Le campanelle italiche

Continuando il discorso affrontato da vari anni intorno alla nostra sub regione marsicana e alla sua arte antica (1) dove mettevo in risalto l'importanza che rivestivano i dischi corazza fucensi nella società dei nostri antenati quando queste speciali e caratteristiche armature ( si veda , a mò di esempio, quello scolpito nella famosissima statua del" Guerriero di Capestrano" ascrivibile al VIV secolo a.c. collocato nel Museo Archeologico di Chieti) erano diventati i segni distintivi e tangibili dell' affermazione della nuova classe egemone: i guerrieri o meglio i principi guerrieri. Infatti,queste caratteristiche armature bronzee non erano altro che l'esternazione della loro potenza e della loro appartenenza alla classe dirigente e venivano indossate come corazza difensiva contro i portatori del Male.

Le incisioni sagacemente elaborate sul disco dove ancora oggi noi possiamo notare la maestria dei grandi artigiani fucensi i quali avevano raggiunto il massimo nell' arte metallurgica avevano un alto significato apotropaico: beneagurante per il possessore maleaugurante per l'eventuale nemico. Gli anonimi artisti incidono ( col bulino, punzone,ecc.) tutto il loro mondo culturale, religioso nonchè il bestiario che popolava la loro mitologia: cervi, lupi, orsi, animali fantastici, ecc. --
Le botteghe fucensi dova già nei secoli xv-x a.C. è attestata un'attività degna di nota, raggiunge il massimo dell'efficienza nel secolo VIII a.C. e dura, con alti e bassi, fino al II secolo a.C. In questo lasso di tempo gli abitanti dei villaggi circondanti il lago Fucino ( ex 3° lago d'Italia completamente prosciugato nel 1876 dopo 22 anni di duri lavori) entrando nell'orbita romana, dismisero la produzione dei dischi di bronzo.
 
La classe dirigente dei Fucensi, con l'avvento della potenza romana ,fu drasticamente ed irreversibilmente sconvolta in special modo nell' arte della guerra infatti obsolete, inservibili ed inutili erano le armi bronzee usate dal popolo che abitavano sulle sponde del Fucino: i Marsi.
Il disco bronzeo rivestiva sicuramente, anche una importante funzione magico divinatoria e non a caso rappresentava lo " status simbol " del guerriero, del comandante, del principe che aveva fatto fortuna soprattutto con l'arte della guerra.
Sicuramente,' il principe, aveva voluto che fossero incisi, nel proprio disco, i propri numi tutelari, cari a se stesso e al proprio clan, ai quali, nei momenti di maggior bisogno, si rivolgeva affinché gli propiziassero sempre Fortuna, Vittoria e Gloria lungo il tortuoso corso della propria esistenza e, in ultimo estremo caso, una degna sepoltura con indosso i propri cari simboli di appartenenza come speciale personale sudario.
Questo fervore religioso, dobbiamo supporre, venne meno quando la furia devastatrice della potenza romana impose il proprio imperium ai vinti i quali, anche se con riluttanza dovettero chinare il capo lor malgrado ed assoggettarsi ai nuovi dominatori.
 
A che pro ,dunque, servirsi ancora di " Dei autoctoni " che nulla hanno potuto contro gli " Dei " della nascente potenza romana? Avrà sicuramente detto la superstite classe dirigente fucense. Altrimenti come spiegare il repentino completo abbandono di tale tradizione metallurgica? Sappiamo, e ne siamo convinti, che le tradizioni più lunghe a morire sono proprie quelle legate alle costumanze ed alle usanze intorno ai riti funebri.
La classe subalterna fucense invece, se è esatta la mia supposizione, non ha sentito nel suo intimo di abbandonare gli antichi segni cari alla propria atavica tradizione.
Mettendo nel dovuto risalto i disegni riportati in due madie di legno ( arch' d'll' Ville' cosiddette perché venivano realizzate dai boscaioli del paese marsicano di Villavalleonga ), in una gramola ( in dialetto Macinn'la) e in un crivello e in un setaccio di cuoio esposti nel Museo Civico di Cerchio (Aq) di colpo ,immediatamente, ci si rende edotti dell'arte degli umili artigiani locali i quali inconsapevolmente ci hanno tramandato i "segni" che i nostri antenati, molti secoli fa, imprimevano nei dischi bronzei.
 
Ancora nelle raffigurazioni geometriche dei cerchi concentrici impressi specialmente in una madia, nella Macinn 'la, nel crivello e nel setaccio di cuoio dei menzionati reperti, chiaramente si notano le antiche reminiscenze storiche,culturali,antropologiche, magico-divinatorie effigiate nei dischi dibronzo fucensi dell'VIIIo-VIIo sec. a.C. rinvenuti occasionalmente in numero abbastanza cospicuo anche a Cerchio ( 3 di questi sono esposti nel Museo Preistorico di Celano, 1 nel Museo Archeologico di Chieti e nel Museo Preistorico di Perugia) e nelle incisioni dell'altra madia, si notano invece,inequivocabilmente, gli stessi disegni ( tre) impressi nell'olletta d'impasto rinvenuta nella tomba 100 di Campovalano (TE) unica variante è che nella madia i disegni sono riprodotti in senso contrario rispetto a quelli riportati nell' olletta.
 
Bisogna, dunque, arguire che, grosso modo, dal X secolo al n secolo a. C. la sola classeegemone, alla luce di quanto su esposto, ha goduto appieno dell' alto significato culturale-religiosopropiziatorio-magico-divinatorio e, dal Il? secolo a.c. invece la classe subalterna ne ha solamente perpetuato i disegni, le incisioni svuotate ormai del loro alto significato intrinseco.
In questo solco si incuneano, secondo me, le campanelle di ferro battuto a forma circolare collocate in alcune vecchie porte del paese di Cerchio scelto da me come esempio di paragone.
Esistono ancora a Cerchio in vecchie porte 12 maniglie antiche in ferro battuto ( un'altra è esposta nel Museo Civico di Cerchio ).
Di queste 8 presentano varie incisioni e 5 invece non presentano alcun segno : di quelle incise una ha delle decorazioni geometriche zigzaganti simili ad una rappresntazione stilistica del sole , con puntini incisi con il bulino ,in realtà a me sembrano tanti triangolino posti a zig-zag, cioè uno dritto e uno alla rovescia, uniti l'un l'altro; 6 presentano solamente i pùntini, senza le incisioni ed una, secondo me la più importante, presenta delle decorazioni simili a delle palme con in più al centro un volto umano stilizzato.
 
Le maniglie circolari cerchiesi sono molto simili a quelle utilizzate dall'antichità classica fino al secolo XV-XVIII. Dare una datazione sicura alle nostre campanelle è molto difficoltoso sicuramente però potrebbero essere ascrivibili, grosso modo ,ai secoli XVIII-XIX attestata comunque è la provenienza, la maggior parte vengono elaborate dai fabbri locali nell'Italia
centrale: la terra degli antichi Italici.
Guardando attentamente i battenti cerchiesi immediatamente si nota l'incredibile somiglianza con le incisioni riprodotte nella fibula di bronzo a forma di sanguisuga del 700 a.C. da Capena, esposta nel Museo di Villa Giulia di Roma (2) e nel collare in bronzo proveniente dal sito di Alba Fucens del IV sec. a.C. (3) e nelle lettere simili alla V del nostro alfabeto con un puntino dentro riportate nelle iscrizioni paleo sabelliche presenti in Abruzzo.
Le iscrizioni paleosabelliche prese da me come esempio di paragone sono la maggior parte tratte dal volume" Culture adriatiche d'Abruzzo e di Molise" di Luisa Franchi Dell'Orto e Adriano La Regina, De Luca Editore s.r.l. 1978, Roma (4) e "Storia della prima Italia" di Massimo Pallottino (Rusconi Editore, 1984,Milano )(5).
Nelle iscrizioni paleo sabelliche ( Guerriero di Capestrano; stele con iscrizioni da S. Omero(TE); cippo con iscrizione da Castellieri(Aq); stele iscritta da Crecchio (CH),Iscrizioni da Pietrabbondante in Museo di Napoli e dedica di donario alla vittoria in Museo Archeologico di Chieti; Civiltà medio-adriatica.Particolare di cippo di Penna S. Andrea, con lunga iscrizione in cui si nomina la comunità sabina ( Safinas Tùtas ) in Museo di Chieti) , si nota tra le molte lettere ,la lettera simile alla nostra V con un puntino dentro in tutto simile alla Lettera V sempre con un puntino dentro riportata nel battente di Cerchio ( vedi foto n. 1 e disegno: il diametro esterno misura mm. 112, il diametro interno misura mm. 73, larghezza mm. Il e spessore mm. Il ).
 
Affermare, a fronte di quanto si è detto, che le incisioni riprodotte nelle nostre campanelle siano lettere dell'alfabeto paleo-sabellico non può essere argomentato con dovizia dal nostro singolare battente ( bisognerebbe fare una maggiore ricerca iniziando prima in ambito marsicano estendendola magari a tutte le località abruzzesi e dopo, perché no, in tutti i paesi del centro Italia) però possiamo dire che ci sono delle singolari attinenze, rimanendo sempre in ambito abruzzese, con la campanella raffigurante un volto umano stilizzato ( vedi disegno : il diametro esterno misura mm. 96 quello interno misura mm. 60, la larghezza misura mm. 17 e lo spessore misura rom. 4) che potrebbe collegarsi,e quindi essere l'anello di congiunzione e chiave del nostro discorso, con il cippo di Penna S. Andrea anche se, ad onor del vero, nel nostro battente non sono incise lettere V con il puntino. .
"( ... ) Da quando l'uomo ha sentito l'esigenza di proteggere sé e i propri beni all'interno di una casa o di un recinto che delimitasse la proprietà è nato non solo il bisogno di chiudere e di serrare gli averi- ma anche il problema opposto, quello di segnalare la propria presenza all'esterno della proprietà e quindi di richiedere l'accesso ad essa.
 
Dal fischio o dall'urlo di riconoscimento si è passati al battere di un sasso o di un bastone sulla porta e da questi all'invenzione di un apposito strumento progressivamente perfezionato nel tempo: il battente o picchiotto( ... )" (6).
La lettera simile alla nostra V recante il puntino infatti, è resa, è tradotta nella traduzione dall'alfabeto paleosabellico al nostro, con il suono della lettera U accentata e quindi, siccome nella nostra campanella questa lettera è stata impressa in tutto la circolare maniglia traducendo tutte le lettere V con il puntino presenti emettiamo un suono ripetuto simile all'ululato del lupo, animale tutt'ora esistente nella nostra subregione marsicana ( Parco Nazionale d'Abruzzo) e presente in tutto il territorio dell'Italia centrale : il nemico per antonomasia dell'uomo. Quindi , questa emissione gutturale, se la nostra ipotesi è attendibile, era volta per atterrire l'eventuale ladro, profanatore, nemico che in modo subdolo e minaccioso voleva violentare sia la casa e sia gli abitatori di essa.
 
Suggestiva è la storia del notissimo film" Stargate" del regista americano Donald Emmerich dove, una volta scoperto la lettura dei strani geroglifici impressi in quel cerchio di metallo girevole e posizionato nel giusto modo lo stesso, simile alla ghiera posta negli orologi dei sub, si entrava in quella speciale porta verso l'incognito mondo dello spazio siderale, verso sconosciute galassie per poi da lì, una volta trovato la similare porta ,tornare da dove si era partito.
In fin dei conti, una volta presa con le mani il nostro battente, non permetteva questo l'entrata dentro la casa, dentro i luoghi sacri, dentro gli ultimi sacelli (significative sono pure l'epigrafi a forma di portone con campanelle riportate dall'archeologo Cesare Letta e Sandro D'Amato nella loro" Epigrafia della Regione dei Marsi ", 1975 Cisalpino Goliardica ,Milano )(7) a coloro che con animo pio.. giusto, umile, sereno ,quasi in punta dei piedi varcavano l'antro e si dirigevano verso il "mondo" caro al possessore della campanella?
 
Certo, se erano ospiti indesiderati, nonostante la presa della maniglia, del nostro speciale" pas partout " era loro impedita l'entrata con la chiusura della serratura e con i paletti e, quindi, per entrare, come nel film succitato bisognava sciogliere prima la lettura dei strani segni incisi circolarmente su quella speciale ghiera e poi, sciolto l'enigma, accedere dentro così pure nel nostro caso se la mano era amica,simpatica, la serratura veniva aperta e tolti i paletti e quant'altro e l'ospite, sempre gradito, poteva avere libero accesso nel luogo da visitare se, invece, si voleva violentare tale luogo non si aveva bisogno né di prendere con le mani la campanella né tanto meno di aprire la porta con la chiave bensì quest'ultima veniva percossa e violentemente abbattuta a terra e si entrava "dentro" non come portatore di pace bensì come violentatore, nemico, ospite indesiderato.
 
In ultima analisi con la presa della maniglia con le mani si aveva un diretto contatto con il luogo dove i parenti, gli amici, i conoscenti sono ben accetti insomma con la presa della maniglia iniziavano i preliminari per penetrare nel luogo più caro e sacro dell'uomo: la propria abitazione, la dolce casa.
Una volta varcata la porta bisognava spogliarsi dell' habitus del viandante, del guerriero, del commerciante, ecc, per indossare 1 'habitus domestico e, profferire la beneaugurate frase: " La pace sia con te e con tutta la tua famiglia ".
  
          Fiorenzo AMICONI


Note
1)  IF. Amiconi: La Marsica e la sua arte antica I dischi bronzei fucensi " ,Marsica Domani, n. 6,31.3.1991. Vedi anche F. Amiconi:" La zurla", Museo Civico di Cerchio. Quaderno n. 61, Anno VIII, 2005.
2) Raymond Bloch: " Gli Etruschi" ,Il Saggiatore, Milano 1999
3) AA.VV." Il tesoro del lago- L'archeologia del Fucino e la collezione Torlonia "-Cataolgo a cura di Adele Campanelli, Carsa Edizioni 2001.
4) Pagg.313,344,348,349,350,463.
5) Tav. XXI
6) Valeria Alberini: "Maniglie e battenti da porta Utile è bello" Arredo e città- anno 8 n. 2
Luglio-Dicembre 1955- Bologna.
7) Tavole XXXV foto n. 105; Tavola IL foto n. 138;Tavola LI, foto n. 147; Tavola LUI foto 154 e 155; Tavola UV foto n. 156; Tavola LV foto n. 157 .

Condividi questo articolo

Commenti

Invia nuovo commento

La redazione informa che i commenti devono essere firmati. Ci riserviamo infatti di rimuovere commenti anonimi così come le esternazioni che si pongano come gratuitamente offensive, accusatorie o peggio ancora potenzialmente diffamatorie.
TEST ANTISPAMMING
Questa semplice domanda serve solo per capire che sei una persona e non un "programma"
Image CAPTCHA
Digita i cararatteri che vedi

Statistiche

Ora 0 utenti e 86 visitatori collegati.
  • Visualizzazioni dal 1 gennaio 2012
    10,426,008
  • Parziali:
  • Oggi - 2194

ultimi commenti inseriti

Loading

Prossimi eventi

24 Maggio, 2012 (Giorno evento)
25 Maggio, 2012 (Giorno evento)
25 Maggio, 2012 (Giorno evento)
26 Maggio, 2012 (Giorno evento)
26 Maggio, 2012 (Giorno evento)
27 Maggio, 2012 (Giorno evento)
28 Maggio, 2012 (Giorno evento)
28 Maggio, 2012 (Giorno evento)

michelina di cesare guerrigliera per amore fulvio d'amore

di Fulvio d'Amore 

Passato da poco l'anniversario dei 150 anni dell'Unità d'Italia, arriva un lavoro definito "rischioso" dagli studiosi che negli ultii tempi si sono occupati di brigantaggio ed hanno bollato come "reazionari" coloro che hanno riportato alla luce una parte della nostra storia "scomoda" ma raccontata per intero. Ed ecco che da queste premesse prende vita il saggio di Fulvio D'Amore: "Michelina Di Cesare guerrigliera per amore" che analizza la vita e le azioni della brigantessa in chiave controrivoluzionaria. Michelina Di Cesare no come eroina romantica donna "segalina, brutta, tutta nervi e volontà", esattamente come, invece, la descrisse lo scrittore liberale Iacopo Gelli nel 1931.

Prima pagina

di Stefano Meco

Era il 21 maggio del 1962 quando un giovane neo-professionista si affacciava timidamente, ma con le idee chiare, nel fantastico mondo del Giro d...

Contenuti ed elaborazioni a cura di Luigi Salucci, Roberto Cipollone, Gianpaolo Campania e Marco Ciaffone

Avezzano – Giovanni Di Pangrazio è il...

Pescasseroli – Nessun divieto alla coltivazione di carote: al contrario, se qualcuno fosse interessato a coltivarle in aree appropriate, l’Ente Parco...

Pescasseroli - “Una migliore integrazione tra uomo e ambiente naturale, salvaguardando i valori antropologici, storici, archeologici, architettonici e le...

Cenni  sul progetto di “enciclopedia scientifica (cristiana)”

Dante Di Nicola

   Per trattare il tema del matrimonio nella Filosofia di Rosmini non possiamo non ricordare che questo pensatore, fin dagli anni della giovinezza, coltivò l’idea della compilazione di una Enciclopediascientifica da...