai venga meno e, gradito come soave profumo, si confonda con/le luci del cielo; la stella del mattino trovi accesa la sua fiamma; la stella che non/conosce tramonto[…] Sezione n. 8[…] quell’astro cioè, che risuscitato dagli inferi ha sfolgorato se-/reno per il genere umano. Noi dunque ti preghiamo, signore, di governare e/conservare in questa letizia pasquale noi tuoi servi, tutto il clero, e il devotissi-/mo popolo tuo, insieme al beatissimo papa nostro[non cit.] e al nostro vescovo/PANDOLFO, così anche tutti i presbiteri, i diaconi, i suddiaconi e tutto il clero/e il popolo.
Ricordati anche dei nostri imperatori, di tutti i loro eserciti e sot-/tometti al loro comando le nazioni barbare. Ricordati anche dei nostri principi/[non cit.] e[non cit.] e concedi loro e al loro esercito l’eterna salvezza. E a tutti/coloro che ti offrono questo sacrificio di lode concedi i premi eterni. Per il nostro/Signore Gesù Cristo Tuo Figlio, Dio che vive e con te regna nell’umiltà dello/Spirito santo, per tutti i secoli. Amen”.
Note
1) Muzio Febonio nacque ad Avezzano il 13.7.1597 e morì improvvisamente il 3.1.1663 in Pescina. E’ stato questi il maggiore storico abruzzese del XVII secolo: “L’uso rigoros e meticoloso delle fonti, la ricerca diretta delle testimonianze storiche, l’utilizzazione delle scienze ausiliare come la diplomatica e l’archeologia, l’attenzione alla ricostruzione geografica” fanno del Nostro un attento interlocutore delle ansie e delle tensioni che caratterizzarono il Seicento in cui senz’latro il Febonio ne fu un valido rappresentante. Compiuti i suoi studi a Roma ospite dello zio cardinale Cesare Baronio, dove ricoprì per breve tempo la carica di protonotario apostolico, ritornò nel 1632 nella Marsica, dalla quale era partito fanciullo alla volta di Roma, essendo stato eletto proprio in quell’anno abate di S. Cesidio di Tra sacco. In questa sede curava gli interessi delle proprietà che la potente famiglia Colonna possedeva nella Marsica e nello stesso tempo poteva dedicarsi agli amati studi.La sua prima pera, edita nel 1643 fu la “ Vita delli gloriosi S. Cesidio prete e S. Rufino Vescovo”. Fu uomo di vasta cultura. Fu amico, con i quali ebbe una fitta corrispondenza, con tutti gli storici abruzzesi: Geronimo Nicolino, Nicolò Toppi, Francesco Brunetti re Lucio Camarra. Il vescovo dei Marsi Gio.Paolo caccia nel 1648 conferisce al Nostro la carica di Vicario Generale e lo invia a Sulmona; nel 1651 il Febonio viene eletto vicario della diocesi dei Marsi ove lo colse la morte. Il Nostro durante tutta la sua esistenza non tralasciò mai i suoi interessi verso gli studi letterari e storici: la grande considerazione che ebbero di lui Ferdinando Ugelli ( 1594-1670) e Luca Holstein( 1596-1661) i quali si servivano con frequenza delle notizie e dei suggerimenti richiesti al Febonio ( infatti con loro instaura una fitta corrispondenza che dura fino alla morte) fanno del Nostro un grande personaggio non solo abruzzese ma anche a livello nazionale. L’opera per cui è maggiormente noto è la “ Historia Marsorum libri tres ecc.” esita postuma nel 1678 a Napoli per volere del fratello Asdrubale; qui si apprende in modo organico l’umilissima storia di tutti i paesi della Marsica opera ancora oggi utilissima agli studiosi di cose morsicane. Le altre opere edite sono : “ S. Bartolomeo ecc. (1651); “L’amore divino due volte bendato-idilli sacri ecc.(1653);”Vita di S. Berardo ecc.(1673, postuma); altra vita di S. Berardo edita postuma nel 1708. Altri otto scritti inediti tutti di soggetto sacro, aspettano la gloria della pubblicazione.
2) wikipedia.org./wikipedia/Papa_Benedetto_IX
3) Angelo Melchiorre: “ Profilo storico della diocesi dei Marsi”, pubblicato in occasione della visita pastorale di S.S. Giovanni Paolo II a Telespazio e alla città di Avezzano (19 marzo 1985 )- Edizioni dell’Urbe- Roma 1985.
4)Muzio Febonio: “ Storia dei Marsi Libro Secondo…” Catalogo dei vescovi dei Marsi testo latino e traduzione di Manfredo Cantucci. A cura dell’Istituto Nazionale Edizioni Scrittori I.N.E.S.A.-Centro Studi marsicani De Cristofaro Editore- Roma 1988.
5) Muzio Febonio, op. cit.
6) 1088-1099.
7) “Exultet” è la prima parola del preconio pasquale, cioè l’annuncio della Resurrezione di Cristo. Il rotolo conservato ad Avezzano, scritto in beneventano cassinese con inchiostro bruno, è privo di illustrazioni; possiede solo iniziali ornate con motivi geometrici e fitomorfi, stilisticamente omogenee fra loro, colorate in origine con blu, rosso, vermiglione, verde e oro ed è composto da 8 fogli in pergamena cuciti insieme Secondo la storica d’arte Gabrielli, che agli inizi degli Anni Trenta pubblicò per la prima volta in una edizione critica il nostro rotolo, dal testo emerge il nome di Pandolfo, eletto vescovo nella Diocesi dei Marsi nell’anno 1056, quindi la datazione è abbastanza sicura. I contatti Avezzano-Montecassino erano frequenti. Le più potenti famiglie morsicane mandavano i loro rampolli a studiare lì e l’Abbazia aveva moltissimi possedimenti nella Marsica. L’Exultet, orazione cantata dal diacono dall’alto dell’ambone, aveva la funzione di comunicare attraverso le miniature e le iniziali delle lettere, in un’epoca in cui quasi nessuno sapeva leggere, il dramma della Passione. Il diacono infatti nel corso della lettura lasciava cadere piano piano dall’alto del pulpito il rotolo liturgico affinché tutti i presenti potessero vedere bene le immagini e, partecipando attivamente, potessero diventare essi stessi attori della sacra rappresentazione.”Dal mio articolo pubblicato su “Il Tempo” il 20.5.94. Il rotolo è costituito da otto sezioni che misurano rispettivamente cm. 42,3x27,1;74,6x27,7; 75,7x27,5; 77,8x27,6; 86x27,2; 81,2x 27,1;73,7x 27,5; 70,9 x 26,9 e sono cucite insieme con striscioline di pergamena passanti attraverso piccole fessure. E’ lungo complessivamente cm 566.Fatta eccezione per le prime tre sezioni, che mancano di alcuni frammenti, lo stato di conservazione del rotolo è buono. I colori però sono molto sbiaditi e la doratura si presenta spesso sfaldata. Ottimo è invece lo stato di conservazione dei contorni, dei disegni e della scrittura in inchiostro seppia, 119 linee di testo e 119 linee di notazione musicale. Scrittura beneventana.Testo della Vulgata.Le notazioni riportano la melodia beneventana.Commemorazioni Liturgiche: una cum beatissimo papa nostro il, et antistite nostro Pandulfo; famulorum quorum imperatorum nostrum il.[cancellato e soprascritto famuli tui gloriosissimi et excellentissimi regis nostri W.,identificato come Gugliemo il malo (1154-1166) o Guglielmo il Buono(1166-1189),vd. Gabrielli(1932-1933]; exercitus eorum universi atque barbaras nationes illorum dizioni potenter substerne; principibus nostri il. Et. Il.[soprascritto famuli tui Berardi, identificato come uno mdei conti di Celano, vd. Gabrielli 1932-1933].La decorazione del rotolo è costituitas da sole iniziali decorarte: 7 grandi(E, prima sezione;G, LE, Q, seconda sezione; U, PER, terza sezione; VD, quarta sezione) e 34 piccole ( 3 nella quarta sezione, 10 nella quinta, 8 nella sesta, 9 nella settima, 4 nell’ottava.
8) Luigi Colantoni nato a Pescina il 21.6.1843 ed ivi deceduto il 28 giugno 1925. “ Il Nostro è molto apprezzato presso i posteri per la sua “ Storia dei marsi più antichi fino alla guerra Marsica, Italica o Sociale “ edito nel 1889 dalla benemerita casa editrice di Rocco Barabba di lanciano. In quest’opera, di ben 241 pagine, si nota il grande amore che il Colantoni nutriva verso gli episodi che fortemente caratterizzarono la storia della Marsica antica. Come dimenticare le pagine dedicate dal Nostro alla guerra Sociale e al primo grande eroe, non solo della Marsica o dell’Abruzzo, bensì d’Italia: Poppedio Silone? Nel 1981, quasi un secolo dopo dalla precedente pubblicazione, la casa editrice Adelmo Polla di Cerchio, ha pubblicato un volume dal titolo “ Piscina nella storia e nella leggenda” dove sono resi noti al pubblico gli scritti inediti del nostro “(…) contenuti in un manoscritto attualmente custodito presso la biblioteca “ Intelligentia Marsorum” della Casa-Museo Mazzarino di piscina. Il manoscritto porta la data del 1918 e il titolo “ Appunti, notizie e documenti per ricostruire gli statuti municipali di Pescina nel XIV secolo, fu donato alla Fondazione Mazzarino dal Dott. Enrico veri, che era venuto fortunosamente in possesso in Napoli “. In tale manoscritto si apprendono le notizie su “ un pubblico solenne in strumento (1303) su “ Il Tempio al dio Fucino” e su “ I casali di Apamea e leone “;su la leggenda di “ La fata di Apianici”; sul monastero di S. Nicola Ferrato e su l’Acropoli di Pescina; su la figura del cardinale Giulio Mazzarino e su “ Tre illustri personaggi Marsi”(Giovanni Artusi di Pescina, Giovanni d’Ortucchio e Gaspare Trigamie di Tagliacozzo).Da come si può notare il Colantoni fu un personaggio attento alla problematica della storia marsicana e senza dubbio merita di essere degnamente ricordato nella nostra Marsica che, dopo anni di servaggio sta, tentoni, ritrovando “la dritta via” di alighieriana memoria. Perché non fare studi più approfonditi per mettere nel giusto risalto la figura del Nostro?La morte lo colse in Pescina alla rispettabile e venerata età di 82 anni, il 26 Giugno 1925.
9) Amiconi F.: “ Pandolfo Vescovo dei Marsi”, in Argomenti, n. 4 Gennaio-Marzo 1995, pagg. 135-148.
“[…] LIBRO SECONDO
35 – In quello stesso torno di tempo, così come troviamo scritto in que-/sta Cronaca, morì Guglielmo, Conte di Puglia, uomo saggio e singolare./A lui successe il fratello Dragone, che fu creato Conte di Puglia dai/ rozzi cavalieri Normanni. La cosa era stata da Guamario. Questo Dra-/gone era un saggio cavaliere, singolare, temeva e aveva paura di Dio./Guaiamario spesso agiva contro, ma giammai potè far-/lo desistere dalla sua fedeltà. Nulla potè muovere Dragone, perché fa-/cesse qualche cosa contro la volontà di Guaiamario, che amava molto/ difendere i Normanni e dava loro molto denaro; difendeva i loro paesi/e sopprimeva i loro nemici. La sua corte era frequentata come quella dell’imperatore. I conti della Marsica, il potente figlio di Borrello, tutti/i grandi che abitavano intorno a lui, si facevano cavalieri dalle sue/mani e riceveva grandi doni da lui. Il marchese Bonifacio, che è il più/grande d’Italia per ricchezze e per numero di cavalieri, fu amorevol-/mente amnistiato e si unì a loro. Due volte l’anno con doni preziosi per/mezzo dei suoi messaggeri Guaimario visitava l’Imperatore di Germa-/nia, ma anche l’Imperatore gli mandava dalla Germania doni. Guaia-/mario è lodato in tutto il mondo per la buona fama di Dragone.[…]”
LIBRO TERZO
“[…] 24 – Il cancelliere Federico, guardando solo la malizia dei Normanni e/non l’iniquità di tutti coloro, che abitavano in quelle parti, disse: “ se/io avessi cento cavalieri effeminati, io combatterei contro tutti i cava-/lieri Normanni. “ Dunque corsero alle armi e alle lance e unirono le for-/ze di Gaeta, di Valva e delle Marche.Vi aggiungono gli uomini dei/Marsi e di altre contee. Come un mansueto pecoraio sono mandati con-/tro forti lupi; il valore e la potenza di questi si manifestarono.[…]”
LIBRO QUARTO
“[…] 27 – Che era una grossa fatica egli comprese andando qua e là per la/ campagna di Capua. Infatti, egli prese per diletto di riposo le ristret-/tezze della fatica. Questo Principe Riccardo, quando venne per sposare/la figlia, mostrò che era noiosa l’altezza dell’antichità del principe nel-/la sua famiglia a paragone di quella che aveva egli. Tutto abolì l’ava-/rizia dei ricchi. Gli piaceva di aprirsi agli uomini più che/all’arroganza degli abitanti della contrada. Egli possedeva un cavalie-/re singolare, basso per la statura, molto robusto e forte, ma era genti-/le, molto contadino e senza esperienza. Costui era figlio adottivo suo/ed egli lo volle per genero. Lo avvertiva molto e gli dava continuamen-/te doni. Infine mostrò che costui gli stava a cuore, perché a questo cavaliere, che si chiamava Guglielmo, egli diede sua figlia. A lui diede in/dote la Contea di Equino, la Contea dei marsi e quella della ricca Cam-/pagna. Lo fece Duca di Gaeta. Costui fu gonfaloniere, consigliere, Prin-/cipe e capo di tutta la cavalleria[…]”
LIBRO SESTO
“[…] 7 – Quando la fama di Guglielmo si sparse in tutte le parti, i Marsicani/di Retensa, di Amiterno, di Valvi e di tutti coloro che abitavano nella/parte della campagna, godevano del suo ordine. Infatti l’ardire del/Principe, per la sua potenza, faceva paura a coloro che abitavano in-/torno. E poiché era parente del Conte della terra, vegliava le sue notti/ e con denaro aspettava la sua grazia. Ma un nemico non poteva sop-/portava l’offesa di un altro nemico senza il volere di Guglielmo. Tutto/era per la grazia, che egli aveva ricevuto, del Principe Riccardo.
8- In quel tempo uno dei Conti della Marsica, che si chiamava Bernar-/do, per avarizia insaziabile e per desiderio di avere, si partì da lui/l’amore del fratello. Costui, con giuramento, spergiuro e tradimento,/prese tutta la parte del fratello e voleva ereditare tutto dal padre. Cer-/cò perciò di cacciare l’altro dalla terra. Lo perseguitò. Ma il fratello/maggiore e a lui superiore non fece pace, ma fece in modo che il primo/fratello non avesse figli. Egli distrusse la vigna e gli alberi e lo fece/anzi tempo regolatore del lavoro. In seguito entrando nella sua terra/non era rimasto nessun albero, solo nella corte era rimasto una noce;/perché proprio per questo la moglie di Oderisio, suo fratello maggiore,/lo aveva piantato, perché non fosse tagliato, lo pregò. Ma costui, per le/sue preghiere, lo fece tagliare alle radici. Oderisio cercò di aver pace/con lui e lo pregò perché i suoi figli fossero suoi cavalieri e volle rice-/vere la terra da lui. Bernardo non voleva farlo, perché voleva cacciarlo/via dalla terra. Oderisio aveva sette figli, di cui due erano vescovi, il terzo era monaco e cardinale di Roma, gli altri si dilettava della ca-/valleria secolare; tenne un consiglio con i figli di ricorrere all’aiuto del/Principe, gli promise di dargli mille libre di denari;promise al nipote/di Gugliemo, che si chiamava Mostrarolo, di dargli la sorella per mo-/glie: ella si chiamava Potarfranda. Il bravo Principe cavalcò in modo/singolare e si recò dal Conte dei Marsi per vedere la terra e piantò le//tende. Bernardo unì i suoi cavalieri e disse di voler combattere contro/l’esercito del principe. Questi mandò alla battaglia solo cento cavalieri/e li inviò contro l’uunmerevole folla di Berardo. Ma i soci cavalieri di/Berardo fuggirono davanti ai cento cavalieri normanni e si difesero/dentro le mura. I cavalieri del Principe iniziarono a prendere con la/forza il castello; presero mota preda; presero gli uomini e fecero que-/sto danno a Berardo. Le nozze del nipote Gugliemo furono celebra-/te. Poi il Principe ebbe il denaro, che il vescovo gli aveva promesso e/altri doni. Qundi ritornò a Capua. Il giovane, cioè il nipote di Gugiel-/mo, con l’aiuto dello zio e dei parenti della moglie, andò alla ricerca di/Bernardo, che prese per mezzo di un fioglio, pagò mille libbre a Be-/rardo, poiché era il più grandi e si ……..(sic) come lui; per il resto pagò/tre volte cento.[…]”
LIBRO SETTIMO
“[…] 10 – Questa storia dice che, quando sorsero queste tra il papa e il/duca Roberto il Guiscardo, il papa, adirato e corrucciato, si partì da/Benevento e se ne andò a Capua, per dare il suo favore al Principe Ric-/cardo, che era nemico del Duca Roberto. Il Duca, come se fosse di alto/cuore, per riverenza del papa, cioè per dispetto, fece apparire il suo/esercito per far vergognare il Principe. Come primamente vennero a/Venafro, i figli di Borrello, che si erano allonati dalla fedeltà del/Principe, vennero per nuocergli; un loro parente si unì con il Duca, che/fu lieto di questa amicizia, poiché nella sua cavalleria non aveva ab-/bondanza di viveri né quindi aumentava. Questi figli di Borrello furono/fatti condottieri dell’esercito del Duca di cedere i castelli,/che non erano ben fortificati e forniti, che, come erano presi, venivano/bruciati; di là vengono a Capua. Al confine della Contea di Tagliacoz-/zo, nel luogo chiamato Plomeresco, misero le loro tende. Con fuoco/ bruciarono tutti i villaggi là intorno. Poi vennero a Padulla, vicino a/ Canovilli, pieno di villaggi e bestie e fornite di acque profondissime./Bruciano le case e trasformano tutto a preda: consumano con una cru-/dele distruzione tutte le cose che erano presso Capu[…]33- Giordano, figlio del Principe Riccardo, che non aveva eseguito l’or-/dine di costui, fu maledetto dal padre. Ma questi fu ripreso dalla sua/gente e quindi ottenne di nuovo di essere benedetto. Il Principe gli ri-/diede la benedizione a condizione che egli eseguisse la sua volontà e/purchè giurasse la fedeltà al Duca Roberto ed esamina la sua volontà ed/esamina la lite che c’era tra loro. Il Duca desiderava che il figlio ri-/tornasse alla grazia del padre; consigliò che il figlio restituisse al pa-/dre Nocera dei Cristiani, che il Principe desiderava avere; che il padre/doveva concedere al figlio la Contea dei marsi, Amiterno che era dietro/i suoi possessi e di Salvino. E così fu fatto. Giordano con i suoi 80 ca-/velieri e con Berardo e i tre figli del Conte Oderisi, entrò nella terra/dei Marsi; annientò il conte Berardo, privandolo prima di un grandioso/bottino. Tuttavia Berardo era grande in Celano con la sua gente e di-/chiarò che egli non voleva combattere contro nessun cavaliere del/Principe. Dopo, però, per gli 80 uomini di Giordano si era nascosto./Per la fama di questo fatto, i Conti, che gli erano stati vicini, inviaro-/no il tributo per ottenere la grazia di Giordano. Berardo, figlio del Con-/te Berardo, a cui richiesta Giordano era andato nella terra dei Marsi,/abbandonò la compagnia di Giordano : fuggì di nascosto per l’avverti-/mento del padre. Sempre giurò sui sacramenti e fu fatto cavaliere/di Giordano. Egli non si curò del suo fuggire e fu fermo nel suo volere. I/Normanni andarono velocemente nella pianura. Giordano con i suoi fi-/gli restò fermo. Ecco come il papa Leone voleva combattere contro i/Normanni e volve cacciarli. Infatti 10.000 uomini di tal fatta avevano/detto prima questo, ma poi furono vinti da 500 Normanni; i popoli di/Quattro Contee sono costretti a pagare il tributo ai cavalieri Norman-/ni.[…] 35 – Pe seguire la malvagità di qualche altro, si parlerà del conte dei/Marsi, che si chiamava Berardo. Tolse al fratello la parte di eredità da/parte del padre. Tolse le fortezze a coloro che le avevano nella sua/Contea e li cacciò dalla loro terra e dalla loro nazione. Perseguitò in/questo modo l’altro fratello carnale, che si chiamava Pandolfo ed era/Vescovo (1). In primo luogo cominciò a servirlo apertamente, facendo le/cose come il vescovo voleva.
Li portavano ad un letto e vi dormivano;/la moglie era sempre ai suoi piedi e cominciarono a infastidirlo i figli/di lui. Egli non diceva che ciò che faceva il fratello del vescovo ma i suoi/servi. Il vescovo, con cuore puro e semplice, consacrò chierico uno dei/suoi figli e lo amò come un figlio tra le cose della chiesa. All’altro fi-/glio diede armi e cavalli e tutte le cose della chiesa. All’altro figlio die-/de armi e cavalli e tutte le cose che gli erano necessarie. Infine, il/lodato Berardo vomitò e gettò il veleno, che aveva in cuore, per la boc-/ca. Quando il fratello stava nel castello di Oretino, che gli aveva la-/sciato il padre perché lo governasse, il Conte andò in detto castello./Venne con i suoi cavalieri e non gli fu vietato di entrare né gli fu detto/di non entrare, poiché egli mostrava amore. Poi, quando fu dentro, cat-/turò il vescovo suo fratello, prese il castello cacciò via i servi di suo/fratello/tanto finchè questi non rifiutò l’eredità del padre e la regalò tutta a/Bernardo. In seguito lo perseguitò nelle cose di Chiesa. Poi fece entra-/re sua figlia in un monastero e la fece nominare abbadessa ..(sic) Quindi,/con violenza, tolse al vescovo le decime e ciò che ragionevolmente era/del vescovo. Ancora lo spogliò di tutto. Infatti, mise mano per forza/in… (sic) lo maltrattò … (sic) ciò che aveva…(sic) il capo di…(sic) vi nascose dentro…(sic) gli/diede il tesoro e andò per…(sic) alcuni…(sic) ciò che…(sic) si opposero; bruciò il ca-/stello e gli uomini, che erano 240.
Due parenti di questi nobili, che era-/no di Campagna, erano venuti in loro aiuto; essi quando potevano/fuggire, lo facevano e Barando ostentava loro sicurezza ed egli in cuor/suo confidava che venisse da lui. Questi vennero a parlargli amichevol-/mente, ma improvvisamente fece tagliare la testa davanti a sé stesso;/dunque, subito, recuperando i figli, rovesciò il male su di sé e su i suoi/figli. Poiché come uomo non tenne fede ai suoi parenti, né ebbe il timor/di Dio, la vittoria fu data ai Normanni.[…]”.
Fiorenzo AMICONI


Commenti
Grazie! Molto interessante,
Grazie!
Molto interessante, casino erano proprio le notizie che cercavo! bonus
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