La transumanza e il culto dei pastori di Villavallelonga
Riportiamo con piacere il testo integrale dell'intervento che il prof. Leucio Palozzi ha tenuto nel corso di un recente convegno nel Comune di Villavallelonga. Il tema è quello della transumanza e dei pastori della Vallelonga.
Le parole dette da questo importante ricercatore pur circostanziate nell'ambito Vilavallelonghese risultano essere di grande interesse per il territorio marsicnao tutto.
"Non posso nascondere una certa emozione nel parlare in un luogo sacro che è stato dapprima intitolato a S. Bartolomeo e poi, a seguito dell'ampliamento della chiesa originaria, è stato consacrato alla Madonna delle Grazie. Infatti, nella parte più antica gli affreschi del quarto strato sono databili al 1300 e sono attualmente coperti da quelli successivi, mentre le due pile sepolcrali che sono dinanzi a noi ci ricordano la peste del luglio del 1656, quando i nostri compaesani, colpiti dal morbo, si recavano in questa chiesa al di fuori delle mura e giunti ai margini delle due pile, da soli si gettavano giù o attendevano che vi provvedesse il successivo appestato; il compianto prof. Di Nola, in una recensione della storia di questo paese, ha infatti annotato la particolarità del rito, ritenendo che, se il Manzoni ne fosse venuto a conoscenza, se ne sarebbe di certo avvalso nei suoi Promessi Sposi.
Ecco dunque i due riferimenti principali della mia comunicazione: 1. da una parte i pastori del nostro paese ed il loro patrimonio armentizio che hanno attuato la transumanza chiamata dal Prof. Grossi "orizzontale" e cioè, nel nostro caso, da questo paese fino al Tavoliere di Puglia. Per avere un'idea più concreta di tale patrimonio posso citare un dato del 1783 che per Villavallelonga documenta l'esistenza di 22 armenti o greggi che dopo il 25 novembre prendevano il nostro tratturo, sotto le attuali Casette, e passavano sopra Amplero e poi, all'altezza di Gioia, si immettevano nel tratturo che partiva da Celano e proseguivano per Pescasseroli, Opi, e, infine, in direzione del Tavoliere della Puglia; alla dogana posta all'ingresso del tratturo principale pagavano la "fida" equivalente al prezzo dell'erbaggio da cui sono stati affrancati nel 1800 con le leggi eversive della feudalità e da ultimo ottenendo in assegnazione le relative terre; dunque, si tratta di una transumanza ben diversa da quella verticale o interna che si è attuata da Villa ai prati di Angro intorno all'Aceretta; 2. dall'altra, c'è il riferimento a S. Leucio, la cui vita è collocata dagli ultimi biografi intorno al V secolo, con un culto attestato già dal VI secolo.
Di certo Egli è stato il primo Vescovo di Brindisi e le sue spoglie mortali sono state traslate nella Cattedrale di Trani dove si ritrovavano i nostri avi pastori nel periodo di transumanza al Tavoliere della Puglia. Da questi argomenti è possibile formulare una domanda la cui risposta ci rinvia alle origini della transumanza e all'uso dei tratturi, nonché al culto dei nostri avi pastori. Come e quando si è manifestata la devozione per S. Leucio? Ebbene, questo paese ha avuto un patrimonio armentizio che ha costretto i nostri avi pastori a transumare con le greggi in Puglia e lì hanno avuto modo di conoscere la vita del Beato Leucio, cioè Luce (che da una premonizione divina doveva essere appunto Luce del Signore).
Egli aveva fatto un lungo viaggio da Alessandria d'Egitto e con una piccola imbarcazione mercantile aveva raggiunto la costa orientale del Salento, approdando a Brindisi sul ponte che ancora oggi porta il suo nome. Il suo arrivo ha segnato l'inizio di una esaltante opera di evangelizzazione, che ha coinvolto gran parte dell'Italia centro meridionale. Senza poter qui riferire le vicende straordinarie della sua vita anche leggendaria, intessuta di miracoli, prodigi ed esorcismi, che possono aver colpito l'animo dei nostri avi pastori, di certo è in Puglia, presso la cattedrale di Trani, luogo di traslazione delle spoglie mortali di S. Leucio, che si è manifestata la prima devozione (infatti in quel luogo si riposavano e ringraziavano il Santo dopo il lungo viaggio compiuto). Poi, questa devozione si è diffusa lungo la via dei tratturi, nei paesi di provenienza e dunque nei paesi di origine della transumanza (in Abruzzo, solo per citarne alcuni: ad Atessa, Pietracamela, Rocca di Mezzo e certamente anche nel paese che ha dato poi origine a Villavallelonga). S. Leucio è dunque il Santo dei pastori e perciò anche il Santo dei pastori di questo luogo e quindi il Santo e soprattutto il Patrono dell'attuale Villavallelonga che però ha una storia tutta particolare e merita qualche breve cenno per poter rispondere alla seconda parte della domanda (al "quando").
Orbene, la principale testimonianza della genesi di un culto è certamente rappresentata dalla dedicazione di una chiesa o dalla dedicazione di spazi interni alle chiese (ad es. altari, cappelle, statue ed affreschi). Se però cercassimo queste testimonianze con riferimento all'attuale denominazione di Villavallelonga, resteremmo certamente delusi e anzi potremmo commettere gravi errori di interpretazione storica.
Per prevenire questi errori si deve, infatti, tener conto della diversa denominazione dei luoghi e degli abitati nel corso della storia e qui debbo peccare d'immodestia se sono costretto a rinviare alla mia storia di Villavallelonga, pubblicata ormai da 25 anni, che chiarisce e delimita le diverse denominazioni di questo abitato e la relativa successione cronologica (che è essenziale per la domanda cui dobbiamo rispondere, avendo risposto al "come" ma non ancora al "quando"). In effetti, il nostro paese si è formato con le genti provenienti dagli alti dirupi della Rocca d'Acero ed è stato denominato Rocca di Cerro dall'inizio del secondo millennio fino alla metà del XV secolo, poi Villa Collelongo per i successivi tre secoli e infine Villavallelonga dalla metà del XVIII secolo.
Questi cambiamenti delle denominazioni, da una parte stanno a dimostrare una forte motivazione comunitaria nell'assumere decisioni innovative, ma, d'altra parte, presentano il rischio potenziale di far disperdere le proprie tradizioni e la propria identità che come vediamo ha radici profonde nella transumanza. Da questi rischi e pericoli ci ha fortunatamente protetto S. Leucio che è rimasto a presidio del nostro patrimonio e della storia del nostro paese, infatti, a differenza dei cambiamenti del nome di questo luogo, la continuità del titolo delle chiese dedicate a S. Leucio ci preclude ogni possibilità di errore, unitamente ad un altro importante riferimento identificativo (la contiguità di Collelongo, in quanto la Rocca, prima, e la Villa, dopo, se citate nelle antiche fonti della storia medioevale - in successione o vicino a Collelongo - possono essere certamente identificate quali nuclei originari della moderna e contemporanea Villavallelonga). .
Senza poter qui dare conto analitico e testuale dei documenti che attestano queste variazioni (sempre per ragioni di brevità), confido nella vostra condivisione circa l'importanza di questi cambiamenti che altrimenti potrebbero far disperdere una parte della storia di un popolo, del nostro popolo (non potendosi rinvenire il nome di Villavallelonga anteriormente alla sua fondazione che è stata ufficializzata nel 1747); sarebbe come togliere a ciascuno di noi (e comunque a ciascuna persona) il ricordo della propria infanzia e della propria adolescenza vissute sotto altre vesti o sotto altro nome, mentre queste fasi della vita sono sempre ben presenti nei nostri pensieri ed hanno un ruolo decisivo per la vita che ciascuno conduce o per l'identità che contraddistingue ciascun individuo. Ecco allora, il più antico documento che ci aiuta a rispondere alla seconda parte della domanda (quando cioè si è manifestato il culto iniziale per S. Leucio). Si tratta di un Diploma di Lodovico Pio dell'819 che attesta la donazione fatta al Monastero di Farfa "in territorio marsicano curtem Sancti Leuci" (confermata nel 998 e nel 1027), rinvenendosi varie chiese dedicate al Santo e situate in contrada Moscuso e in Rocca d'Acero (attribuite dapprima ai monaci di Farfa e poi trasferite a quelli di Montecassino che favorirono la prima devozione per S. Leucio, probabilmente a motivo della sua origine monacale in Alessandria d'Egitto).
Nonostante tutte le difficoltà di identificazione dei siti originari di culto, la chiesa di S. Leucio è comunque attestata (da Di Pietro, Brogi, Bonanni) in Rocca d'Acero i cui abitanti erano sparsi in alti dirupi, mentre poi si sono riuniti ed hanno fondato la nostra Rocca di Cerro, edificando la chiesa parrocchiale di S. Nicola e la chiesa di S. Leucio (già presente nella Rocca d'Acero). Per ciò la devozione verso S. Leucio, già attestata dal VI secolo d.C., è invece presente in questo territorio marsicano almeno dal IX secolo e nella Rocca di Cerro originaria di Villavallelonga tra la fine del primo e l'inizio del secondo millennio (essendo la Rocca di Cerro già esistente nel 1150 per essere compresa nel famoso Catalogo dei Baroni, con provenienza dalla Rocca d'Acero dove già si trovava una chiesa dedicata al Santo, come confermato da un elenco dei sussidi caritativi). Dopo le risposte alla duplice domanda formulata, non è infine superfluo dare un cenno ad avvenimenti storici e tradizioni locali che hanno posto S. Leucio al centro della vita locale, e sempre in riferimento ai pastori e agli armenti e greggi da essi allevati: - la Fonte di S. Leucio fin dal 1583 fu regolamentata per consentire di abbeverare tanto gli animali di Villa che quelli di Collelongo; - il titolo di S. Leucio è stato aggiunto a quello di S. Nicola nella Chiesa principale, quella parrocchiale; - l'ufficializzazione dell'elezione di S. Leucio a Patrono del paese, nel momento in cui è stata fondata Villavallelonga (nel 1747); - la donazione della reliquia di S. Leucio nel 1778 (da un dito mignolo autenticato dai Vescovi di Trani e dei Marsi "custodito in teca d'argento di forma ovale e protetto anteriormente da un cristallo"). In particolare, la donazione della reliquia da parte della città di Trani, destinataria della traslazione delle spoglie mortali di S. Leucio, costituisce un legame indissolubile e fecondo con il nostro paese che al tempo realizzò quello che oggi chiameremmo un autentico gemellaggio, sul tipo di quello attuale tra Villavallelonga e Orta Nova che fa rivivere i tratturi, sul percorso dei padri, non più con il gregge ma con le biciclette da montagna (le famose montain bike). La festa di S. Leucio (11 gennaio e 2 settembre) è stata altresì ricca di belle tradizioni: non solo i cibi votivi (le sciambelle e j frascaréglie) ma soprattutto le fiere del bestiame all'Aia Canale il cui ricordo viene ravvivato dalla processione che ancora oggi passa in quei prati, inoltre, l'offerta al Santo, sia del grano dopo la trebbiatura che del latte da parte dei pastori con gli stazzi ai prati di Angro.
Del tutto particolare era poi l'atmosfera e quasi la magia dei giorni di preparazione delle partenze verso la Puglia dopo il 25 novembre, così come dei ritorni dei nostri pastori che però, quando giungevano all'orizzonte - in contrada la Motta - faceva esclamare: "le pecora stave a la Motta, è scurte cace j recotta" e quindi è finita l'abbondanza. Al termine di questo excursus storico locale, voglio augurare a ciascuno di poter festeggiare solennemente e serenamente l'indulgenza plenaria che trae origine dal culto dei nostri avi pastori ed è stata concessa in onore di S. Leucio, per merito ed iniziativa del nostro amato Parroco Abate Don Francesco Grassi. Questo atto di cui ora beneficiamo per il Santo e il Patrono da noi venerato, è certamente una testimonianza di tutta la saggezza, la fierezza e l'ardore dei nostri avi pastori che ci porta al culmine di un primato religioso, di indubbio valore anche civile e sociale. Per non abusare della vostra attenzione, vorrei ora concludere, rilevando, come il culto di S. Leucio sia radicato nell'antichissima attività pastorale, nel patrimonio armentizio e nella transumanza, con tradizioni e costumanze che hanno costituito e costituiscono parte insopprimibile e indimenticabile delle nostre radici, della nostra identità e della nostra cultura."
VILLAVALLELONGA 25.8.2007 Chiesa Madonna delle Grazie
CONVEGNO SULLA TRANSUMANZA E SUI TRATTURI (relazione a cura di Leucio Palozzi)


















