Notarelle sull'arte nella Marsica
Per chi volesse accingersi a scrivere alcune note sull’arte nella Marsica ad esempio sull’oreficeria o sull’arte in genere, risulta un lavoro improbo in quanto - quantunque esistono moltissimi lavori specifici, pregevolissima è la “ Bibliografia per la storia dell'arte orafa in Abruzzo“ scritto da Ezio Mattiocco per i tipi delle Edizioni Libreria Colacchi, L’Aquila 1999 nel n. 7 della Collana Bibliografica della Deputazione Abruzzese di Storia Patria- non ci aiutano a farci conoscere nè gli artisti ed artigiani marsicani nè, di conseguenza, il loro operato escluso, naturalmente,per quanto riguarda l’arte orafa, il notissimo Ascanio Mari (o de’ Mari) di Tagliacozzo allievo prediletto del grande Benvenuto Cellini.
Il mio modestissimo intervento non è nato per mettere in evidenza l’operato del menzionato Ascanio a cui si rimanda alla sopraccitata pregevole opera del Mattiocco oltre, naturalmente, alla celeberrima “ Vita di Benvenuto di M° Giovanni Cellini fiorentino scritta per lui medesimo in Firenze “ bensì a portare pochissima luce nell’oscuro mondo dell’oreficeria e dell’arte marsicana attraverso alcuni documenti da me rinvenuti nell’Archivio Parrocchiale di Cerchio ora collocati, dal 1998, nell’Archivio della Diocesi dei Marsi in Avezzano ( vedi Amiconi F. :” L’Archivio Parrocchiale e il Museo Civico di Cerchio” in Museo Civico di Cerchio Quaderno n. 7,Anno I,1998 ).
Questi documenti ci aiutano a comprendere, certo non in modo preciso, alcune cose intorno al mondo dell’arte orafa della nostra sub regione marsicana.
La più eclatante di queste senz’altro è quella dove apprendiamo la cattiva usanza operata dei nostri antenati i quali portavano a L’Aquila, durante le solenni celebrazioni della festa della Perdonanza Celestiniana, manufatti d’argento vecchi o rotti per venderli o per farli trasformare in oggetti più funzionali e più moderni. Quindi non solo i numerosi terremoti (1),gli atti vandalici di soldati o di briganti senza scrupoli, o furti hanno fortemente depauperato le nostre chiese bensì sicuramente una parte considerevole di tale smembramento è avvenuto anche per la smania di rinnovamento estetico da parte dei parroci locali.
L’altra cosa da mettere in evidenza in questi manoscritti è l’appartenenza, tra la fine del ‘500 ed inizio del ‘600, di tre orefici che svolgevano la loro attività nel piccolo centro marsicano di Scurcola. Si evince chiaramente quindi che nel paese di Scurcola forse doveva esistere una scuola o una bottega orafa. Interessantissime sono le notizie riportate nella citata opera di Ezio Mattiocco circa una scuola di oreficeria nata in Tagliacozzo (2) .
Nel Registro dei Matrimoni (3) dell’Archivio Parrocchiale di Cerchio (ora conservato nell’Archivio della Diocesi dei Marsi in Avezzano) apprendiamo infatti che, nell’atto di matrimonio stilato il “29 febraro 1579 “ un testimone era un certo :”(..) Mro Cesilo orefece della scurcola (...)” ed in un altro stilato il 17 aprile 1583 apprendiamo ancora :”(...) Mastro pompeo argenter della Scurcola (...)”.
Nel registro di “ Esito ed Introito della Fraterna di S. Maria della Grazia di Corbarola” di Cerchio(4),depositato nel menzionato Archivio diocesano apprendiamo invece: “(...) Adì 8 di aprilio 1602 ... e piu ritrovato per venita di tanto argiento usato vecchio cioe varre di cintianella Rotte e Zolle le quale stimo e aprezo mastro erqulo orefice della scurcola abitante in Celano (...)” e ,nell’altro registro di “ Esito ed Introito dei procuratori della santissima Madonna di Ponte “ di Cerchio (5) apprendiamo: “ (...) 1608...Et piu dato a Don Cesaro di Colantonio carlini vincinqui et grana tre noi procuratori portammo l’Argento della madonna allo perduno de L’Aquila per vendere et cosi ne incontrammo con il detto Don Cesaro con il quale andammo da un Argentero Amico si lo pigliò detto Argento per docati vinti volta (do)cati ne havemo fatto fare calice patena (...)”. “(...) adì 26 decembre 1613...et più per tanto zulle de argento vasse venduto a lucio ciofano aprezato da mastro erculo arientero grana trantacinqui (...)”.
Di primo acchito le su menzionate notizie ci autorizzerebbero a farci affermare che a Scurcola Marsicana nel XVI secolo, il medesimo secolo nel quale erta attivo come orafo il su ricordato Ascanio Mari ( o de’ Mari ) di Tagliacozzo, doveva esistere una qualche bottega o scuola orafa perchè è impossibile che ben tre orafi, dal 29 febbraio 1579 all’8 di aprile 1602 fossero originari di Scurcola Marsicana.
Possibile che queste notizie siano frutto della casualità?
E chissà se con le “peregrine “ notizie circa una bottega orafa in Tagliacozzo si vorrebbe forse intendere Scurcola Marsicana membro dello “Stato di Tagliacozzo “?
Esisteva forse qualche scuola orafa presso la Real Badia di S. Maria della Vittoria di Scurcola eretta per volontà del re Carlo d’Angiò all’indomani della vittoria contro Corradino di Svevia nella battaglia avvenuta nei Piani Palentini,nei pressi di Scurcola Marsicana,il 23 Agosto 1268, e passata alla storia come battaglia di Tagliacozzo?
A memoria di tale evento Carlo d’Angiò fece costruire sul luogo della battaglia la chiesa di S. Maria della Vittoria con annesso monastero: “(..) dispose fosse fondato un Monastero,ed una Chiesa nel luogo del riportato trionfo,ed in quella Chiesa magnifica che avea mirabilmente arricchita coi marmi fatti trasportare dalla distrutta Città di Alba Fucese pose in venerazione la stessa statua che S. Luigi fratello portava con se nelle guerre della crociata, e non solo volle si adorasse sotto il titolo della vittoria, ma pel mantenimento di venti Monaci e dieci laici Cisterziesi,giunse coi proppri beni a costituire la rendita di circa ducati 7000,come costa dall’strumento di fondazione fatto nel Lago-pesile ai 3 di Agosto del 1277 riportato dal Corsignani (...)” Andrea Di Pietro: “ Agglomerazioni delle popolazioni attuali della diocesi dei Marsi- Tip. V. Magagnini Avezzano 1869 ).
Tale mia supposizione circa l’esistenza di una scuola o bottega orafa in Scurcola Marsicana,alla luce di quanto su esposto, andrebbe verificata esortando gli addetti ai lavori a rivolgere i loro “ozi” verso la nostra Marsica che senz’altro non fu avara nel corso dei secoli verso gli artisti in genere.
La cittadina di Scurcola Marsicana nel 1269 contava un consistente numero di famiglie: ben 103 fuochi, nel 1443 ne contava 154 , nel 1447, 158 e, nel 1625, ne contava 219 .Moltiplicando questi fuochi per 4,5 o per 5 ( ipotetico numero di componenti di una famiglia d’allora )si ha una popolazione di 515 nel 1269, di 770 abitanti nel 1443, 790 nel 1447 e, nel 1625, 1095 abitanti quindi, era un centro,almeno per quanto riguarda la Marsica, abbastanza popolato infatti, Celano nel 1443 contava 164 fuochi, nel 1447, 158 e nel 1625 ne contava 391; Tagliacozzo nel 1443 contava 332 fuochi, nel 1447, 327 e nel 1625 ne contava 328; Avezzano nel 1269 contava soltanto 9 fuochi, nel 1443 ne contava 232 , nel 1447 ,195 e nel 1625 ne contava 399, Pescina nel 1269 contava 44 fuochi, nel 1443 ne contava 134 , nel 1447, 131 e nel 1625 ne contava 256, Cerchio nel 1443 contava 77 fuochi, nel 1447 ,73 e ,nel 1629 ne contava 192.
Per meglio far comprendere quanto la nostra contrada marsicana fu prodiga verso il mondo dell’arte voglio riportare alcuni documenti riguardanti Cerchio,centro da me scelto come esempio.
Nel 1484 tre procuratori della chiesa di Santa Maria di Cerchio ( è la chiesa matrice Santa Maria dell’Annunziata volgarmente detta “ dentro “ , “ daventro”o “dentro le mura “ ) commissionarono ad un valente artista di Sulmona di cui purtroppo si ignora il nome, la croce astile d’argento sbalzato che ancora oggi, in alcune occasioni solenni, si porta in processione. I citati personaggi, a ricordo di tale evento, fecero apporre nel verso una targhetta,sempre in argento,con la seguente scrittura : “ FO FACTA ANNO DOMINI MCCCLXXXIIII PER LIMOSINA DI DON ANTONIO DI COLA DI PETRI DI CICCO ET COLA DI ANGELU DI ANTONIO ZANNA ET MACTEO DI ANTONIO DI MACTEO PROCURATORI DI S. MARIA DI CIRCHIU PER POPULU “. Tale datazione fa acquistare alla croce, che per qualità e tipologia è sostanzialmente simile alle altre conservate nella Marsica “(...) ben diverso significato documentario, di notevole interesse per la definizione della serie cronologica dei punzoni sulmonesi, in quanto rappresenta l’ultimo dei lavori noti contrassegnati col bollo in uso dopo il 1468(...)” ( pag. 90 di “ Architettura e Arte nella Marsica 1984-1987-II-Arte-Soprintendenza per i B.A.A.A.S. per l’Abruzzo-L’Aquila-Roma 1987 ).
Nell’inventario della chiesa matrice di “ Santa Maria daventro “ stilato “ Adì 21 de febraro 1577 “, esposto nel Museo Civico di Cerchio, apprendiamo:
“ (...) Item in mano del detto don Salvatore la croce d’argento (...)
Item quattro calici in mano de detto Salvatore et uno per uso suo et quinque altri in mano delli infrascritti preti Don Nanni Don Berardino don Andrea don Terentio sopradetti et uno in mano de don Alfonzo de mione ad ciascheduno di essi calici la patena (...)
Item cottorella da lavare le mani (...)
Item un incenzero d’argento et una navicella de stagno
Item un tabernacolo d’argento
Item doi campanelli
Item tre para de ferri dalle hostie
Item un crucifissetto de argento indorato che dicono stava sopra della coppetella dove se reserva il Santissimo Sacramento (...)” ( Vedi il mio : “ Storia della Madonna delle grazie in Cerchio (AQ) ( documenti )” Roma 1996 ).
Nella relazione dell’Arciprete Don Alfonso De Rubeis inviata al vescovo dei Marsi Mons. Muzio Colonna nel 1630 riferentesi alla Pasqua del 1629 (Archivio diocesi di Avezzano) apprendiamo :
“(...) Calici nove
Una sfera per il SS.mo Sacramento di ottone indorato
Doi coppe d’argento, una grande et una piccola
Una croce grande d’argento
Un’incensero d’argento con navicella di stagno
tre crocifissi d’ottone (..)”.
Nella visita pastorale del vescovo dei Marsi Monsignor Giovanni Paolo Caccia avvenuta a Cerchio nel mese di Maggio del 1649 ( vedi il mio : “ Cerchio 1649-La visita Pastorale di Monsignor Giovanni Paolo Caccia vescovo dei Marsi “-Museo Civico di Cerchio- Quaderno n. 51-Anno IV,2001 ) apprendiamo: “(...)Il procuratore della Chiesa Don Fulvio Mutii provveda entro un mese ai Reliquiari lignei indorati con finestre di vetro e in essi siano poste le reliquie che sono nei vasi di vetro, sotto pena di cinque ducati (...)”.
Nella relazione del Regio Tavolario Donato Gallarano ( vedi il mio :” Storia di Cerchio nella settecentesca relazione del Regio Tavolario Donato Gallarano (1718-1723 ) “ Museo Civico di Cerchio-Quaderno n. 10,Anno I, 1998 ) apprendiamo : “(...) e le loro donne vestono a proporzione dei mariti, e nell’està diverse vanno scalze,ed anche molte d’esse vanno alla campagna a faticare, e tengono qualche piccola soppellettile di casa, e qualche fettucelicella di seta, e qualche piccola cosarella d’argento,ed oro,ma molto di raro (...) chiesa S. Maria dell’Annunziata.... vi è incenziero d’argento, Navetta, e croce d’argento,et otto calici,sopra della sacrestia vi è il coro con sedili attorno con letturino in mezzo... vi è tabernacolo di legno indorato....chiesa e Monasterio de’ PP.Scalzi di S.Agostino...vi sono li calici,Navetta et incenziero d’argento ...chiesa di san Bartolomeo ...tiene gli apparati,et utensilij,calici (...).
Nel luglio del 2000 è stato donato al Museo Civico di Cerchio dagli eredi Sabatini di Cerchio ( a loro volta eredi dell’estinto casato dei D’Amore-Fracassi di Cerchio) un calice d’argento recante alla base la seguente scrittura :” Donato da Don Giuseppe d’Amore Fracassi a Divozione della Vergine Santissima delle Grazie “. Il calice è riccamente decorato con 3 coppie di putti e grappoli d’uva e foglie di vite alla coppa e altre 3 coppie di putti alla base con altri disegni. Alla base vi è anche l’immagine , in alto rilievo,della Madonna delle Grazie di Cerchio in “ atto di dispensar grazie “ Misura in h. cm. 29. Giuseppe d’Amore Fracassi nacque a Cerchio il 10.11.1815 ed ivi morì il 6.8.1872. Attualmente nel Museo Civico di Cerchio si conservano 7 reliquiari d’argento ascrivibili al XVIII secolo di cui uno, quello dei santi protettori Giovanni e Paolo Martiri, reca la data del 1727 ( forse di Scuola romana ).
Chiaramente si evince che la nostra sub regione marsicana non era un luogo dimenticato nè ostile all’arte e agli artisti. Vi sono stati personaggi illustri in tutti i campi siano essi artistici che non. Basti citare ,per quanto riguarda la pittura il celebre Andrea Delitio o per quanto riguarda la Musica Giovanni Armonio de’ Crociccheri, Antonio Marsi, Francesco Orso da Celano, Bonifacio Graziani, Giuseppe Corsi da Celano giusto per citare i più noti. La Marsica,quindi, è stata sempre attenta alle varie problematiche esistenziali che hanno scandito l’ esistenza dei marsicani.
Ad un esame attento si nota immediatamente che, pochissimi o quasi nessuno degli studiosi, ha focalizzato le proprie ricerche in modo teutonico. Se si vuole infatti, fare una ricerca su i pittori marsicani, ci si accorge che non esiste un repertorio completo. Per quanto riguarda invece il mondo della musica, grazie anche all’impegno profuso in quest’ultimi tempi dall’amico Gianluca Tarquinio, possiamo dire che ,finalmente, questa branca artistica sta timidamente abbandonando il mondo dell’incognito ( mi piace sottolineare il pregevole lavoro pubblicato dallo stesso per i tipi del Museo Civico di Cerchio : “ Compositori Marsicani “- Quaderno n. 36, Anno II,1999 ) e, i più volte citati documenti dell’Archivio Parrocchiale di Cerchio dove nel registro di Introito ed Esito della Fraterna della SS.ma Madonna de Piedeponte ( 1607-1746 ) apprendiamo i gruppi di musici che venivano ad allietare i cerchiesi in occasione dei festeggiamenti : “(..) 1608: Dato alli sonatori di Cocullo carlini vinti cinqui 2-5-0 (...)” 1722: Pagato alli Musici di Pescina che vennero à cantar nella festa della Madonna carlini venti sei 2:60 (..) 1744: Pagati alli sonatori d’Avezzano per la Festa della Madonna 01=14 (..)”. Nell’Archivio di Stato di L’Aquila apprendiamo nel “ Libro di Mandati “ alla voce “ Sonatori venuti alla festa di San Pietro Celestino et San Bernardino” dell’anno 1597 : “sonatori di viole Francesco, Alfonso e Alessandro de Cocullo (...)”.
Dico questo perchè, sempre a mò di esempio, leggendo i documenti dell’Archivio Parrocchiale di Cerchio conosciamo i nomi di “oscuri” pittori quali il cerchiese “ Dionisio Mione pittore in Roma “(1742); “ Marcho Antonio di Ortona “( sec. XVII); “ Marcantonio Rosso pittore “( chissà se è il pittore Marcantonio de’ Rossi riportato alle note 1, 4 e 6 dell’articolo di M. Grazia Bianchetti e Patrizia Tosini dal titolo “ Mostra iconografica degli Agostiniani Scalzi”, Presenza agostininana- Agostiniani Scalzi- 5-6- Settembre-Dicembre 2000, p. 49 : “ Didascalie : 1) Marcantonio de’ Rossi, Beata Rita da Cascia, Disegno da un dipinto del refettorio della chiesa di Sant’Agostino a Roma 1648, Archivio di Stato di Roma- 4) Marcantonio de’ Rossi, San Nicola da Tolentino. Disegno dal sepolcro del Cardinale Giacomo Ammanati Piccolomini in Sant’Agostino a Roma 1648, Archivio di Stato di Roma. 6) Marcantonio de’ Rossi, San Guglielmo d’Aquitania, Disegno dall’affresco di Cristoforo Casolani in S. Agostino a Roma Cappella Cavalletti, 1648, Archivio di Stato di Roma ); “ Giovan domenico pictore di Rayano “ ( sec. XVII); “ Marcantonio pittore “(sec. XVII) quindi significa che per scrivere una storia marsicana attendibile bisognerebbe rovistare almeno tutti gli archivi parrocchiali della Marsica nonchè,anche, quelli privati oltre naturalmente l’Archivio della Diocesi dei Marsi,l’Archivio di Stato di L’Aquila , il grande Archivio di stato di Napoli, l’Archivio della Biblioteca Vaticana ecc. Bisogna quindi rigettare le stantìe e trite frasi attraverso le quali si descriveva il territorio della nostra sub regione marsicana come staccato ed avulso da tutti e da tutto. In aiuto alla nostra tesi ci sovviene al volo un prezioso documento conservato presso l’Archivio di Stato dell’Aquila ( A.C.A. U9/1 ) dove conosciamo il bando emanato per ordine di Giovanni de Battista de Antonellis Regio Dohanero della Dohana della città dell’Aquila “ il 4 ottobre 1569 e bandito in tuttte le “piazze” dove solitamente si raccoglieva lo zafferano. Molti erano i centri marsicani compreso Cerchio :”(...) 4 ottobre 1569 Fo bandito in Circhi in la piazza solita avante la porta in presentia di terrentio de petri de Ciccho, lorito d’Amore, Cipriano de Varanello Jo.berardino de Micuti tutti di detta terra, et Notar Gio.Cayo di Magliano, et Cola petruccio d’Amore Massaro (...)”
e le notizie riportate da Alberto Grohmann nel suo pregevolissimo lavoro: “ Le fiere nel Regno di Napoli in età aragonese “-( Istituto italiano per gli studi storici - Napoli MCMLXIX ) dove veniamo alla conoscenza che nei mesi di Maggio del 1447,nei mesi di maggio ed agosto del 1453, nei mesi di maggio ed agosto del 1456, nel mese di maggio del 1457 e nei mesi di maggio e agosto 1470 almeno un mercante di Cerchio era presente nell’importantissima fiera di Lanciano. Il 31 marzo 1473, apprendiamo sempre dal Grohmann, l’Università ( Comune ) di Cerchio era presente nella citata fiera con 14.000 pecore.
In un leone scolpito in pietra ( collezione privata di una famiglia di Cerchio ) alla base si legge la seguente scrittura: DC/ F. CICCO “. Chissà se questo lapicida è un appartenente alla notissima famiglia di scalpellini dei De Cicco di Pescocostanzo ?( E’ forse Francesco de Cicco figlio di Giuseppe vissuto alla fine del sec. XVII inizio del XVIII ?).
E dal Registro del Decurionato del Comune di Cerchio ( Vedi il mio : “ 1798-1801: 4 anni di vita amministrativa attraverso il Registro del Decurionato di un paese dell’Abruzzo:Cerchio “-Museo Civico di Cerchio-Quaderno n. 47,Anno III,2000) apprendiamo il sagace impegno degli allora amministratori intorno agli improcrastinabili lavori intorno alla nuova chiesa matrice dei Santi Giovanni e Paolo ( è l’edificio che verrà distrutto durante il terrificante sisma del 13.1.1915. Qui perirono la maggior parte delle donne del paese alle quali era stato loro dedicata la prima messa e perirono anche i due padri rendetoristi ufficianti la messa: P. Emilio Annessi e P: Antonio Mirabella. I resti mortali di quest’ultimi furono tumulati sopra l’architrave della porta della sacrestia della nuova chiesa inaugurata il 27.9.1930 e, a ricordo del loro sacrificio, fu posta la seguente epigrafe: “ P. Annessi Emilio P.Mirabella Antonio Rendentoristi.Mentre la vita spirituale Largivate al popolo di Cerchio la vostra vita terrena vedeste qui tragicamente spenta il 13 Gennaio 1915.I confratelli Redentoristi religiosamente. Il popolo grato e riconoscente le care ceneri qui collocarono a memoria de la prima missione data in questa riedificata Chiesa- 2-14 ottobre 1930 “ ) facendo intervenire tecnici di prim’ordine quale fu senz’altro l’architetto aquilano Giovan Francesco Leomporri ( questi il 28.12.1778 fece la relazione tecnica sullo stato delle derivazioni e delle fontane pubbliche operate in L’Aquila. In “ Indice analitico degli atti relativi al Comune dell’Aquila esistenti presso l’Archivio Provinciale “ Aquila Tipografia Vecchioni e Figli 1905 ) :
”(...) Cerchio li 15 Maggio 1798
Dalli presenti massari si è chiamato il Conzeglio degli eletti in questa solita casa dell’Università col assistenza del magnifico Camerlengo Si sono proposti i seguenti Capi
In primis si propone alle Signorie Vostre Come a tenore della Perizia fatta dal architetto Magnifico Francesco Leoporra della città dell’Aquila per remidiare alla cuppola della nova fabrica della nuova Chiesa che minaccia rovina per cui si disse in detta perizia di doversi in primo luogo levarsi il peso delle pietre che contengono la piramide sopra del linternino
Secondo di doversi formare allo fortini intorno al Tamburro della Cuppola che non possa piu perire qual riparo è stato condannato l’impresario Mastro Francesco Tranquilli per aver malamente formato detta Cuppula,motivo per cui si è stimato fare una regalia al detto Tranquilli accio.... si dia tal riparo in caso contrario si dovrà Costringere il detto Tranquilli colla giustizia anche per esentare l’Università a qualche spesa per Costringerlo per cui risolvano le Signori Loro quello debba farsi (...)”
“(..) Cerchio li 27 Maggio 1798.. 13 si propone alle Signorie Vostre come avendo fatto la nuova fabbrica della chiesa alcune lesioni nella Cuppola che minacciavan, e tuttavia minacciano ruvina, i Magnifici Sindaci e deputati di detta Fabrica per vedere se la cosa poteva riattarsi o pure tornarsi a fare, e da che fossero detto lesioni procurate stimarono di riconoscere nella Regia Udienza Provinciale,dalla quale fu ordinato che l’appaldatore mastro Francesco Tranquilli.. de Periti per la ricognizione di detta Fabbrica dopo la nota di sospetto;in vista di tal ordine Mastro Francesco Tranquilli si contento obligarsi presso gli atti della Regia luogotenenza di Pescina danto per sospetti Giovan Antonio Fontana di Avezzano e Francesco Simonetti Commorante in Celano si Contento di stare alla ricognizione di questo Perito che avessero eletti fuora di questi due i detti Magnifici Sindaci e Deputati, come in essi fu eletto da medesimi Giovan Francesco Leomporres dell’Aquila il quale fece la presente perizia che si legge alle Signorie Vostre,obligando il Tranquilli al risarcimento de danni,ripetendo tutte dal essere stata la cuppula costrutta non secondo l’arte e di essere perciò il Mastro Francesco Tranquilli tenuto al risarcimento(...)”.
“(...) 21 ottobre 179(8)...Si propone alle Signori Vostre come i Manfini (sic. Sono gli stuccatori milanesi, abitanti in L’Aquila, Pasquale e Giuseppe Mambrini, di anni 49 e 43 che stanno lavorando alla citata nuova chiesa dei Santi Giovanni e Paolo Martiri ) an fatto sapere che gli necessita una somma di denaro per provvedersi di vettovaglie(..)”
“(...) Cerchio li 21 Aprile 1799...In primis si propone alle signori vostre come li Signori Mamprini (sic) sono in fine del lavoro dello Stucco della nuova fabrica della Chiesa, e si trovano Creditori nella somma di docati Sette Cento in circa detti Mambrini si trovano aver ottenuta providenze dal Signor General Pronio che i rappresentanti di questo publico paghino la sopra accennata somma in beneficio di detti Mambrini(...) al suddetto primo capo si e proceduto alla risoluzione a voti secreti con fave, e fasoli e si sono trovati tutti i voti che si paghino i Mambrini, e si formi un cenzo di docati Seicento(...)”
“(..) Cerchio li 28 Aprile 1799(...) fu risoluto formarsi da questa Università un cenzo passivo di docati di Capitale sei Cento per soddisfarsi il debito con Magnifici Mambrini...Al oposto ad istanza di detti Stoccatori Mambrini dal Signor Generale Pronio si sono rinovati ordini rigorosissimi ordine perche si paghi a questi la mercede delle loro fatighe(...)”Ed altre risoluzione decurionali dello stesso tenore si ebbero fino al 22 Giugno 1800.
Alla fine dell’800 inizio ‘900 un altro stuccatore aquilano, Giovanni Feneziani, allievo del grande Teofilo Patini, diede il meglio della sua arte realizzando i magnifici stucchi che ancora oggi si possono ammirare nell’allora restaurata chiesa della Madonna delle Grazie ,speciale protettrice di Cerchio, solennemente riaperta al culto il 27 agosto 1903 in occasione dei solenni festeggiamenti del primo centenario della sacra riapparizione della speciale dispensatrice di grazie.
Anche allo più sprovveduto appare che un centro piccolo come Cerchio che come abbiamo visto su nel 1443 contava 77 fuochi ( famiglie) e nel 1447 ne conta 73 le quali moltiplicate per 4,5 o per 5 davano una popolazione massimo di 385 abitanti e nel 1625 contava 192 fuochi pari a 960 abitanti, era un paese fiorente perchè se così non fosse come è possibile che nel Museo Civico di Cerchio vi sono collocati 28 dipinti ( secc. XVI-XIX ),7 reliquiari d’argento ( sec. XVIII) e 2 lignei ( sec. XVII), 2 salteri del ‘400,pergamene ( se. XVI-XIX ), statue lignee policrome ( se. XVIII ),paramenti sacri ecc. reperti tutti facenti parte della dote artistico-devozionale delle antiche chiese di Cerchio?
Anche il più sprovveduto sa che i “ pezzi “ esposti nel Museo Civico di Cerchio sono una minimissima parte di quelli salvatisi da terremoti ( ben 4 ho scoperti e trascritti in documenti del nostro Archivio Parrocchiale oltre, naturalmente quello disastroso del 13.1.1915).
Sicuramente anche un altro terremoto( 1456) è riportato nel medesimo salterio dove sono annotati gli altri( collocato nel Museo Civico di Cerchio ) di disagevole lettura che per dovere di cronaca riporto : “ Nello ando de missere domine mille cccc° Lvi ( o Lvii) et adì..../ della V. fud...../lo dj foj de Sabato de....../.....di foj dito un horribile..../ti quo no..../vamens...../udirlo dis...../......./” : è il famoso terremoto di S. Barbara del dicembre del 1456 ?(6).
Così come anche ,una minima parte si sono salvati dagli incendi, dalle invasioni di soldataglie e briganti, dai furti :
“ Nel giorno undici di Luglio nell’anno mille ottocento trenta sei fu trovato/ scassata la custodia che custodisce il Similacro della Vergine SS.ma delle/Grazie speciale Protettrice della Popolazione di Cerchio, e vi furono rubati dalle /dita della mano cinque anelli, con qualche altr’oggetto di valore avuto in dono dalla/ pietà dei Fedeli.Nel giorno seguente di Martedì dodici detto mese e di anno uno/uno ragano degenerato da furiosa tempesta da Levante al Nord quasi/a ciel sereno scaricò impetuos’acqua in tanta copia, che oltre all’inondazione/dannose i tre torrenti di Campocavallo,di Preturo, e di Prati gonfiarono a tal segno/ che le acque estrariparono ed inondarono gran quantità di territorio con perdita di/ molti prodotti, quasi alla maturità “ ( Museo Civico di Cerchio ).E altri furti,purtroppo, furono perpetrati da ignoti , nel corso degli anni: l’ultimo nella seconda metà del passato secolo.
Senza parlare degli anonimi, purtroppo, artisti, che edificarono chiese, eseguirono opere pittoriche, statuarie,portali in pietra,altari,pulpiti,cori ecc.
Non si può nel modo più assoluto pensare che il solo paese di Cerchio fosse nell’antichità un’isola felice per quanto riguarda il mondo dell’Arte bensì tutti i centri marsicani avevano ed hanno reperti artistici da mostrare all’amante del bello e di quanti vanno alla ricerca delle proprie radici storiche. Quindi se posso permettemelo, vorrei esortare ancora una volta gli addetti ai lavori a mettere nel giusto risalto una Storia della Marsica a 360 gradi specialmente oggi che va alla ricerca del giusto riconoscimento della propria emancipazione con Avezzano provincia e definitivamente sfatare i giudizi troppi affrettati di chi, per i più svariati motivi traccia triti “ quadri storici “ troppo approssimativi e quindi, di conseguenza, quasi sempre, non veritieri.
NOTE
1) “ Adì primo di novembre 1633 il giorno di Martedì ad hore venti in circa prima si cominciasse il Vespro,fu un grandissimo,et spaventoso terremoto che fece tutti restare smarriti per non essere udito più il simile,et dopo finito il Vespero delli defonti dal Reverendo Clero presente il Popolo fù esposto il Ss.mo Sacramento con grandissima devotione acciò non rassicondasse,come per gratia del Signore (...)”-Museo Civico di Cerchio.
“(...) Adì 19 Gennaro 1648 la matina circa le 14 hore mentre si celebrava la p(ubblic)a messa fu un Terribile Terremoto più forte degli anni passati, nel qual tempo era assediata la Terra di Celano dal Pezzola per providere gente della Serenissima Repubblica di Napoli et in detta Terra di Cerchio vi erano 150 soldati “ - Museo Civico di Cerchio.
“(...) Adì 14 gennaro 1703 Domenica seconda dopo l’Epifania,verso un’hora, e mezzo di Notte fu similmente un terribile terremoto che qui in Cerchio caderono alcuni travi e tavole in alcuni tetti de particolari e anco muraglio di Casaleni, e fu proprio il terzo anno dopo la morte di Carlo 2° Re e Monarcha di Spagna di Casa Austriacha. Nel qual tempo terribilmente si guerreggiava la detta Monarchia dall Gri...atore con il Duca d’Angiò Nepote di Luigi Rè di Francia con numerosissimi eserciti d’ambedue in diverse parti e nell’istess’Anno il Sangue del Glorioso S. Gennaro non fè il solito miracolo della liquefattione del proprio sangue questa dette gran timore a viventi: generale terrore replicò due altre volte in detta notte, ma non così terribilmente cioè che a pena fu conosciuto “. Museo Civico di Cerchio.
“(...) la disgrazia che si ebbe del forte terremoto avvenuto la mattina dei trenta or caduto mese ha fatto si che non possa neppure da questo fondo prendersi cosa alcuna,poichè tutte le Chiese di padronato di questo Comune fra le altre la parrocchiale di cui la cuppola ha sofferto in più punti ed a bisogno di sollecito riparo. In quella della Vergine Santissima delle Grazie deve nuovamente ricostruirsi tutta l’intera volta, con il tetto la Chiesa del Camposanto con il Camposanto istesso(..)”-Archivio Comunale di Cerchio -Seduta Consigliare del 5 Gennaio 1851.
L’ultimo tremendo del 13.1.1915 dove, a Cerchio, perirono 224 persone e l’80 % delle case furono completamente distrutte.
2) De Vecchi Pieralice Giacinto: “ Regione carseolana da Riofreddo a Colli “ in P. Degli Abbati “ Da Roma a Solmona-Guida storico-artistica della regione attraversata dalla nuova ferrovia Roma Solmona-Guida Storico-artistica della regione attraversata dalla nuova ferrovia “ Roma,Stab. Tip. dell’Opinione, 1888,pp.35-177. A pag. 105, sulla fede del Cavalier Giancarlo Rossi si dà la peregrina notizia di una scuola di oreficeria fiorita in Tagliacozzo (...)”.
De Vecchis Pieralice Hyacinthus: Guadiagrelis Monumentum in “ Vox Urbis” Roma a.II (1989 ),XVII,p.133:” Apologetica citazione di Nicola da Guardiagrele, paragonata a Raffaello,Michelangelo.Un “Magistro Nicolao” avrebbe fondato una “scola in Tagliacozzo, il cui più illustre rappresentante sarebbe stato Ascanio,allievo di Cellini “.
Piccirilli Pietro: “Appunti intorno alla scuola d’oreficeria aquilana,del Cav. Avv. Vicenzo Balzano,in RASLA,Teramo, a. XXII(1907),pp.72-77. Si esaminano le affermazioni del Balzano contenute in un articolo pubblicato nella stessa rivista, mettendo in dubbio l’esistenza di maestranze orafe aquilane nella prima metà del XIV secolo, come pure si esprimono perplessità circa il fiorire dell’arte orafa in Tagliacozzo.
Paoluzi Alessandro : “ La storia di Tagliacozzo e attuale ricostruzione nazionale “, in “ Il Risorgimento d’Abruzzo e Molise “- Roma,a. VIII, 14 Novembre 1926, Nel trattare delle arti in Tagliacozzo, si riferisce quanto riportato dalla rivista “ Vox Urbis “, a. II, n. XVI circa la presunta “scola” fondata da “ Magistro Nicolao “ e si parla di Ascanio di Tagliacozzo.
Bontempi Pietro: “ L’oreficeria abruzzese e Ascanio da Tagliacozzo “ Roma,Scuola Salesiana del Libro, 1948. Dopo una rapida sintesi relativa ai principali centri di produzione abruzzese, l’A. cerca di dimostrare l’esistenza di una presunta “ Scuola d’Arte di Tagliacozzo “ sulla scorta di luoghi comuni e notizie di dubbia attendibilità concernenti, in particolare, Nicola da Guardiagrele. A questa scuola ascrive Ascanio Mari di Tagliacozzo, allievo di Benvenuto Cellini, conosciuto in pratica solo in base a quanto scrive il Maestro nella sua autobiografia.Inattendibili i pochi cenni ai bolli abruzzesi.
3) Liber Matrimoniorum ( anni 1567-1705 ). Vedi AMICONI F. : “ Gli atti di matrimonio all’indomani del Concilio di Trento in un paese dell’entroterra abruzzese: Cerchio (AQ) “-Museo Civico di Cerchio-Quaderno n. 50,Anno III,2000) .Misura mm. 198x262.Ora in Archivio della Diocesi dei Marsi in Avezzano.
4) Anni 1589-1661-Misura mm.195x255. Ora in Archivio della Diocesi dei Marsi in Avezzano. Nell’anno 2007 è stato pubblicato da me a cura del Comune di Cerchio: “ I conti della/Fraterna di Santa Maria delle Grazie/ di Corvarola e della Chiesa di Santa Maria di Piede Ponte/di Cerchio (AQ)/(sec. XVI-XVIII), s.d.(ma 2007) s.c.e.(ma M.C.M. Carsoli)
5) Anni 1607-1746. Misura mm. 192x262. Ora in Archivio della Diocesi dei Marsi in Avezzano.Vedi anche “ I conti della op.cit.
6) Berardino Cirillo: “Gli annali della Città dell’Aquila “- Roma, Accolto,1570 :”(...) Del mese poi di Dicembre il dì di S. Barbara nell’Aquila, e per tutto il regno cominciarono ad udirsi orribili terremoti, che continuaron per tutto il mese , nel penultimo dì del quale, ne fu sentito uno così grande che un simile non che maggior non fu udito in memoria delle genti giammai. Era stupor grande veder la rovina dei palazzi ed altri edifici della città...Nel palazzo del Capitano furono oppresse assai genti, e le strade pubbliche pei cementi rovinati non potevan praticarsi...furon trovate circa ottanta persone sotto le rovine oppresse per questo gran terremoto,oltre molti poveri che nell’Ospedale di S. Pietro di Sassa e di S. Giacomo alla porta di Paganica perirono (...)”.
Fiorenzo Amiconi








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