Caraibi

La tradizione del Natale


Non è facile parlare del natale, perchè se n'é parlato troppo, anche per quel che riguarda le tradizioni popolari della Marsica: il ciocco; il cenone; le “sette minestre” o le “sette pietanze”; i i dolci rituali (i murzitti o mozzellitti, i i fiatoni, le coperchiole, le neole, i nucc' att'rat, la pizza co' gli nucci, le ciammèlle, ecc);

alcune tipiche usanze gastronomico-devozionali (la rapa rossa); i regali per i ragazzi (si pensi, ad esempio, ai cosidetti s'ffleteje di Ortona dei Marsi, cosi ben descritti da Don Vincenzo Amendola!); e poi, ancora, gli zampognari, le nenie natalizie, le credenze sulle streghe e sui lupi mannari; le previsioni metereologiche ( le famose calende di Natale); la Novena (che a Magliano si teneva alle cinque del mattino) il presepe, l'albero; la tavola apparecchiata per i morti, o la porta di casa lasciata aperta per farvi entrare la Sacra Famiglia; i fuochi di mezzanotte a Lecce Nei Marsi o a Collelongo (le torcie e i torcioni); la tombola (come quelle che si svolgevano, rione per ione, a Celano; o quelle ricordate da Walter Cianciusi del bar di Paglietta e poi del bar di Franceschina a Collelongo, la letterina sotto il piatto,le poesie ..., e si potrebbe continuare all'infinito. Non crediamo sia più possibile oggi ricostruire la cultura tradizionale del Natale marsicano senza dover ripetere cose già dette e ridette da altri.

Autori più capaci di noi ( De Nino, Finamore, Pennazza, Bontempi, Lupinetti, tanto per citare i nomi più noti) hanno scritto in abbondanza sull'argomento, cosicché a noi non rimane altro che tentare di raccogliere le briciole, e rievocare qualche curiosità oggi dimenticata.
Piace ricordare, ad esempio, come il materiale per costruire il primo Presepe della storia (quello di Greccio, del 1223) fosse stato approntato, per desiderio dello stesso S. Francesco, da un marsicano,  Giovanni Velita conte dei Marsi  (crf. A. Cantelmi, 1959); oppure, come gli zampognari (spesso considerati di origine abruzzese) fossero in realtà estranei alla cultura marsicana (cfr. P. Bontempi, 1957); o (scoperta incredibile) come l'albero di Natale (finora da tutti ritenuto nordico) fosse stato introdotto per la prima volta nelle nostre parti da B. Tommaso da celano (cfr. A. Angelini, 1960) e come soltanto a Pasqua e a natale i nostri antenati potessero mangiar carne (cfr. Letta 1884) ed esclusivamente nel periodo natalizio fossero autorizzati a giocare a dadi (cfr. Satuti di Avezzano, sec. XV); e come, infine, il primo Presepe realizzato nella Marsica in una casa privata fosse stato quello dei Piccolomini a celano (cfr. Lupinetti 1963).
 
Tuttavia a parte la credibilità di certe ipotesi o di certe affermazioni, quel che è sicuro è che la devozione dei nostri progenitori per le immagini legate alla ricorrenza del Natale era veramente diffusa e profonda, tanto che nei secoli passati le nostre chiese si riempirono non solo di affreschi riguardanti la nascita di Cristo ( si pensi alla cappella del Palazzo Ducale di tagliacozzo), ma perfino di Sacre Reliquie del Presepe della Natività (ad es. la fascia di Gesù Bambino ad Albe e a Gioia dei Marsi; la mangiatoia, il fieno e la culla a Pescina,  Scurcola, Tagliacozzo ecc). Anzi, la devozione popolare si manifestava spesso perfino con cerimonie para-liturgiche, quale l'esposizione solenne dei reliquari, come avveniva nella chiesa parrocchiale di Aielli, in cui (ancora nel 1729) essi venivano portati in processione, la sera della Vigilia, “con l'intervento del Popolo e del clero, con lumi accesi”, e depositi sopralo Altare, dove si tenevano fino al Vespro circondati da decine e decine di candele accese (cfr. Civilia Aielli, mss. dell'Archivio Diocesano).
 
Tuttavia, il lato profano e mangereccio del natale è sempre quello che suscita maggior curiosità. Ed ecco come viene descritto un Cenone di natale in un manoscritto di Pescina del 1805: “Don Giuseppe Sabatini, don Nicola Carli ed altri, dopo di aver mangiato arrosto e salsicce, che si mandarono a comprare nella salsicciaria di Giuseppe Giammarco, bevevano tanto, che si ubriacarono (...)”. Insomma, il Natale consumistico non é un'invenzione  dei nostri tempi: nella Marsica era già nato allora!

            Angelo Melchiorre

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