La Via dei Gatti.

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Passeggiando tra le montagne che collegano Santo Stefano con Scurcola Marsicana quello che possiamo vedere oggi è solo terra, erba e qualche pietra buttata qua e là. Eppure un tempo lì sorgeva una via e forse anche degli insediamenti.

Pierluigi Magistri, grazie ai racconti dei nonni e alla sua passione e alla sua voglia di far riemergere testimonianze del passato, hanno fatto il resto. E così la "Via dei Gatti" è tornata a vivere.

Tutto ha inizio quando al termine dei suoi studi Pierluigi rifiuta la tesi assegnatagli dal suo professore preferendo uno studio topografico sulla Marsica. Dopo le prime incertezze del professore Pierluigi è partito con le ricerche. "Il mio punto di riferimento è stata una leggenda che narrava l'esistenza di una città estesa da Scurcola Marsicana fino a Pescorocchiano. I gatti si muovevano da una parte all'altra della città senza scendere mai dai tetti; da qui la Via dei Gatti”.

Dopo aver rintracciato dei documenti che attestassero l'esistenza della città scomparsa, come l’Historia Marsorum di Muzio Febonio del 1678 e i più recenti Atti del Fucino del 1991, Pierluigi si è trasferito direttamente sul posto, percorrendo diverse volta l’antica strada. Grazie a questi sopralluoghi ha ritracciato diversi elementi che avvalorarono le parole dei nonni. "Sono ancora visibili nella Via dei gatti tracce di un'antica fornace e di un vicus, un santuario italico nei pressi del quale ho trovato per caso la testa di una statuina votiva alta circa 4 centimetri. Inoltre sempre in questo sito è stata anche trovata da alcuni agricoltori un piede probabilmente appartenente a una statua viste le dimensioni. Questi ritrovamenti” spiega Pierluigi “non sono fini a se stessi. Nella zona della marsica occidentale di cui mi sono occupato sono all’ordine del giorno vista la ricchezza archeologica celata nel sottosuolo”.

Sempre attingendo dai racconti dei nonni Pierluigi ha rintracciato nei pressi di Val dei Varri, piccola frazione del comune di Sante Marie, dei resti del Monastero di San Michele Arcangelo, di età longobarda. Probabilmente il Monastero ha preso il posto di un santuario di Ercole italico quando si operò il cambio di destinazione da culto pagano in culto cristiano. Questa trasformazione è avvalorata anche dal ritrovamento, da parte di alcuni pastori del posto, di piccole statuine di Ercole italico.  Oggi purtroppo del presunto Monastero rimangono solo frammenti di mura perimetrali di epoche medievale molto danneggiate dal tempo. Il sito è stato depredato da scavi abusivi e furtivi. I saccheggiatori scavano ovunque per cercare bronzi, monete e resti archeologici, deturpando il territorio.

Questa realtà archeologica era totalmente estranea alla Soprintendenza Archeologica prima che Pierluigi compisse le sue ricerche. La carenza di fondi statali purtroppo non permette di poter effettuare campagne di scavo ne di poter chiudere la zona per evitare furti che continuano ancora oggi. L’unico veto a tutt’oggi è quello del Comune di Sante Marie che durante la stesura del Piano Regolatore ha posto l’intera area sotto vincolo archeologico.

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LUNGO LA VIA DEI GATTI.
Un'antica memoria popolare, ancora oggi tramandata dagli anziani del posto, narra che un tempo, in queste contrade, esisteva un villaggio tanto grande ed esteso che i gatti, passando di tetto in tetto, senza mai poggiare zampa a terra, dal territorio dell'attuale Scurcola Marsicana arrivavano fino dove oggi sorge il paese di Leofreni, Ora, come si può ben immaginare, que­sta è una leggenda che, però, racchiude un fondo di verità. Scurcola Marsicana (L'Aquila) e Leofreni (Rieti), infatti, si trovano agli antipodi della valle compresa fra la catena dei Monti Carseolani e quella di Monte Val de' Varri - Monte Faito - Monte San Nicola. Questa valle, orientata secondo l'orografia appenninica in senso nord-ovest - sud-est, è una delle naturali vie di comunicazione che mette in relazione, attraverso i Piani Palentini e la valle del Liri da una parte e le conche di Rieti e di Terni dall'altra, le regioni tirre­niche dell'Italia centro-meridionale con quelle centro-settentrionali della Penisola.

Lungo la catena montuosa del Faito (1455 m. s.l.m.) anticamente correva, a tratti a mezza costa, a tratti nel fondo valle, un asse viario"(1) in prossimità del quale dovettero svilupparsi, nel corso dei secoli, tipi diversi di strutture inse­diative create per controllare questa naturale arteria di comunicazione utiliz­zata fin da tempi remoti. Ne sono un esempio l'insediamento della grotta di Val de' Varri" (2), nei pressi di Leofreni, e quello a ridosso delle pendici di Monte San Nicola" (3), in comune di Scurcola Marsicana, entrambi ascrivibili alle media età del bronzo (XVII-XIV sec. a.c.) e situati agli antipodi della valle sopra citata.

Vanno ancora ricordati l'ocris italico della piena età del Ferro di Monte San Nicola" (4) (il cui sito fu rioccupato in età medievale (XI­XII sec. d.C.) (5) 27 da un castello-recinto) e la coeva necropoli dei Piani Palentini (IX - VI sec. a.C}" (6) sempre nei pressi di Scurcola. Numerose sono ancora le testimonianze per l'età romana: il Febonio, ad esempio, pone il centro abitato di Anxantium poco sotto Poggio Filippo" (7), in comune di Tagliacozzo, sito dal quale, secondo quanto riportato da Gattinara, vennero in passato recupe­rati "lapidi sepolcrali, monete, armi ed oggetti antichi'?" (8).

Abbondanti sono pure le testimonianze epigrafiche, fra le quali meritano di essere ricordate, oltre al cippo terminale, rinvenuto in località Le Colonnelle di Rosito presso Val de' Varri, che segnava il confine occidentale di Alba Fucens" (9), anche le iscrizioni rupestri situate nei pressi del valico della Portella di Val de' Varri (10)", Anche per il periodo medievale non mancano attestazioni di castelli (come a Scurcola, Castiglione-San Donato, Scanzano e Castelvecchio di Sante Marie"(11)) né di insediamenti monastici, fra i quali merita particolare attenzione il monastero farfense di San Giovanni in Barri" (12), in località Case Sparse di Val de' Varri, dove trascorse gli ultimi anni della sua vita terrena e morì Tommaso da Celano, primo biografo di san Francesco d'Assisi.
 
Quanto, dunque, di quegli antichi insediamenti che dovettero esistere lungo questa valle si è conservato nella memoria popolare, ha probabilmente costituito la base di tale narrazione, ancora oggi perpetuata.

NOTE
(1)  Si veda a tal proposito Filippi 1984, p. 167, nota 11; Van Wonterghem 1989, p. 427 e p. 431 fig. I; Migliario 1995, p. 48 e tav. 1; Firpo 2002. pp. 121-123.
(2) Alvino - De Luigi - Marzilli 2004, pp. 10-11.
(3) Cosentino - Mieli - d'Ercole 2001, p. 99.
(4) Cosentino - Mieli - d'Ercole 2001, p. 99; d'Ercole - Martellone 2004, pp. 33-34.
(5) Grossi 1999. pp. 458-464.
(6) Cosentino _ d'Ercole - De Luigi - Mieli 1999, pp. 183-202; Cosentino - Mieli - d'Ercole 2001, pp. 101­104; d'Ercole - Martellone 2004, pp. 38-40.
(7) Febonio 1678, p.117.
(8) Gattinara 1894, p. 13.
(9) Febonio 1678, p. 158.
(10)  Antolini 2004, pp. 115-139, 153-157, 167-170.
(11) Chiarizia 1990, pp. 268 e 255.
(12) Saladino 1999, p. 431.
 

 

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