Pietro Bontempi

Tra i cultori più preparati e più appassionati degli studi concernenti la civiltà abruzzese, nelle sue manifestazioni storiche artistiche e perfino folkloristiche, Pietro Bontempi occupa indubbiamente un posto di grande rilievo. Nato nel 1901 a S. Stefano di Sante Marie, un tranquillo paesino nei pressi di Tagliacozzo, in provincia dell’Aquila (ed ivi morto nel 1980), comincio ad occuparsi della storia d’Abruzzo ancor giovanissimo, mettendo a frutto le sue ricerche in numerosi articoli apparsi di volta in volta su « Il Messaggero », sulla « Rivista Abruzzese », su « Attraverso l’Abruzzo » e su « Orizzonti d’Abruzzo ». Nel frattempo si dedicava ad un riordinamento organico e ad una rielaborazione scrupolosa dei risultati via via raggiunti, facendone oggetto di accurate monografie, che venne pubblicando negli ultimi trent’anni. Ne diamo l’elenco completo, nella certezza che riuscirà senz’altro utile a molti lettori: L’oreficeria abruzzese e Ascamo da Tagliacozzo, Scuola Salesiana del Libro, Roma 1948; Tommaso da Celano, storico e innografo, ivi 1952; Giuseppe Marini, giornalista e storiografo, Tipografia Moderna, Chieti 1959; Patriottismo e reazione nella Marsica (pubblicato a puntate nella pagina regionale de « Il Messaggero », nei mesi di marzo e aprile 1961); Il mio paese, Scuola Linotip. 
 
Don Orione, Avezzano 1962; La battaglia di Tagliacozzo ovvero dei Campi Palentini, Tipografia Abbazia di Casamari, Veroli 1968; Usanze marsicane, ivi, 1969; Santuari di Abruzzo, ivi, 1972; La Marsica nella storia moderna, ivi 1974. Per i meriti acquisiti con queste pubblicazioni, il Bontempi fu chiamato a far parte del Comitato regionale della Deputazione di Storia patria, ottenne due Premi per la Cultura, un Premio Marsica e una Medaglia d’oro del Ministero della Pubblica Istruzione. Ma, al di la dei riconoscimenti ufficiali che pur hanno un loro indiscutibile valore, bisogna ricordare i lusinghieri giudizi espressi da illustri studiosi e scrittori: citiamo, fra i tanti, P. Giovanni Odoardi, il quale definì il saggio su Tommaso da Celano « un rapido profilo bio-bibliografico », corredato di riflessioni e annotazioni « di un certo rilievo, specialmente nelle precisazioni di carattere locale »; Ignazio Silone che, dopo aver letto La battaglia di Tagliacozzo, si dichiaro « contento di ritrovare i dati noti in un contesto organico più largo e preciso »; Mario Pomilio che, circa le Usanze marsicane, ebbe a dire che si trattava di una lettura « utile, oltreche piacevole »; Antonio Silveri, che riconobbe all’autore dei Sentieri d’Abruzzo d’essersi ormai inserito « fra i più coscienziosi e acuti interpreti delle vicende storiche, delle usanze, del costume e della fede di questa nostra gente antica e nova »; Ugo Maria Palanza, il quale, occupandosi dell’ultimo fatica del Bontempi, ne esalto il solido impianto delle ricerche e la perspicuita di molte sue conclusioni; D. Gaetano Squilla, il quale, caso altrettanto simpatico quanto raro, detto la prefazione a quasi tutti i lavori del Nostro, mettendone in risalto puntualmente la diligenza meticolosa dello storico puro e le capacita di « brillante scrittore ». 
 
Con tali e tanti riconoscimenti e testimonianze di aperto consenso, si può davvero credere che Pietro Bontempi ha dato un contributo di vasta portata agli studi della civiltà regionale. Le sue indagini hanno seguito, in prevalenza, due direzioni diverse ma non divergenti: quella delle tradizioni popolari, sia sotto l’aspetto religioso che sotto l’aspetto folkloristico; e quella più ostica della vera e propria storiografia, sia pure ristretta nell’area municipale o provinciale, ma con evidenti agganci alla realtà nazionale. Ebbene, lavorando nell’una o nell’altra direzione, il Bontempi ha dimostrato con ampiezza di possedere tante doti indispensabili al ricercatore erudito, tra le quali eccellono la fedeltà ai fatti e l’amore incondizionato alla propria terra.
 
E sono appunto queste le doti che traspaiono maggiormente nelle sue pagine, sia che egli ci parli del suo paese o che si occupi della sua gente, sia che ci riporti tra gli antichi Marsi o che si appassioni alle sfortunate vicende di Corradino, sia che c’intrattenga tra le figure dei Santi o tra quelle degli eroi e finanche dei briganti, sia che si soffermi a descrivere le liete e tristi usanze o le pubbliche calamita, remote e recenti. 
 
C’e da aggiungere, infine, che riesce sempre abbastanza piacevole il suo stile, fatto d’un periodare sobrio, piano e scorrevole, quale si addice ad uno che, in veste di insegnante e di educatore, ha avuto lunga dimestichezza col mondo dei ragazzi ed ha saputo apprezzare la parola in se stessa, come utile ornamento del pensiero e della fantasia, oltreché come necessario veicolo di verità.

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