Caraibi

Balsorano. La "rivoluzione" del 1910

Della "rivoluzione", così come sin da allora furono definiti i funesti fatti accaduti a Balsorano nel dicembre 1910, spesso ne ho sentito parlare da mia madre allorché ero bambino. Ne discorreva sovente con le sorelle ed i fratelli ed io seguivo le loro parole con molta attenzione e curiosità.
Sin dall'infanzia sono stato sempre pervaso da spirito ribelle contro le vessazioni dei burocrati autoritari, simpatizzando per gli umili sottomessi.
E mi immaginavo tra quest'ultimi, con le tasche piene di sassi, pronto a scagliarli contro coloro che proteggevano appunto i formalisti. All' epoca dei moti mia madre aveva quindici anni ed i suoi ricordi, limpidi e particolareggiati come fotografie, si stampavano nitidamente nella mia mente interessata e molto avida di conoscenze del tempo passato.

Con i familiari, abitava nella zona interna di porta Palomba e quindi più elevata e non molto lontana da luogo dove avvennero gli assembramenti ed i conflitti a fuoco. Da quel "terrazzo" naturale poté seguire gli eventi passo passo. Sia lei sia i fratelli e sorelle, seppure ragazzi, parteggiarono per i rivoltosi perché tra essi militavano lo zio Narduccio ed uno zio cugino conosciuto come Si Mimme.
 

Mio nonno, invece, in apparenza se ne restò neutrale per l'attività che svolgeva ma, nell'intimo, difendeva i rivolto si se non altro per solidarietà verso il fratello e lo zio. Lui, commerciante, le tasse le pagava puntualmente anche se a volte mugugnava contro l'esoso dazio sul consumo che, a suo dire, frenava di molto il consumo stesso.Per qualche tempo sono stato tentato dallo scrivere sulla "rivoluzione", basandomi sulla memoria, ma l'occasionale rinvenimento di alcuni carteggi e di oggetti dell' epoca mi ha spinto a farne una pubblicazione imperniata quasi del tutto su documenti autentici.
 
A prima vista alcuni atti appaiono interminabili e tediosi; invito a non saltarli dalla lettura per comprendere meglio il modo di pensare e di agire di coloro i quali ebbero le mani in pasto in tutta la tormentosa vicenda. In alcune deliberazioni comunali ho tolto, con gli omissis, argomenti non strettamente correlati con la dolorosa vicenda. Il lettore balsoranese avrà anche modo di conoscere l'arroganza del potere, la fierezza degli avi, le speranze, le delusioni, la povertà, e lo spirito di ribellione di coloro i quali subirono le prepotenze.

 Constaterà inoltre il coraggio e l'orgoglio dei" ribelli", uomini maturi, giovani e giovanissimi, i quali, eccitati dalla lotta e dal fatto di trovarsi dalla parte giusta, non ebbero paura nemmeno delle armi da fuoco e del carcere.
Cessati i moti, gli inquirenti indubbiamente indagarono con gli occhi bendati se portarono davanti alla Corte di Appello di l'Aquila anche Pasqualino Cianfarani di Benedetto, ragazzino di appena 13 anni all' epoca dei fatti. E la stessa Corte lo rinviò al giudizio del Tribunale il quale lo dichiarò finalmente non perseguibile.

L'Autore
G. Tordone

 

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