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La maestosa Vergine di Pescina

Ritratto di Luigi Todisco

LlllllLa scultura, raffigurante la Madonna con Bambino, attualmente conservata nella zona absidale della chiesa di S. Maria delle Grazie, proviene dalla distrutta chiesa di San Berardo ed era probabilmente incassata, come consuetudine, all'interno di un tabernacolo dipinto e provvisto di sportelli come attestano le tracce di occhielli metallici presenti ai lati del trono. Prima dell' intervento di restauro, eseguito nel 1985 nei laboratori della Soprintendenza B.A.A.A.S. di L'Aquila, l'opera ricavata da un unico tronco di pioppo, tranne la testa della Vergine e il Bambino che sono stati applicati, si presentava, come si legge nella relazione tecnica di Antonio Del Grande e Claudio Vivio, ...

in condizioni di avanzato degrado, completamente ricoperta da uno strato di polvere e fumo di candele impastati dall'umidità dell'ambiente e presentava strati sottostanti di ridipinture successive ed arbitrarie che ne deturpavano la policromia originaria.
Mostrava inoltre numerosi attacchi di insetti xilofagi, diffusi sollevamenti della pellicola pittorica e dello strato preparatorio ed abrasioni causate da tanti e piccoli chiodi che servivano per sorreggere i molteplici ex-voto e monili offerti come ringraziamento.
La doratura, quasi integra sui capelli della Vergine, era per il resto abrasa per il continuo sfregamento delle mani dei fedeli sulla sacra Immagine.
La disinfestazione, il consolidamento e la pulitura hanno restituito all' opera l'aspetto e la cromia originaria anche se una mano del Bambino resta priva di due dita e la Madonna manca del piede destro e della corona asportata in epoca imprecisata.
Il gruppo in oggetto, sebbene poco noto e scarsamente documentato, rappresenta una significativa testimonianza nel panorama della scultura lignea in Abruzzo, regione ricca di montagne, dove quest'arte vanta una nutrita e diffusa tradizione nei secoli XIII e XIV, quando, più per esigenze liturgico-devozionali che artistiche, e considerata l'abbondante materia lignea facilmente reperibile, inizia una copiosa e straordinaria produzione, talvolta con esiti altissimi, di ieratiche ed immobili sculture, dalla tipologia quasi seriale, raffiguranti la Vergine-Regina col Bambino, alcune delle quali perfettamente e gelosamente conservate nei luoghi originari, altre perdute a causa della loro fragilità, molte musealizzate come l'arcaica Madonna di Collettara, di Colli di Monte Bove o le splendide Madonne di Fossa e di S. Silvestro.

Indicato dalla Gabbrielli (Inventario 1934) come tipica scultura abruzzese della fine del sec.XlV, il pregevole esemplare di Pescina ripete l'austero e consueto schema iconografico: la bella Vergine, dal volto di un ovale perfetto, rappresentata in posizione rigorosamente frontale, seduta in trono con aspetto regale, sorregge il Bambino che benedice con la mano destra mentre con l'altra tiene il libro.
La scultura si distingue nettamente, per il buon livello qualitativo e le peculiarità tecniche, dalla numerosa produzione consimile, spesso dovuta ad intagliatori ed artigiani locali accumunati da un modesto e sommario linguaggio plastico.
L' ignoto scultore, ritenuto dal Carli "certamente abruzzese", si dimostra sensibile alle influenze della vicina arte umbro-toscana e alle esperienze artistiche maturate nell' ambiente napoletano.

Stilisticamente l'opera in esame evidenzia alcuni caratteri di ascendenza bizantina che la legano ancora ai severi e solidi moduli della scultura romanica come la rigida frontalità, la fissità dello sguardo, la posa severa ed imponente, la modellazione squadrata; non mancano però elementi del linearismo gotico quali il verticalismo della Vergine con il volto ovale, gli occhi e le sopracciglia leggermente allungati, il morbido e fluido panneggio del manto e la tunica finemente decorata che, uniti ad un maggiore naturalismo espressivo, inseriscono il gruppo nell'area culturale trecentesca abruzzese nel momento di transizione e rinnovamento verso un nuovo linguaggio goticheggiante.
 
Il Carli (1998) sostiene infatti che l'opera rappresenta "un caso tipico di arte provinciale in cui si innestano o giustappongono nuovi elementi stilistici su di uno schema compositivo nettamente tradizionalistico" e ravvisa la palese dipendenza tipo logica della Madonna di Pescina dalla più celebre ed elegante Madonna della Vittoria di Scurcola Marsicana nella quale invece vengono eliminati totalmente i principi compositivi romanici, sostituiti da raffinati e sciolti ritmi gotici.
La maestosa Vergine di Pescina, comparata agli altri gruppi lignei coevi, offre infine una significativa evoluzione tipo logica nel modo di sorreggere il Bambino, non più proiettato in avanti come un oggetto sostenuto con freddo distacco (Madonna di Carsoli, di Pizzoli, di Scoppito), ma sorretto con naturalezza ed atteggiamento affettuoso, quasi un lontano preannuncio delle Vergini quattrocentesche.

   Rita Mancini

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