Caraibi

Raffaele Manari da Carsoli

Raffaele Manari
Maestro d'organo dell'Istituto Pontificio.
Qualche anno fa, la Pro Loco di Carsoli organizzò un concerto di archi ed oboe presso la parrocchia di S. Vittoria. A questa lodevole iniziativa, rivolta a ricordare un celebre musicista del luogo, Raffaele Manari, furono invitati anche i familiari del maestro. Purtroppo non tutti conoscono questo illustre artista che riposa nel nostro cimitero (1).

Egli nacque a Carsoli il 21 aprile del 1887 da Giacomo e Clotilde De Luca. Compiuti gli studi ecclesiastici nell'Università Gregoriana, studiò la composizione sacra sotto la guida del maestro Remigio Renzi e nell' anno 1914 conseguì il diploma di organista all' Accademia di S. Cecilia. Mentre era responsabile dell' organo di San Giovanni in Laterano venne nominato professore di organo complementare alla Pontificia Scuola Superiore di Musica Sacra, oggi Pontificio Istituto.
 
Una carriera segnata, dunque, destinata a svolgersi tutta nel campo di questo strumento liturgico: una carriera breve che tuttavia fu feconda e lasciò segni duraturi. "Le eminenti doti artistiche, riunite ad una conoscenza dell' organaria quale nessuno dei nostri organisti aveva fin qui raggiunto, avevano fatto ormai di lui una figura centrale del nostro movimento organistico nazionale", scrisse qualche mese dopo la sua morte Eduardo Dagnino, docente di Storia della Musica e Forme Musicali (2). Il Manari aveva conoscenza di tutti i grandi organi d'Europa; il semplice collaudo di un organo era una festa artistica e il suo giudizio un verdetto. Tutti i fabbricanti dovettero riconoscere giuste le sue osservazioni di finissimo gusto.
 
Il "gran maestro", che fu anche eccellente pianista, coprì nel 1920 la carica di primo organista a S. Giovanni in Laterano e tra il 1924 e il 1926 eseguì concerti di inaugurazione di organi importanti in varie chiese: S. Crisostomo in Trastevere, il Pantheon, il Santuario di Assisi. Nel 1928 fu promotore del Congresso di Trento sui problemi organistici e il suo intervento s'incentrò su "L'esecuzione musicale organistica in rapporto alla costruzione dell'organo": un tema che includeva tanto l'arte quanto la tecnica ed "egli lo espose con la chiarezza e la precisione che gli erano consuete, segnando indubbiamente una tappa fondamentale nel mondo organistico" R. Manari, organista (1920) (3). Nella nativa Carsoli, dove trascorre va le ferie estive, il Manari lasciò scritto di aver conosciuto nel 1912 il vescovo della Marsica, Monsignor Pio Bagnoli, in occasione della solenne incoronazione della statua della Madonna del Carmine, molto venerata dai Carseolani e andata distrutta durante l'ultima guerra. Il suo racconto si sofferma con commozione sul vasto e fervido afflusso di popolo che partecipò alla cerimonia.

Il Manari fu un sacerdote esemplare; alcuni amici lo ricordano da soldato, sempre in divisa militare, passare tutto il tempo della guerra mondiale addetto agli Uffici del Vicario Castrense. Ben sei mesi di malattia nell'anno accademico 1931-32 lo tennero lontano dalla sua scuola. Ma, se era scritto che la sua vita come pioniere dell'organo dovesse essere breve, ciò non gli impedì di vedere compiuto il suo capolavoro: il grande organo collocato nell'aula accademica dell'istituto, inaugurato il 22 marzo 1933 e definito dagli esperti un autentico capolavoro. Il concerto, che nell'occasione il Manari eseguì, fu trasmesso dalla Radio Vaticana e ascoltato dal papa nel suo studio privato. Aveva detto il Manari, in occasione del Congresso di Trento del 1928: "Dall'intima e cosciente collaborazione tra un valente artefice e un valente organista non può scaturire che una e vera opera d'arte", appunto come fu quella sua. Ma il suo capolavoro fu anche il suo canto del cigno. Egli infatti moriva serenamente un mese dopo, il 21 aprile del 1933, con la benedizione del L'organo realizzato dal Manari (1933) papa. L'arte perdeva un insigne esponente, che in una breve vita aveva segnato tappe fondamentali per la musica organistica. Numerosa fu la partecipazione ai suoi funerali, che ebbero luogo il 23 aprile nella chiesa di Cristo Re a viale Mazzini a Roma. Il suo corpo venne tumulato nella sua Carsoli, dove tuttora riposa.

                     Antonio Proietti

1 - Da una attenta ricerca e grazie all'aiuto del custode del cimitero comunale, ho appurato che la salma del Manari non è più tumulata nella sua cappella, ma è stata spostata nell'Ossario comune a causa di infiltrazioni d'acqua. Ringrazio inoltre il maestro Ildebrando Mura per la collaborazione.
2 - E. DAGNINO, Osservatore Romano, n. 116 del 17 maggio 1933.
3 - Cfr. P. DATODI, Monsignor Raffaele Manari e la musica sacra.
 
 
(tratto da AEQUA. Rivista di studi e ricerche sul territorio degli Equi)

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Riproponiamo l'intervento di Mons. Valentino Miseracks (Istituto Pontificio di Musica Sacra in Roma) tenuto a Carsoli nella conferenza: La musica sacra della Marsica carseolana.

 

 

 

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